
Meno tutele per il lupo in Europa: non è più una specie particolarmente protetta ma soltanto una specie protetta. Da questo momento la legislazione europea si adegua a quanto già deciso in precedenza dalla Commissione di Berna. Senza entrare in troppi tecnicismi giuridici da oggi il lupo viene declassato da "specie particolarmente protetta" a "specie protetta" nella UE. Il declassamento renderà più semplice per gli stati membri adottare provvedimenti di contenimento delle popolazioni. E' arrivato il tempo degli abbattimenti richiesti a gran voce dagli allevatori.
La scelta di abbassare lo status di protezione del lupo è una decisione politica, assunta senza tener conto delle posizioni di una gran parte del mondo scientifico, contrario al provvedimento. Ma si sa, questo è il tempo delle semplificazioni e non certo quello delle soluzioni intelligenti. Prima si crea un nemico, il lupo, e poi si trova la soluzione nel cacciatore. In un tempo in cui i voti valgono più dei diritti e la prepotenza si è trasformata in una virtù sono cambiate le regole del gioco. Il lupo è una delle vittime del mutamento.
Il lupo è una specie che a livello europeo non è ancora uscita dal tunnel del pericolo di estinzione, mentre in Italia se non è in pericolo scientificamente lo è quantomeno culturalmente. Grazie a un'opera costante di demonizzazione che, sfruttando i crediti di vecchie leggende, riesce a far breccia in un'opinione pubblica ancora abbastanza distratta su queste tematiche. Una platea apparentemente polarizzata fra quanti i lupi li difendono a prescindere, sempre in lotta con quanti li odiano a prescindere, senza avere concrete motivazioni. Ma se le ali vivono in perenne agitazione sul lupo, buona parte degli italiani non si appassiona, sbagliando, a questi temi.
Meno tutele per il lupo in Europa significa ammazzare la coesistenza, concetto fantastico ma ancora immaturo
Meno tutele per il lupo in Europa, con conseguente apertura verso gli abbattimenti, non significa, comunque, caccia libera al predatore che resta pur sempre protetto. Questo provvedimento però mina la coesistenza, senza peraltro contribuire a una risoluzione nella direzione auspicata da allevatori e cacciatori. Saranno infatti possibili limitati prelievi del lupo, modulati sulla base della consistenza della popolazione e degli attacchi agli animali da reddito. Una condizione che non accontenterà gli allevatori e i cacciatori, che cercheranno di forzare sempre più la mano al politico di turno.
Per contro l'idea di coesistenza non fa ancora parte a pieno titolo del nostro bagaglio culturale, facendo si che nei predatori si veda più un potenziale pericolo che una risorsa. Questo grazie a campagne di demonizzazione dei lupi e degli altri predatori e alla persistenza di ideologie che promuovono l'uomo come padrone assoluto del pianeta. Dimenticando che non potremmo mai vivere sulla Terra senza la presenza di tutte le altre specie animali e vegetali che la popolano.
Il messaggio che passa, quindi, non solo è sbagliato, falso e fuorviante ma arriva anche in un periodo nel quale le attenzioni collettive dovrebbero muoversi in tutt'altra direzione. Il declassamento del lupo, con i conseguenti abbattimenti dell'animale totem della biodiversità, servirà a ribadire il concetto che sia sempre necessario doversi difendere dalla natura. L'uomo sembra non aver ancora capito che deve se vuole sopravvivere deve difendersi principalmente da se stesso, unica specie irrazionale che popola il pianeta. Una specie che tanto sa, ma ben poco capisce.
Abbattere le specie al vertice della catena alimentare è scientificamente una causa di squilibri
Se non ci facessimo condizionare dalla sindrome del nemico e dalle proteste di cacciatori e agricoltori capiremmo quanto l'abbattimento dei predatori sia uno sbaglio. Si decide di contenere i lupi quando, grazie alla cattiva gestione faunistica modulata sui cacciatori, abbiamo alimentato incredibili squilibri nelle popolazioni di ungulati. Cosa facciamo noi per cercare di ritornare a un situazione di equilibrio? Decidiamo di abbattere il predatore d'elezione degli ungulati, primo assoluto in efficienza e ottimo bioregolatore di queste popolazioni. Operazione decisamente poco lungimirante.
La questione lupo, inoltre, deve tenere ben presente una situazione nazionale che vede al governo le formazioni politiche più filovenatorie di sempre. Quei partiti che vedono nel mondo agricolo e in quello venatorio il loro bacino elettorale più fedele, quello che, infatti, sta scambiando voti con concessioni. Vedremo quanto sarà concreto il pericolo che la questione "predatori" sfugga di mano, aprendo le porte a una gestione faunistica ancora peggiore di quella attuale. Non resta che attendere gli sviluppi per avere le conferme che già immaginiamo, senza necessità di compiere particolari sforzi di fantasia.
