Il canile non รจ il “luogo sicuro” per tutti i cani, rassicura ma non sempre risolve

Il canile non รจ il "posto sicuro"

Naturalmente le domande da porsi sono completamente diverse per un animale selvatico o per un cane o un gatto. Spesso purtroppo il risultato finale di un soccorso avventato puรฒ essere, per tutti gli animali, identico: la perditร  permanente della possibilitร  di condurre una vita di qualitร . Per un cucciolo di capriolo preso da un salvatore troppo zelante, che non sapeva che essere da soli per un periodo di tempo limitato per questi ungulati รจ normale, si possono aprire le porte della cattivitร  permanente. Ma lo stesso destino, se non peggiore, lo hanno anche i cani rinchiusi a vita nei canili.

Se davvero vogliamo aiutare gli animali dobbiamo cercare di avere le informazioni giuste, meglio se cercate prima che l'evento accada. E se proprio non avete alcuna informazione la prima azione che deve fare la vostra mano รจ una telefonata. Per chiedere a un'associazione, a un centro di recupero cosa sia meglio fare, nell'interesse non della vostra emotivitร , che potrebbe non gradire la risposta, ma dell'animale.

Volete avere la responsabilitร  di avere soccorso un cucciolo per farne un ergastolano?

Un cucciolo raccolto senza criterio e portato al canile competente o al comando della Polizia Locale potrebbe entrare in un girone dantesco, senza vedere mai nulla di diverso dal box in cui verrร  rinchiuso. In parte perchรฉ sono piรน i randagi nei canili che gli adottanti che stanno fuori dai canili, che magari preferiscono comprare il cane sul web, del modello e del colore che desiderano, come si trattasse di un auto. Ma anche perchรฉ i cuccioli sono come i bambini umani, hanno bisogno di essere socializzati, di acquisire competenze e questo spesso nei canili รจ un diritto negato.

In piรน molti canili sono strutture private, dove ogni ospite vale una retta giornaliera, diventa una fonte di reddito garantito per tutta la sua vita. Un po' come potrebbe avvenire in un albergo, ma spesso non stiamo parlando di hotel a quattro stelle, ma di stamberghe in cui รจ davvero durissimo trascorrere una vita. Da queste strutture, che sono piรน di quelle che le persone possono immaginare, i cani escono quasi sempre solo nei sacchi neri, per fare l'ultimo viaggio verso l'inceneritore.

Per questo prima di raccogliere dalla strada un animale fatevi sempre una domanda: รจ la miglior azione che posso fare? Sto davvero aiutando questo cane o questo gatto? Questo merlo che รจ a terra nel giardino di mia nonna lo devo prendere? Se non avete sufficienti conoscenze per darvi una risposta alzate il telefono: chiamate un'associazione presente sul territorio, cercate in rete e cercate di capire. Se si tratta di un animale selvatico chiedete a un CRAS, i centri di recupero che si occupano specificamente di fauna (l'elenco lo potete trovare su www.elencocras.it ).

Non fatevi condizionare dai social e dalle mille staffette che portano cani da Sud a Nord

Occorre imparare e capire che sui social si trova di tutto, dalle informazioni di qualitร  alle fesserie piรน assolute, a tentativi di colpire l'emotivitร  per far soldi. Una persona che voglia fare veramente una buona azione deve saper scegliere: non esistono soluzioni miracolose e molti dei cani che arrivano al Nord, dove il randagismo รจ quasi del tutto scomparso, finiscono per restare prigionieri a vita. Detenuti per sempre perchรจ sono poco socializzati, molte volte addirittura fobici e, spesso, l'adozione trovata tramite social non รจ quella giusta. Adottanti che pensano basti il cuore e che un cane valga l'altro, ma non รจ cosรฌ. Ogni animale รจ un individuo, con le sue caratteristiche ma, soprattutto, con le sue problematiche. E quando il binomio non si crea il cane finisce in canile.

