Vitelli in alto mare

Vitelli in alto mare dal 18 dicembre in quanto il porto di destinazione, in Turchia, li ha rifiutati. Da allora sono rimasti caricati sulla nave stalla Elbeik che da allora sta facendo il giro dei porti del Mediterraneo. Senza ottenere che qualcuno facesse cessare questa incredibile vicenda. Una storia parallela a quella del cargo Karim Allah, che trasportava più di 800 vitelli, che dopo mesi in mare sono tornati al punto di partenza: il porto di Cartagena. Dove sono stati tutti abbattuti per poi essere destinati all’incenerimento.

Cani falchi tigri e trafficanti

Dalla Spagna partono ogni settimana migliaia di animali destinati ai mercati del Nord Africa e del Medio Oriente. Trasportati come se fossero cose, non animali senzienti ai quali sarebbe obbligatorio garantire, almeno, condizioni di vita umane. I bovini sono stati ritenuti infettati dalla Blue Tongue, il morbo della lingua blu e per questa ragione sono stati rifiutati dagli acquirenti. Che forse in un secondo momento avrebbero anche cambiato idea, senza però trovare il consenso delle autorità spagnole.

Così oltre 1.800 vitelli sono arrivati di fronte alla Turchia senza poter sbarcare. Da allora la nave sta vagando per diversi porti del Mediterraneo. Senza mai riuscire a far scendere a terra gli animali, ma soltanto ottenendo i rifornimenti necessari. Per garantire qualche giorno in più (di sofferenza) al carico di sofferenti.

I vitelli in alto mare sono la dimostrazione di quanto sofferenza e maltrattamento siano stati legalizzati per profitto

Considerando che sono in mare da più di tre mesi, in spazi che sarebbero già angusti per un trasporto di una settimana, il maltrattamento pare evidente. Sembra che nel frattempo più di un centinaio di animali siano morti, per poi essere gettati in pasto ai pesci, stremati da privazioni e malattie. Un fatto che però non ha agevolato il loro sbarco, che come per i bovini della Karim Allah, finirà con il loro abbattimento.

Al porto di Cartagena, dove già sono stati macellati gli altri, gli operatori portuali non li vogliono. Farebbero perdere troppo tempo e bloccherebbero l’imbarco di altri derelitti su altre navi. Destinati agli stessi mercati, con gli stessi rischi. Secondo i responsabili dello scalo le operazioni di macellazione degli animali della nave stalla precedente ha impedito di far partire oltre 40,000 bovini su un numero imprecisato di navi. Con un danno economico che non deve, secondo loro, ripetersi.

Alla fine i poveri animali sono rimasti ostaggio della burocrazia, delle discussioni fra autorità sanitarie, portuali e armatori. Senza che fra questi qualcuno abbia dato un valore alla sofferenza degli animali. Che mai come in questo caso non sembrano essere considerati come esseri viventi, ma solo come carne da macello. Ma per loro anche la morte, con la fine delle sofferenze, sembra essere un traguardo irraggiungibile.