Rettili in pericolo di estinzione: pochi si preoccupano per la sorta delle specie meno amate

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Rettili in pericolo di estinzione: le specie meno amate dal pubblico rischiano di essere le più esposte al rischio di estinzione. Siamo ancora troppo legati a pregiudizi, ma anche all’idea che gli animali verso i quali proviamo paura o repulsione siano inutili. Questa suddivisione degli animali fra amati, come cani e gatti, affascinanti come i lupi o repellenti come i serpenti, non consente a tutte le specie di avere uguale tutela. Immaginatevi un’associazione che dovesse mettere uno stand per chiedere fondi per la tutela del cobra reale: secondo voi quanto potrebbe raccogliere in una giornata? Probabilmente molto poco e sicuramente infintamente meno di quanto incasserebbe se la motivazione fosse quella di aiutare cani e gatti.

Cani falchi tigri e trafficanti

Troppe volte si fatica a comprendere che nell’equilibrio naturale ogni specie ha una funzione e che la simpatia che suscita è del tutto irrilevante. I rettili sono sul pianeta da milioni di anni e esercitano ruoli molto importanti nel mantenimento degli equilibri naturali. Per contro sono davvero poche le voci che si alzano a loro difesa, per evidenziare il rischio di estinzione che riguarda un numero consistente di specie. Alcune di queste sono tutelate indirettamente solo da azioni di protezione rivolte ad altri animali o all’ambiente in cui vivono. Una sorta di beneficio riflesso che deriva da altre ragioni.

Un nuovo studio è stato condotto da NatureServe, dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) e dall’organizzazione Conservation International ed stato recentemente pubblicato sulla rivista Nature. In questo lavoro si rappresenta un’analisi della prima valutazione completa del rischio di estinzione per i rettili inseriti nella Lista rossa IUCN delle specie minacciate.  I dati raccolti hanno dimostrato che almeno il 21% di tutte le specie di rettili a livello globale sono minacciate di estinzione.

Rettili in pericolo di estinzione: se dovessimo perdere questo enorme patrimonio sarebbe come cancellare complessivamente miliardi di anni di evoluzione

La realtà è che sino ad ora non abbiamo un panorama completa sullo stato di conservazione dei rettili, a differenza di quanto invece avviene per gli altri animali terrestri. La ragione è da ricercarsi sia in questioni pratiche, come le difficoltà di effettuare censimenti sul campo, che nella mancanza di risorse allocate sullo studio della loro conservazione. Unica certezza sono le cause della rarefazione: caccia, commercio, perdita di habitat e cambiamenti climatici.

In questo momento, secondo le stime degli scienziati, sono 1.829 le specie di rettili a rischio di estinzione. Un dato decisamente allarmante che dovrebbe far riflettere su quanto sia fragile l’equilibrio garantito dalla biodiversità. Ogni specie è infatti parte di una catena di relazioni che, nel loro complesso, sono alla base della stabilità degli ecosistemi. Perdere anche soltanto un tassello di questo mosaico può dar luogo a conseguenze imprevedibili, anche perché molte di queste relazioni sono ancora completamente sconosciute agli studiosi.

Per questo sarebbe di grande importanza cambiare l’approccio che abbiamo verso gli animali meno popolari o più detestati. Cercando di vedere il pianeta in maniera sempre più unitaria, partendo dal presupposto che ogni perdita rappresenta una fonte di squilibri. Ancora oggi, nonostante i molti sforzi fatti non siamo neppure in grado di determinare il numero esatto delle specie animali e vegetali. Non c’è giorno che gli scienziati non scoprano una nuova specie e, nel frattempo, molte si estingueranno ben prima di essere scoperte.

I rettili sono sul pianeta da prima dell’uomo ma rischiano di non sopravvivere ai danni dell’Antropocene, l’era delle distruzioni causate dall’uomo

Sono talmente tanti gli squilibri che abbiamo causato dalla metà del secolo scorso che spesso diventa difficile comprendere come rimediare. La sola certezza è che sia necessario contrastare i cambiamenti climatici e arrivare alla protezione di almeno un terzo della superficie terrestre e dei mari. Unico modo per cercare di arrestare la perdita di biodiversità che abbiamo causato e, nel contempo, una scelta che non è più differibile. La necessità urgente è quella di aumentare l’educazione ambientale della nostra società, in modo da creare una maggior consapevolezza.

Ogni persona è chiamata ad avere comportamenti sempre più responsabili e attenti per ridurre la propria impronta ecologica. Così come ognuno di noi deve essere consapevole dell’importanza delle sue scelte e dei suoi comportamenti, che possono incidere sul cambiamento molto più di quello che crediamo. Non è vero che tutto debba avvenire a livello globale e già cambiare il modo con cui percepiamo i rettili può costituire un aiuto. Un cambiamento di valutazione, solo per fare un esempio, salverebbe centinaia di migliaia di rettili che vengono uccisi ogni anno in Italia per paura o soltanto per una fobica avversione.

