La rivoluzione nel piatto

La rivoluzione nel piatto

La rivoluzione nel piatto è il nuovo libro di Sabrina Giannini, giornalista e conduttrice di trasmissioni televisive di inchiesta, prima con Report e ora con Indovina chi viene a cena che conduce Questo libro deriva dalle numerose inchieste realizzate nel corso degli anni, con piglio e determinazione e, molto importante, con pochi peli sulla lingua.

In Italia non sono molte le trasmissioni televisive nelle quali si fanno inchieste e soprattutto si affrontano questioni importanti senza fare sconti. Le inchieste infatti molte volte scoperchiano realtà scomode e soprattutto possono coinvolgere anche investitori pubblicitari, che non gradiscono il lavoro dei giornalisti.

Sabrina Giannini molti di voi l’hanno conosciuta sin dai tempi in cui lavorava per Report, con i suoi memorabili servizi come Siamo tutti oche in cui raccontava delle oche spiumate vive in Transnistria.

Con questo libro, che rovinerà a qualcuno il piacere per alcuni alimenti, la Giannini scava in componenti alimentari che mangiamo ogni giorno, come ad esempio i coloranti. Apparentemente gioiosamente innocui, colorano la nostra tavola e il contenuto dei nostri bicchieri, ma sono sani? Scopritelo leggendo “La rivoluzione nel piatto”.

La retorica dell’allevamento sostenibile è un inganno

Le aziende ci raccontano tante cose sulle loro propensioni green, su quanto siano attente al benessere animale, alla sostenibilità ambientale. Spesso queste leggende sono però solo verosimili, allontanandosi molto dalla realtà, da quello che succede lontano dagli occhi dei consumatori.

Infatti le inchieste dimostrano altro e anche nomi prestigiosi capitolano, rotolano nel fango delle loro stesse campagne pubblicitarie, dove i maiali sembrano felici, ma solo nella fantasia del marketing. Una realtà che ha coinvolto anche aziende fornitrici del celebre prosciutto di Parma, documentando maltrattamenti e sofferenze.

Leggere questo libro significa aumentare la propria consapevolezza, essere informati, mettersi “nella parte” degli animali. Ma leggerlo può servire anche per difendere la propria salute: sono troppi i cibi che non sono sani, infinita la chimica e molto pochi i controlli. Mangiare meglio può davvero essere l’inizio di una piccola grande rivoluzione.

Sperling & Kupfer – 211 pagine – Euro 17,90

Allevamenti di animali, criminalità comune e omissioni pubbliche

allevamenti di animali

Troppi allevamenti di animali sono diventati un crocevia di interessi e comportamenti criminali di vario genere che possono andare dal riciclaggio per conto della camorra e di altre agromafie all’inquinamento, passando per il maltrattamento di animali, arrivando all’alterazione di sostanze destinate all’alimentazione umana.

Una realtà ben documentata nella trasmissione Animali come noicondotta da Giulia Innocenzi, che questa volta si è occupata dei maltrattamenti che accadono negli allevamenti di bufale della Campania. Nella puntata intitolata Speriamo che sia femmina le telecamere nascoste riprendono, ancora una volta, le torture inflitte in molti allevamenti alle bufale da latte.

In pochi mesi sono decine gli allevamenti messi sotto accusa dalle inchieste realizzate da diverse trasmissioni televisive, realizzate da Sabrina Giannini, prima per Report e ora per Indovina chi viene a cena e da Giulia Innocenzi, prima per Servizio Pubblico e ora per Animali come noi. Senza contare le inchieste delle associazioni Essere Animali  e di Animal Equalitysempre sui temi degli allevamenti.

Inchieste che hanno dimostrato, con relativa facilità, quali bolge dantesche siano gli allevamenti di animali, rendendo consapevoli milioni di persone sulla provenienza ma anche sui costi, non solo in termini etici, di quanto arriva sulle loro tavole. Improvvisamente molti consumatori hanno scoperto che le immagini di vacche e maiali felici create nell’immaginifico pubblicitario non corrispondevano al vero e che anche Francesco Amadori, negli spot della sua azienda, qualche bugia la raccontava.

Certo i maltrattamenti subiti dagli animali e mostrati sullo schermo indignano anche gli onnivori, perché un conto è mangiar carne e altra cosa è rendersi improvvisamente conto di essere complici di un sistema malato, che non salva nessuno, né animali, né consumatori. Questo probabilmente porterà a un irrigidimento della normativa, a una diminuzione del consumo di carne e dei derivati come uova e latte. Ma tutto questo non basta.

