Aziende contro la caccia: dopo Lush arriva anche Almo Nature

Aziende contro la caccia: dopo Lush arriva anche Almo Nature

Lo spot di Almo, trasmesso su molti canali televisivi e sui social, potrebbe sembrare un atto tanto coraggioso quanto suicida, considerando che non è usuale che un'azienda "impallini" il proprio mercato. Ma nelle grandi imprese, anche quelle come Almo a vocazione benefit, nulla accade per caso e le scelte vengono sicuramente ponderate. Del resto Almo Nature e Fondazione Capellino non sono nuove alle provocazioni e lo avevano già dimostrato sostenendo gli allevatori nel mantenimento dei cani da guardiania per la protezione dei propri animali dalle predazioni. Schierandosi a favore della tutela del lupo, contro abbattimenti e bracconaggio.

In realtà la scelta di schierarsi apertamente contro la caccia di Almo e di Lush non può prescindere da sondaggi e da ricerche di mercato. Infatti che piaccia o meno alle associazioni venatorie, che riescono con i loro voti a condizionare in modo più che efficace la politica, la stragrande maggioranza degli italiani è contro la caccia. Un giudizio netto che, secondo un recente sondaggio LIPU-SWG, fissa nel 69% il numero degli italiani che vorrebbero chiudere con la caccia, per sempre.

Lush contro la caccia

Federcaccia accusa Almo Nature di ipocrisia, visto che vende scatolette con carne di cinghiale

L'apertura delle ostilità nasce in modo prepotente con il disegno di legge che il centrodestra, sempre compatto quando si tratta di difendere la caccia, sta cercando di far approvare in parlamento. Un provvedimento davvero assurdo che struttura un attacco senza precedenti alla fauna, che se approvato farebbe fare alla normativa un salto nel passato. Quasi un ritorno alla legge sulla caccia promulgata nel 1939, in pieno fascismo, che classificava i predatori come nocivi, consentiva l'uso di veleno e tagliole e promuoveva più un sistematico sterminio che una reale gestione. Una normativa che, se approvata, ci causerebbe infiniti contenziosi con L'Unione Europea, con sicure condanne che peserebbero sulle tasche di tutti gli intaliani.

Contro il DDL ribattezzato "sparatutto" si sono schierate non solo le associazioni protezionistiche, ma anche il mondo scientifico, quello della cultura e, recentemente, anche le aziende come Lush e Almo. Facendo imbestialire, fra i tanti, il presidente di Federcaccia Massimo Buconi che ha dichiarato "Ma sul fatto che una azienda produttrice di alimenti per animali a base di carne e pesce, cinghiale compreso, consideri ingiustificabile la caccia, veramente nessuno trova qualcosa di strano e incoerente?". Insomma la guerra è aperta ma, per una volta, la disparità delle risorse potrebbe fare la differenza nella comunicazione. Almo batte infatti le associazioni venatorie per visibilità e qualità del messaggio, nonostante tutto. Facendosi perdonare anche immagini di lupi e cervi che di

Per una campagna perfetta di Almo Nature serviva un pizzico di coraggio in più

A supporto della campagna Almo Nature fornisce un dossier sulle motivazioni che l'hanno spinta a realizzare questa campagna e a schierarsi apertamente contro la caccia. Per dimostrare al mercato che essere contro la caccia oggi, come sostengono da decenni le associazioni di protezione degli animali, significa essere dalla parte dei cittadini. Contro una minoranza che vuol disporre di un patrimonio collettivo. Per questa ragione Almo ha da tempo arruolato comunicatori fra i naturalisti, per riempire di contenuti quelle che potevano essere campagne basate solo sulla spinta emotiva.

Quello che è mancato, a mio parere, è stato il coraggio di andare fino in fondo, tirando una stoccata alla politica. Il disegno di legge di cui si discute è palesemente contro gli interessi della collettività, pesantemente sbilanciato per favorire i cacciatori. Questo avrebbe permesso di fare un affondo contro i partiti che l'hanno proposto, considerando questa proposta di legge un atto che va contro agli interessi dei cittadini. Un attacco alla natura che danneggerebbe la collettività sotto il profilo naturalistico ma anche dal punto di vista economico e di sicurezza pubblica. Questo coraggio però è mancato, probabilmente ancora una volta grazie ai sondaggi, che vedono il centrodestra in vetta alle preferenze degli italiani. Peccato!

