Vietare i botti di Capodanno evita incidenti, incendi e feriti ma serve legge e informazione, non demagogia politica

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Vietare i botti di Capodanno con le ordinanze dei sindaci serve davvero a poco. Come purtroppo le campagne di informazione contro i botti che durano solo per le feste e sono apprezzate da chi già è convinto del pericolo. Occorre una norma che vieti, durante tutto l’anno, la vendita e la detenzione di tutti i congegni che provocano esplosioni, come i petardi, o partono verso il cielo come i bengala. I congegni esplosivi e pirotecnici non dovrebbero poter finire nelle mani di persone sprovviste di idonea autorizzazione.

Le tradizioni dei festeggiamenti possono e devono cambiare quando rappresentano un pericolo per la collettività. Non si tratta solo degli animali domestici che, spesso, si terrorizzano con i botti ma del pericolo complessivo che questi congegni rappresentano. Gli ospedali si riempiono di feriti, di persone che resteranno invalide per tutta la vita, per aver usato un petardo o un fuoco d’artificio. Scoppiano incendi causati da fuochi d’artificio che finiscono nei boschi, ma anche nelle case di ignari cittadini. Spaventano gli animali selvatici che possono ferirsi durante la fuga e sono causa di morie di uccelli, specie nelle ore notturne. Non ultimo sono una fonte di inquinamento da polveri sottili, che nei giorni successivi alle feste subiscono drastiche impennate.

Per cambiare però occorrono norme precise e applicabili, che non rappresentino soltanto uno strumento di propaganda, come spesso sono le inapplicabili ordinanze fatte da molti sindaci. Inutile vietare l’uso dei botti quando non si è in grado di controllare cosa accade nelle strade e cosa viene lanciato da balconi e terrazzi. Peraltro inutile vietare l’uso di quello che si consente sia venduto liberamente, spesso in esercizi che non sono in grado di garantire la sicurezza di chi li utilizza. Senza dimenticare i congegni esplodenti proibiti, confezionati da criminali che non si preoccupano delle conseguenze di queste bombe artigianali

Vietare i botti di Capodanno deve essere il punto di partenza per una corsa che porti al divieto di detenzione e vendita

Ogni Capodanno i telegiornali sciorinano i loro bollettini di guerra, mentre nei giorni precedenti le associazioni di tutela degli animali forniscono giuste istruzioni per prevenire morti e fughe, poi tutto finisce nei cassetti per ripetersi, puntualmente, l’anno successivo. Sono decenni che assistiamo sempre allo stesso rito mediatico, che poco serve per arrivare a una soluzione. Sembra che le tradizioni siano immutabili e che ci si preoccupi sempre di impedire il realizzarsi dell’emergenza del momento. Eppure quando la società e le ONG si impegnano, quando si riesce a creare un movimento d’opinione, i cambiamenti sono possibili, diventano concreti.

Le nostre comunità sono chiamate in questo periodo a fare numerose scelte, che cambieranno radicalmente il nostro modo di vivere. Lo faranno in tempi più o meno lunghi, a seconda della capacità di motivare le persone sull’importanza del cambiamento. Sembra però che l’importanza di comunicare in modo costante, sino al traguardo, sia compreso sempre di più dagli uffici marketing che da chi avrebbe il dovere, politico o morale per seguire la propria missione, di mettere in atto azioni concludenti.

Abbiamo una strada da percorrere, che non sarà in discesa e priva di costi. Un percorso che sarebbe possibile spazzare da quelle tante azioni sbagliate, in fondo di poco conto ma di grande danno. E se qualcuno pensa che combattere i botti sia tempo perso si fermi un secondo a riflettere sui costi che la collettività paga ogni anno per queste stupide tradizioni. Facendo due conti si accorgerebbe che non c’è nulla di divertente nei botti, che alla fine mettono le mani nelle tasche di tutti. Per curare feriti e riparare danni. Eppure niente è più bello di un cielo stellato e per questo ogni giorno dovremmo fermarci a festeggiare, riflettendo su come stiamo distruggendo l’unica vera bellezza.