Occorre lacerare lo schermo dietro il quale si sono nascosti e sono cresciuti i criminali che gestiscono attività legate alle agromafie e, naturalmente, occorre parlare della catena dei controlli che si dimostra ogni giorno più incapace di far rispettare le leggi dello Stato. Proprio quello Stato le cui leggi ha giurato di far rispettare ma che poi in un rosario fatto di omissioni, connivenze, concorsi nei reati, omesse segnalazioni fino ad arrivare alla palude della corruzione, dell’interesse privato e della tangente presa per chiudere un occhio, ha violato sistematicamente.

Se i giornalisti e le associazioni sono investigatori migliori di molti funzionari pubblici incaricati di vigilare è perché qualcosa non funziona nel meccanismo dei controlli. Nella trasmissione sulle bufale il veterinario ASL, di fronte a animali che faticavano a stare in piedi a causa di zoccoli cresciuti a dismisura ha sostenuto, con serenità disarmante, che la colpa è della legge che impone i lastricati di cemento, che non consentono il regolare consumo delle unghie. Come se non esistessero i maniscalchi e come se questo non costituisse un maltrattamento per gli animali, costretti a modificare la postura per reggersi in piedi. Con dolori indicibili.

Come poter credere che lo sversamento dei liquami nel terreno di un grande allevamento non sia noto a una serie di organismi di controllo locali: Polizia Locale, Carabinieri, ex Forestali, veterinari ASL. Forse la verità è un’altra: per anni si è preferito ignorare queste cose, ritenendole reati minori, come il maltrattamento di animali. In questo modo si è consentito non solo il malaffare, ma si è agevolata la crescita della cultura dell’illegalità, si sono create sacche costituite da reati consentiti, accettati, dimenticando che proprio grazie ai territori strappati alle norme dello Stato si consolidano le mafie.

Non sarebbe giusto sostenere che ci sia una corruzione diffusa all’interno delle forze di polizia giudiziaria, non è sicuramente così, ma è indubbio che oggi più che mai non basti sequestrare un allevamento di bufale a seguito dei vari reati accertati: le forze di polizia e la magistratura inquirente devono risalire agli anelli della catena di controllo che hanno consentito di perpetrare per anni questi reati, compreso il maltrattamento di animali. Denunciandoli e licenziandoli in caso la responsabilità sia provata.

Gli animali sono esseri viventi indifesi che solo uomini perbene possono tutelare, nel corso di una vita asservita ai bisogni dell’uomo e che, in alcun modo, dovrebbe diventare una via crucis infinita fatta di sole sofferenze e patimenti.

 

Report, Amadori, antibiotici, siam tutti polli

Report, Amadori, antibiotici, siam tutti polli

Report, Amadori, antibiotici, siam tutti polli in un mercato che ha troppe regole, molte delle quali disattese.

Dove animali e uomini sono accomunati da un destino simile: essere sfruttati e fatti ammalare.

Ancora una volta Milena Gabanelli e Sabrina Giannini han fatto centro, verrebbe da dire “parola di Francesco Amadori”. Con l‘inchiesta andata in onda su Report sull’antibioticoresistenza, fattore indotto dai troppi antibiotici assunti anche attraverso i cibi.

Qualcuno poteva infatti pensare che fossero le persone a intossicarsi con troppi antibiotici, realtà in effetti molto variabile da regione a regione, non si capisce se a causa degli informatori farmaceutici e dello strapotere di Big Pharma oppure per scelte incomprensibili fatte dai medici, su base evidentemente geografica.

Nella realtà il maggior consumatore di antibiotici del Belpaese si chiama “allevamento intensivo” e questa necessità è dovuta alle condizioni di insalubrità delle strutture di allevamento, con grandi concentrazioni di animali, igiene discutibile, sofferenza alta e patologie che in queste condizioni sono tenute sotto controllo solo dai farmaci.

Patologie causate dai batteri patogeni che, come gli antibiotici, spesso passano dagli animali all’uomo dando luogo a malattie molto molto serie, come le infezioni causate dallo staffilococco aureo(staphylococcus aureus) oppure dalla klebsiella.

Le telecamere di Report, con l’aiuto del team investigativo di Essere Animali, sono entrate negli allevamenti intensivi della Amadori, una delle aziende italiane più note anche in virtù del noto tormentone pubblicitario nella quale il presidente dell’azienda attesta le qualità dei suoi prodotti concludendo con il famoso slogan “parola di Francesco Amadori” .

Il quadro che ne è uscito risulta essere inquietante: topi che passeggiano sui suini allevati, un dipendente che urina nell’allevamento, polli sbatacchiati come fossero stracci, maiali tenuti in condizioni pessime; insomma tutto il contrario di quanto afferma il loro sito in termine di benessere animale sotto il claim che recita: “il nostro impegno: Amadori e il benessere animale”.