La realtร  รจ una soltanto: mentre per i selvatici il traguardo รจ la liberazione, grazie al benerito lavoro dei CRAS, per molti animali raccolti dalla strada il traguardo non si materializza in un'adozione. Ci sono cani che possono stare meglio liberi sul territorio, perchรฉ se la strada รจ un pericolo puรฒ essere anche un luogo di vita, migliore del canile per molti cani che sono abituati a vivere liberi. Perchรฉ spesso cani liberi sono nati. La cosa importante รจ avere sempre voglia di farsi delle domande, di interrogarsi sulle soluzioni migliori per gli animali, che non sempre coincidono con i nostri desideri. Ma se la custodia in una struttura รจ rassicurante per noi, potrebbe diventare un inferno senza fine per l'oggetto delle nostre attenzioni. Pensiamoci sempre prima di agire!

Finti randagi e adozioni irresponsabili portano al collasso i canili del Nord

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Finti randagi e adozioni irresponsabili portano al collasso i canili del Nord, che non riescono piรน a far fronte alle richieste. Una realtร  che si traduce in riduzione degli spazi per gli animali, difficoltร  o impossibilitร  di trovare una buona adozione e il rischio, concreto, di trascorrere una vita in canile. Sfatando l'idea che mandare cani dal Sud al Nord, senza criterio, sia la soluzione al problema randagismo. Incrinando quel velo di bontร  che ha trasformato le "adozioni del cuore", tanto in voga sui social, in piรน reali ergastoli per cani complessi.

Intorno al randagismo, da sempre, operano diverse componenti che non sempre sono in grado di assicurare, anche quando sono in buona fede, il benessere dei cani. Esiste poi una componente affaristica e scaltra che ha fatto del randagismo uno strumento di lavoro, grazie agli spostamenti di animali in tutto il territorio della penisola. Trasferimenti che avvengono spesso in condizioni di maltrattamento. su mezzi non autorizzati, da parte di persone note che trafficano senza rispettare le regole.

Le regole per garantire la tracciabilitร  delle operazioni ci sarebbero ma il condizionale, come sempre, quando si parla di animali, รจ d'obbligo. Cosรฌ, da tanti, troppi, anni la nostra penisola รจ attraversata da furgoni carichi di animali che vengono dal Sud Italia per cercare "ufficialmente" fortuna al Nord! Un viaggio della speranza che alcune volte si concretizza in una buona adozione ma che in altre, troppo spesso, si traduce in una insensata deportazione. Messa in atto da chi ancora crede o racconta che la soluzione al randagismo siano i canili.

Finti randagi e adozioni irresponsabili hanno creato una popolazione canina incarcerata al 41bis, senza ragione

Ai randagi, veri o presunti, in perenne movimento da nord a sud, si aggiungono i cani appartenenti al vasto panorama delle razze "complesse", presi senza criterio e scaricati senza pietร . Cani scelti perchรจ di moda oppure per essere usati come strumenti di difesa o di offesa da una vasta platea di scriteriati, che nulla sa di cani ma pensa di poterli governare. Animali senza colpa, con un temperamento importante, che mal si adatta a farli diventare esseri vivente telecomandati. Cosรฌ finiscono abbandonati nelle aree cani oppure legati alle recinzioni dei rifugi.

Cani rovinati dalla convivenza con gli umani, che difficilmente avranno la speranza di trovare una buona adozione. In maggioranza sono individui destinati a trascorrere l'intera vita in pochi metri quadri di un box, spesso da soli perchรจ aggressivi. Una pena dentro la pena, una maledizione che spesso porta a interrogarsi se fargli trascorrere una vita da prigionieri, sino all'ultimo rantolo, sia la scelta corretta. Una questione etica che sembra esser meglio nascondere sotto il tappeto perchรฉ, in fondo, nessuno vuole sporcarsi le mani con questo argomento.

Cani nati per scelte irresponsabili di chi li custodisce, fatti riprodurre per lucro o per ignoranza. Animali non sterilizzati che possono essere tenuti e fatti figliare senza regole, perchรฉ secondo la legge sono un bene, proprio come un automobile o un televisore. Solo il proprietario puรฒ scegliere se far riprodurre il suo animale, scaricando poi, se qualcosa va storto, il costo economico della decisione sulla collettivitร  che dovrร  mantenerli nelle strutture, mentre la sofferenza resta ai cani, per periodi variabili a seconda del carattere del cane e della capacitร  di chi gestisce il canile.

