Sterminio di gatti e volpi con il veleno, grazie a una macchina governata dall’intelligenza artificiale

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Sterminio di gatti e volpi con il veleno, grazie a una macchina governata dall’intelligenza artificiale, non è una fake news ma la nuova strategia australiana. Volpi e gatti sono ritenuti dei pericoli per la biodiversità e da tempo chi si occupa di conservazione punta il dito contro i gatti, responsabili di uccidere miliardi di animali selvatici. Il fatto che i gatti, in particolare i randagi, siano responsabili di un prelievo consistente sulla piccoli uccelli e mammiferi è un dato difficile da confutare. Certo si potrebbero costituire parallelismi fra moltissimi altri eventi dannosi per la fauna, ma resta il punto che i gatti sono un predatore introdotto dall’uomo.

La responsabilità è quindi tutta nostra: il randagismo canino e felino è originato da una pessima gestione degli animali con i quali conviviamo. Le conseguenze dannose sono però sempre pagate dagli animali randagi e solo in minima parte dalla collettività. Questo però è altro discorso, già affrontato centinaia di migliaia di volte ma mai risolto, anche perché si agisce sulle conseguenze, senza avere un occhio attento nei confronti delle cause. Ma in questo caso il governo dell’Australia mette selvatici e domestici rinselvaltichi sullo stesso piano, identificando in gatti e volpi un pericolo per la biodiversità.

Secondo gli enti governativi queste due specie sono responsabili, in concorso con altre, dell’uccisione di due miliardi di animali australiani ogni anno, mentre i gatti domestici si attesterebbero sull’uccisione di oltre 390 milioni di selvatici. Il punto non è tanto, qui,di contestare i numeri, ma quello di valutare i metodi impiegati, per i quali il governo ha stanziato 7,6 milioni di dollari in cinque anni. Con lo scopo dichiarato di contrastare l’espansione di volpi e gatti a qualsiasi costo. Con quali metodi? Con una macchina governata dall’AI.

Sterminio di gatti e volpi con il veleno, in modo crudelmente selettivo grazie all’AI ma con una sorpresa

Felixer è il nome di questa macchina, che grazie all’intelligenza artificiale è in grado di riconoscere gatti e volpi con un alto tasso di precisione. Riuscendo anche a emettere richiami, denominati “esche sonore”, capaci di indurre queste specie a avvicinarsi al macchinario. Una volta che li avrà identificati Felixer sparerà su gatti e volpi un gel tossico, che una volta leccato dagli animali li condurrà a morte. Una versione più sofisticata dei topicidi, non è dato di sapere quanto indolore considerando che si tratta di un tossico.

Gli stessi produttori ammettono che nonostante il dispositivo sia in uso da diversi anni e sia governato dall’AI ci possono essere dei tassi di errore. Vale a dire un mancato corretto riconoscimento della specie target con un tasso di errore che non dovrebbe essere superiore allo 0,5%. Questo è quanto rivela la scheda tecnica dell’apparecchio e gli avvertimenti di sicurezza sull’uso.

A questo punto il lettore starà pensando che questa macchina sia stata pensata da una delle tante multinazionali che commerciano veleni e varia attrezzatura. Proprio questa è invece la sorpresa perché chi ha inventato e commercializza questa macchina è una charity che si chiama Thylation. Una ONG che ha come scopo quello di occuparsi di conservazione della biodiversità, vantando una serie di sinergie con altre realtà impegnate in questo campo.

Selettiva negli obiettivi Felixer, pur con dichiarate possibilità di errore, ha effetti collaterali

Quello che non dicono i giornali italiani che in questi giorni parlano di Felixer è che i cadaveri degli animali morti a causa del veleno in gel risultano tossici a loro volta. Come sembra attestare senza possibili dubbi l’avvertenza di sicurezza che raccomanda l’incenerimento o il seppellimento degli animali morti. Per evitare problemi agli altri animali non target, che potrebbero, si ritiene, restare a loro volta avvelenati.

Insomma ancora una volta l’idea di difesa della natura si intreccia con la volontà di gestirla, secondo tecniche e sistemi sempre meno naturali e sempre più problematici. Cercando di intervenire sulle conseguenze e poche volte sulla prevenzione, dimenticando che per ottenere un reale risultato bisognerebbe avere la volontà di ridurre l’intervento antropico. Facendo prevenzione e non soltanto una costante opera di rimozione di specie indesiderate dal territorio.

Riprende in Lombardia guerra alle volpi fatta con i soldi dei contribuenti, nonostante l’epidemia in atto

Lombardia guerra alle volpi

Riprende in Lombardia la guerra alle volpi, che non si ferma nemmeno in tempi difficili come questi. La Regione infatti ha presentato ricorso contro la sentenza del TAR che aveva sospeso il piano di abbattimento della provincia di Lodi. Una decisione che sconcerta, in parte per il periodo che non sembra essere il più opportuno per destinare fondi e tempo a questo capitolo, ma in parte anche per la scelta.

Il ricorso presentato dalla Regione infatti non riguarda una sentenza che annulla una delibera regionale ma bensì una sospensiva, in attesa di una decisione nel merito. Che il Tribunale amministrativo lombardo avrebbe preso da qui a qualche mese. Evidentemente l’amministrazione lombarda neanche in questa situazione ritiene di poter fare a meno di accontentare il mondo venatorio.

