Cani e gatti al posto dei figli: la discussa affermazione di Papa Francesco fa infuriare gli animalisti

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Cani e gatti al posto dei figli: secondo Papa Francesco molti preferiscono gli animali ai bambini che, così, rubano a loro il posto. Un’affermazione che fatto infuriare il mondo animalista, contrario a un ragionamento che forse era un paradosso. Un concetto espresso sicuramente in modo infelice, nello stesso giorno in cui è stata fatta in San Pietro anche un’esibizione di circensi, che certo di rapporti sbagliati con gli animali ne sanno qualcosa. Uno scivolone per il Papa più ecologista della storia della Chiesa oppure l’uso di una metafora che forse merita anche letture diverse?

Non voglio certo essere io, profondamente laico, a fare l’interpretazione del Francesco pensiero, ma vorrei usare queste parole per fare delle riflessioni. Capisco che il Papa sia un pastore di anime, convinto assertore del primato dei sapiens sugli animali. Seppur abbia ricordato che occorre rispetto nei loro confronti è evidente che l’attenzione corra all’uomo, per ovvi motivi. Papa Francesco resta sempre il capo della chiesa di Roma, ma bisogna dargli atto che è un uomo di pace, che ha più volte difeso l’ambiente, i poveri, i popoli nativi. E’ sicuramente il capo di stato più attento ai cambiamenti climatici.

Un uomo che non ha mai avuto paura di esprimere opinioni scomode, di essere contro corrente, pur nel limite del suo ruolo. La valutazione davvero difficile da condividere, in un mondo come questo, non è tanto l’idea espressa su cani e gatti ma l’invito alla moltiplicazione. Su un pianeta dove mettere al mondo un figlio soltanto dovrebbe essere visto come un gesto di responsabilità e non di egoismo. Analogamente alla scelta di non mettere al mondo dei bambini, se si pensa di non poter dargli un futuro sereno.

Cani e gatti al posto dei figli è un paradosso: sono mondi diversi che si incrociano solo nell’affetto, creando rapporti che non possono essere alternativi

La realtà è che su questo pianeta siamo molti, decisamente troppi al di là delle confessioni religiose di appartenenza. Francamente mi lascia indifferente l’idea di quale religione avrà il primato dei fedeli, mentre mi provoca profondo orrore quando la religione viene usata per opprimere, per comprimere i diritti, per privare delle libertà. Quando la religione diventa una forma di violenza nei confronti di uomini e animali. Quindi, se fossimo una specie saggia, dovremmo pensare a una decrescita serena del numero degli umani che calpestano il suolo del pianeta.

Altra cosa che mi sarebbe piaciuto sentire sarebbe stato un fermo richiamo alla responsabilità genitoriale: il mondo non è fatto di santi e di eroi, ma di persone. Che avrebbero il dovere morale di interrogarsi prima sulla loro disponibilità a sacrificarsi, a difendere i diritti dei bambini, a essere i primi combattenti per un mondo migliore. Un concetto che riguarda anche le adozioni: cercare di rendere felice chi è già nato, piuttosto che far nascere nuove vite sarebbe un segno di condivisione, di partecipazione all’altrui sofferenza.

Un concetto che vale, anzi meglio usare il condizionale, che dovrebbe valere per tutte le vite. Una riflessione profonda che dovrebbe portarci sempre verso la strada che diminuisce la sofferenza, come se fosse un dovere. Questo ovviamente non significa che non si debba fare figli, ma che alcune scelte potrebbero essere sostenute e agevolate perché eticamente migliori di altre. Per chi è già nato, per un pianeta in affanno che salvo cambiamenti davvero radicali non sarà in grado di nutrire tutti.

Quando cani e gatti vengono identificati come figli forse diventano i bersagli di un affetto sbagliato, patologico

I nostri animali domestici sono uno dei punti focali dei nostri rapporti, delle interazioni che riguardano anche il mondo dei sentimenti. Ma talvolta quando l’amore diventa prevalente sul rispetto allora si corre il rischio di dimenticarsi della loro natura. Non un caso che alcune razze canine, come i cani brachicefali, abbiano oramai tratti completamente esasperati per farli sempre più assomigliare a cuccioli d’uomo. Animali ai quali spesso non vengono riservate attenzioni verso le loro necessità, cercando di ottenere soltanto quello che fa piacere a chi li detiene.

Così ci sono cani che passano la loro vita nelle borsette, che sporcano sulle traverse in casa, che non possono socializzare. Animali con i quali non si condivide nulla, ma che sono tenuti per il nostro piacere, segregandoli magari sui balconi, costringendoli in gabbia, strattonandoli costantemente durante le passeggiate. Animali che siamo incapaci di rispettare, per la loro essenza, per le loro esigenze, cercando di trasformarli in quello che non dovrebbero essere.

La realtà è che forse siamo una specie che fatica a tenere a bada il proprio egoismo, lo facciamo con gli uomini, che hanno una possibilità di difesa, lo imponiamo agli animali. La ragione per cui mi sarebbe piaciuto più sentire parlare di responsabilità che di natalità da Papa Francesco. Perché è proprio in questi concetti, rispetto e responsabilità, che si annida la felicità. Regalare felicità senza oppressione, senza creare gabbie e recinti, dovrebbe essere un dovere per tutti gli uomini, indipendentemente da credo e colore di pelle, da genere o stato sociale.

