Veterinari allo sbaraglio durante Covid19, eppure sono un presidio sanitario importante

Veterinari allo sbaraglio durante Covid19

Veterinari allo sbaraglio durante Covid19, lasciati soli anche dalla sanità pubblica pur essendo un presidio importante per la salute. Non solo per la salute dei nostri animali: i veterinari hanno un ruolo importante nel contrasto delle zoonosi, malattie degli animali trasmissibili agli umani proprio come il coronavirus. Senza dimenticare il ruolo che dovrebbero avere nel contrasto ai maltrattamenti e per il benessere animale, sia di quelli domestici che negli allevamenti. Qui purtroppo il condizionale è d’obbligo e credo che la categoria non solo abbia il dovere di interrogarsi, ma anche di agire. Per dare corpo a controlli più efficaci, stringenti e che offrano migliori garanzie sul benessere.

Resta però il fatto che questa sanità pubblica è sempre meno pubblica, perché la politica da tempo ha svenduto questo settore ai privati. Consentendogli addirittura di scegliere per quali attività convenzionarsi. I risultati, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti, nonostante il grande spirito di abnegazione di medici, paramedici e infermieri. Costretti a operare sul fronte del contagio senza disporre non del necessario ma dell’indispensabile. Costretti a immolarsi perché la politica, quando è scoppiata l’epidemia, credeva fosse un problema della sola Cina, inutile quindi preoccuparsi troppo, almeno sino all’inondazione dei contagi.

Nessuno si è ricordato dei veterinari, del fatto che svolgano un servizio utile, direi indispensabile. Che, come i medici di base, primi presidi sul territorio, andavano tutelati. Sia quelli dipendenti dal Servizio Sanitario Nazionale che quelli privati. Per quel concetto di “una sola salute” che ci hanno ricordato in questi giorni gli stessi ministeri e anche l’Organizzazione Mondiale di Sanità.One Health“, proprio come unico è il pianeta, unici sono gli ambienti e indissolubili le vite dei loro protagonisti.

Eppure i veterinari sono stati lasciati allo sbaraglio durante l’epidemia di Covid19

Oggi casualmente, tramite un’amica che lo posta sul suo profilo, vengo a conoscenza dell’incredibile storia di un veterinario che opera in una delle province più martoriate da quest’epidemia. In una Lombardia che ha avuto il primato di morti e contagi, che ha visto attonita cancellare una buona parte di una generazione importante: quella dei nostri vecchi. La storia è quella del dottor Paolo Luigi Ferrari, uno dei titolari della Clinica Veterinaria Orobica, che lascio che vi possa raccontare da solo, tramite il suo profilo su Facebook.

Da giovedì 12 Marzo ad oggi si sono ammalati 10 componenti del nostro staff medico, che progressivamente hanno presentato sintomi riferibili a Covid-19: febbre, astenia, disoressia, tosse e lievi difficoltà respiratorie, alcuni perdita del gusto e perdita significativa di peso corporeo.

dal profilo Facebook del dottor Paolo Luigi Ferrari

Appare evidente che qualcosa non funzioni, se queste persone, peraltro dei sanitari, siano stati sino ad ora ignorati. Che manchino direttive, aiuti e considerazione. Pandemia che sembra avere di puntuale solo i numeri dei contagiati, dei guariti e dei deceduti, raccontandoci con precisione millimetrica quello che in fondo alle persone, ai malati, interessa poco. Lasciando solo uno staff di veterinari che non conosco, ma che sono sicuro abbiano una grande importanza sul territorio.

Finito questo putiferio, non è questo il tempo e il momento, qualcuno dovrà rispondere su come si sia generato questo disastro operativo

Qualcuno dovrà essere chiamato a rispondere di questa Caporetto del virus. Non lo dovranno fare i sanitari o gli scienziati, che hanno lanciato più di dieci anni fa allarmi rimasti senza risposte. Sui rischi di epidemie devastanti, senza che alcuno gli prestasse ascolto.