Almo Nature da azienda per animali a fondazione degli animali

Almo Nature da azienda per animali a fondazione degli animali

Almo Nature da azienda per animali a fondazione degli animali, per scelta del suo proprietario Pier Giovanni Capellino. Una decisione destinata a far discutere perché dal 1° gennaio di quest'anno tutti gli utili dell'impresa saranno trasferiti alla Fondazione Capellino, per la realizzazione di attività a favore degli animali. I progetti sono ambiziosi: si parla di 10 milioni di Euro all'anno, che saranno utilizzati dalla neo costituita fondazione per occuparsi di realizzare attività in favore degli animali. Un'idea  che non si ferma ai domestici ma si rivolge anche ai predatori come orsi e lupi, e non solo. Certo qualcuno storcerà il naso perché per alimentare i nostri quattrozampe si usano derivati animali, ma non si deve dimenticare che cani e gatti hanno una dentatura e un apparato digerente da carnivori, al contrario dell'uomo che è decisamente un onnivoro malamente convertito a una dieta con troppe proteine animali. Ma rispetto ai suoi competitor bisogna anche dire che Almo è una delle 11 compagnie europee certificate come azienda cruelty free  da PETA UK (leggi qui), per non aver mai usato animali per testare i suoi prodotti, al contrario di quanto avviene per tantissimi grandi marchi, come ha dimostrato qualche tempo fa un'inchiesta realizzata per la RAI da Report (leggi qui).

Almo è la prima azienda che diventa "di proprietà" degli animali

Sicuramente, per quel che è noto, è l'unica azienda il cui proprietario abbia deciso di trasferire tutti gli utili a una fondazione che ha come scopo quello di finanziare progetti che servano concretamente ad aiutare gli animali. Con programmi ambiziosi che sono stati suddivisi in due grandi tronconi: il primo riguarderà cani e gatti meno fortunati, quelli presenti nei rifugi, mentre il secondo si occuperà della promozione di ogni forma di convivenza fra l'uomo e i predatori, non solo quellii grandi come lupi e orsi ma anche le specie più piccole, come per esempio le volpi. "A pet is for life" è il progetto che si occuperà di quelli domestici e che cercherà di fornire un aiuto agli animali più sfortunati che ora, come dice Capellino, si ritroveranno a essere i veri proprietari dell'azienda, naturalmente con l'impegno di condividerla anche con gli animali selvatici. All'interno di questo progetto ci saranno iniziative per fornire a canili e gattili un milione di pasti gratuiti l'anno, ma anche la creazione di sinergie per cercare di trovare casa a un numero sempre maggiore di ospiti, forzati, di queste strutture. Il progetto "Farmers&Predators" si propone invece di ridurre i conflitti fra l'uomo e i predatori, in modo da stimolare una maggior tolleranza nella convivenza con questi ultimi, dando strumenti per tutelare il bestiame dagli attacchi, ad esempio, dei lupi. Già da qualche anno Almo sta contribuendo, tramite gli enti che gestiscono i progetti di conservazione sui lupi come il LIFE MIRCO LUPO, all'aiuto dei pastori mediante la cessione di cani da guardianìa, da mettere a difesa delle greggi comprendendo anche la fornitura del cibo per un lungo periodo.

Difendere il lupo diffondendo l'utilizzo dei cani da guardiania

In questo modo anche gli allevatori più contrari alla presenza dei lupi possono scoprire che, con piccoli accorgimenti, i predatori indirizzeranno le loro attenzioni verso gli ungulati selvatici, riducendo in modo sostanziale i fenomeni di predazione sugli animali d'allevamento. Naturalmente la prevenzione della predazione può riguardare tutte le specie di carnivori, contribuendo così non solo a migliorare la convivenza fra uomini e lupi, ma anche con orsi, volpi, faine e altri. Almo Nature da azienda per animali a fondazione degli animali Il secondo troncone sarà invece messo in atto con lo slogan "A possible alliance" e sarà rivolto a tutti i produttori che dimostreranno di saper svolgere la loro attività con uno spirito che porti alla convivenza pacifica con i predatori, dimostrando come sia una sfida possibile quella di coniugare agricoltura e biodiversità. Ora la speranza è che questi ultimi progetti non si occupino solo di tutelare la biodiversità ma anche il benessere animale, creando le sinergie solo con aziende agricole che siano in grado di fare allevamento nelle migliori condizioni di benessere per gli animali. Resta infatti ben presente il problema di come, al di là delle convinzioni individuali, occorra cambiare e innovare profondamente il modo di allevare gli animali, riportandolo a cicli maggiormente rispettosi delle loro esigenze e condizioni di vita. Almo Nature da azienda per animali a fondazione degli animali resta comunque una sfida bella e stimolante, un concetto di restituzione dei profitti agli animali e al territorio che rendono questa idea di Capellino un esempio da seguire. Le imprese non devono solo produrre ricchezza per pochi, ma devono anche condividere la loro economia con la società. Per spezzare questa catena di individualismo che sta strozzando il nostro senso di comunità, un'aggregazione che deve essere sempre più aperta fra uomini e animali, per migliorare e conservare l'unico pianeta sul quale, almeno per il  momento, possiamo vivere.