Puma detenuto illegalmente scappa in Francia: il prefetto ordina cattura o abbattimento dell’animale

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Un puma detenuto illegalmente scappa in Francia. La prefettura di Pas des Calais ne decreta l’abbattimento, qualora non si riesca a catturarlo, in quanto il felino viene ritenuto pericoloso per l’incolumità pubblica. Una petizione di cittadini è stata lanciata per ottenere che l’inconsapevole puma abbia almeno salva la vita. Secondo quanto riportato dalla stampa locale il puma sarebbe stato avvistato per la prima volta il 13 ottobre. Probabilmente in fuga da qualche villa, dove era tenuto imprigionato da persone che non si preoccupavano troppo del suo benessere.

La prefettura chiede la collaborazione di chiunque sia in grado di fornire informazioni utili per la sua cattura. Unica certezza è che il puma rischia di essere ucciso o di passare la sua vita dietro le sbarre. Riaccendendo come sempre accade in questi casi mille domande su questa detenzione, che al momento non hanno risposta. Unica certezza è che nessuno abbia segnalato la fuga dell’animale, per evitare le conseguenze. Pare davvero impossibile che le autorità non abbiano ricevuto notizie sulla detenzione del grande felino, una situazione che non può passare certo inosservata.

Per un puma detenuto illegalmente ci si chiede quanti siano gli animali pericolosi in cattività presso privati

Il traffico di animali esotici non si ferma, i rischi sono relativamente bassi e i profitti altissimi. Molti animali arrivano nei paesi della vecchia Europa, provenendo da quelli dell’Est. Lì questo tipo di commercio è ancora del tutto legale, con una richiesta molto alta di specie esotiche da parte dei nuovi ricchi, che ripercorrono le stesse identiche strade già battute dagli europei. Ad oggi il puma risulta essere ancora in libertà e la petizione per salvarlo, dalla morte ma non dalla cattività, ha già raggiunto più di 40.000 firme in pochi giorni.

Al contrario di quanto accade regolarmente in Italia, dove ogni estate ci sono avvistamenti di grandi felini che poi non vengono più trovati, la segnalazione francese sembra essere certa. Una dimostrazione di quanto la ricerca dell’animale esotico da tenere in giardino non conosca frontiere. Se un puma rappresenta un caso non così frequente, per fortuna, difficile dire lo steso per altre specie più piccole che, seppur inadatte alla cattività, vengono commercializzate anche grazie alla rete.

In Italia il divieto di tenere specie animali pericolose per l’incolumità pubblica è in vigore da più di vent’anni. Le pene per chi viola il divieto sono però molto basse: una contravvenzione da poche migliaia di euro. Che spesso, una volta pagata, non lascia traccia. Il punto non dovrebbe essere soltanto la pericolosità di questi animali ma le sofferenze che sono causate dalla cattività. Gli animali selvatici, anche se allevati restano a tutti gli effetti dei selvatici che non vanno mai considerati come dei pet.

Tenere animali selvatici in cattività li obbliga a una vita innaturale

Dobbiamo cominciare a considerare in modo diverso i diritti e i bisogni degli animali. Comprendendo che ogni specie ha istinti, bisogni e comportamenti che difficilmente possono essere soddisfatti quando sono detenuti in casa o in giardino. Il fatto che sopravvivano non può essere visto come un dato rassicurante su loro effettivo benessere. Per questo da molto tempo le organizzazioni di tutela dei diritti degli animali si battono per ottenere un divieto generalizzato del loro commercio.

Occorre fare molta strada e mettere in atto attività educative che possano finalmente far comprendere che ogni animale ha dei diritti e dei bisogni. Che rendono impossibile una vita dignitosa nelle condizioni in cui normalmente sono fatti vivere. Un concetto che deve essere esteso dal puma al criceto, con la consapevolezza che l’etica ci impone dei doveri e l’empatia che proviamo nei loro confronti deve condurci a rispettarli.

Il volo rapito, storie di diritti violati e di traffici illeciti di animali selvatici

Il volo rapito

Il volo rapito è un libro scritto a quattro mani da Marco Mastrorilli, ornitologo che si occupa da anni di rapaci notturni, e da Raffaella Maniero, divulgatrice naturalistica. Due autori con un diverso punto di partenza ma un comune punto di arrivo: parlare di animali, farli conoscere, difendere i loro diritti.

Da questa unione di talenti nasce Il volo rapito, un libro inchiesta che tratta lo spinosissimo tema del traffico di animali protetti. Accendendo uno spot sul commercio dei rapaci notturni, specie che da sempre hanno attratto l’interesse delle persone. Forse per l’aria misteriosa che hanno, per un aspetto molto particolare ma anche per una sorta di fascino “magico”, divenuto la loro condanna.

