Caccia e arroganza in Sicilia beffano il TAR riaprendo la stagione venatoria

Caccia arroganza Sicilia

Caccia e arroganza in Sicilia vanno sottobraccio, utilizzando metodi che sembrano essere oltre il lecito esercizio del potere politico. Il TAR, decidendo sul solito ricorso presentato dalle associazioni, stabilisce che la caccia debba restare chiusa e vada aperta a ottobre. Bloccando così con decorrenza immediata la prevista apertura del 1° settembre. Ma l’assessore regionale Antonino Scilla non è d’accordo e si inventa una manovra corsara per non perdere consensi.

Cani falchi tigri e trafficanti

Una storia che merita di essere raccontata seguendo il filo degli eventi che la compongono. Tenendo ben presente che questa estate la Sicilia è stata una regione devastata dagli incendi. Con tutte le conseguenze del caso sulla fauna, che ha subito tutte le avversità derivanti dalla distruzione ambientale e dalla siccità. Un problema che per gli amministratori regionali deve essere sembrato secondario, rispetto agli interessi del potente mondo venatorio.

Seguendo il consolidato schema delle aperture anticipate della caccia la regione decide di aprire la caccia il 1° settembre. Senza tenere conto del parere rilasciato dall’ISPRA, l’organismo tecnico che fa capo al Ministero della Transizione Ecologica. Per questo le associazioni presentano un ricorso d’urgenza al TAR siciliano per ottenere la sospensiva del calendario venatorio. Una richiesta che il TAR accoglie, bloccando ogni attività venatoria sull’isola sino a ottobre.

Caccia e arroganza in Sicilia vanno da sempre sottobraccio, con la regione prona davanti alle richieste dei cacciatori

Le motivazioni del presidente del TAR Pancrazio Maria Savasta non lasciano né dubbi, né vie d’uscita agli amministratori. Il calendario deve conformarsi alla situazione ambientale e al parere dell’ISPRA. Quindi la caccia potrà aprire ma solo a ottobre. Ovviamente la decisione, presa in punta di diritto, fa esultare gli ambientalisti e strepitare i cacciatori. Un amministratore saggio e disinteressato si conformerebbe all’ordinanza della magistratura amministrativa, specie dopo aver letto le ragioni che motivano il provvedimento.

Ritenuto che, impregiudicata ogni valutazione in rito e sul fumus di fondatezza del ricorso, rimessa all’Udienza camerale di rinvio in composizione collegiale, sussiste il presupposto per l’adozione della misura cautelare monocratica, poiché, nel bilanciamento dei diversi interessi, anche in considerazione della rappresentata particolare situazione emergenziale nel territorio siciliano occasionata da diffusi incendi sviluppatisi nel periodo estivo e degli intuibili effetti sull’ambiente e sulla fauna stanziale, appare prevalente l’interesse pubblico generale alla limitazione dell’apertura della stagione venatoria, così come proposta, motivatamente, nel parere prot. n. 33198 del 22.6.2021 dell’ISPRA”

Tratto dal decreto del presidente della sezione distaccata di Catania del TAR Sicilia emessa in data 31 agosto 2021

Cosa decide di inventarsi l’assessore Scilla per far contenti i cacciatori isolani? Annulla in tutta fretta il provvedimento impugnato dalle associazioni presso il TAR e emette una disposizione che contiene un nuovo calendario venatorio. Stabilendo di fatto che la caccia possa essere subito riaperta, con grande soddisfazione del mondo venatorio. Le associazioni di protezione ambientale minacciano ulteriori azioni legali e anche di segnalare i fatti, incredibili, alle Procure della Repubblica e alla Corte dei Conti. A buona ragione in quanto un comportamento di questo genere, messo in atto da un amministratore pubblico, è eticamente inaccettabile.

La caccia dovrebbe essere vietata per l’intera stagione nelle regioni che hanno subito gravi danni al patrimonio ambientale

La Regione Sicilia ha chiesto in agosto al governo di decretare lo stato di emergenza per combattere gli incendi che la stavano devastando. Dichiarando nel contempo lo stato di calamità per far fronte ai danni e ottenere le risorse che consentissero lo spegnimento dei roghi (quasi tutti dolosi). Una situazione drammatica che ha sconvolto l’Italia centro meridionale, causando gravi danni non solo alle attività umane, ma anche alle aree naturali e alla fauna. Ferite ambientali che impiegheranno anni a rigenerarsi e che non possono essere sottovalutate.

Per questo sarebbe un gesto di grande responsabilità, che forse potrebbe anche servire come deterrente per i piromani, vietare la caccia per tutta la stagione. Dando un momento di respiro alla fauna e consentendo una reale tutela del nostro capitale naturale. Senza poter scordare che l’attività venatoria non è un diritto incomprimibile, per quanto riconosciuto, ma soltanto un’attività ludica e come tale davvero poco importante di fronte situazioni come quelle registrate.

Il patrimonio naturale è di proprietà dell’intero paese e la sua tutela dovrebbe avere la priorità su qualsiasi altra considerazione. La politica non può continuare a gestire i beni collettivi come strumenti per ottenere consenso elettorale e i cittadini devono alzare sempre di più la voce. Non può essere accettato che il parlamento non pensi a immediate e serie modifiche della normativa ambientale, cambiando completamente il senso delle priorità. La caccia non può più essere considerata uno strumento di gestione della fauna ma deve essere vista come un’attività ludica che non ci possiamo più permettere.

