Stop Finning salva gli squali da una morte atroce, ma anche l’equilibrio di mari e oceani

Stop Finning salva gli squali da una morte atroce, ma anche l’equilibrio di mari e oceani

stop finning salva squali

Stop Finning salva gli squali da una morte atroce, ma anche l’equilibrio di mari e oceani che non possono permettersi certamente di perdere questo superpredatore. Gli squali sono vittime di una pesca feroce e sono ricercati soprattutto per le loro pinne. Che sono usate nella cucina orientale e non solo, ma anche in molti preparati della medicina tradizionale. Per questo spesso vengono pescati, issati a bordo, privati delle pinne e rigettati ancora vivi in mare. Una pratica crudele e dannosa.

Cani falchi tigri e trafficanti

Contro questa barbarie, che mette in pericolo la biodiversità di mari e oceani, è stata avviata un’ICE (iniziativa dei cittadini europei). Una petizione che vincola la Commissione Europea a occuparsi del problema e a sottoporlo al Parlamento. Non la solita raccolta firme su una delle tante piattaforme quindi, ma una forma ufficiale di cittadinanza attiva. Dietro l’hashtag #StopFinningEU c’è una coalizione che ha attivato questa iniziativa per salvare gli squali.

stop finning salva squali

Stop Finning salva gli squali se i cittadini europei esercitano i loro diritti

Recentemente un’altra ICE europea ha ottenuto un pieno successo. Grazie all’impegno di tutti i cittadini europei che hanno firmato la petizione #EndTheCageAge. Dal 2027 sarà vietato allevare animali in gabbia negli allevamenti e questo successo migliorerà le condizioni di vita di centinaia di milioni di animali. Ogni anno! Per questo è importante che tutti si attivino per dare voce a questa petizione, che fino ad ora ha raccolto troppo poche firme: solo 247 mila sul milione di sottoscrizioni richieste. Con soltanto due paesi che hanno raggiunto il numero minimo di sottoscrizioni richieste per ogni paese: Francia e Portogallo.

Gli squali stanno a mari e oceani come i lupi a boschi e praterie: sono super predatori utilissimi e necessari per il mantenimento degli equilibri degli ecosistemi marini. La sovrapesca li sta mettendo in serio pericolo in tutti i mari del mondo, ma anche bracconaggio e pesca illegale contribuiscono a questa mattanza. Una firma rappresenta un aiuto concreto per ottenere un cambiamento e ognuno è importante.

Ogni voto conta, ogni cittadino è importante. Per questo è importante la massima condivisione di questa petizione che al momento sta ricevendo meno adesioni del necessario. Forse perché i pesci e i mari non riscuotono la stessa attenzione degli animali e degli ecosistemi delle terre emerse. Invece non perdiamo questa occasione di svolgere un ruolo di cittadinanza attiva e di far sentire la nostra voce!

Lega e animali in Costituzione: il partito vorrebbe far tramontare questa ipotesi a colpi di emendamenti

Lega e animali in Costituzione: il partito vorrebbe far tramontare questa ipotesi a colpi di emendamenti

Lega e animali in Costituzione

Lega e animali in Costituzione non vanno d’accordo, al di là delle iniziali dichiarazioni. Per cercare di bloccare il disegno di legge che dovrebbe inserire i diritti degli animali nella carta costituzionale sono stati presentati dal partito di Salvini ben 246mila emendamenti. Un numero così elevato da togliere ogni possibile idea che siano pensati per migliorare il testo del provvedimento. Nonostante quella che pareva un’iniziale condivisione del progetto fra tutte le forze politiche al governo.

Cani falchi tigri e trafficanti

Del resto il fatto non stupisce, considerando le posizioni sempre espresse dal partito di Salvini. Più vicino agli interessi di cacciatori e allevatori che non degli animali nel loro complesso. La Lega infatti si è sempre gettata nella difesa degli animali da compagnia, per cercare consensi facili. Sapendo che una parte dell’elettorato è più attenta ai bisogni di cani e gatti che non degli animali nel loro complesso.

La scusa ufficiale è che il testo della proposta di modifica sia poco chiaro e confuso. Per questo viene giudicato come da riscrivere integralmente, anche se, per una volta, tutto si può dire meno che la proposta non sia correttamente formulata:

…tutela l’ambiente e gli ecosistemi, come diritto fondamentale della persona e della comunità, promuovendo le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Persegue il miglioramento delle condizioni dell’aria, delle acque, del suolo e del territorio, nel complesso e nelle sue componenti, protegge la biodiversità e promuove il rispetto degli animali. La tutela dell’ambiente è fondata sui princìpi della precauzione, dell’azione preventiva, della responsabilità e della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente.

