De-estinzione e metalupi: narrazioni fantastiche e pericoli concreti

De-estinzione e metalupi: narrazioni fantastiche e pericoli concreti

De-estinzione e metalupi: narrazioni fantastiche e pericoli concreti di un'operazione commerciale che rischia di danneggiare la conservazione. In un'epoca nella quale circolano con maggiore facilità le bufale che i dati scientifici questo "evento" rischia di buttare fumo negli occhi, costruendo una notizia che nel giro di poco tempo si è già trasformata in una leggenda. Non corrisponde al vero che i cuccioli di lupo bianco, nati nei laboratori prima e negli allevamenti poi della società Colossal Biosciences, siano degli enocioni, lupi preistorici che popolavano il pianeta sino a diecimila anni fa. Si tratta soltanto di animali portatori di alcuni geni nel loro DNA riferibili ai lupi bianchi preistorici.

Sul come e sul perché la società americana, nota per queste trovate pubblicitarie abilmente orchestrate, sia riuscita a creare lupi portatori di una parte del corredo genetico degli enocioni potete trovare (quasi) tutti i dettagli in rete. Quello che interessa invece raccontare è come queste operazioni siano bel lontane dal de-estinguere questa o quella specie e, soprattutto, di essere attività vantaggiose per la conservazione. Mentre sono sicuramente attività strategicamente pianificate per far rumore, come dimostra l'articolo (leggi qui) pubblicato in febbraio dal prestigioso The Guardian .

In questo articolo, pubblicato l'11 febbraio si parla della volontà di riprodurre animali estinti, con progetti che paiono davvero estremi e pericolosi, ma non si parla degli enocioni. Eppure, quando l'articolo è uscito, i cuccioli erano già nati e l'esperimento era già stato concluso nella sua prima fase. Un modo, quindi, per preparare il terreno al coronamento di quella che nell'articolo viene presentata ancora come una possibilità. Lanciando già ipotesi inquietanti su specie resuscitate e lasciate libere di scorazzare in aree controllate. In sostanza quel che sembra essere un sequel di Jurassic Park.

De-estinzione e metalupi: esperimenti e uteri in affitto per riportare in vita animali somiglianti a quelli estinti

Leggendo le notizie pubblicate in questi giorni sembra che manchi la volontà di capire, a tutto vantaggio della necessità di stupire. Così non si parla di come siano nati questi animali (in laboratorio) né del fatto che siano condannati a una vita in cattività. Nè si è analizzata l'opportunità scientifica di compiere questi esperimenti, nè del vantaggio di riportare in vita animali estinti per cause naturali più di diecimila anni fa. Contribuendo a alimentare il mito dell'uomo come dio creatore, che sopperisce alla mancanza di poteri sovrannaturali grazie alle manipolazioni genetiche della scienza.

Questo ragionamento oltre che essere falso, perché non si de-estingue proprio nulla, è pericoloso. Creando l'idea che l'uomo possa essere insieme causa e rimedio per riportare in vita animali estinti. Idea che potrebbe alterare in modo drammatico quel senso di urgenza che invece dobbiamo avere per tutelare le migliaia di specie in pericolo di estinzione. Senza contare tutte quelle che si estingueranno ancor prima di essere scoperte dagli scienziati. Queste operazioni non risolveranno alcun problema legato alla conservazione, ma peggioreranno, fra le altre cose, la presa di coscienza, l'assunzione di responsabilità.

Abbiamo a disposizione il patrimonio genetico delle specie viventi che stiamo avviando a un'estinzione prossima per cause antropiche. Specie che potremo preservare solo e soltanto se saremo in grado di garantire loro territori in cui vivere, idonei e ospitali per le loro necessità. Specie che non sopravvivanno se non garantirtemo loro le condizioni, che teniamo sacrificate in zoo, spesso in condizioni non ottimali, nell'attesa di una rivoluzione che non vogliamo far accadere.

Serve difendere la biodiversità esistente, non cercare di resuscitare quella estinta più di diecimila anni fa. Gli enocioni oramai vivranno solo nelle serie televisive come "Il trono di spade", ma non abbiamo alcun interesse a resuscitarli, nemmeno se questo fosse possibile.

La necessità è non estinguere, non pensare di de-estinguere con operazioni commerciali

Già molti diversi anni fa l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) aveva lanciato un allarme sui progetti di de-estinzione. Sollevando non poche perplessità di natura etica e scientifica riassunte in uno studio pubblicato nel 2016 (scaricabile qui).