In attesa di un cambio di passo gli animali domestici vanno tenuti al sicuro, mentre poco si può fare per i selvatici

In attesa di tempi meno esplosivi bisogna fare molta attenzione agli animali domestici, che proprio come le persone non sono tutti uguali. Ci sono cani e gatti che si terrorizzano e altri che, può sembrare incredibile, sono completamente indifferenti alle esplosioni. Nel dubbio e vista l’imprevedibilità dei comportamenti umani, che non si fanno scrupoli a lanciare petardi dove non si dovrebbe, meglio aumentare le attenzioni. Soprattutto mai portare i cani a spasso senza guinzaglio in questi giorni, perché le fughe sono all’ordine del giorno, con conseguenze che potrebbero essere davvero pericolose.

Capodanno esplosivo gli animali ringraziano, e non solo loro

Capodanno esplosivo gli animali

Capodanno esplosivo gli animali ringraziano, e non solo loro ma anche le persone anziane, i malati e quanti possono provare terrore per le esplosioni. Ma ringrazia anche l’ambiente per un “botto” di inquinamento gratuito provocato da polveri sottili, anidride carbonica prodotta dalla combustione e per gli incendi causati qua e la.

Dando luogo a un bollettino di guerra, che ogni anno puntualmente segue i festeggiamenti di Capodanno, che forse sarebbe meglio classificare in altro modo. Stanotte ci sono stati un morto, 204 feriti di cui 11 gravi e diverse persone con arti amputati. Il bilancio di un bombardamento in tempo di guerra.

A Capodanno sembra che in Italia le leggi valgano ancora meno del solito e quello che proprio non conta nulla è il rispetto delle regole. Centinaia di ordinanze contro i botti ma da Nord a Sud paesi e città si sono trasformati in scenari bellici. E meno male che questo doveva essere un Capodanno in nome del rispetto dell’ambiente. E se non ci fosse l’attenzione delle forze dell’ordine nel cercare di sequestrare i botti illegali il bilancio potrebbe essere peggiore.

Gli animali ringraziano i sindaci per le ordinanze impossibili

In tutta Italia sono state emesse ordinanze in molti Comuni che vietavano l’uso di petardi, fuochi d’artificio e assimilati. Altri hanno scelto di non farlo o di emettere provvedimenti in aree limitate. Come a Milano, dove il divieto riguardava solo un’area nel raggio di 200 metri dalla Piazza del Duomo, dove si svolgeva il concerto.

La realtà è che in tutte le città d’Italia, ordinanze o meno, per una notte è sembrato, ancora una volta, di essere in guerra. Esplosioni e lampi di luce che spaventano non solo gli animali, ma anche le persone più fragili come gli anziani, i malati i bambini. Causando incendi e rappresentando una fonte di concreto pericolo per l’incolumità pubblica.

A giudicare da quello che si legge sulla rete nessun Comune è riuscito a far rispettare, come ampiamente prevedibile, il divieto di causare esplosioni o usare fuochi d’artificio. Nonostante sia evidente non solo il pericolo ma anche il danno ambientale. Su questo occorre fare una riflessione: se non si riescono nemmeno a compiere piccole rinunce contro l’inquinamento quando si faranno mai quelle grandi?

Quando non si possono far rispettare le leggi meglio dare soltanto consigli, per non dare cattivi esempi

Emettere ordinanze sapendo che non si è in grado di farle rispettare si trasforma in un boomerang per le amministrazioni. I cittadini e le associazioni prima plaudono per le ordinanze, poi inveiscono per il mancato rispetto dei divieti. E per l’assenza della Polizia Locale che dovrebbe essere in prima fila per farle rispettare.

Due le strade auspicabili: il divieto di vendere e detenere congegni pirici di ogni genere, riservandone l’utilizzo solo a persone munite di autorizzazione del Prefetto oppure evitare le ordinanze che non possono essere fatte rispettare. Abbiamo già troppe norme mai applicate per non dover cadere ancora una volta nel ridicolo. Pur ringraziando i Sindaci per la buona volontà nell’emetterle, che però anziché essere attività utile diventa un precetto diseducativo; le norme si possono trasgredire senza conseguenze.

Sarebbe bello poi vedere attivi sul fronte “No botti” anche le associazioni che si occupano di malati, disabili, persone in difficoltà ma anche di tutela ambientale a tutto tondo. Questa non è una battaglia che riguarda solo gli animali domestici, ma anche uomini, ambiente e l’intera collettività considerando i costi generati dagli incidenti. Fra le tante tasse, se proprio non si vuole arrivare a un civile divieto, forse ce ne vorrebbe una sociale sui botti.