Dovranno farlo i politici, spiegando i danni di quella colpevole disorganizzazione che ora ci viene venduta come efficienza. Il limite di una politica sanitaria, sia umana che veterinaria, che anziché essere nazionale si è deciso di rendere quasi condominiale in un mondo globalizzato. Dimenticando quanto la politica potesse compiere su un settore tanto delicato ma anche tanto ricco.

Denaro e di interessi che hanno sovrastato l’unico bene primario: la salute dei cittadini, la tutela della vita di chi ha meno, delle categorie più deboli e fragili. Sarà la storia a tracciare la linea fra bene e male, sperando che prima, con tutte le imperfezioni del caso, di pensi la giustizia.

Ripartiamo con una economia verde, piena di nuovi colori per vedere il mondo con altri occhi

Ripartiamo con una economia verde

Ripartiamo con una economia verde, colorata, sorridente per trasformare un periodo doloroso e buio per la collettività umana in un’opportunità per tutti. Quando la pandemia sarà passata, lasciando il suo pesante strascico di morti e sofferenza, ci ritroveremo con un’economia pesantemente compromessa. Che dovrà essere ripensata per non commettere identici se non peggiori errori, con conseguenze ancora più pesanti.

Non sarà possibile cambiare l’attuale modello di sviluppo per magia, non si potrà schiacciare un bottone e azzerare le scelte fatte sino ad ora. Sarà necessario passare attraverso una transizione che dovrà essere fortemente voluta dalle persone, senza attendere che siano scelte politiche a dargli sostanza. Se faremo ancora una volta l’errore di delegare tutto alla politica il cambiamento potrebbe non esserci affatto.

Dobbiamo ritornare a riempire le piazze, reali e virtuali, del nostro impegno. Dovremo essere consapevoli che da questa parte del mondo non ci potrà essere un cambiamento senza rinunce. La società dei consumi ci ha portato a sfruttare il pianeta senza criterio, insegnandoci che il valore fondamentale stava nel possedere. Mentre è nel vivere, nell’aver diritto alla felicità.

Ricominciamo da una economia verde, più equa. Valutiamo felicità e condivisione e la gioia di un abbraccio

Per fare questo non sarà sufficiente che in Oriente chiudano i wet markets, che in Cina si smetta di mangiare i cani e che venga perseguito duramente il traffico di specie selvatiche. Bisogna smantellare gli allevamenti intensivi, ridurre il consumo di alimenti di origine animale, ritornare a un’agricoltura che nutra gli uomini e non serva per allevare animali da carne.

Occorre ripensare nuove attività che consentano di ridurre le emissioni di gas, serra sfruttando energie alternative e non inquinanti. Riconsiderare lo sfruttamento delle foreste e impegnarsi perché i grandi polmoni verdi del nostro pianeta riprendano vigore. Difendere gli oceani che sono importanti quanto le foreste e che ricoprono i due terzi del nostro pianeta. Il loro equilibrio è fondamentale per la nostra specie, tanto quanto l’aria che respiriamo.

Tutti dobbiamo impegnarci a ridurre i consumi, a minimizzare gli sprechi, a smettere di inseguire l’illusione che la chiave della felicità sia nell’ultimo modello di cellulare. In questi mesi qualche cosa dovremmo averlo compreso. Nulla vale quanto la vita, i nostri affetti e la possibilità di stare vicini. Abbiamo provato l’isolamento e ci siamo sentiti soli, come forse non si erano mai sentiti nemmeno i nostri nonni durante le guerre. Questa epidemia ci ha tolto i rapporti sociali, ci ha allontanato gli affetti, ha fatto morire le persone in una drammaticamente solitudine.

La vita è in un battito di ali, in un respiro, nei colori e nelle speranze di un mondo più giusto

Rispettare uomini e animali e capire, finalmente, che non esistono separazioni. Tutto sul pianeta è connesso, la nostra esistenza è strettamente dipendente a quella degli altri esseri viventi. Non esiste un mondo fatto da umani, animali non umani, ambiente: esiste un unico ecosistema che ci abbraccia e ci unisce tutti e che dobbiamo smettere di violentare.

