Sterilizzare gli orsi del Trentino, arriva l’ultima trovata della politica

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Sterilizzare gli orsi del Trentino, questa è l’ultima trovata della politica per cercare di far risalire nel gradimento il ministro dell’ambiente Pichetto Fratin. Dopo essere stato sommerso dalle critiche, per la latitanza e le controverse posizioni sulla questione degli orsi del Trentino, il ministro lancia l’idea risolutiva. Che era già stata oggetto di derisione negli anni scorsi quando a proporla era stata la senatrice Conzatti, sempre di Forza Italia. Nel lontano 2018 la politica aveva già proposto che venissero sterilizzati non solo gli orsi ma anche i lupi, per contenerne il numero.

Un provvedimento che nell’idea dei proponenti dovrebbe servire al controllo numerico degli orsi, senza dover ricorrere a cruenti abbattimenti. Una misura “chirurgica” che dovrebbe servire a mantenere la popolazione ursina del Trentino a livelli graditi dalla popolazione. Del resto, questa deve essere stata la riflessione ministeriale, se si adotta questa tecnica nei cani e nei gatti per contenere il randagismo perchè non attuarla sugli orsi? Così già si parla di attrezzare una sala chirurgica nel centro di detenzione di Casteller, dove sono ancora detenuti M49, JJ4 e il piccolo orso Nino. Quest’ultimo è un esemplare che è stato soccorso e mai più liberato.

Il ministro per fortuna, dopo aver aperto a questa nuova quanto bizzarra ipotesi, ricorda anche all’amministrazione trentina che resta da risolvere la questione dei cassonetti. Un problema, quello della gestione dei rifiuti, che rappresenta una delle chiavi di volta perché, si sa, il cibo attira gli animali selvatici, non solo gli orsi. Realtà che avrebbe dovuto costringere gli amministratori a mettere in sicurezza i cassonetti, evitando che potesserro costituire una sorta di self service per i plantigradi. Così non è stato e l’amministrazionetrentina parla di ultimare questa operazione entro il 2028!

Sterilizzare gli orsi del Trentino rappresenta l’ennesima variante di un contenimento che potrebbe ipotecare il futuro della specie

In passato la sterilizzazione era stata proposta come alternativa all’abbattimento per l’orsa Jj4, l’esemplare che ha causato la morte del runner Andrea Papi. L’idea era stata presentata nel 2021, prima di questo brutto episodio, come ipotesi per impedire al plantigrado di riprodursi evitando, così, atteggiamenti di protezione dei cuccioli. Il progetto fu poi abbandonato e Jj4 rimase sotto controllo, ma fertile. Difficile dire se l’operazione avrebbe sortito gli effetti desiderati e se, di conseguenza, si sarebbe potuto salvare il povero Andrea. Ma si trattava di un provvedimento ad hoc su un singolo animale, non di un metodo di contenimento.

Il progetto di ripopolamento degli orsi risale alla fine degli anni ’90, come si può leggere banche sul sito della Provincia di Trento:

Nel 1999, per salvare il piccolo nucleo di orsi sopravvissuti da un’ormai inevitabile estinzione, il Parco Adamello Brenta con la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, usufruendo di un finanziamento dell’Unione Europea, ha dato avvio al progetto Life Ursus, finalizzato alla ricostituzione di un nucleo vitale di orsi nelle Alpi Centrali tramite il rilascio di alcuni individui provenienti dalla Slovenia.

FATTIBILITA’ DELLA REINTRODUZIONE
Prima della realizzazione del progetto, l’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica viene incaricato di analizzare la fattibilità e la probabilità di successo dell’immissione (Studio di fattibilità). Vengono analizzati 60 parametri, tra caratteristiche ambientali e aspetti socio–economici, su una superficie di 6500 km2, ben oltre i confini della Provincia di Trento. I risultati sono incoraggianti: circa 1700 km2 risultano essere idonei alla presenza dell’orso e più del 70% degli abitanti si sono detti a favore del rilascio di orsi nell’area.