Come sempre si dimostra che gli allevamenti intensivi sono incompatibili con il benessere degli animali allevati, ma ora inizia anche a emergere in modo sempre più chiaro che sono incompatibili anche con il benessere delle persone, non solo perché troppa carne è cancerogena secondo l’OMS, ma perché queste tipologie di allevamenti sono delle bombe batteriche innescate, con il loro carico sia di sofferenza che di patogeni.

Dopo aver visto la trasmissione infatti fa davvero sorridere, anzi fa sbellicare dalle risate, che ci sia qualcuno preoccupato dalle patologie che possono trasmettere i piccioni oppure le pericolosissime nutrie, ignorando completamente che i patogeni possono arrivargli in casa perché li acquista al supermercato insieme agli antibiotici. Senza far torto naturalmente agli ospedali che sembrerebbero essere più pericolosi per il pericolo di infezioni piuttosto che per il rischio chirurgico.

Il quadro è davvero inquietante e invito tutti quelli che non l’avessero fatto a guardare la puntata di Report, che non voglio considerare la Bibbia, ma che unita a tutte le altre trasmissioni andate in onda su questo tema costituisce un motivo di grande allarme, non solo per la cronica mancanza di benessere degli animali o per il loro grave maltrattamento.

Il problema vero non è nemmeno Francesco Amadori, uno dei tanti imprenditori che si comporta né più né meno come farebbe un animale: si adatta alla nicchia “ecologica” nella quale è inserito. Mi spiego meglio: queste cose non nascono dall’oggi al domani sono il frutto dell’evoluzione della specie, in un paese con troppo pochi controlli, con troppe leggi che si sovrappongono, con riti processuali che farebbero venire i capelli dritti a chiunque abbia la sventura di assistervi.

Piano piano, come i patogeni, ci sono pezzi di Italia che si adattano, si allargano, occupano nicchie libere approfittando dei pochi controlli, di controllori talvolta troppo distratti e alcune volte compiacenti, di una burocrazia che spesso è la vera chiave dell’impunità e di grandi possibilità economiche garantite da produzioni a basso costo.

In 40 giorni è pronto un pollo, in tre mesi un maiale va al macello ma nessuno si chiede cosa non funzioni in questo assurdo processo produttivo, dove gli animali son meno di macchine.

L’Italia è il paese dove la televisione di Stato, la RAI, non riesce a intervistare il ministro della salute (!?), Bea Lorenzin, che rifiuta le interviste, che va pedinata e scovata in una manifestazione pubblica per aver qualche risposta, peraltro assolutamente non convincente.

I politici pensate siano al nostro servizio, in fondo li paghiamo con le nostre tasse ma anche qui si inverte la logica: noi paghiamo il canone RAI, anche per avere quel briciolo di informazione che Report e Presa Diretta ci garantiscono, ma la RAI non riesce a intervistare i politici che ci fanno pagare il canone e dei quali noi paghiamo gli stipendi.

Ma la RAI non riesce neanche a intervistare i direttori del Ministero della Salute che si negano anche loro, come se fossero Francesco Amadori, l’unico che in fondo aveva titolo per mandare a stendere la Giannini: non è ancora obbligatorio, infatti, per un imprenditore rilasciare dichiarazioni.

I risultati di questi paradossi sono che in Italia le lobby contano più del parlamento, riescono perfino a far dire a un funzionario ministeriale che, certo, una farmaceutica finanzia un convegno sul farmaco, ma non condiziona i contenuti che sono esclusivamente di competenza ministeriale. Se qualcuno conosce un’azienda che finanzia un convegno nel quale si parlerà male dei suoi prodotti me lo faccia sapere, che prometto di dedicare ampio spazio a questo nuovo mecenatismo culturale.

Nel frattempo mentre mancano i controlli, i processi non si fanno, le leggi sono troppe e in conflitto fra loro e i ministri non rispondono alle domande dei cittadini, scopriamo che anziché in farmacia gli antibiotici è meglio acquistarli in gastronomia. In questo frangente, in questa Caporetto del buon senso l’Europa che fa? Nulla se non cercare di approvare il TTIP, che diminuirà ulteriormente le garanzie per i consumatori e non solo questo.

Gli animali continueranno a vivere all’inferno, nell’inferno degli allevamenti intensivi ma se noi non impariamo a svolgere un ruolo attivo nella società finiremo pure noi all’inferno, che non a caso narrano sia lastricato di buone intenzioni. Ma ci arriveremo in anticipo, grazie alle lobby e ai poteri economici forti che da troppo tempo governano questo paese.

#siamtuttioche: Report rivela al grande pubblico come si ricava il piumino.