San Francesco, Papa Francesco, gli animali

San Francesco, Papa Francesco, gli animaliSan Francesco, Papa Francesco, gli animali e le mille polemiche dopo ogni dichiarazione di un Papa che ha già detto molto sugli animali e sull’ambiente, molto più di qualsiasi suo predecessore.

Altrettanto vero è che per chi si occupa dei diritti degli animali sono sembrati stridenti con il suo messaggio le aperture verso i circensi e altre categorie, ma dobbiamo essere consapevoli che il Papa è un pastore di anime, umane, il capo spirituale, e non solo, di una chiesa che ha le sue regole che certo non possono piacere a tutti.

Non sono un fervente cattolico ma piuttosto un agnostico che ha generalmente poca inclinazione a essere accondiscendente verso la chiesa, che ho trovato troppo spesso più corrotta della nostra società laica, non foss’altro considerando gli obiettivi ambiziosi che come ogni religione si pone. Riconosco più Francesco come uomo preoccupato del suo tempo che non come Papa e per questo mi piace.

Qualcuno ha letto solo i titoli dei giornali dai quali appariva, non senza malizia rispetto al marketing,  che Francesco avesse criticato chi ama i cani e i gatti, ma non era questo, ritengo, il messaggio. Il pastore di anime, umane, ha soltanto detto che non si possono amare gli animali e poi non avere attenzione verso il vicino, verso la sofferenza degli indifesi. Non si possono amare gli animali e restare indifferenti alla sofferenza degli uomini oppure arrivare addirittura a sostenere di detestare la razza umana. Sono forse i paradossi di questo tempo, quelli che voleva stigmatizzare Bergoglio. Su questo ho letto molte analisi e dichiarazioni e quelle più equilibrate sostenevano che l’attenzione verso coloro che soffrono debba essere a 360 gradi, riguardare uomini e animali uniti in uno stesso cammino. Sostengo, da sempre, che non si può invocare il rispetto per gli animali dimostrandosi incapaci di applicare lo stesso rispetto agli uomini, senza distinzione di colore della pelle, sesso o religione. Non si possono difendere gli animali e contemporaneamente essere razzisti, così come non si può pretendere che il Papa dica quello che direbbe il presidente di un’associazione protezionistica.

Temo che il problema di questo tempo, molto tumultuoso e con messaggi che letteralmente spazzano le nostre vite come il maestrale le coste, sia quello di una costante confusione dei ruoli che troppo spesso alimenta speranze irrealizzabili e non fa apprezzare aperture molto interessanti. Papa Francesco, che non credo abbia scelto a caso questo nome, quello del poverello di Assisi, ha ripreso da San Francesco molte cose: l’attenzione per l’ambiente dimostrato recentemente dalla sua enciclica, le parole importanti pronunciate in difesa dell’ambiente e contro lo sfruttamento delle popolazioni native e la riduzione in povertà,  il rispetto per gli animali che ha dichiarato ritroveremo accanto a noi in paradiso. Certo non è un rispetto a tutto tondo come molti vorrebbero, ma Francesco resta un pastore di anime umane e può solo aprire porte, non buttare giù muri, può costruire ponti, come ripete spesso, ma non può che avere l’uomo come focus principale del suo incedere pastorale.

Quanti contestano le parole di Francesco, che su ambiente e animali ha detto davvero molto, temo non abbiano o non vogliano capire proprio questa differenza fondamentale di punti di vista. Mi occupo di animali da tanto tempo, forse troppo per alcuni, per non aver subito i sorrisini di chi mi chiede, con sempre meno frequenza per fortuna, se non ci fossero cause più nobili a cui dedicare il proprio impegno. Ho sempre risposto, francescanamente, che impegnarsi per i diritti degli animali e per l’ambiente non significa non avere attenzione verso gli uomini, verso gli anziani o i bambini ma forse proprio l’esatto contrario, in una logica di condivisione del significato pieno del termine sofferenza, che non è certo soltanto quella del corpo. Quanti riescono a percepire la sofferenza di un animale, senza farlo solo per emotività talvolta ridondante, hanno scelto di scendere verso un mondo diverso, senza barriere mentali, cercando di capire quello che la voce non può spiegare, cercando di dare voce a quelle anime che non possono esprimere la loro sofferenza talvolta nemmeno con gli occhi. Quel mondo del quale noi spesso vediamo solo la morte come forma, estrema, di sofferenza senza dare peso alla vita, all’incedere dei giorni, delle ore e dei minuti che quando si è in una condizione di patimento, come accade in un allevamento intensivo, non passano mai sufficientemente veloci. 

Quanti percepiscono questa sofferenza in modo davvero empatico e non accecato da una sensibilità ridondante e dal soddisfacimento di bisogni personali, che nulla hanno a che vedere con attenzione, compassione e pietà, la prova anche e con maggior immediatezza per i suoi simili, non fosse altro per facilità di comprendere e comunicare. Per questo trovo insopportabili gli animalisti razzisti, non posso accettare chi tutela i diritti degli animali ma vorrebbe vedere sprofondare i migranti all’inferno, quelli che hanno paura del diverso facendo di tutte le erbe un fascio. Ma questa è un’altra cosa, forse questo è quello che voleva far capire Francesco, in modo semplice: non occupatevi degli animali dimenticando il vostro vicino di casa, occupatevi e preoccupatevi per entrambi.