Tratto dal sito della Provincia Autonoma di Trento

A distanza di quasi un quarto di secolo i rifiuti sono ancora in buona parte nella disponibilità degli orsi. Nonostante le previsioni del progetto, proprio come è rimasta lettera morta la capillarità delle azioni per diffondere la coesistenza in sicurezza.

Il ministro Pichetto Fratin sostiene che in Trentino ci siano “orsi in sovrannumero”

Il concetto di “sovrannumero” sembra essere particolarmente caro a questo governo, quando parla di grandi carnivori. Il ministro Lollobrigida aveva già dichiarato in passato, riferendosi ai lupi, che erano “sovrabbondanti”, dimenticando ogni riferimento alla portanza ambientale, che regola in modo naturale la presenza delle varie specie. Ma certo per la politica è meglio parlare di troppi animali e di abbattimenti, piuttosto che addentrarsi in questioni come equilibrio e coesistenza. Contribuendo così a gettare benzina sul fuoco dell’intolleranza di quanti non vogliono capire l’importanza degli equilibri naturali.

La sterilizzazione e gli abbattimenti non risolveranno il problema degli orsi confidenti, di quelli che si sono abituati alla presenza dell’uomo a causa di comportamenti umani sbagliati. Nè potranno risolvere l’incognita incidenti se le persone non saranno correttamente informate sul come prevenire gli incontri e di come comportarsi in caso avvengano. Ce lo insegna il parco americano di Yellowstone, visitato nell’ultimo quinquennio da oltre 23 milioni di persone. Grazie alla corretta prevenzione degli incidenti negli ultimi cinque anni ci sono stati soltanto tre incidenti letali, che possono essere considerati tanti solo se non rapportati a altri accadimenti. In Trentino nello stesso lasso temporale, per fare un esempio, ci sono stati ben quarantadue morti sulle strade.

Un dato su cui riflettere, quindi, è quello relativo alla nostra percezione dei fatti, spesso ingigantiti dai media e amplificati, qualora ce ne fosse ulteriore bisogno, dai social. Ai morti sulle strade, ma anche sul lavoro, ci siamo assuefatti, almeno sino a quando non accadono episodi molto rilevanti, mentre se un animale causa la morte di un uomo diventa un evento eccezionale in quanto straordinario. Un fatto che testimonia il pericolo rappresentato dalla presenza di animali selvatici potenzialmente pericolosi. Che vengono usati come arma di distrazione di massa.

Sterilizzare orsi e lupi per contenerne il numero è un’idea surreale

Sterilizzare orsi e lupi per contenerne il numero

Sterilizzare orsi e lupi per contenerne il numero, con un intervento chirurgico mini invasivo, è la proposta contenuta in un DDL presentato al Senato.

Il senatore Donatella Conzatti di Forza Italia ha presentato il disegno di legge 348, unitamente ad altri colleghi, per modificare la legge attuale in tal senso.

Pensare di poter usare la sterilizzazione chirurgica sulla fauna come misura alternativa agli abbattimenti rappresenta un’idea che personalmente ritengo surreale.

Partiamo dalle operazioni di cattura che sono non facili, spesso sono traumatiche e certamente non consentono, per il contesto in cui avvengono, di poter allestire una sala chirurgica sul posto. Sarebbe quindi necessario trasportare gli animali presso una struttura in cui tutto questo sia possibile.

Questa attività viene già praticata sui lupi che si ritiene possano essere ibridi. Con infinite difficoltà vengono catturati e una volta accertato che non si tratta di esemplari puri, ma del frutto di un incrocio fra lupo e cane, vengono sterilizzati e reimmessi sul territorio (leggi qui). Pensare però di estendere queste operazioni come strumento di gestione numerica è impensabile. Quanto inutile.

La storia del lupo nel nostro paese dimostra con chiara evidenza come una popolazione faunistica possa contrarsi, sino quasi a scomparire, per una serie di ragioni che ne limitano la diffusione e quindi la riproduzione: bracconaggio, mancanza di territori e soprattutto assenza di prede.

