
Nominato il Commissario Europeo al benessere animale, per la prima volta nella UE: una scelta coraggiosa che traccia una direzione o solo fumo negli occhi? Questa è la domanda che sembra risuonare anche nei corridoi del parlamento europeo, dove molti dubbi sembrano esserci sulla nomina dell'ungherese Oliver Varhelyi. Il nuovo commissario ha una formazione giuridica e sembra non essersi mai occupato di animali in precedenza: un punto che non depone a suo favore. Non fa ben sperare nemmeno la sua provenienza politica, considerando che è stato eletto nelle schiere del partito di Victor Orban, che l'Europa la vorrebbe subalterna ai voleri dei singoli stati membri.
Le associazioni che si occupano di tutela degli animali incassano la vittoria di aver ottenuto il riconoscimento della loro battaglia. Ora si tratterà di cercare di riempire un contenitore in realtà vuoto. Per dar sostanza all'intento e per fare i passi avanti necessari per migliorare un settore enorme, che muove un giro d'affari miliardario. Un compito decisamente non facile, considerando le premesse. Nella lettera d'incarico che la presidente Ursula von der Leyen ha stilato per nominare il commissario del benessere animale si parla solo in fondo. Esattamente e esclusivamente al quint'ultimo punto!
Dalla lettera di incarico al nuovo commissario indicato dalla presidente della Commissione Europea:
"Vorrei affidarle il ruolo di Commissario per la salute e il benessere degli animali. (...)
Sulla base della legislazione esistente in materia di benessere degli animali, lei modernizzerà le norme sul benessere degli animali, anche per quanto riguarda l'importazione di animali esotici, tenendo conto della sostenibilità, delle considerazioni etiche, scientifiche ed economiche e delle aspettative dei cittadini".
Nominato il Commissario Europeo alla salute e al benessere animale, ma di benessere si parla davvero poco
La presidente von der Leyen, da scaltra politica di lungo corso, ha inserito il benessere animale nel tutolo della proposta di incarico, per poi relegare il contenuto al fondo. In una delega che ha come primo obiettivo la salute dei cittadini europei e dove, gli animali, entrano per ademmpiere ai dettami del paradigma One Health. Annegando il benessere degli animali, al quale i cittadini europei sono sempre più attenti, in fondo alla lettera di missione. Il concreto rischio è che il benessere animale resti solo un'enunciazione di principio, come è successo per il riconoscimento degli animali come esseri senzienti, sancito dal trattato di Lisbona del 2007.
La legislazione comunitaria rappresenta una parte importantissima della normativa sul benessere animale. Le leggi nazionali adottate da ogni singolo paese sono infatti costrette nel recinto delle norme comuntarie e questo, anche per l'Italia, è stato motivo di progresso e innovazione della nostra legislazione in materia. Non si può però nascondere quanto il benessere animale sia stato sempre un concetto asservito alle esigenze economiche, piuttosto che al reale riconoscimento di diritti. Una sorta di mantello magico sotto il quale far scomparire enormi questioni etiche.
Per arrivare a un cambiamento l'Europa deve stringere le maglie normative su una serie di questioni che riguardano gli animali d'allevamento. Iniziando a affrontare e regolamentare, per arrivare a limitare grandemente, il trasporto di animali vivi all'interno della comunità, ma anche la loro esportazione verso paesi terzi. Occorre chiudere senza tentennamenti l'utilizzo delle navi stalla, tanto per fare un concreto esempio, usate per inviare animali da macello in Oriente. Si facciano viaggiare le carni e si chiuda per sempre con queste tragiche odissee.
Le associazioni aumentino le pressioni verso i governi per ottenere cambiamenti reali
Pur essendo consapevoli che la battaglia delle associazioni ricordi quella di Davide contro Golia, abbiamo bisogno di raggiungere esattamente lo stesso improbabile epilogo. Diventando quei sassolini capaci di far saltare gli ingranaggi, protagonisti attivi per cambiare il corso delle cose. Prendendo atto della realtà che, dal mio punto di vista, passa dalla consapevolezza che la nomina di questo commissario sia un provvedimento di bandiera, una sorta di camouflage per nascondere la volontà di restare fermi o di muoversi con limitatissimi orizzonti.
La leva può passare soltanto attraverso una maggior sensibilizzazione dell'opinione pubblica, basata sull'informazione e sulla consapevolezza. La difesa dei diritti animali passa dalla creazione di uno zoccolo duro di elettori che, attenti alle problematiche animali e ambientali, si comportino come cacciatori e agricoltori. L'unico linguaggio compreso dalla politica passa attraverso il consenso elettorale: non è bastato e non basterà quanto accade fuori dalle urne. Occorre creare un fronte compatto, depurato dagli eccessi emotivi che raramente si traducono in voti, per dar vita a una strategia politica che possa contribuire efficacemente al cambiamento.