Un Sud senza regole e molti interessi che continua a sfornare randagi che finiscono in canili che troppo spesso sono pessimi

Se il randagismo vero nel nord Italia รจ praticamente scomparso e resta solo il randagismo di ritorno, provocato dalle staffette quando gestite in modo irresponsabile, al Sud non รจ cosรฌ. In molte regioni i canili hanno fatturati da centinaia di migliaia di euro e spesso sono in mano a personaggi legati o contigui alla malavita. Un fenomeno che sembra interessare a pochi, che emerge solo quando qualcuno decide di controllare le strutture, che talvolta finiscono sequestrate. Strutture da migliaia di cani, dove i proprietari hanno capito che sono proprio i numeri il loro scudo.

Un canile con migliaia di cani diventa difficile da sequestrare, da far amministrare dallo Stato o dal Comune, che dovrebbe farsi carico dei costi economici in attesa del processo. In questo modo sono proprio gli amministratori pubblici che, autorizzandoli, hanno garantito lauti guadagni ai proprietari e una vita di sofferenza per gli ospiti. Che da quei canili usciranno quasi sempre solo nei sacchi neri destinati all'inceneritore. Un errore a cui si cerca di rimediare sulla carta, limitando il numero degli animali per struttura, senza mai renderlo veramente operativo. Basta una recinzione per moltiplicare lo stesso canile in varie strutture differenti, almeno in apparenza.

Discorso analogo anche per le staffette illegali, che sono talmente pubblicizzate sui social da rendere facile organizzare i controlli. Tanto sfacciate da arrivare sempre negli stessi luoghi, contando sull'impunitร  garantita dal fatto che nessuno vuole mettere sotto sequestro un furgone pieno di cani. Che dovrebbero essere sistemati in strutture giร  al collasso, a spese dei contribuenti. Cosรฌ, grazie a questo calcolo, la giostra continua ma i danni si disperdono sul territorio. Con buona pace di chi poteva controllare e non lo ha fatto.

Il randagismo รจ un fenomeno complesso da gestire, che richiederebbe una visione olistica del problema

Sono tanti gli argomenti da mettere sul tappeto per arrivare a una soluzione del problema: il randagismo non รจ un nemico invincibile, ma solo un fenomeno multiforme che rende complesso il percorso per arrivare a batterlo. Ma complesso non significa impossibile, a patto che ci sia la reale volontร  di arrivare a una soluzione. Perchรจ il punto รจ proprio nella complessitร , che per definizione non puรฒ trovare soluzioni che facciano comodo a tutti. E su questo casca l'asino: il politico spesso non persegue l'interesse collettivo, ma il tornaconto elettorale. Accontentare tutti senza scontentare nessuno. Desiderio impossibile da render concreto.

Intorno al randagismo ruota un mondo che va da chi gestisce i canili ai veterinari, da chi fabbrica alimenti e strutture a quanti vivono grazie alle staffette e alle offerte, senza dimenticare tutta la struttura pubblica che intorno a questo fenomeno ruota. Interessi diffusi e frammentati che cosituiscono il lato economico e pratico, nel quale si intreccia il lato emotivo di un volontariato spesso impreparato, che segue piรน l'emozione che non la ragione. Salvatori che pensano di aiutare, ma che spesso salvano solo loro stessi, la loro emotivitร , provocando agli animali. Poi ci sono i volontari attenti e preparati, quelli che subiscono l'assalto da due fronti. Quelli che meritano rispetto per attenzione e preparazione.

Per questa ragione, senza una consapevolezza sociale che porti a gestire gli animali domestici in modo responsabile, diventa un fenomeno complesso e apparentemente irrisolvibile. La gran parte del serbatoio che alimenta il randagismo nasce nelle case dei privati che non controllano le riproduzioni. Le cucciolate indesiderate che, quando non vengono collocate o vendute, finiscono disperse sul territorio alimentando un fenomeno che cosรฌ si riproduce senza sosta. Per questo occorre studiare azioni capaci di generare sinergie di periodo, per arrivare a chiudere nell'angolo un fenomeno vergognoso, causato irresponsabilmente e gestito malamente. Nel quale la collettivitร  butta un pozzo di soldi mentre troppi si arricchiscono.

