Riapre la caccia seguendo (purtroppo) sempre il solito copione fatto di deroghe e arroganza

Riapre la caccia

Riapre la caccia, anche in tempi come questi, con i soliti riti: aperture anticipate impugnate in tribunale, arroganza di cacciatori e associazioni venatorie, immobilismo legislativo. Con un pizzico, neanche troppo piccolo, di politica, visto che il 20 settembre si vota in molte regioni. E i cacciatori sono elettori fedeli, che non dimenticano. E che quest’anno lo faranno ancora meno visto che tornata elettorale e apertura ufficiale della stagione venatoria coincidono nello stessa domenica.

La politica, partiti filo venatori in testa, non vuole certo inimicarsi una delle componenti che da sempre è una garanzia di voto sicuro. Partiti che favoriscono l’attività che gli italiani, seguendo i sondaggi, vorrebbero veder chiusa per sempre. E che forse in un periodo come questo doveva proprio restare chiusa, stante il grande numero di morti e feriti che causa. Secondo l’Associazione Vittime della Caccia nel corso della stagione precedente sono morte 27 persone in incidenti venatori e ci sono stati 68 feriti.

Il TAR del Veneto ha sospeso ieri l’apertura anticipata della caccia per cinque delle sette specie permesse, grazie a un ricorso presentato dalle associazioni LAC, WWF Italia, LIPU, LAV, ed ENPA. Rimandando la decisione definitiva alla camera di consiglio del tribunale amministrativo, fissata per il 23 settembre. Ben tre giorni dopo l’apertura generale, con conseguente obbligo per i cacciatori, sino ad allora, di cacciare solo merlo e colombaccio . Ma oramai la legge non viene fatta rispettare nelle aule delle amministrazioni regionali, come intelligenza vorrebbe, ma solo in quelle di tribunale.

Riapre la caccia al voto, prima ancora che quella alla fauna braccata dai cacciatori

La costante instabilità politica del nostro paese e un livello di competizione che da tempo ha superato buonsenso e buon gusto, rende tutto misurabile in termini di consenso elettorale. Come dimostra il fatto che la legge nazionale, quella che regolamenta la materia sia vecchia di quasi trent’anni, salvo piccoli aggiustamenti imposti dall’Europa al nostro paese, cronicamente inadempiente. Lasciando alle Regioni molteplici possibilità di interpretazione, spesso se non quasi sempre sconfessate dai tribunali. Non su impugnativa del governo, come sarebbe giusto, ma delle associazioni protezionistiche e di tutela ambientale.

Su alcuni temi la politica diventa come il vento, impalpabile, e questo riguarda tutti i partiti che stanno in parlamento, anche se bisogna dar conto che Lega e Fratelli d’Italia sono quelli più legati al mondo venatorio e a quello agricolo (seguiti dal Partito Democratico, pur senza la stessa compattezza di fronte). Raccogliendo fra questi elettori una buona parte dei consensi. Dimostrando di essere anche gli schieramenti politici meno attenti alle questioni ambientali. Che non trovano comunque un’attenzione prioritaria, che non sia di facciata, neanche nelle altre formazioni politiche, che non hanno ancora capito che la salvezza della nostra specie passa dalla tutela ambientale.

Un’altra osservazione che deve essere fatta è che se questo appare essere il ritratto della politica, potrebbe essere lo specchio in cui si riflette molto del popolo italiano. Che se ritenesse primaria la tutela ambientale farebbe pressione sulla politica per farla muovere in questa direzione. Manca invece una visione olistica del problema “vita sul pianeta”, anche da parte di una vasta porzione dell’opinione pubblica, ed è sempre la carota dell’economia a far correre il cavallo piuttosto che quella della sostenibilità ambientale.