#siamtuttioche

Il servizio della brava Sabrina Giannina di Report, una delle poche trasmissioni di inchiesta della nostra televisione pubblica, ha rivelato al grande pubblico l’inganno che si cela dietro i grandi nomi della moda, ma anche la sofferenza degli animali, l’indifferenza degli uomini che allevano, spiumano, acquistano, confezionano e rivendono a consumatori acritici un prodotto che costa sofferenza, a 360°.

Il cerchio si chiude dimostrando lo sfruttamento dell’uomo, quello dell’animale e ancora una volta l’indifferenza verso i patimenti, quelli volutamente non visti oppure quelli scordati, anestetizzati dal denaro e dal potere oppure, per i consumatori, dalla necessità di essere vestiti griffati, alla moda. Ma ovviamente non solo.

Qualcuno ha commentato polemicamente, ricordando la sofferenza dei bambini dei paesi in via di sviluppo (che continuiamo a chiamare così da decenni, per non dire che se continuiamo a sfruttarli non si svilupperanno mai), le atrocità dei paesi dittatoriali dove le galere son certo peggio degli allevamenti delle oche e i prigionieri son torturati in modo assai più crudele.

E’ vero queste cose succedono, devono far riflettere, però abbiamo anche un altro dovere morale: quello di smettere con il benaltrismo” e interessarci di uomini e oche, di persone e ambiente, di animali e diritti. Diversamente a forza di raccontarci che ci sono sempre cose più importanti a fare rischiamo di porci solo quesiti sull’esistenza di Dio e di quale Dio, non guardando dove ci portano i nostri passi.

I maltrattamenti agli animali faticano a emergere

Il servizio di Sabrina Giannini parlava di oche, di sofferenza animale, di indifferenza alla crudeltà, di maltrattamenti inflitti solo per massimizzare il profitto, ma parlava anche di sfruttamento delle persone, di indifferenza verso imprese artigiane costrette al fallimento, di lavoro portato in paesi dittatoriali e senza diritti per risparmiare una manciata di euro su capi che arrivano in negozio e costano 2 mila Euro, contro 100 di costo reale.

Allora non fingiamo di guardare solo la parte delle oche, non diciamo che gli animali hanno un posto diverso dall’uomo e noi possiamo farne ciò che vogliamo, in realtà non è questo il punto; qualcuno smetta di fare il censore benaltrista, magari sotto un caldo e sofferto piumino Moncler e provi a vedere il problema a tutto tondo.

Ancora una volta si è svelato un assunto incontrovertibile: chi è indifferente di fronte alla sofferenza degli animali lo è anche di fronte alla sofferenza degli uomini. La pietà è un sentimento che dovrebbe essere alla base del nostro sentire, come l’empatia, impossibile non averne nei confronti di chi soffre, impossibile non avere un giudizio morale per chi, metaforicamente, si traveste da agnello pur essendo un lupo.

Moncler, Report, spiumatura

Il grande pubblico è scandalizzato, Moncler perde in borsa e il suo proprietario esce dall’inchiesta di Report con le ossa rotte, ma non pensiamo che giustizia sia fatta.

Il consumatore, purtroppo, dimentica in fretta

In Italia, ma anche in Europa, si tende a dimenticare troppo in fretta e in fondo non c’è tempesta che non si posi, non c’è punizione, sul lungo periodo, sulle griffe della moda che han fatto cose inenarrabili: ve lo ricordate il crollo del Rana Plaza in Bangladesh e le centinaia di morti?

Passata la bufera tutto torna come prima, purtroppo, ed è proprio questo il grande problema: se continueremo a restare passivi, a non vedere la sofferenza inutile, a non cercare di essere coerenti negli acquisti, noi acconsentiremo al fatto che pochi  divorino il pianeta a tutti.

Lo facciamo ogni giorno che compriamo un Moncler, ma anche quando acquistiamo un cane dai trafficanti di cuccioli dell’Est, quando lasciamo che la politica cementifichi il paese, quando non protestiamo contro i danni ambientali e non pretendiamo leggi davvero efficaci. Quando non cerchiamo di liberarci dalla schiavitù di un’informazione sempre più colonizzata da lobbies e sempre meno libera, cercando di pensare con la nostra testa.

Oramai l’economia ha imparato che tutte le proteste hanno fine, che le persone dimenticano e su questo, proprio sulla nostra memoria corta, creano imperi negando diritti, a uomini e animali.

La stessa economia che, con un’attività di lobbie ben organizzata, riesce a far passare norme che fanno si che la spiumatura a vivo delle oche sia un’attività ritenuta “accettabile” dalla Comunità Europea.  Con buona pace dei diritti degli animali e del buon senso, entrambi sacrificati sull’altare del dio Euro.