Cani liberi o randagi di quartiere: una transizione che non puรฒ essere la soluzione

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Cani liberi o randagi di quartiere: una scelta che non deve essere considerata la soluzione auspicabile al problema, annoso del randagismo. Una questione spinosa da affrontare perchรฉ stimola polemiche: ai due poli estremi quanti vorrebbero vedere tutti i randagi in canile e chi, invece, pensa vadano lasciati liberi. Cani lasciati liberi di vagare, magari sterilizzati e sotto controllo veterinario quando possibile, visti come invidui che possono declinare in vari modi il loro rapporto di coesistenza con gli uomini. In una sorta di limbo che sta fra quello dei "domestici" e gli animali selvatici, definizioni che per alcuni rapprresentano solo categorie insensate,

Una visione solo parzialmente condivisibile per chi scrive, proprio come quella di chi vorrebbe che tutti i randagi venissero "salvati" rinchiudendoli nei canili. Visioni opposte di un unico problema, che perรฒ si scontrano con realtร  diverse, con problematiche legate al "dove e al come", con idee alcune volte eccessivamente romantiche e altre eccessivamente tutelanti. Appare evidente che i canili non siano uno strumento di contrasto al randagismo, mentre sempre piรน diventano strutture di prigionia. Luoghi nei quali una parte degli ospiti รจ destinato a restare imprigionato a vita.

D'altra parte nemmeno la via del randagio controllato รจ sempre felice e anche questa si presta a creare problemi, di convivenza e di benessere perchรฉ ogni luogo รจ diverso. Senza contare che fra cani liberi "confidenti" e cani liberi ferali le differenze sono molte e importanti. Tanto da dover operare molti e diversi distinguo, con situazioni tali da creare conflitti insanabili fra cani e uomini. In un rapporto di coesistenza innaturale, al quale abbiamo condannato il cane, che non รจ piรน lupo e non รจ considerabile un selvatico.

Cani liberi o randagi di quartiere: questa non รจ la soluzione ma una transizione che deve far crescere un mutamento culturale

Il contrasto al fenomeno del randagismo, costoso e irrisolto da decenni, deve passare da un progetto di largo respiro. Possibile soltanto se ci sarร  una crescita culturale capace di creare le condizioni di un diverso sentire. Una visione del nostro rapporto con i cani e con gli altri animali in generale, che passi attraverso il riconoscimento dei loro diritti. Identificandoli come individui, comprendendo le loro necessitร  e riconoscendoli come portatori di diritti reali. Se questo passaggio culturale non sarร  concretizzato, diventando realtร , continueremo a avere canili strapieni di potenziali egastolani con strade e campagne affollate di randagi.

Il problema sicuramente รจ complesso, difficile da far comprendere e da far assimilare. Per troppi interessi, alcuni davvero inconfessabili come succede negli appalti dei canili e nella gestione "in vita" degli sventurati ospiti. Ma talvolta anche a causa di una visione pietistica del soccorso a ogni costo, che si traduce in quella patologia definita sindrome di Noรจ1 che รจ poi causa di tante sofferenze. Un amore che diventa una forma di violenza perpetrata a danno degli animali, non solo cani.

Certo รจ affascinante vedere il comportamento dei cani liberi, la loro socialitร  e le interazioni, osservando vite che in qualche modo hanno regole non cosรฌ dissimili dalla comunitร  umana. Ma รจ impossibile pensare che questa "vita di gruppo" possa avvenire all'interno di contesti fortemente antropizzati come le nostre cittร , senza scatenare conflitti insanabili. Un dato difficilmente contestabile, che dovrebbe bastare per accettare il fatto che la presenza di randagi socializzati in contesti urbani e periurbani debba essere una via temporanea, non il punto d'approdo. Per limitare gli ingressi nei canili, per stimolare le persone alla coesistenza ma nell'ambito di un processo che generi un cambiamento profondo del nostro rapporto con gli animali domestici.

Per combattere davvero il randagismo ci vuole il coraggio di andare in direzione ostinata e contraria

I cani non sono animali selvatici, sono una sottospecie dei lupi, dai quali prendono il loro nome scientifico, poi declinato nelle tante razze create dall'opera, spesso distorta, dell'uomo. Canis lupus familiaris รจ il cane e in questa identificazione convive tutta la questione, il fascino dell'avvicinamento dei lupi all'uomo in un percorso che ci accompagna da diverse migliaia di anni. Ma anche a quel "patto tradito fra uomo e cane" da cui prende spunto il titolo di questo blog, che ha portato prima a una convivenza, poi alla pessima gestione e infine all'intolleranza.

