No Animal Left Behind
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No Animal Left Behind ovvero Nessun Animale Lasciato Indietro. Un obiettivo ambizioso quello della campagna appena lanciata da Eurogroup For Animals, un raggruppamento di associazioni europee che opera a livello comunitario. Per ottenere un differente trattamento per tutti gli animali d’allevamento, dal bovino alla trota. In un momento in cui la Commissione Europea sta rivedendo l’intera legislazione che riguarda la protezione degli animali.

La legislazione europea in materia di animali è costituita da un insieme di norme che si sono stratificate negli ultimi 40 anni, arrivando una alla volta. Come spesso accade quando le leggi sono tante i controlli sono resi difficili in quanto si complica l’applicazione delle disposizioni, che spesso possono andare in contrasto fra loro. dando luogo a dei veri e propri intrichi legislativi, molto difficili da dipanare. Agevolando in questo modo chi le leggi non le rispetta.

Le disposizioni nazionali che riguardano la protezione degli animali sono quasi tutte di derivazione comunitaria e i singoli Stati devono muoversi entro il loro perimetro. Ma questo non è sufficiente per scongiurare abusi, violazioni e maltrattamenti. Come dimostrano in tutta Europa le inchieste realizzate dalle organizzazioni di tutela degli animali e dai media più sensibili. Che si ritrovano spesso sotto attacco dal mondo agricolo, ma sarebbe meglio dire dall’industria dell’allevamento, che vorrebbe zittirli. Come recentemente accaduto alla giornalista Sabrina Giannini, colpevole di aver svelato, ancora una volta, i retroscena degli allevamenti.

No Animal Left Behind è il motore di una rivoluzione che cambi per sempre il modo di considerare gli animali

In questi ultimi decenni si è concesso troppo alle fabbriche della carne, consentendo loro di usare in modo vergognosamente abusato il concetto di benessere animale. Dando ai consumatori l’illusione che negli allevamenti tutto fosse sotto controllo, per garantire agli animali una vita almeno dignitosa. Niente di più falso perché la realtà parla di costanti violazioni di quelle “5 libertà”, ritenute indispensabili da Roger Brambell per poter garantir loro minimi diritti. Libertà che restano disattese da più di 50 anni, nonostante la loro lapidaria chiarezza:

  • Prima libertà: dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione
  • Seconda libertà: di avere un ambiente fisico adeguato
  • Terza libertà: dal dolore, dalle ferite, dalle malattie
  • Quarta libertà: di manifestare le proprie caratteristiche comportamentali specie-specifiche
  • Quinta libertà: dalla paura e dal disagio

Per questa ragione si sente parlare troppo spesso di “benessere animale” senza che vi sia corrispondenza fra il concetto enunciato e la realtà. Consentendo alle fabbriche delle proteine animali di allevare senza rispetto per le necessità ecologiche, per le sofferenze e senza aver rigaurdo per l’etica. Unico imperativo è quello di produrre carni a basso costo, a qualsiasi costo. Una realtà che accade anche quando le condizioni di allevamento rispettano le norme, come avviene, solo per fare un esempio, con i polli allevati a terra.

Per questo occorre intervenire ora, in un momento in cui si sta discutendo la revisione di tutta la normativa. Chiedendo che si ponga fine alle operazioni di green washing degli allevamenti e ci si occupi seriamente di affrontare il problema del benessere reale degli animali. Iniziando con il vietare da subito il trasporto di animali vivi destinati al macello, per evitare i terribili maltrattamenti ai quali sono sottoposti.

Le fabbriche della carne e l’agricoltura sono drogate dai sussidi comunitari, che tante strade hanno aperto alla criminalità

Molti cittadini non lo sanno, ma se l’agricoltura e l’allevamento non ricevessero, grazie al PAC (Piano Agricolo Comune) cospicui finanziamenti non riuscirebbero a essere economicamente sostenibili. Queste logiche di costante aiuto consentono di rendere produttive anche realtà non più al passo con i tempi, oltre a costituire una costante fonte di truffe messe in atto dalla criminalità organizzata. Che con questo sistema riesce a ottenere finanziamenti legali da reinvestire in attività criminali. almeno nel nostro paese.

Per questo è giunto il tempo di fare una rivoluzione culturale, che riveda valori e criteri per arrivare a un’agricoltura equa, rispettosa e sostenibile. Che non divori territorio per produrre proteine per le fabbriche della carne, che non crei squilibri ambientali in ogni parte del pianeta. Ora è il momento di sostenere questa campagna, di capire che cosa si propone come punto di arrivo. Senza dimenticare che la riduzione dei consumi di proteine animali è un comportamento non solo salutare, ma anche responsabile.