Fratelli di caccia: il governo Meloni progetta un nuovo attacco alla fauna!

Fratelli di caccia: il governo Meloni progetta un nuovo attacco alla fauna, secondo le associazioni animaliste che sarebbero venute in possesso di alcuni documenti riservati. Che dimostrerebbero l'esistenza di un progetto di legge che il ministro Lollobrigida avrebbe già mandato alle associazioni venatorie. Una sostanziale modifica della normativa sulla caccia che diventerebbe, così, uno strumento che concorre al mantenimento della biodiversità. Idea che da molto tempo risulta essere germinata nel solco tracciato dall'aratro del governo più a destra e più filovenatorio di sempre.
Questa scoperta ha fatto scoppiare le proteste delle associazioni che hanno fatto fronte comune con un comunicato:
"Le associazioni ENPA, LAC, LAV, LIPU, WWF Italia, sono venute a conoscenza del contenuto del disegno di legge che circola in ambienti venatori e che il Governo è intenzionato a presentare, forse già nel prossimo Consiglio dei ministri per poi mandarlo al Parlamento. Si tratta di un testo intriso di ideologia ed estremismo filo-venatorio che di fatto regala ai cacciatori la fauna selvatica e le aree naturali che la Costituzione riconosce come patrimonio di tutti e delle future generazioni, facendosi beffe della scienza e dei diritti dei cittadini".
Si potrebbe dire che si stiano facendo "prove tecniche di distruzione", nelle quali questo governo cerca di massimizzare i profitti che possono derivare dall'appoggio dato alla caccia. L'attività venatoria è un serbatoio inesauribile di voti e questo il partito dei "Fratelli di caccia" lo sa bene. Quelli che ancora non l'hanno capito sono quella metà di elettori che ha deciso di rinunciare al voto, lasciando mani libere ai partiti di governo. Che nonostante tutto non deflettono nei sondaggi, grazie anche ai molti che si dicono attenti alla difesa ambientale ma che poi non vanno a votare.
Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia hanno creato un fronte unito deciso a calpestare ogni istanza di tutela dell'ambiente
Il governo, in nome del benessere economico dei cittadini, in un momento in cui l'economia stagna e il potere d'acquisto degli italiani si contrae, ha la ricetta, conosce la soluzione dei problemi: ritardare la transizione ecologica. Riprendendo, come in un numero di giocoleria, a far piroettare quelle clave che tanto piacciono al populismo: transizione energetica, energie rinnovabili e tutela dell'ambiente. Queste sono, secondo loro, le cause di tutte le italiche disgrazie e indicarle come se fossero le origini reali della crisi è il passo successivo.
La Lega, partito che strizza l'occhio ai proprietari di animali, lanciando entusiasti proclami sul volo dei cani di grossa taglia in cabina, vuole lasciare ai cacciatori il diritto allo sterminio faunistico. Lo stesso governo che prima promette inasprimenti di pena contro i maltrattatori, per poi tutto far restare tutto impaludato, proprio come il processo penale. Che ha tempi della giustizia così lunghi, grazie agli organici dei tribunali oramai scarnificati, da aver più procedimenti chiusi per prescrizione che con condanne definitive.
In tutto questo diventa difficile non chiedersi dove sia la società civile, dove siano quelli che da una parte si schierano sui social ma poi non esercitano l'unico diritto reale che possediamo: il voto. Dove vivono i milioni di cittadini che dicono di difendere i diritti anche degli animali? Dove sono quelli che protestano sui social, che si indignano contro i cacciatori, quando servirebbe andare alle urne? Se dovessimo giudicare dai sondaggi il governo piace a più della metà degli elettori. Che però sono circa la meta degli aventi diritto. Mettendo in chiaro che la maggioranza che governa rappresenta solo la minoranza del paese per numero di elettori.
La conservazione è un tema unitario che tutti hanno a cuore? Talvolta sembra che la neutralità politica conti più di quella climatica
In un momento come questo, in una situazione planetaria disastrosa come quella che stiamo vivendo, la divulgazione può raccontare l'importanza della tutela ambientale restando neutrale? Possiamo continuare a parlare di ambiente e difesa degli animali senza parlare di politica? La mia risposta è che non possiamo essere neutrali perché in una comunità, all'interno di una collettività, le scelte politiche hanno un peso determinante. Tacere questo peso, nascondere questo fardello, per raccontare che l'ambiente non ha colore politico e non conosce schieramento partitico, sarebbe una colossale bugia.
Ci sono scelte, come la follia del disegno di legge governativo sulla caccia, che non vanno scollate dai proponenti. Sono decisioni politiche che attentano al patrimonio della collettività nazionale e internazionale e devono essere incollate sulla groppa di chi le propone. Sarebbe ora di pensare che non votiamo i politici di turno per far loro dono di un potere senza obbligo di rendicontazione. Votiamo qualcuno perché queste sono le regole del gioco delle democrazie rappresentative. Ma sono gli elettori a essere sovrani e, come tali, devono essere i veri custodi di questo paese, che resterà libero fino a quando ci sarà libertà di voto e di critica.
Chi fa divulgazione, chi si occupa di raccontare l'importanza della tutela di animali e ambiente, non può limitarsi a un racconto sterilizzato, neutro. Non può farlo per etica, non deve farlo per convenienza perché, si sa, la neutralità in fondo è premiata quanto la piaggeria. Ma è più semplice, evidentemente, scagliarsi contro i cantori del potere che non verso i responsabili politici del continuo sacco del patrimonio collettivo, che è fatto di ambiente, diritti, rispetto, empatia, futuro e cultura. La nostra società deve essere fondata su quei valori che danno vita a un ambiente pulito, dove certi personaggi non dovrebbero proprio poter nuotare.
Per fortuna c'è un comico come Giovanni Storti a ricordare cose fin troppo serie
Per fortuna qualcuno, come Giovanni Storti, ci mette la faccia, ci crede, si spende. Qualcuno potrebbe dire che in fondo è solo un comico, ma in fondo, diciamolo, fa molto meno ridere Giovanni dei tanti intellettuali che scodinzolano di fronte al potere. Davvero grazie Giovanni!