Per questo occorre promuovere un periodo di transizione, durante il quale pensare di rinchiudere nei canili il minor numero di cani possibile, cercando di convivere con quelli che possono vivere liberi. In contesti controllati, senza ulteriori riproduzioni, con una gestione che deve avere come obiettivo la progressiva scomparsa del cane randagio. Con buona pace della visione romantica dei cani liberi, che certamente ha buon gioco nell'affascinare chi ascolta, senza poter perรฒ mettere sul tavolo soluzioni convincenti e soprattutto attuabili di coesistenza.

In parallelo bisogna attivare, con serietร , campagne di informazione, strumenti di contrasto al commercio e alla riproduzione incontrollata dei cani, che portino le persone a una maggior consapevolezza dei loro doveri. Per chiudere, una volta per tutte, i rubinetti delle mille sorgenti che alimentano il randagismo, a partire dal vagantismo canino, alle cucciolate casalinghe e alle adozioni d'impulso. Un futuro che potrร  diventare reale solo lavorando tutti insieme per creare i presupposti culturali per sostenerlo. Svuotando cosรฌ, una volta per tutte, i canili

  1. la persona nutre unย sincero attaccamento emotivoย nei confronti dei suoi animali ed รจ convinta di โ€œsalvarliโ€ (da qui il nome โ€œSindrome di Noรจโ€ - Emanuela Prato Previde - Silvia Colombo - Universitร  degli Studi di Milano nel libro "Una strana Arca di Noรจ". โ†ฉ๏ธŽ

Li chiamano spostacani: trasferiscono gli animali senza criterio dal Sud al Nord

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Li chiamano gli spostacani perchรฉ trasferiscono gli animali senza criterio da Sud a Nord. Sono personaggi che gravitano intorno al mondo del randagismo. Sono quelli che hanno creato il business della sofferenza, sfruttando la sensibilitร  di quanti amano gli animali. Bisogna stare perรฒ attenti perchรฉ la realtร  รจ piรน complessa e composita di quello che si potrebbe immaginare. Una realtร  che si separa fra bene e male, fra corretto e scorretto. Ma anche fra utile e dannoso.

Non tutti quelli che si occupano di trovare un futuro agli animali sono, ovviamente, dei balordi o peggio dei maltrattatori. Non tutti quelli che spostano animali da una parte all'altra dell'Italia o dell'Europa sono da guardare con sospetto. Bisogna perรฒ essere in grado di valutare azioni, modalitร , intenzioni: questo fa la differenza. Il trasferimento degli animali non รจ un male in sรฉ, lo diventa in determinate condizioni, quando รจ causa di danno.

Negli ambienti che si occupano seriamente di dare un futuro agli animali dei canili li chiamano gli spostacani. Una definizione che fa, da subito, trasparire il giudizio negativo di quanti lavorano con serietร  e passione. Che non tollerano quelli che recuperano gli animali, in particolare cani, non si sa come e non si sa dove, fanno post sui social sempre molto strappalacrime e aspettano. Lanciata l'esca emotiva sperano che qualcuno si offra di adottare il cane o il gatto, di pagare per il trasporto, rendendosi disponibile a andare a ritirarli anche in una stazione di servizio o sotto un ponte della tangenziale. Mai presso strutture ufficiali che possano dare garanzie a animali e adottanti.

Con la scusa del "compiere una buona azione" si creano in automatico un mantello di impunitร  morale, senza andare perรฒ poi troppo per il sottile. Fanno viaggiare gli animali peggio che nei carri bestiame, non si preoccupano della promiscuitร  dei trasporti e dei rischi di contagio. Non mettono molta attenzione nella scelta degli adottanti e, troppo spesso, nemmeno nella verifica delle condizioni di salute dell'adottato. Questo รจ il miglior metodo per riempire i canili, ma anche per condannare gli animali all'ergastolo.

Li chiamano gli spostacani perchรฉ spostano animali senza criterio : cosa succede quando l'adottante non ha possibilitร  economiche?

Cosรฌ puรฒ succedere che qualcuno, senza grosse possibilitร  economiche, riceva un animale con gravi patologie, senza avere i mezzi e quindi possibilitร  di curarle. Ma puรฒ anche accadere che un'anziana signora, che aveva creduto di adottare un cane di media taglia e socievole, ne riceva uno di taglia grande, magari con disturbi del comportamento. In poco tempo l'adottante, che pensava di aver aiutato un cane bisognoso e compatibile con la sua vita, viene messo nella condizione di avere bisogno di aiuto, per non avere possibilitร  di gestire questa adozione improvvisata.