Questa operazione è soltanto un'abile mix fra scienza e finanza, capace di creare eventi di cui parla l'intero pianeta. Operazioni eticamente inaccettabili, per quel che raccontano, per come lo raccontano, per le false speranza che alimentano e, non ultimo, per il loro contributo distruttivo dato alla conservazione. Del resto basta pensare ai problemi che abbiamo con le specie aliene, esistenti in altre latitudini e improvvidamente liberate in Europa, per comprendere come sia una follia ricreare in laboratorio gli enocioni.

Uccisi da bracconieri lince e avvoltoio: facevano parte di importanti programmi di reintroduzione

Uccisi bracconieri lince avvoltoio

Uccisi da bracconieri una lince e un avvoltoio capovaccaio, che erano parte di programmi di reintroduzione. Gli episodi sono avvenuti a distanza di poche settimane nella regione della Carinzia, in Austria, e nei cieli del Canale di Sicilia. Una dimostrazione di quanto anche l'arrogante stupidità dei bracconieri sia trasnazionale e di come sia difficile fare conservazione. Lince e capovaccaio hanno sagome inconfondibili, quindi chi ha premuto il grilletto del fucile non ha fatto un errore, ma ha compiuto un gesto intenzionale, deliberato.

La lince battezzata Sofia è stata uccisa da una fucilata ai primi di ottobre, aveva solo 6 anni e era stata rilasciata il 16 marzo scorso a Tarvisio, in Friuli Venezia Giulia. Era stata catturata nel Giura svizzero solo pochi mesi prima. La sua reintroduzione era stata effettuata nell'ambito del progetto ULyCA (Urgent Lynx Conservation Action), che ha l'obiettivo di ripopolare le Alpi con questo felino. Sara invece, questo il nome dell'esemplare femmina di capovaccaio, è stata presa a fucilate il 19 settembre, nei pressi dell'isola di Marettimo in Sicilia. Era stata liberata dal CERM (Centro Rapaci Minacciati di Semproniano) nel lontano 2015

Uccisi da bracconieri una lince e un avvoltoio, dalla stessa umana arrogante stupidità

Insieme a Sara negli anni sono caduti, proprio in quel tratto di mare infestato da bracconieri, altri avvoltoi che facevano parte del progetto. Oltre a numerosissimi altri rapaci e migratori. A causa di un bracconaggio che non si riesce a debellare, anche se per fortuna risulta essere molto diminuito rispetto agli anni '90. Purtroppo nemmeno i quasi duemila chilometri che dividono il Canale di Sicilia dall'Austria cambiano la sorte di animali importanti per la conservazione della specie.

Probabilmente le motivazioni di quelle fucilate sono diverse, anche se non modificano il risultato avendo ucciso animali che non meritavano questa sorte. La lince è vittima, come tutti i predatori, di pregiudizi che la vogliono in competizione con l'uomo e in particolar modo con cacciatori e allevatori. Il capovaccaio, invece, è una vittima dell'ignoranza, che porta ancora a credere che uccidere i rapaci protegga dai tradimenti coniugali, o di qualche altro stupido pregiudizio. Chi ha premuto il grilletto probabilmente nemmeno sapeva che il capovaccaio, come tutti gli avvoltoi, è un necrofago. Animali che nutrendosi quasi esclusivamente di cadaveri, contribuiscono a evitare la diffusione di malattie. Spazzini alati importantissimi per la biodiversità.

Tutelare i predatori è fondamentale per il mantenimento degli equilibri faunistici

Gli animali selvatici meno amati e più perseguitati sono molto spesso quelli più utili alla biodiversità. Predatori apicali e necrofagi hanno un'importanza fondamentale per il mantenimento degli equilibri fra specie e per la buona salute degli ambienti naturali. Un concetto troppo spesso dimenticato o del tutto sconosciuto ai tantissimi che si lamentano della loro presenza. Orsi, lupi e ora anche le poche linci presenti sul territorio sono costantemente indicati, da molti media e dal mondo agricolo e venatorio, come dei pericoli per la collettività. Creando allarmismi ingiustificati e dando luogo a vere e proprie campagne d'odio, che ora in Italia hanno come principale bersaglio i lupi.

Nel nostro paese il bracconaggio rappresenta una presenza pericolosa e costante sul territorio, che solo raramente viene vista con tutte le sue devastanti conseguenze. Un fenomeno presente, purtroppo, anche in altri Stati europei, nonostante la presenza di normative meno filo venatorie delle nostre. Il bracconaggio è un'attività che non trova alcuna giustificazione -un tempo, almeno, si bracconava per fame o per soldi- e che è fondata su crudeltà e ignoranza. Un crimine contro il quale servono leggi con maggior potere deterrente e la creazione di una nuova cultura della coesistenza, basata sulla miglior conoscenza del mondo naturale.

