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Con le elezioni alle porte diritti animali e tutela ambientale restano al palo, nell’eterna attività volta a ottenere consensi. La politica è radicalmente cambiata negli ultimi decenni e oramai sembrano sparite dall’orizzonte le scelte etiche, lasciando in primo piano solo provvedimenti acchiappa like, tradotti in voti. Se una volta la politica mediava fra gli interessi dei partiti e quelle dei cittadini ora, con lo scollamento fra politica e votanti, la ricerca del consenso sta superando ogni limite. Un fenomeno amplificato e moltiplicato dall’astensionismo, che lascia le decisioni in mano a una parte ridotta di elettorato.

Se si vuole il cambiamento reale, senza bacchette magiche ma con l’idea di un lavoro di periodo, occorre partecipare. Le elezioni sono alle porte e in Europa il vento che spira è quello che sostiene sovranismo e politiche di difesa degli interessi locali, come se il mondo si potesse rimpicciolire. In questo modo i diritti degli animali e la tutela ambientale, due pilastri della transizione ecologica in un’ottica “One Health”, restano bloccati. Inchiodati dalla spasmodica ricerca di consenso, che premierà quelle coalizioni che privilegeranno nelle loron politiche alcune categorie, a scapito dei diritti collettivi.

Il percorso, tortuoso, dell’approvazione della Nature Restoration Law ha dimostrato come troppi governi, compreso il nostro, siano legati a covenienze piuttosto che a visione di periodo. Le elezioni alle porte hanno frenato l’adozione di provvedimenti più stringenti e con tempistiche certe. Con il nostro ministro dell’Ambiente che ha fatto di tutto per ottenere un ridimensionamento dell’accordo, oggi presentato come un successo. Forse lo sarà per la politica ma non per cittadini e biodiversità, che subiranno la visione miope delle politiche europee.

Le elezioni alle porte spaventano le coalizioni e la partita si gioca, anche, su diritti animali e tutela ambientale

Per arrivare alla scelta di compromesso, sulla Natural Restoration Law, passata in Commissione Ambiente dell’Europarlamento il 29 novembre si è dovuto scendere a compromessi che hanno depotenziato la portata e la visione di periodo. Certo sempre meglio di niente, ma non si può dimenticarsi di quanti hanno affossato il precedente progetto. Se queste forze in primavera arrivassero a conquistare la maggioranza dei seggi nel Parlamento Europeo il rischio di nuove dilazioni è concreto.

L’attuale impianto normativo, frutto di compromessi, prevede che entro il 2030, una scadenza molto vicina, i paesi dell’Unione procedano a ripristinare almeno il 20% della superficie terrestre e marina. Per arrivare entro il 2050 al ripristino di tutti gli habitat naturali che abbiano necessità di essere recuperati. Con la necessità di un ultimo passaggio nell’assemblea plenaria per la definitiva approvazione, che dovrebbe avvenire entro la fine di febbraio. Non dimenticando che i tempi fissati per completare le azioni potranno essere rimodulati, che poi significa semplicemente allungati.

La Commissione Europea si era impegnata, nel 2020, a rivedere tutta la normativa che riguarda la questione allevamenti e trasporti di animali. Un’attività che avrebbe dovuto chiudersi, grazie alle pressioni fatte da cittadini e associazioni, entro questa legislatura. Invece nulla è stato deciso e l’intero pacchetto dovrà essere riesaminato dal nuovo parlamento, che potrebbe avere una composizione molto diversa da quella attuale.

I cittadini devono scendere in campo con lo strumento più efficace che possiedono, il voto!

In queste elezioni si giocheranno diverse partite, che potranno cambiare radicalmente la composizione dell’europarlamento ma anche i rapporti di forza nazionali. Su cui si baseranno ancora di più le decisioni del governo più filovenatorio e legato al mondo agricolo della storia repubblicana. In buona sintesi la realtà è che non si possono più difendere i diritti degli animali e la tutela ambientale senza schierarsi, senza fare politica come cittadini. La neutralità di questi anni, sfociata in un’indifferenza collettiva verso la politica non ha pagato.

Il rischio, più che concreto, è che a votare vada sempre più chi ha un beneficio personale, tradotto in norme e sussidi, piuttosto che quanti hanno una visione più lungimirante e collettiva. I primi infatti trovano un immediato ritorno dalle loro scelte, mentre i secondi non essendo disposti a aspettare gli esiti di una trasformazione, sempre più restano a casa, lasciando che siano altri a decidere per loro.

I risultati di questa non scelta sono sotto gli occhi di tutti. Uno dei ministeri fondamentali, quello dell’ambiente, è stato dato a un politico che nulla conosce in questo settore, più impegnato a non disturbare il manovratore che a far adottare provvedimenti utili. Un ministro trasparente, quasi sconosciuto agli italiani nonostante l’importanza del dicastero, ma che ha avuto il suo ruolo nel far depotenziare la Nature Restoration Law europea. Prima di scegliere di non votare sarebbe bene pensare al debito che abbiamo nei confronti delle prossime generazioni, punite da politiche cialtrone e senza orizzonte.

Mentre in Italia la politica punta sui cacciatori per ottenere premi elettorali

Con l’arroganza che contraddistingue chi difende la caccia l’Italia cerca di modificare, in peggio, l’attuale normativa che tutela (poco) la fauna selvatica. Così l’onorevole Bruzzone (Lega) ha presentato una proposta di legge (la 1548 presentata alla Camera dei deputati) per fare a pezzi direttive internazionali e tutela minima. Uno scempio che non sarà contrastato dal ministro dell’Ambiente e che potrebbe anche vedere la luce prima delle elezioni europee.

Tanta arroganza e mancanza di visione contenuta nell’ennesimo attacco alla biodiversità è possibile solo grazie alla situazione politica italiana. Dove governa una coalizione votata dalla maggioranza degli elettori, che non rappresentano però la maggioranza dei cittadini a causa dell’astensionismo. Se gli italiani non scenderanno dalla posizione di comfort dell’astensionismo, per cercare di cambiare la realtà, e se i partiti progressisti non smetteranno di dividersi, proponendo politiche ambientali irrilevanti sarà la fine. Inutile lamentarsi dopo di danni che sono stati consentiti dal nostro comportamento irresponsabile.