orsa Kj1 è stata uccisa

L'orsa Kj1 è stata uccisa dall'ultimo ruggito del coniglio, dando esecuzione a un atto amministrativo che parrebbe privo di senso, sprizzando arroganza e dando corpo al delirio di onnipotenza di Fugatti. Per comprendere meglio, però, occorre smettere per un attimo di parlare dell'orsa abbattuta, per soffermarsi sui provvedimenti amministrativi. Non bisogna mai dimenticarsi degli esempi famosi, come quello di Al Capone fini malissimo per reati fiscali, non certo per essere stato il criminale incallito che era.

Da tempo Fugatti usa sempre la stessa strategia, che solo chi non vuole vedere può ritenere casuale. Il sistema è quello di partire con un'ordinanza di abbattimento mal combinata. Nell'ultimo caso si ordina di abbattere un orso imprecisato, senza avere certezza che sia effettivamente il responsabile di un attacco. Quest'ordinanza verrà immediatamente impugnata dalle associazioni al TAR, che sosterranno l'assenza di prove che identifichino con certezza l'orso, per mancanza del DNA dell'animale. Il TAR non potrà fare altro che sospenderla, per indeterminatezza.

A questo punto, ufficialmente per rimediare l'errore, viene ritirata l'ordinanza sospesa e se ne produce una nuova, con l'esatto DNA della nostra orsa Kj1. Le associazioni nuovamente impugnano e, naturalmente, l'ordinanza viene sospesa nuovamente nella parte in cui si prevede l'abbattimento. Fugatti finge di non sopportare più queste ingerenze che gli impediscono di abbattere l'orsa, ma il suo obiettivo è un altro: poter mettere il radiocollare all'orsa ufficialmente per monitorarla, in realtà perché vuole abbatterla.

L'orsa Kj1 è stata uccisa dall'ultimo ruggito del coniglio, decisamente pavido ma macchiavellico

Il TAR di Trento non ha altre possibilità che sospendere anche la nuova ordinanza, nella parte che riguarda l'abbattimento. Rinviando a settembre il merito, ritenendo che la misura dell'abbattimento sia eccessiva rispetto all'accaduto, che non vi sia un motivo di massima urgenza. Potendo peraltro catturare il plantigrado. Questo però permette a Fugatti di ordinare ai Forestali regionali di mettere il radiocollare all'orsa. Nei limiti e nel rispetto del provvedimento amministrativo, che il nostro Macchiavelli in salsa trentina ha già previsto di eludere.

L'orsa con il radiocollare, a questo punto, diventa tracciabile con certa sicurezza, anche se non assoluta. Per completezza aggiungo che Kj1 è l'unica orsa con radiocollare di tutto il Trentino, e non è certo un caso. A questo punto, nella notte, Fugatti emette una nuova ordinanza di abbattimento, ripetendo il gioco delle tre carte, ma l'unica a perdere è come sempre l'orsa. Trattandosi di un provvedimento di urgenza diviene immediatamente eseguibile, l'orsa ha il radiocollare e quindi è un bersaglio facile, veloce da inviduare. Prima che la nuova ordinanza venga impugnata, parte la fucilata mortale.

Il monarca assoluto del Trentino pensa così di essere riuscito a beffarsi, ancora una volta, della giustizia, degli orsi e degli animalisti. Che come sempre sono costretti a investire risorse per contrastare le sue irrituali e illogiche decisioni. Questo meccanismo viene messo in atto nostante quanto indicato nella seconda sentenza del TAR di Trento:

(omissis) che, in particolare, il principio di proporzionalità richiede che la misura si riveli idonea, necessaria e proporzionale in senso stretto; che , con riferimento al caso di specie, appare rilevante il profilo della idoneità, intesa quale misura che sola può assicurare la tutela degli interessi prevalenti; esaminate - in questa fase cautelare monocratica in cui, si ribadisce, deve essere evitato il prodursi di effetti irreversibili nelle more della trattazione collegiale - le motivazioni addotte a sostegno della scelta di escludere il ricorso alla misura della captivazione quale forma alternativa all’abbattimento;
osservato che la diversa tempistica con la quale si può procedere alla captivazione e la necessità di garantire la sicurezza degli operatori indicata dal provvedimento impugnato quali ragioni che giustificano l’abbattimento come unica misura
praticabile, non appaiono prime facie sufficienti a sostenere, in termini di necessità, idoneità e proporzionalità, la scelta definitiva dell’abbattimento;

che, in ogni caso, resta fermo il principio immanente nell’ordinamento giuridico, qualora necessario, di eventuali azioni scriminate dall’esercizio del diritto di difesa e dello stato di necessità, finalizzate a tutelare l’incolumità degli operatori forestali impegnati nelle operazioni di rimozione e di terze persone da pericoli imminenti determinati dai comportamenti dell’esemplare;
ritenuta, quindi la sussistenza dei presupposti di estrema gravità e urgenza richiesti dall’art. 56 c.p.a., tali da giustificare la sospensione temporanea, nelle more della trattazione in sede collegiale ex art. 55 c.p.a., dell’ordinanza impugnata nella parte in cui dispone l’immediato abbattimento dell’orso stante l’evidente irrimediabilità di una sua eventuale esecuzione nelle more della trattazione alla prima camera di consiglio utile; (omissis)

Estratto della sentenza del 22 luglio 2024 pronunciata dalla presidente Alessandra Farina

Potrebbe (forse) essere la trama di un giallo, ma ora qualcuno cerchi le prove

Questa narrazione potrebbe essere la trama di un giallo e potrei anche decidere di scriverlo. Il motivo di questa ricostruzione, che può difettare di prove ma almeno non di logica, è quello di spingere chi di dovere, nel momento in cui diventa di pubblico dominio, alla ricerca delle prove. Il movente certo non manca, se mai questo racconto in qualche modo potesse aderire alla realtà: quello di garantirsi il consenso elettorale. Per certo, per garantire la sicurezza dei trentini, nel peggioredei casi sarebbe stato sufficiente captivare l'orso, nel migliore monitorarne i movimenti impiegando i forestali.

Se mai la Procura della Repubblica potesse trovare verosimile questo o simili racconti sarebbe necessario e doveroso aprire un'inchiesta, in un paese dove l'azione penale è ancora obbligatoria. Senza contare che, oltre al profilo penale, eventuali prove raccolte in questo senso potrebbero portare a qualche addebito anche della magistratura contabile. In queste vicende Fugatti di soldi ne ha buttati davvero tanti, tutti denari dei contribuenti. Senza contare i rischi inutili fatti correre ai trentini per non aver attuato le misure di prevenzione.

Ora con colpevolissimo ritardo prende posizione contro Fugatti anche il ministro Pichetto Fratin e il Ministero dell'Ambiente. Probabilmente qualcuno sta intuendo che il bastione di Fugatti sta iniziando a presentare non poche crepe e che, per questo, conviene abbandonarlo, prima di essere coinvolti nella caduta.