Un viaggio dentro il commercio di specie selvatiche, in bilico fra legalità e crimine, che inizia proprio dai mercatini della città cinese di Wuhan, dove si pensa sia partito il Covid19. Per compiere poi un giro intorno al mondo, anche per capire in quanti altri luoghi potrebbe nascere una pandemia. Andando a alterare ambienti e biodiversità, intaccando le ultime riserve verdi del pianeta o altre aree ancora incontaminate.

Il volo rapito è quello dei milioni di uccelli tenuti in cattività, costretti a una vita innaturale.

I traffici illegali di animali sono come i diamanti tagliati: hanno tantissime sfaccettature capaci di dar vita a molteplici aspetti dello stesso fenomeno. Ma il comune denominatore è sempre quello della sofferenza che si genera. Che accompagna la cattività di questi animali, sia che siano rapiti nelle foreste asiatiche oppure provengano da allevamenti in Europa o altrove. Per essere molto spesso destinati a un impiego come “oggetti” di svago, ma anche per la falconeria.

In Oriente, ma non solo, esistono i famigerati “Owl Cafè”, dove si può consumare un té circondati da gufi, costretti a stare esposti alla luce diurna e su un posatoio. Senza potersi nascondere, senza poter avere un comportamento naturale: simulacri dei loro simili che vivono allo stato libero.

Questo libro si propone di far conoscere al lettore cosa si cela dietro al traffico degli strigiformi e non solo. Un viaggio nella predazione di natura per ragioni che vanno dalla medicina alla detenzione come pets. Dimostrando come una pubblicità non voluta, come quella ricevuta dal gufo delle nevi nella saga di Harry Potter, possa portare a trasformare un rapace in un oggetto del desiderio.

Il libro lo potete ordinare direttamente dalla casa editrice Noctua Book sia in versione cartacea che in ebook.

Noctua Book – con la predazione di Vincenzo Venuto – 208 pagine – 16,50 euro

In Oriente il traffico illegale di tartarughe sta decimando la popolazione

Il traffico illegale di tartarughe sta compromettendo le popolazioni di tartarughe marine, contribuendo insieme all’inquinamento al loro declino. Le motivazioni sono le più disparate e vanno dalla superstizione alla gioielleria, dall’utilizzo delle carni al commercio di uova.

Fattori che uniti alle morti causate dalle reti da pesca e dalla plastica le rendono vulnerabili, come indicato nel rapporto del TRAFFIC dal titolo “A Rapid Assessment on the Trade in Marine Turtles in Indonesia, Malaysia and Viet Nam

Vietnam, Indonesia e Malesia sono i paesi più coinvolti nel traffico e nel consumo di derivati. Nonostante il commercio sia stato oramai quasi completamente vietato. Ma corruzione e scarsa vigilanza rendono spesso questi divieti inutili.

In Vietnam le uova delle tartarughe verdi sono considerate una vera prelibatezza: per questa ragione vengono predati i nidi creando grandi problemi alla riproduzione di questi animali.

Il Vietnam è un crocevia dei traffici di animali protetti

Dopo le recenti restrizioni sul traffico di specie protette dalla CITES messe in atto dalla Cina il Vietnam è diventato uno degli hotspot dal quale passano moltissimi animali vivi e derivati. I trafficanti si spostano dove i controlli sono minori, pur restando in una zona strategica per il traffico in Oriente.

La situazione resta preoccupante per le popolazioni di tartarughe che non possono resistere a lungo, senza adeguate misure di protezione in grado di contrastare il bracconaggio terrestre, le catture intenzionali, ma anche i danni provocati dalla pesca.

Considerando che le popolazioni di queste tartarughe sono globalmente in declino, il persistente livello di commercio illegale rappresenta una cupa prospettiva per questi nomadi marini. Salvo che non vengano prese in via prioritaria azioni immediate di controllo e di cooperazione internazionale”. Questo è quanto dice Kanitha Krishnasamy, direttore di TRAFFIC nel sud-est asiatico.

Occorre maggior responsabilità anche dei turisti

Una parte degli oggetti realizzati con le tartarughe marine sono stati rinvenuti in vendita negli shop degli aeroporti. Questo vuol dire che i viaggiatori chiedono e comprano questo tipo di articoli, spesso inconsapevolmente.

Il turismo ha una grande responsabilità nell’alterazione degli ecosistemi. Causando un eccesso di sfruttamento, dovuto anche a comportamenti inadeguati o agli acquisti illeciti. Per questo occorre creare canali informativi costanti con i turisti, per responsabilizzarli nei confronti delle loro azioni e dei loro acquisti.

Il traffico illegale di tartarughe mette in pericolo le specie e può essere costituito anche da piccoli acquisti operati dai turisti. Che messi tutti insieme possono rappresentare un volume critico importante, in grado di alterare gli equilibri.