Come si trasformerà il pianeta in questo secolo segnerà pesantemente il futuro della nostra specie sulla Terra. Sta a noi, insieme, trovare la voglia, l’impegno e il desiderio per cambiare il corso delle cose. Dimostrando che non siamo così irresponsabili, che abbiamo capito il valore del respiro. Non solo quello che il Covid19 può spegnere per sempre, ma quello del nostro pianeta, della famiglia umana e di tutti gli esseri viventi. La strada non sarà facile, non sarà breve ma è l’unica in grado di garantire un futuro. Non esiste un secondo pianeta, dobbiamo imparare a rispettare il posto più bello dove l’uomo possa sperare di vivere.

Il più grande rischio per gli esseri umani sono i cambiamenti climatici, non i virus

rischio per gli esseri umani

L’Antartide si sta letteralmente liquefacendo e questo è uno dei grandi rischi per gli esseri umani, molto più delle pandemie. Che per quanto pericolose e causa di un ingente numero di morti, sono destinate a passare. Mentre l’Antartide ha raggiunto temperature mai segnate prima.

Dal 23 al 26 gennaio 2020 in Antartide è stata registrata quella che per gli scienziati si può definire come un’anomala ondata di calore. Con punte di 18,3 C° che hanno comportato una liquefazione di grandi superficie di giaccio. Con minime superiori allo zero anche nelle parti più remote della penisola antartica.

Questo indesiderato innalzamento delle temperature antartiche ha un notevole riverbero sull’ecosistema circostante, messo a dura prova da inondazioni ed esondazioni. Che contribuiscono in modo significativo ad alterare la vita sia animale che vegetale presenti nella zona polare.

Lo scioglimento dei ghiacci e i cambiamenti climatici sono un’emergenza molto difficile da contrastare

Il rischio per gli esseri umani non è soltanto quello al quale assistiamo oggi a causa della pandemia di coronavirus, ma sono soprattutto le conseguenze dei cambiamenti climatici e delle modificazioni ambientali che ne derivano. L’innalzamento delle temperature potrà avere sulla nostra specie conseguenze ben più pericolose di un virus. Con minori possibilità di essere fermato in tempi brevi.

Se oggi siamo terrorizzati di quanto sta avvenendo, peraltro ampiamente previsto dagli scienziati da più di un decennio, lo dovremmo essere a maggior ragione per l’emergenza climatica. Mentre questo problema epocale viene sempre annunciato ma scarsamente combattuto. Con il rischio che situazioni pandemiche come queste possano ripetersi, magari in contemporanea con catastrofi naturali. Con conseguenze disatrose.

Pur nell’immane tragedia attuale non dobbiamo permettere che la pandemia causata dal coronavirus offuschi le altre emergenze. Siamo in un momento cruciale, di svolta epocale. Non possiamo continuare a comportarci come se ogni problema fosse in realtà staccato dagli altri, perché non è così.

Il più grande rischio per gli esseri umani è che le ragioni dell’economia sovrastino le esigenze di ricreare un equilibrio

Bisogna che l’uomo impari a considerare il pianeta con una visione olistica, senza separare gli argomenti come se potessero essere considerati e risolti uno ad uno. Nulla è slegato e questa pandemia dovrebbe averlo dimostrato in tutta la sua tragica crudezza. Non possiamo continuare a fare finta che il problema non esista oppure che sia circoscrivibile.

I mega allevamenti di maiali realizzati in Cina a ridosso delle foreste sono una delle cause della diffusione del coronavirus, ma anche dei cambiamenti climatici. Deforestando, alterando gli ecosistemi, immettendo quantità enormi di liquami e di gas serra. Non esistono anelli della catena delle azioni umane che possano essere separati dalla catena a cui appartengono.

Sarà importante che alla fine di questa pandemia, che lascerà un modello economico in ginocchio, vengano fatte scelte oculate per fare ripartire l’economia. Bisogna approfittare dell’insegnamento e vedere la tragedia come una opportunità di cambiamento. Ignorarla potrebbe essere una delle ultime scelte. Gli altri comportamenti potrebbero essere obbligati dal succedersi degli eventi.

