Il difficile percorso della coesistenza è minato dall’arroganza di specie

Il difficile percorso della coesistenza

Il difficile percorso della coesistenza è minato dall'arroganza di specie, quella che porta noi uomini, da sempre, a vivere in perenne conflitto. Si fa tanto parlare in questo tempo della necessità di convivere con gli altri animali che abitano il pianeta, di essere capaci di creare armonia. Perché dall'armonia nasce l'equilibrio e da quest'ultimo scaturisce la possibilità per l'uomo, nonostante i suoi scellerati comportamenti, di continuare a vivere su questo pianeta. Che continua a dare segni di irrequietudine nei confronti dei sapiens per farci capire che stiamo sbagliando il percorso evolutivo.

Chi fa divulgazione spende ore a illustrare le motivazioni per le quali sarebbe interesse comune, ma soprattutto nostro, cercare di trovare un equilibrio con le altre specie. Motivo per il quale non sarebbe cosa molto intelligente pensare di sterminare i predatori, solo per poter togliere di mezzo dei fastidiosi competitori. Pensieri per i quali si ricevono continue critiche da chi pensa che un'entità superiore abbia dato la Terra all'uomo per farne tutto ciò che gli aggrada. Un dominio incontrastato e padronale su un ecosistema così complesso che noi non sappiamo neanche da che parte iniziare a gestirlo davvero.

Dopo aver pensato come far digerire la pillola della coesistenza fra animali diversi però balza agli occhi la cruda realtà: non c'è pace possibile neanche fra gli uomini. Mai come nel tempo presente appare evidente che la nostra specie viva in un costante tentativo di autodistruzione. Un destino che pare sempre più probabile con il progredire della tecnologia, perché dobbiamo riflettere sul fatto che se siamo ancora qui a parlarne è solo perché siamo partiti da asce e lance. Che però in circa duemila anni di percorso si sono trasformate in missili nucleari con un micidiale potere distruttivo.

Il difficile percorso della coesistenza è minato da arroganza e stupidità, da protervia e mancanza di visione

La realtà è che se siamo ancora qui a discuterne è, in fondo, solo il risultato di una serie fortunata di combinazioni. Quelle che hanno fatto sì che una guerra atomica globale non sia ancora avvenuta, mentre noi ci stiamo preoccupando di inutili questioni di contorno. Possiamo davvero pensare di parlare di coesistenza in un mondo che non si sofferma a guardare neanche i corpi dei bambini dilaniati dalle bombe? Che non si commuove di fronte a poveri esseri umani piagati e piegati da fame e carestie? Che non sembra scuotersi nemmeno di fronte a una situazione ogni giorno più apocalittica?

Per vedere speranze sembra di dover guardare alle pecore nere, in quelle persone diverse e fuori dal coro che sappiano cercare, almeno cercare, di modificare il corso degli eventi. Servirebbero pecore nere (ma non di quel nero, nero dittatura) che diventino leader, che possano provare a imprimere una diversa direzione di marcia. Diversamente il parere sugli orsi degli abitanti della Val di Sole, la loro non disponibilità a convivere, conterà meno di nulla perché non sarà li che la nostra specie si giocherà il futuro. Certo, potrebbe essere una visione ancora poco realistica, ma certo molto lontana dall'essere fantascienza.

Avere visione significa guardare alle prossime generazioni, mentre gli stupidi guardano solo al dopodomani

Forse siamo troppo occupati a guardarci i piedi per capire che se continua così avremo ben poca terra su cui appoggiarli. Forse verrà un momento in cui ci pentiremo di non aver fatto abbastanza per difendere la coesistenza e per diffondere l'empatia. Forse verrà un momento in cui ci accorgeremo di essere andati sulla Luna ma di essere animali dannatamente stupidi.

Allora capiremo che il vero problema non erano i lupi, gli orsi o i predatori e che non erano neanche gli squali e i calabroni. E capiremo quanto sarebbe stato importante avere molte pecore nere in più. Pecore empatiche, con una visione di futuro, con idee salvifiche non solo per pochi ma per l'intero gregge.

