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Un futuro a colori per i giovani passa da un diverso rapporto con gli animali e l’ambiente, dalla consapevolezza di dover trovare un punto di equilibrio. Occorre la volontà, politica e sociale, di affrontare un cambiamento radicale, che porti a una nuova visione dove il centro si la sostenibilità. Esiste un solo perno ragionevole sul quale può girare il futuro delle nuove generazioni e questo significa cambiare radicalmente il modello di sviluppo. Considerando che il modello attuale ha dimostrato, e non solo durante la pandemia, il suo completo fallimento.

Quando gli uomini sono passati da cacciatori/raccoglitori a agricoltori hanno avuto più tempo a disposizione, non dovendo passare la vita nella costante ricerca del cibo. Così si sono create le aggregazioni umane e il maggior tempo si è però spesso tradotto in una maggior ricerca di potere e ricchezza. Questa temporalmente breve trasformazione della società umana ha portato a dare sempre più valore al potere economico e sempre meno al tempo e alle esigenze degli esseri viventi.

In questo modo la società umana si è fatta avviluppare dal potere economico. Dovendolo semplificare in una visualizzazione l’economia è come un grasso ragno e la maggioranza degli uomini sono le mosche. Ma il ragno è come il cavallo di Troia: al suo interno nasconde un infinitesimo della popolazione mondiale, che detiene le ricchezze del nostro pianeta, cibandosi di uomini e ambiente per produrre denaro e potere. Impedendo o rallentando ogni trasformazione che non sia utile al progetto della sua sopravvivenza.

Il diritto alla felicità delle giovani generazioni non è garantito dall’attuale rapporto con animali e ambiente

Per produrre ricchezza stiamo divorando l’ambiente come se fosse un hamburger, mangiando diritti, risorse e futuro senza porci troppe domande. Senza pretendere che la politica ribalti questo paradosso, rimettendo al centro le persone, i diritti degli esseri viventi e uno sfruttamento delle risorse funzionale e sostenibile. Una costruzione certo molto diversa, sicuramente non impossibile, quasi a portata di mano.

Le scelte energetiche saranno una delle prime basi di una rivoluzione verde, un pilastro della sostenibilità. Allontanandoci dal carbone e dal petrolio e avvicinandoci sempre più a quelle fonti che ci derivano dalla natura: sole, vento, acqua e biomasse. Un modello di sviluppo possibile, già oggetto di studi avanzati e di dimostrazioni concrete. Come ha illustrato un servizio della trasmissione Report.

Gli allevamenti intensivi devono essere visti come realtà che producono sofferenza, inquinamento e che sottraggono risorse alimentari alla popolazione umana. Dobbiamo capire che la salute e la difesa dell’equilibrio ambientale deve portare a mutamenti radicali, anche nei consumi alimentari. Per essere in grado di garantire cibo a tutti senza dover continuare a divorare natura, ambiente e biodiversità. Arrestando il consumo di suolo.

La mancata visione della politica, le continue divisioni, la presenza di troppi politicanti e di pochi statisti è un ostacolo alla green economy

Ritornando al ragno, che in realtà è un cavallo di Troia, non deve trovare nella classe politica l’arma per portare avanti le sue strategie. E i cittadini, se vogliono essere protagonisti del cambiamento, devono capire che le continue divisioni, le troppe improvvisazioni e le molte convenienze sono come un virus. Pericolose e mortali quanto la peggior pandemia. Che hanno avvelenato il mondo, rischiando di farlo implodere per eccesso di dipendenza dall’economia e poca attenzione ai bisogni della collettività.

Per essere ottimisti sul futuro abbiamo bisogno di vedere più impegno, più attivismo. Vogliamo una rivoluzione, pacifica e colorata, capace di scardinare dalle fondamenta un modello sociale in cui sempre di più le persone non si riconoscono. Bisogna impedire di essere tenuti sotto scacco dalla paura della disfatta: l’economia sostenibile distribuisce ricchezze, riconosce diritti, arricchisce le anime e le persone.

Certo non garantirebbe lunga vita a quel cavallo di Troia del ragno.

A dieci anni dall’inizio della crisi finanziaria i miliardari sono più ricchi che mai e la ricchezza è sempre più concentrata in poche mani. L’anno scorso soltanto 26 individui possedevano la ricchezza di 3,8 miliardi di persone, la metà più povera della popolazione mondiale. Nel 2017 queste fortune erano concentrate nelle mani di 46 individui e nel 2016 nelle tasche di 61 miliardari. Il trend è netto e sembra inarrestabile. Una situazione che tocca soltanto i paesi in via di sviluppo? No, perché anche in Italia la tendenza all’aumento della concentrazione delle ricchezze è chiara.

Da un articolo del Sole24ore del 21/01/2019 di Angelo Mincuzzi