Per fortuna la maggioranza delle associazioni non operano in questo modo, cercando di collocare con attenzione gli animali per dargli un futuro migliore. Senza lucrare, pur chiedendo magari un rimborso, sempre in modo tracciabile con un bonifico su un conto corrente bancario. Associazioni che hanno una sede, che esistono davvero e non solo nel mondo virtuale, che lavorano bene e hanno un'ottima reputazione. Realtร  che non consegnerebbero mai un cane in autostrada o sotto un ponte della tangenziale.

Esistono norme per il trasferimento degli animali fra Regioni italiani e occorrerebbe mettere sempre al centro i loro interessi, evitando di stimolare adozioni fatte su base emotiva. Una persona deve riflettere prima di adottare, deve compiere una scelta ponderata perchรฉ avere la responsabilitร  di un animale comporta impegni e costi, non trascurabili. Cercare di impietosire per far adottare casi disperati rischia di creare un effetto boomerang, pericoloso per le persone, pericolosissimo per gli animali.

Le chiamano ancora staffette, ma spesso sono soltanto mestieranti che si improvvisano trasportatori di animali

Tutti i rifugi sono pieni di animali spostati da una parte all'altra dell'Italia, ma poi non voluti da chi li ha adottati. Causando un altro danno al cane o al gatto che viene rifiutato e che, anche nei rifugi del Nord, rischia poi di passare tutta la sua vita dietro le sbarre. Animali tolti senza motivo dalla strada, non socializzati, risultando cosรฌ difficilmente adottabili, tantopiรน da persone inesperte. Molti di questi cani, in particolare non troveranno mai una casa, ma saranno stati utili a qualcuno per creare una fonte di guadagno.

Altri ex randagi, grazie a questi trasportatori, arrivano al Nord per essere poi lasciati nelle aree cani: una telefonata alla Polizia Locale e il gioco รจ fatto. I cani entreranno nel canile di quel Comune, dopo un periodo di osservazione al sanitario, e da li potrebbero non uscire piรน. Lontani dagli occhi, lontani dal cuore, per accontentare quanti ancora pensano che il Nord Italia sia il paradiso dei cani, ma non รจ cosรฌ.

Per questo li chiamano spostacani in tono dispregiativo, per farli riconoscere da chi lavora nell'esclusivo interesse degli animali. Evitando di far entrare in canile tutti i cani che incontrano sul loro cammino, sapendo quali individui possono effettivamente avere un futuro in famiglia. Non puรฒ bastare il cuore se non lo si collega a un ragionamento, se non si stimolano riflessioni in chi dice di volere condividere la sua vita con un animale. Un'ultima nota riguarda i controlli: i punti di arrivo sono noti ma chi deve controllare non c'รจ quasi mai. Per paura, forse, di trovarsi con qualche decina di animali da dover sequestrare. Con mezzi non autorizzati e persone non iscritte ai registri dei trasportatori.

Animali randagi e turismo: non sono rifiuti da spazzare via dalle strade

animali randagi e turismo

Animali randagi e turismo, quando arriva la stagione estiva i problemi si amplificano e chi ne paga le conseguenze sono cani e gatti senza padrone. Da una parte sono visti come se fossero rifiuti da nascondere dalla vista dei visitatori, dall'altra sono spesso considerati vittime di pericoli inesistenti. Cosรฌ per i randagi l'estate, in particolar modo per quelli che vivono in localitร  turistiche, si trasforma spesso in una pessima stagione. Che rischia di avere un unico destino: finire dietro le sbarre di uno dei tanti rifugi per animali indesiderati.

Cani e gatti perรฒ non possono essere considerati come rifiuti lasciati in giro, che contribuiscono a dare un'idea di degrado dei contesti urbani. Una visione pericolosa e irragionevole che porta ad adottare quasi sempre soluzioni che non risolvono, ma solo tamponano visivamente un problema. Utilizzando sistemi che ancora oggi vanno dagli avvelenamenti alle catture, messi in atto con il solo scopo di ripulire le strade da presenze indesiderate. Senza preoccuparsi mai delle cause che portano questi animali a condurre una vita da randagi.