La responsabilità della pandemia è umana, il pipistrello è solo un possibile vettore del Covid-19. Basta fake news.

pipistrello possibile vettore Covid-19

Il pipistrello è solo il possibile vettore del Covid-19, che per arrivare alla nostra specie ha subito delle mutazioni che gli hanno consentito di infettare l’uomo. I pipistrelli, è bene dirlo prima che si inizi una ingiustificata persecuzione, sono solo il mezzo di trasporto (per semplificare) scelto dal virus. Che non è stato creato in laboratorio come qualcuno sostiene. E i pipistrelli restano animali utili per l’ecosistema e anche per l’uomo.

In tempi difficili come questi la preoccupazione di ognuno, oltre a quella di mantenersi in salute, dovrebbe essere la capacità di mostrare comportamenti rasserenanti. Senza diffondere notizie false, causando paure insensate che peggiorano situazioni già difficili. Per questo prima di condividere qualcosa sui social, oggi più che mai, dobbiamo fare molta attenzione alle fonti di informazione. E alla manipolazione dei contenuti.

Sono momenti difficili, dove molte persone soffrono, hanno paura, piangono la perdita di qualcuno. Alimentare paure è un comportamento criminale, che può provocare danni molto seri alle persone emotivamente più fragili. Diffondere notizie false e procurare allarme può essere anche un reato. In tempi come questi la responsabilità non è solo un comportamento corretto, ma un dovere sociale.

La corretta informazione agevola il cambiamento dei comportamenti

Manipolare l’informazione, usando video di vecchie trasmissioni oppure diffondendo fake news, serve solo a confondere l’opinione pubblica. Questo disorientamento collettivo potrebbe avere anche uno scopo: il mantenimento del corso delle cose. Sostenendo che la causa non sia l’uomo che ha distrutto le foreste, che ha alterato il clima creando così i presupposti di questa pandemia, ma sono stati esperimenti fatti in laboratorio per oscuri motivi. La realtà, però, è scientificamente dimostrato che sia diversa.

Chiunque desidera che il nostro atteggiamento cambi, che la priorità sia la tutela ambientale e il contrasto ai comportamenti distruttivi, non deve comportarsi in modo poco responsabile. La cattiva informazione o peggio la disinformazione viaggia in rete con gli stessi meccanismi del coronavirus. Ogni persona, condividendo fake news, è in grado di infettarne almeno altre 5. In un tempo breve, molto breve, le notizie false colonizzeranno la rete e avranno una grande persistenza. La spiegazione banale del perché di un post o di un video con molte visualizzazione e condivisioni si dica che sia diventato “virale”.

Raccontare che il pipistrello sia un possibile vettore del Covid-19 serve per spiegare l’origine, naturale, di questo virus. Che al pari di moltissimi casi epidemici accaduti in precedenza ha un origine proprio dagli animali, attraverso quello che tecnicamente si chiama spillover: il salto di specie che avviene senza necessitò di ospiti intermedi.

Esiste un modo per combattere i virus della disinformazione

Ognuno di noi può contribuire a migliorare la rete, interrompendo la diffusione del contagio, fermando le notizie false, bloccando chi le ha postate e nei casi più gravi segnalandolo ai gestori delle pagine. In questo tempo di quarantena forzata, dovuta al virus reale, usiamone un pochino per migliorare i social: cancelliamo dai nostri contatti gli odiatori, quelli che postano messaggi violenti di qualsiasi genere. Ma anche chi fa disinformazione, chi racconta bugie per ottenere visibilità e non condividiamo mai nulla, ma proprio nulla, se non siamo certi del contenuto e dell’attendibilità della fonte.

virus creato in laboratorio

Passata la tempesta coronavirus nulla deve tornare a essere come prima

Passata la tempesta coronavirus

Passata la tempesta coronavirus, che oggi non possiamo ancora sapere quando effettivamente finirà, non dobbiamo tornare alla vita e alle abitudini che avevamo ieri. Quel modello di vita che per le società occidentali era considerata una tranquilla normalità è stata spazzata via dalla realtà. Il momento che stiamo vivendo rappresenta probabilmente lo spartiacque fra ciò che è stato e quello che dovrà essere.

