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Per un pugno di orsi: una pessima trama quella sulla gestione trentina dei plantigradi reintrodotti alla fine degli anni ’90, grazie a un LIFE finanziato dalla Comunità Europea. Con la tragica morte di Andrea Papi, non del tutto chiarita ma certo drammatica nell’esito, si è aggiunto un ulteriore tassello a un mosaico composto con tessere messe a caso, senza armonia, senza aver chiaro il disegno da realizzare. I progetti di reintroduzione vengono dichiarati falliti quando non raggiungono l’obiettivo numerico di incremento della popolazione, ma così non è stato in questo caso.

In Trentino, infatti, l’obiettivo è stato superato, facendo crollare un castello di improvvisazioni, di teorie decisamente sbagliate e di speranze mal riposte. Sotto le macerie del castello crollato restano però imprigionati solo gli animali, mentre i responsabili dei reiterati fallimenti si difendono individuando un solo nemico: l’orso. Veramente una brutta trama,scritta senza tenere conto di troppi fattori, il primo dei quali stava proprio nell’etologia dei plantigradi. Con femmine che non di disperdono e maschi che cercano nuovi territori da colonizzare, che risultano però privi di femmine. Costringendoli a tornare da dove sono partiti.

A questo fattore, noto scientificamente e ampiamente prevedibile, si è aggiunto, in modo altrettanto prevedibile, il Trentino, la sua economia e l’antropizzazione del territorio. Con tutte le barriere fisiche costituite dalle infrastrutture, che di fatto ingabbiano gli animali rendendo difficoltosa la loro dispersione. Con il senno del poi, ma anche con il buon senso del prima, questo progetto probabilmente non avrebbe proprio dovuto vedere la luce.

Per un pugno di orsi: una pessima trama costruita grazie a una sequenza di errori umani

Con la sua irrealizzabile intenzione di usare il nucleo di orsi reintrodotti come partenza per ripopolare le Alpi orientali, si è posata la prima pietra del fallimento. Posata in terra trentina, su un reticolo di meleti, malghe, vigneti, stazioni sciistiche, strutture turistiche i infrastrutture senza muovere un solo pelo per stimolare la convivenza con il grande carnivoro. Un progetto di questo genere, sicuramente bello e ambizioso, può funzionare soltanto se è sostenuto dalla comunità che lo ospita. E così non è stato, anche grazie a comportamenti scellerati delle amministrazioni, di ogni colore politico, che hanno sempre sbagliato tutto.

Per nascondere incapacità e fallimenti nella gestione di un’attività di questa portata la politica ha deciso che bisognava dichiarare guerra all’orso. Iniziando a parlare di abbattimenti, di pericoli per la comunità, di necessità di ridurre il numero dei predatori. Esattamente il comportamento opposto a quello che avrebbe dovuto tenere un amministratore attento e responsabile. Ancora una volta un uso da manuale della teoria del nemico alle porte, dove è la paura che garantisce il consenso popolare e non la buona amministrazione.

Ma chi sono i responsabili dei problemi di convivenza sorti con l’incremento del numero degli orsi? Gli orsi, del tutto incolpevoli di scelte adottate senza un pensiero complessivo, oppure gli uomini che non hanno mai formato i trentini per spiegar loro come comportarsi e l’importanza del progetto? La politica ha reintrodotto gli orsi e non ha insegnato alla gente di come dover conviverci, di come avrebbe potuto evitare i pericoli. Se ci fosse stata maggiore informazione forse Andrea Papi sarebbe tornato a casa dopo la corsa, se solo avesse legato prima di salire in montagna un campanello alla caviglia.

Criminalizzare e abbattere gli orsi non risolve i problemi della convivenza con i predatori

In Italia esistono due popolazioni di orsi: quella trentina e quella abruzzese, con la sottospecie marsicana. Se è vero che è diverso il territorio e maggiore può essere lo spazio é altrettanto vero, e non è un caso, che tutti gli incidenti importanti fra uomini e orsi sono accaduti in Trentino. Una provincia che non era più abituata a dover convivere con il plantigrado e che non è stata formata su come ci si debba comportare. Una responsabilità oggettiva che forse potrebbe avere anche una rilevanza penale, dal momento che vengono omesse quelle prescrizioni/informazioni atte a garantire l’incolumità pubblica e non vengono apposti cartelli di pericolo.

In Abruzzo, durante la stagione riproduttiva, giusto per capire le differenze, vi sono aree interdette al transito per garantire sicurezza di orsi e persone. Una cautela indispensabile per prevenire incidenti. Con una popolazione e i turisti che vengono costantemente informati sulla presenza di orsi e lupi e sui corretti comportamenti da tenere. In Trentino, invece, non si fa prevenzione e si cerca di risolvere il problema abbattendo o incarcerando gli orsi, senza fare nulla di veramente risolutivo. Arrivando a parlare di dimezzare la popolazione dei plantigradi, come se il pericolo dipendesse dai numeri soltanto e non dai nostri comportamenti.

I trentini hanno molti problemi di cui preoccuparsi e in cima certo non ci sono gli orsi

In Italia ogni anno più di una decina di persone muore per le punture dei calabroni e sembra che siano quasi cinque milioni gli italiani che hanno avuto un conflitto, spesso doloroso, con gli imenotteri. Ma nessuno parla di fare una guerra che porti al loro sterminio e neanche al loro contenimento. Sempre a proposito di pericoli vale la pena di leggere questo articolo pubblicato dall’Adige dal titolo Pesticidi, abbiamo un problema: «In Val di Non aumento di tumori, autismo e Parkinson», la ricerca shock dei Medici per l’Ambiente. Da studi ufficiali si può rilevare come il problema principale per la sicurezza questa volta non siano gli orsi, tanto utili a alimentare invece come capri espiatori per ogni male, Animali utilissimi quindi, ma per riuscire a nascondere lo sporco sotto il tappeto.

Resta comunque un grande dispiacere per quanto accaduto a Andrea Papi e alla disperazione di quanti gli hanno voluto bene. Non ci sono parole per lenire un dolore così grande, in particolare quando la morte ruba ai suoi affetti un ragazzo tanto giovane, con tutta una vita di fronte a lui.