A questa non gestione del problema si mescola l'eccesso di attivismo di molti turisti, specie stranieri, che vivendo in luoghi con un basso tasso di randagi, pensano che tutti gli animali senza padrone siano in difficoltร . Anche quando il pericolo รจ molto relativo e sicuramente molto piรน basso di quello che potrebbero correre che finendo in una struttura. Canili e gattili non sono luoghi di villeggiatura per animali in difficoltร , ma spesso diventano trappole infernali dalle quali, una volta entrati non si esce piรน.

Animali randagi e turismo rappresentano un pericoloso binomio, quando l'emotivitร  prevale

Nonostante quello che ancora molti credono il randagismo non si combatte con canili e gattili, ma solo con la crescita culturale. Quel complesso di informazioni e di riconoscimento di diritti che porta a un radicale cambiamento nel nostro modo di gestire, o di non gestire affatto, gli animali con i quali viviamo. Anche se qualcuno ancora pensa che i randagi siano per le strade per la mancanza di strutture destinate ad accoglierli. Un'idea bizzarra quanto sbagliata, come se tutto si potesse incentrare non sul modi di affrontare il problema, per evitare che si crei, ma solo di nasconderne gli effetti. Cosa che sta avvenendo sistematicamente da piรน di mezzo secolo.

Le amministrazioni pubbliche quasi sempre si ricordano del randagismo solo quando analizzano i costi o quando, come accade spesso, sono oggetto di critiche. Dimenticando che senza intervenire sulla prevenzione, come in ogni cosa, sarร  sempre necessario rincorrere gli effetti. I randagi non sono virus sui quali non abbiamo controllo, ma sono i risultati di riproduzioni indesiderate che portano a avere un numero di animali molto superiore a quanti li vogliano ospitare. La sproporzione fra offerta e domanda genera un fenomeno che non ha nulla di occulto, di incomprensibile o di ingestibile.

In un momento storico come questo, dove le strutture per il ricovero dei randagi e degli indesiderati sono strapiene, occorre farsi delle domande, avendo la capacitร  di trovare delle risposte. Prendere animali dalla strada senza criterio ha portato a una popolazione di animali che non andranno mai in famiglia, restando rinchiusi nelle strutture in quanto difficilmente adottabili o del tutto inadottabili. A causa di problemi comportamentali o di fobie che non possono essere curate in canili o in gattili. Animali che in una casa avrebbero davvero poche possibilitร  di resistere piรน di qualche giorno prima di essere restituiti o, peggio, abbandonati.

Prendere cuccioli dalla strada, senza farsi altre domande, non sempre li salva e spesso li condanna

Occorre partire da un presupposto: ogni animale รจ un individuo con un proprio carattere e temperamento che si forma in giovane etร  nel periodo di socializzazione. Avviene con i bambini, avviene con gli animali: il contesto in cui crescono รจ capace di influenzare per sempre il loro comportamento. Un cucciolo di qualsiasi specie quando viene strappato prematuramente alla sua famiglia non riceve le cure parentali, che sono indispensabili per far crescere un individuo equilibrato. Una situazione che rischia di compromettere, per sempre, il suo percorso di vita.

Decidere di prendere un animale dalla strada รจ una buona azione solo se si trova in una situazione di pericolo reale. Una scelta attenta e motivata, alcune volte sicuramente emotivamente difficile ma giusta: non tutti gli animali sono da salvare. Quando consegniamo un cucciolo a un'associazione o a una struttura non lo abbioamo salvato, ma spesso abbiamo risolto un nostro problema emotivo, scaricando su altri la necessitร  di trovare una soluzione. Che molto probabilmente non saranno in grado di assicurare al malcapitato animale salvato.

Serve svuotare le strade dai randagi, ma per farlo bisogna limitare le nascite, impedire ai nostri animali non sterilizzati di vagare a piacere sul territorio senza custodia. Bisogna impedire la vendita di animali domestici in rete o nei negozi e realizzare campagne di sensibilizzazione contro le adozioni d'impulso. Occorre informare le persone che l'estetica non รจ la caratteristica piรน importante, che non bisogna alimentare un mercato fatto spesso di sofferenze e traffici. Il problema non sono gli abbandoni estivi, un finto problema, ma le scelte irresponsabili fatte ogni giorno dell'anno.