Lega e animali in Costituzione sono un binomio che aveva stupito da subito chi segue questa politica del consenso facile

Salvini e il suo partito hanno appena richiesto di incrementare sanzioni e attività per il contrasto del randagismo e contro le zoomafie, ma questo si sa è tutt’altro discorso. La lotta a questo tipo di malaffare tocca solo marginalmente l’elettorato della Lega e non mina i buoni rapporti con il mondo venatorio e con quegli allevatori che vorrebbero sterminare lupi e orsi. Infatti la volontà che emerge chiara è quella di creare un doppio binario sui diritti degli animali: uno più garantista per quelli da affezione e uno più blando per tutti gli altri.

La Lega è il partito più spregiudicato nell’utilizzare la tutela degli animali e dell’ambiente in una declinazione composta da infinite variabili. Una per ogni segmento produttivo interessato, una sorta di credo che varia di volta in volta a seconda dell’interlocutore e degli interessi. Così con infinite piroette il partito difende cani e gatti dai maltrattamenti, organizza banchetti a base di orso, sostiene le peggiori proposte di modifica delle leggi venatorie e protegge gli allevatori. Senza dimenticare la difesa delle tradizioni culinarie, come lo spiedo bresciano a base di piccoli uccelli canori. Tradizione che recentemente è stata oggetto di un pranzo fatto negli uffici pubblici di una comunità montana a guida PD.

Per questa nuova piroetta della convenienza elettorale si sono indignati tutti: partiti e associazioni che si occupano dei diritti degli animali. Che non hanno esitato a giudicare come pretestuoso e vergognoso l’atteggiamento del partito guidato da Salvini. Forse però il ragionamento meriterebbe di essere esteso sul perché la Lega non tema, con questo genere di comportamento, di perdere voti. La risposta potrebbe essere tanto semplice quanto disarmante: la consapevolezza che agli elettori i temi sulla biodiversità, tutela dell’ambiente e diritti dei più deboli abbiano una scarsa presa. Rispetto a molti altri che costituiscono il piatto forte della proposta politica leghista.

La tutela dell’ambiente e dei diritti degli animali forse in politica non paga

In effetti l’arcipelago verde, identificando in questo colore il movimento trasversale che si occupa di animali e ambiente, in Italia non sfonda. Non riescono a farlo i Verdi, che sono da tempo fuori dal parlamento, ma non lo fanno nemmeno i cosiddetti partiti animalisti. Una realtà che risulta incomprensibile paragonata a quello che accade in diversi paesi europei. Come la Germania, dove i Verdi raggiungono percentuali di consenso interessanti.

In Italia probabilmente, dopo la grande spinta ambientalista del 1989, quando i Verdi vissero il periodo di maggior splendore, sono venuti a mancare credibilità, leadership e programmi comuni convincenti. Progetti di convivenza resi impossibili dalla sterminata pluralità di visioni e dall’assenza di un minimo comun denominatore. In questo modo una nicchia importante per le politiche del paese è andata desertificandosi, a causa di una progressiva e inarrestabile discesa dei consensi.

Questa diaspora ha fatto sì che molti politici attenti a questi temi confluissero in altri partiti, ma in numero non sufficiente a farli diventare un polo di attrazione. Per restare in tema questo è il classico gatto che si morde la coda. Ci vorrebbe una componente verde, come succede in moltissima parte d’Europa, ma quella attuale non raggiunge nemmeno la soglia di sbarramento per entrare in parlamento.

Per questo poi la politica più tradizionale, meno innovativa e attenta ai temi ambientali, perfettamente incarnata dalla Lega, riesce a non solo a ottenere consenso ma, anche, a costituire l’ago della bilancia su molte decisioni. Non solo a livello nazionale ma anche a livello regionale, dove si decidono provvedimenti importanti in tema di fauna e gestione del territorio. Sarebbe tempo di aprire un laboratorio innovativo su questi argomenti, che arrivi a fare sintesi per un progetto comune, capace di arginare litigiosità e protagonismi.

Seaspiracy racconta l’abisso umano, quello che ci porta a distruggere tutto per denaro

Seaspiracy racconta l’abisso umano, quello che ci porta a distruggere tutto per denaro

Seaspiracy racconta l'abisso umano

Seaspiracy racconta l’abisso umano, quel buco devastante e profondo capace di inghiottire coscienze e di impedirgli di vedere il futuro. Un docufilm che pur non essendo realizzato in modo magistrale, ed è un vero peccato, ha il merito di costringere le teste sotto il pelo dell’acqua. Mostrando una verità che molti ignorano. Fatta di distruzione degli ambienti marini, non per mangiare ma per cupidigia.