In tema ambientale, ma non solo, il nostro non è il Paese della buona amministrazione ma quello del compromesso

Abbiamo, come esempio attualissimo, appaltato alla sanità privata buona parte del benessere del cittadino, talvolta seguendo criteri che tutelano più la componente privatistica di quella pubblica. Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. E abbiamo ritenuto i cacciatori lo strumento migliore per la gestione faunistica, non volendo nemmeno esaminare sotto il profilo scientifico decenni di fallimenti, errori, prepotenze e prevaricazioni. Come se le conoscenze scientifiche si fossero fermate ai primi del novecento, come se biologia ed etologia fossero ancora ai tempi di Cartesio.

Eppure agli inizi del secolo, quando le conoscenze erano molto embrionali e gli strumenti per procurarsele decisamente meno efficaci di quelli odierni, paradossalmente c’era una politica più attenta. I primi due parchi nazionali, Abruzzo e Gran Paradiso, risalgono a quasi un secolo fa. Quando l’emergenza ambientale non era nemmeno all’orizzonte. Oggi, in pieno dramma climatico planetario, riusciamo solo far progetti di breve periodo. Preoccupandoci non di garantire il futuro ma di fare un po’ di maquillage al presente.

Per questo fa inorridire che per un pugno di voti i politici possano autorizzare aperture anticipate della caccia, con una sfrontatezza che dovrebbe fa indignare tutti. Anche se questo non costituisce reato penale rappresenta, comunque, uno svilimento morale di chi amministra la cosa pubblica. Un comportamento davvero inaccettabile, come molte altre cose di questo tempo.

Un riccio non è un animale domestico, anche quando è esotico e viene venduto in un negozio di animali

riccio non è un animale domestico

Considerare il riccio un animale domestico, anche quando proviene dall’Africa (come quello della foto) e viene venduto, purtroppo, nei negozi di animali. Il nostro riccio (Erinaceus europaeus) poi è una specie protetta dalla legge, appartenendo al patrimonio indisponibile dello Stato. Prelevarne uno in natura costituisce un grave reato che può comportare pene anche molto severe. Quindi se capita di trovare un riccio in difficoltà questo va soccorso e portato subito presso un centro autorizzato.

L’errore di tenere specie selvatiche in casa rappresenta una grande fonte di sofferenza per gli animali, anche se non sono prelevati in natura e provengono da allevamenti. Per una questione etica, per consapevolezza dell’impossibilità di riprodurre le condizioni che troverebbero in natura. Bisogna sempre pensare, anche quando gli animali sono venduti legalmente, quanto una vita domestica possa compromettere il loro benessere.

Questo concetto fa fatica a farsi strada, per la difficoltà di essere compreso fino in fondo. Come dimostrano i milioni di animali, diversi da cani e gatti, presenti nelle case degli italiani. Generando un indotto miliardario per le aziende del settore. Questo è il motivo per cui anziché sconsigliarne l’acquisto ci sono realtà che lo promuovono. Stimolando comportamenti dannosi e contribuendo a diffondere l’idea che possedere e essere affezionati a un animale sia come rispettare la sua essenza.

Il riccio non è un animale domestico, al pari di tanti altri che si trovano imprigionati nelle nostre case

Prima di pensare di comprare un animale occupatevi sempre di capire, di avere notizie veritiere sulle sue necessità e non fidatevi dei messaggi rassicurati che potete trovare in rete. Chi vende animali vi darà sempre notizie rassicuranti, fornendo così informazioni distorte dall’interesse di essere il venditore. Ma talvolta questo può accadere, anche solo per colpevole leggerezza di fornire informazioni senza fare le dovute verifiche.

Questo post era ben visibile sul sito della famosa catena che vende accessori e alimenti per animali, sino a quando la rete ha iniziato a protestare. E oggi, nel giro di poche ore, il post sul ha cambiato titolo e contenuto. Senza cambiare però il senso generale: se tenere in casa un riccio italiano è un reato, oltre che una forma di maltrattamento, per quello africano la questione cambia solo sotto il profilo legale. Non certo sulla quello del benessere garantito all’animale.

riccio non è un animale domestico

Diamo atto della correzione dell’errore, convinti che sia stato commesso in buona fede. Anche se il riccio africano NON può essere un fantastico animale domestico. E questo resta comunque un punto fermo.