Uno zoo in Germania minaccia di uccidere gli animali a seguito del lockdown per il Covid19

Zoo e circhi minacciano di uccidere gli animali

Le notizie che uno zoo in Germania minacci di uccidere gli animali a causa del lockdown stanno rimbalzando sulle pagine dei giornali di tutto il mondo. L'industria del divertimento basata sull'esibizione degli animali in cattività è in difficoltà a seguito delle chiusure imposte dalla pandemia. Ma nella realtà la pratica di uccidere gli animali in surplus è un comportamento che viene condotto abitualmente in molti zoo del mondo.

Zoo e parchi faunistici, al contrario dei circhi, giustificano la loro esistenza con le esigenze della conservazione delle specie in via di estinzione. Una motivazione che non trova dimostrazione rispetto al gran numero di animali detenuti in cattività per ragioni che nulla hanno a che vedere con la conservazione. E ancor meno con la didattica in quanto un animale mostrato in cattività non è in grado di insegnare nulla, rispetto a un buon documentario.

Sicuramente la crisi economica è un problema che riguarda tutti i settori, senza distinzione. Non c'è quindi da scandalizzarsi se le enormi difficoltà del periodo creino problemi anche a circhi e zoo, ma la questione è altra. Ogni azienda di una certa dimensione, sapendo che per molti motivi si possano creare problemi economici, dovrebbe avere un piano di contingenza, specie quando ha a che fare con esseri viventi.

Se gli zoo minacciano di uccidere gli animali è giunto il tempo di rivedere la normativa

Le attività relative alla conservazione sono importanti, ma non ci si può nascondere dietro la necessità di difendere la biodiversità per fare affari. Lo prova il fatto che quasi tutti gli zoo abbiano fondazioni che si occupano di difendere la natura, che sono più o meno serie a seconda di quanto lo siano i gestori degli zoo. E alcune sono davvero poco credibili. Come incredibili sono le difese dei circensi, che si trincerano dietro il loro amore per gli animali per giustificare gli animali detenuti nei carrozzoni.

Bisogna imporre regole ferree a chi detiene animali negli zoo, sul benessere e sulle necessità che giustificano la loro cattività, togliendo come motivazione la componente didattica. Obbligandoli a non sopprimere gli animali, a non cederli ai circhi (questo avviene anche per zoo apparentemente ineccepibili). A utilizzare le loro strutture come centro di detenzione e recupero per animali in difficoltà e per la fauna esotica sequestrata.

I primi che dovrebbero essere chiusi sono gli zoo safari, dove vengono fatte entrare auto nei recinti

Gli zoo safari sono una falsa rappresentazione della libertà: gli animali sono liberi all'interno di spazi che vengono costantemente invasi da estranei. Senza che possano scegliere di allontanarsi o nascondersi, come potrebbe avvenire in un grande parco come il Kruger in Sudafrica. Con l'aggiunta che i veicoli che entrano emettono gas di combustione generati dai motori, che sono più pesanti dell'aria. Restando sospesi a poca distanza dal suolo, ma perfettamente all'altezza delle narici degli animali, costretti a inspirare cancerogeni.

Se ci fossero delle smentite, da parte delle associazioni degli zoo, sarebbe una buona cosa che venissero corroborate dai dati relativi al numero delle specie a rischio di estinzione. Naturalmente questo dato dovrebbe essere messo in rapporto con il numero di animali detenuti senza utilità per la conservazione, per la tutela della biodiversità.

C'è bisogno di certezze, non di difese basate su presupposti obiettivi che non corrispondano alla realtà dei fatti. Fornendo anche l'indicazione di quanti animali siano soppressi ogni anno negli zoo, per motivi diversi da una compassionevole eutanasia in caso di malattia incurabile.

Per non parlare dei parchi tematici dove si può fare il bagno con gli animali, festeggiare compleanni, fare feste e eventi e interagire con animali selvatici. Utilizzati come se fossero dei lavoratori delle strutture. Che risultano essere, in molti casi, membri dell'EAZA, l'Associazione Europea di Zoo e Acquari che ha fra i suoi soci anche il Parco Faunistico Zoom di Torino. Che propone ai suoi visitatori, in tempi di apertura ovviamente e non ora, incontri come quelli che si possono vedere nel video.

Per correttezza è giusto segnalare che il Parco Zoom non ha mai minacciato di sopprimere i suoi animali a seguito della crisi. Promuove l'acquisto di biglietti open, in attesa della riapertura.