Bisogna aiutare gli animali selvatici, ma solo in presenza di una difficoltà reale

Bisogna aiutare gli animali selvatici

Bisogna aiutare gli animali selvatici, ma solo qualora si trovino in una reale difficoltà, tale da compromettere la loro vita o da causare loro una sofferenza. Cercando di interferire il minimo possibile nella loro vita, limitando i contatti all’indispensabile. Senza abituarli a diventare confidenti nei confronti dell’uomo o, peggio, a dipendere dalla disponibilità alimentare che abbiamo creato per loro.

Un animale selvatico per essere al sicuro deve temere l’uomo, le sue strutture e non deve vedere la vicinanza come disponibilità di risorse. Alimentare un animale selvatico, a qualunque specie appartenga e fuori dai casi di effettiva difficoltà, è un grande errore. Che se può essere gratificante, crea un rapporto alterato con quello che ogni selvatico deve vedere come un nemico.

Il cibo rappresenta il principale ponte per creare un’interazione con un selvatico. Insegnandogli però che la vicinanza con l’uomo sia il metodo più semplice per trovare risorse alimentari. Questa è la ragione, solo per fare un esempio, per la quale i cinghiali entrano nel perimetro cittadino, avendo trovato nei rifiuti mal gestiti dall’uomo una fonte perenne di alimenti. Per identica ragione i lupi si avvicinano alle fattorie, quando gli allevatori smaltiscono illecitamente placente e animali morti. Una vicinanza che può finire molto male per gli animali.

Il modo migliore per aiutare gli animali selvatici e tenerli a distanza

In questi giorni, dove la mobilità delle persone è molto ridotta, si vedono immagini di animali selvatici che esplorano le città. Qualcuno pensa che questa sia una cosa positiva, come se la natura in un tempo brevissimo fosse tornata. Riprendendosi spazi che noi abbiamo occupato, ma nella realtà non è esattamente questa. Presenze che giustamente creano curiosità, facendo anche piacere in un momento così difficile. Che però rappresentano un rischio per loro, specie se queste esplorazioni li portano a scoprire nuove dispense.

Il confinamento sociale imposto dalla pandemia finirà e gli uomini inevitabilmente rioccuperanno gli spazi di sempre. Questo potrebbe creare nuovi conflitti se i visitatori non sono piccoli di germano, che stavano anche prima in città e periferie. Sono stati fotografati un lupo in un parcheggio di un centro commerciale, un orso nel giardino di fronte a una casa di Cortina e poi ci sono gli immancabili cinghiali di Genova e Roma.

Per questo è fondamentale non stimolare queste presenze, per evitare di creare condizioni di pericolo per gli animali. Temere l’uomo è un modo per garantirsi la salvezza, specie quando la convivenza avviene in zone fortemente popolate, dove gli animali solitamente convivono come fantasmi ai bordi di paesi e città. Ma un selvatico non è un gatto di colonia, non necessità di avere cibo, salvo che in condizioni molto particolari, come in presenza di gelo intenso e neve.

Alimentare e soccorrere solo gli animali in reale difficoltà, senza improvvisarsi salvatori a tutti i costi

Anche in periodi come questi, dove le città sono più vuote, mancano i turisti e sembra che possano mancare le risorse per passeri e piccioni, bisogna sapere che non è così. Certo i piccioni delle tante piazze d’Italia sono stati abituati a ricevere cibo, ma è un errore pensare che non siano in grado di trovare alternative, specie in primavera. Gli animali in difficoltà sono quelli che selvatici non sono, che sono stati liberati senza criterio dai cittadini: anatre bianche, mute e qualche oca domestica. Uccelli che non volano agevolmente, che fanno fatica a trovare cibo, specie se sono in posti inadatti a loro.

In questo caso è giusto cercare di sopperire al minor passaggio di persone che gli davano cibo. Magari inadatto, di pessima qualità per un anatra ma sempre meglio del nulla. La primavera è una stagione fantastica per tutti gli animali e le difficoltà le possono trovare solo i selvatici che vanno in letargo. Quelli che spesso si risvegliano in anticipo, a causa del caldo improvviso, ma che non trovano ancora cibo. Come può accadere ad esempio ai ricci, che agli inizi della primavera e in tarda estate possono essere aiutati con delle crocchette umide per gatti se vivono nel vostro giardino.

I cuccioli di capriolo e piccoli uccelli non sono soli come possono sembrare

Altro comportamento sbagliato, per troppo amore, è quello di raccogliere tutti gli uccelli che cadono dai nidi durante i primi involi. Oppure i cuccioli di capriolo, che restano soli per ore mentre la madre è al pascolo. Gli uccelli quando cadono a terra, in zone sicure, sono alimentati dai genitori sin o a quando saranno in grado di volare. Vanno recuperati solo dopo aver osservato che non siano seguiti o se siano in una zona pericolosa. Sempre meglio prima di recuperarli chiedere consiglio a un’associazione o a un centro di recupero.

I cuccioli di capriolo invece non vanno proprio toccati: se li avvistate accucciati in una radura, nascosti nel sottobosco, lasciateli dove sono, senza toccarli per non contaminarli con il vostro odore. Potreste condannarli a morte proprio per questo motivo. Le madri potrebbero non riconoscerli più e non prendersene cura. Ricordate che l’allevamento artificiale dei cuccioli è molto complesso e molti animali non sopravvivono, oppure non potranno più essere liberati. Per questo è importante ragionare con attenzione, informarsi, chiedere consiglio.

Alcune volte il miglior intervento possibile è quello di lasciare le cose come stanno. Può essere controproducente interferire nella vita di moltissime specie selvatiche, applicando a questi animali gli stessi criteri che potremmo usare con quelli domestici di proprietà o randagi.