Lupi gettati dagli aerei con il paracadute

Lupi gettati dagli aerei con il paracadute Lupi gettati dagli aerei con il paracadute per diffondere il predatore lungo la penisola. Una stupidaggine raccontata dai cacciatori che, purtroppo, trova ancora credito come molte leggende popolari sugli animali. Sul lupo si raccontano tante storie, cercando di alimentare la paura atavica da sempre presente nei suoi confronti che è nata ben prima di Cappuccetto Rosso. Ma contrariamente a quanto raccontano le favole il lupo non è pericoloso per l'uomo, come dimostrato dall'assenza di attacchi negli ultimi due secoli. A sfatare tanti falsi miti che negli anni sono stati costruiti sul lupo ci ha pensato il progetto Life M.I.R.CO Lupo che ha realizzato un divertente cartoon di facilissima comprensione che in pochi minuti racconta il lupo, quello vero, smontando leggende e pregiudizi e dando nel contempo informazioni corrette.

I lupi non sono stati lanciati dagli aerei

Non bisogna infatti mai dimenticare che il lupo è un predatore, un animale selvatico con i comportamenti naturali tipici delle specie che si trovano al vertice della catena alimentare. Per contrastare molti dei pregiudizi sul lupo occorre conoscerlo e sapere quali sono i comportamenti che lo possono portare in contrasto con gli umani. Il problema della predazione del bestiame, per esempio, riguarda soprattutto quegli allevatori che hanno deciso di praticare l'allevamento allo stato semi brado, senza dotarsi di recinti elettrificati e dei cani da guardiania. In queste condizioni il lupo potrebbe scegliere di preferire la predazione di una pecora rispetto a quella di un ungulato, sicuramente più combattivo.

I lupi attaccano gli animali lasciati soli al pascolo

Gli attacchi al bestiame non rappresentanoo però il comportamento abituale del lupo, tanto che la sua dieta è composta prevalentemente da animali selvatici al primo posto dei quali spicca il cinghiale. Il lupo è un controllore delle popolazioni molto più capace e efficace dell'uomo e per questo, oltre che da una parte di allevatori, non è ben visto proprio dai cacciatori. Che lo identificano come un concorrente nel prelievo della fauna. Ma anche come uno strumento, per loro pericoloso, in grado di gestire la consistenza numerica delle popolazioni di ungulati meglio dell'attività venatoria. Gli allevatori che praticano l'allevamento semi brado, che più facilmente possono essere soggetti a predazioni di alcuni capi, lamentano una burocrazia complessa per ottenere indennizzi e riuscire a non subire i costi per lo smaltimento delle carcasse. Questo non aiuta sicuramente a aumentare la tolleranza dei pastori verso i lupi, come si può leggere in uno dei loro siti di riferimento Ruralpini.it o sulla pagina Facebook . Fra le attività messe in campo attraverso il progetto Life M.I.R.CO Lupo vi sono anche una serie di momenti di informazione, formazione e dialogo con tutte le parti interessate alla convivenza con il lupo: non vi è dubbio che sia importante parlare con la componente più aperta per individuare situazioni di gestione condivisa piuttosto che identificarli tutti come nemici, chiudendo così ogni dialogo. Il processo di accettazione della presenza dei predatori parte dall'informazione e dalla conoscenza, dalla capacità di isolare le componenti più dannose senza arrivare a uno scontro continuo che non è mai utile per arrivare alla risoluzione di un problema complesso. Chiudendo ogni strada a ipotesi di abbattimento che, come dimostrano passato e presente, sono inutili quando non dannose. Un buon sistema di fare cultura, sfatando i pregiudizi contro il lupo, può essere quello di diffondere il breve cartone animato realizzato dal Life M.I.R.CO Lupo, che in poco tempo spiega tantissime cose sul mondo dei lupi, in modo semplice e comprensibile.