Il lupo per questo motivo è rimasto confinato per decenni in parti limitate e remote della penisola, sino a quando non sono mutate le condizioni ambientali che hanno giustificato una nuova colonizzazione del territorio. La storia del lupo è completamente differente da quella dell’orso in quanto, nonostante le leggende, non ci sono state reintroduzioni o liberazioni di individui provenienti da altre zone.

Due fattori hanno consentito la ripresa della popolazione: lo spopolamento delle campagne, della montagna in particolare, e l’aumento delle prede, anche a causa della dissennata introduzione di animali come i cinghiali, per fini venatori. Si sono così aperti per il predatore nuovi corridoi per spostarsi sulla dorsale dell’Appennino e un’abbondanza di risorse trofiche. In poche parole la natura ha fatto il suo corso.

Dimostrando in modo incontrovertibile come l’azione dell’uomo, la presunta capacità di gestione della fauna, del capitale naturale sia pressoché nulla. Le popolazioni tornano a crescere quando si modificano in senso positivo i vantaggi ambientali. Vale per i lupi ma vale anche per le prede, come cinghiali, cervi e caprioli. Per questo motivo sterilizzare orsi e lupi per contenerne il numero è davvero un’idea surreale.

Gli agricoltori e i cacciatori se la prendono con tutte le specie che entrano in competizione con l’uomo ma anni di presunta gestione faunistica basata sugli abbattimenti, massivi e selettivi, hanno dimostrato la totale e completa inefficacia di questi strumenti per ottenere una gestione armonica delle popolazioni.

Se qualcuno è in grado di dimostrare che la gestione delle popolazioni attraverso la caccia ha avuto casi di successo, grazie ai quali si è ricreato un equilibrio stabile, lo invito a colmare questo mio vuoto di conoscenza. Diversamente bisognerebbe che prendessimo coscienza dell’umana  incapacità di gestire la fauna e provassimo a farlo non più a fucilate, o con idee balzane come quella di sterilizzare orsi e lupi.

Occorre aumentare la resilienza dell’ambiente, cambiare le tecniche sulla base delle necessità e mutare quei comportamenti, a partire dalla gestione dei rifiuti che in molti casi sono una grande risorsa a disposizione degli animali, dai randagi ai lupi, dagli orsi alle volpi. La natura non è buona ma è perfetta e ogni anello ha il suo posto nella catena della vita. Per interesse noi questo lo dimentichiamo troppo spesso.

Chiediamo ai contadini africani, certo più dediti all’agricoltura di sussistenza che alla nostra industria basata su monoculture estensive e allevamenti intensivi, di mettere i recinti elettrici per difendere i raccolti dagli elefanti. Ma poi permettiamo ai nostri pastori di continuare a mandare al pascolo gli animali senza usare protezioni.

In nome della libera agricoltura pur sapendo che recinti elettrici, cani da guardiania e corretto smaltimento degli animali morti possono essere risolutivi.

La sterilizzazione non è una soluzione nemmeno sui randagi, ma solo un metodo di limitare i danni. Non replicabile sulla fauna. Il contrasto al randagismo passa attraverso altri canali, quelli che portano continua linfa vitale agli squilibri di popolazione.

Abbandoni, acquisti di impulso, vagantismo con conseguenti riproduzioni indesiderate, possesso irresponsabile e commercio libero sono le principali condizioni che alimentano il randagismo, per fare un esempio. Quindi pensare di sterilizzare orsi e lupi per contenerne il numero è solo una fantasia di qualche politico in cerca di visibilità.

Dovremmo smettere, forse, di individuare alcune pratiche come quelle che risolvono quando al massimo tamponano il problema, troppo spesso davvero malamente. E doppiette e pallottole, unite agli interessi economici e politici che muovono questo settore, non hanno mai risolto nulla. Proprio come la sterilizzazione della fauna, che senza gestione ambientale e educazione della popolazione, non servirebbe nemmeno sui cinghiali.