La nostra specie ha accumulato in un tempo molto breve una serie di nodi, che sono venuti al pettine. Oggi siamo spaventati per la nostra salute e il virus ha invaso la nostra quotidianità come fosse un esercito d’occupazione. Si è preso le nostre vite, spesso purtroppo in senso letterale, e ci ha fatto sentire come siamo: esseri fragili, specie quando siamo messi di fronte alla forza della natura.

In questo tempo in cui ci dobbiamo occupare di lottare contro il virus l’orologio della Terra non si ferma. Non basteranno i mesi di chiusura forzata delle attività produttive per risolvere il nostro problema climatico. Il miglioramento sarà solo temporaneo e non sarà risolutivo. E questo virus potrebbe ottenere risultati molto diversi, opposti, quando la pandemia sarà finita. Sacrificando tutto sull’altare della ripresa economica, indispensabile ma con un cambio drastico.

La tempesta coronavirus dove porterà le nostre scelte? Seguiremo le sirene dell’economia o le muse della saggezza?

L’unica certezza che in questo momento abbiamo è che al termine della pandemia, dopo aver raccolto i cocci delle nostre vite, specie nelle famiglie che hanno subito delle perdite di congiunti, dovremo fare delle scelte. L’economia del mondo sarà infatti grandemente in crisi, per carenza di risorse e di disponibilità finanziaria. Ci sarà un intero sistema che andrà rimesso in piedi, proprio come un malato grave, con un programma di riabilitazione. Come avvenne ai tempi della fine del conflitto mondiale.

Sappiamo non da ora che l’attenzione verso l’ambiente costa, in termini economici di breve periodo. Molto più di quanto potrebbero volere le regole dell’economia. Questo è il grande periodo che la popolazione mondiale deve già comprendere, per non cadere nei tranelli del post Covid-19. Per non rischiare di trasformare questa terribile epidemia di coronavirus solo in una planetaria prova generale. Di repliche che saranno sempre più frequenti e sempre più virulente, come accade per gli eventi climatici, se non facciamo qualcosa i concreto.

Non trascurando il fatto che questa situazione si sia manifestata in uno dei momenti più bui della politica nazionale e internazionale. Quando il negazionismo climatico, la crisi economica e l’insipienza di troppi politici sono sotto gli occhi di tutti: politici non sono certo paragonabili alle figure degli statisti che hanno gestito il momento post bellico.

L’opinione pubblica mondiale deve essere composta da cittadini, non da sudditi

I risultati di questo modello economico li stiamo toccando con mano: questo virus non è un’arma inventata in laboratorio ma solo il frutto di comportamenti umani scellerati. Non è dato ora di sapere quando finirà, l’unica certezza è che non possiamo più continuare a comportaci come se niente fosse accaduto. Dobbiamo imparare a convivere sul pianeta, consapevoli del fatto che non possiamo continuare a distruggerlo.

I comportamenti di questi ultimi cento anni hanno modificato profondamente il globo, senza per questo far stare meglio gli esseri umani. Solo una parte infinitesimale di loro, in rapporto con la popolazione, ha accumulato ricchezze smisurate, ma la maggior parte delle persone vive in una condizione che va dalla sopravvivenza alla miseria. Non dobbiamo più farci raccontare bugie. E soprattutto dobbiamo smettere di crederci.

Nell’immediato futuro dobbiamo impegnarci tutti per cambiare, dopo aver imparato la lezione che deve arrivare da questa pandemia. Che dimostra come sia molto semplice, in un attimo, trovarci in ginocchio, ammutoliti dalla paura, con di fronte un futuro incerto. Occorre iniziare a pensare che la ricostruzione venga finanziata anche dai grandi patrimoni e non venga lasciata sulle spalle dei cittadini. Per equità e giustizia sociale, ambientale, climatica.

Occorre pretendere che vengano attuate le misure di tutela ambientale per fermare i cambiamenti climatici. Pensiamo a cosa potrebbe succedere se un’altra pandemia scoppiasse in contemporanea con una grave crisi climatica: questa sarebbe probabilmente la fine della nostra specie, ma anche immaginando scenari diversi l costo in termini di vite umane sarebbe davvero spaventoso.