Prosegue così in Lombardia la guerra alle volpi. Costringendo le associazioni a costituirsi nel giudizio promosso davanti al Consiglio di Stato, investendo altro denaro per contrastare un provvedimento sospeso. Il 10 gennaio infatti il TAR della Lombardia, su ricorso di ENPA, LAC e LAV aveva sospeso una parte del piano di contenimento delle volpi nel comprensorio di Lodi. Che poteva essere comunque attuato nella parte non giudicata “eccessiva” dal tribunale.

La caccia alle volpi in modi non previsti non è sicuramente una priorità regionale

Come è stato detto più volte le volpi rappresentano, come tutti i predatori, un anello importante della catena alimentare. Svolgendo un ruolo di selettore naturale delle popolazioni di diverse specie, fra le quali nutrie e conigli selvatici. Ma se le nutrie non interessano i cacciatori diverso è il discorso per i conigli e, soprattutto per i fagiani, le altre possibili prede. Che vengono lasciati proprio in primavera per farli riprodurre, situazione che però ben difficilmente si concretizza.

I fagiani che vengono liberati sono poco diversi dai polli di allevamento. Con scarsa possibilità di riprodursi e con difficoltà legate spesso anche alla loro stessa sopravvivenza. Animali allevati che molte volte non riescono a procurarsi il cibo per sopravvivere, essendo abituati ai mangimi che gli sono dati in allevamento.

Peraltro non è difficile prevedere, vista l’emergenza sanitaria, che sarà quasi certamente impossibile poter pensare a un veloce ritorno alla normalità. Anche per quanto riguarda l’attività legata alla caccia. Insomma almeno in questa occasione la Regione Lombardia poteva fare delle scelte più oculate e rispettose delle leggi, che vietano abbattimenti con metodi e tempi indicati dal provvedimento impugnato.

Ora sarà il Consiglio di Stato a dover confermare la sospensiva disposta dal TAR della Lombardia, che avrebbe comunque emesso la sentenza il prossimo luglio. Un inutile e ingarbugliata sovrapposizione, considerato che la Lombardia poteva sempre ricorrere contro la sentenza definitiva, qualora avesse confermato i criteri esposti in sospensiva.

Cacciatori contro volpi, il TAR della Lombardia dice no!

Cacciatori contro volpi
Foto di Digital Designer da Pixabay

Cacciatori contro volpi, il TAR della Lombardia dice no ai tentativi di piegare la norma ai desideri dei cacciatori. Grazie a un ricorso promosso dalle associazioni ENPA, LAC e LAV al TAR, assistite dall’avvocatessa Valentina Stefutti. Le associazioni avevano impugnato il piano quinquennale di abbattimento delle volpi dell’ATC Laudense, per una serie di irregolarità. Il TAR ha stabilito la sospensiva di due punti del piano, riservandosi una valutazione complessiva in fase di discussione della causa di merito.

Il tribunale amministrativo ha ritenuto di sospendere la possibilità di cacciare le volpi dagli autoveicoli anche di notte e con i fari e di usare operatori non previsti dalle leggi in materia. Una censura che era già stata avanzata in altre occasioni, sempre sui piani di abbattimento delle volpi. I predatori sono da sempre osteggiati dal mondo venatorio, che li guarda sempre come competitori dei cacciatori su lepri e fagiani. Sotto il profilo scientifico le volpi, come tutti i predatori, sono un elemento fondamentale per l’equilibrio ambientale e, di conseguenza, dovrebbero essere tutelate e non sterminate.

Peraltro le volpi oltre a tenere sotto controllo le popolazioni di lagomorfi, con il prelievo dei soggetti meno prestanti e quindi più facili da catturare, sono anche gli unici predatori della nutria, negli stadi giovanili. Da tempo la comunità scientifica riconosce a tutti i predatori un effetto benefico sull’ambiente, contestato soltanto dal mondo della caccia e dalla parte peggiore del mondo agricolo.

Abbattere le volpi sparando di notte dai veicoli non sarà permesso

Il TAR ha infatti riconosciuto che la caccia alle volpe praticata dai veicoli, con l’uso di fonti luminose rappresenta un pericolo, oltre che un allargamento indebito del perimetro normativo. Una considerazione che i cacciatori ben conoscono, ma che provano a introdurre nei piani fino allo sfinimento. Per fortuna le associazioni presentano su questi piani di abbattimento continui ricorsi, che fermano l’illegalità.

Vietata anche la possibilità di usare negli abbattimenti personale autorizzato dagli ATC. A eseguire le operazioni di prelievo della fauna possono essere soltanto le figure previste dalla legge 157/92 e non altre. Fallito quindi il tentativo di poter aumentare il numero delle persone autorizzate a praticare la caccia alla volpe. La caccia notturna con i fari oltre ad essere pericolosa rappresenta una fonte di immotivato disturbo nei confronti di tutta la fauna.

La parola fine su questo piano poliennale, che dovrebbe restare in vigore nel comprensorio di caccia lodigiano sino al 2023, sarà scritta dal tribunale amministrativo il 16 luglio 2020. In quella datasi riunirà per valutare la questione nel merito, affrontando così anche le altre motivazioni del ricorso. In una regione, la Lombardia, che pur continuando a perdere ricorsi su provvedimenti adottati per favorire la caccia, sembra non avere intenzione di desistere.

A questo LINK potete scaricare un commento dell’avvocato Stefutti e l’ordinanza del TAR