Cani falchi tigri e trafficanti

Ancora una volta si dimostra che esiste una parte di mondo che, letteralmente, strappa di bocca le risorse a chi ne ha meno. Causando nel contempo distruzione degli habitat, sofferenze agli animali e ponendo un’ipoteca sul nostro futuro di uomini, che hanno sempre e solo un pianeta dove vivere. Per il quale il benessere di mari e oceani rappresenta una condizione indispensabile, per il governo del clima e non soltanto.

Ma se quello che avviene sulla terraferma è visibile, documentabile con facilità, altrettanto non si può dire di quello che avviene sotto il pelo dell’acqua. Dove navi enormi stanno causando più danni alla fauna ittica e alla vegetazione con quello che distruggono che con quanto pescano per farne cibo. Un po’ come avviene nelle guerre, dove ci siamo inventati il termine giustificativo di “danni collaterali”, per indicare quando i morti sono bambini e comunque civili. In mare, invece, i danni collaterali causano l’inutile uccisione del 50% delle risorse, quelle senza valore, tirate a bordo e poi gettate come rifiuto durante le operazioni di pesca.

Seaspiracy racconta l’abisso umano di quanti mirano solo a guadagnare oggi, come se davvero non ci fosse un domani

Come avviene per gli allevamenti intensivi delle terre emerse anche in mare è l’eccesso di richiesta che sta creando enormi danni ambientali. Un problema che va suddiviso su due piani: uno ambientale, ecologico, di tutela del pianeta e l’altro etico. Comunque lo si voglia guardare il bilancio resta sempre in rosso: impossibile per la sostenibilità, inguardabile sotto il profilo etico. Al di là di qualsiasi considerazione sugli animali e i loro diritti è eticamente inaccettabile uccidere e distruggere solo per far soldi.

Come sostiene da tempo David Atteborough, che ha realizzato un docufilm veramente bellissimo, occorre proteggere subito almeno un terzo del pianeta. Impedendo ogni attività di sfruttamento per consentire all’ambiente di rigenerarsi. Se non metteremo in pratica questo suggerimento, oramai imperativo, dobbiamo essere certi e consapevoli di imboccare una strada senza ritorno. Ma i segnali che arrivano in questo senso sono tutt’altro che incoraggianti, e parlano di una politica che sembra ancora sorda, incapace di ascoltare.

Ridurre i consumi di carne e di pesce è fondamentale e ognuno può fare qualcosa: dal limitare all’eliminare le proteine animali

In questi ultimi anni il consumo di carne e pesce è in aumento, spinto anche da infelici iniziative della Comunità Europea che finanzia, ancora oggi e con i nostri soldi, campagne per stimolare i consumi. Grazie alle pressioni delle lobbies dei produttori che cercano in ogni modo di limitare i danni derivanti dalle campagne di informazione. In questo modo i consumatori vengono disorientati, proprio come le sardine quando nel banco si tuffano i delfini. Ma in questo caso le prede siamo noi.

Seaspiracy è un film da guardare sino ai titoli di coda, non mette di buon umore ma serve ad aumentare la consapevolezza. Quanto viene raccontato nel film è quello che accade ogni giorni nei nostri oceani, che in breve tempo, se non verrà fatto qualcosa di concreto, rischiano di trasformarsi in deserti. Facendo nel frattempo morire di fame quelle popolazioni dei paesi più poveri per le quali la pesca è l’unica possibilità di sussistenza. Che un giorno davvero non molto lontano ci presenteranno il conto della nostra stupida ingordigia.

Nel caso non l’aveste visto il consiglio è quello di guardare anche Cowspiracy, il docufilm che mostra quanto avviene in terra, negli allevamenti intensivi. Raccontando i danni collaterali derivanti dalla produzione di carne.

Una pandemia tira l’altra e solo un cambiamento drastico può metterci al riparo da altre emergenze

Una pandemia tira l’altra e solo un cambiamento drastico può metterci al riparo da altre emergenze

Una pandemia tira l'altra
Immagine messa a disposizione da IPBES #PandemicsReport

Una pandemia tira l’altra, proprio come le ciliegie, ma a dirlo non sono, soltanto, gli ambientalisti ma anche la Piattaforma intergovernativa di politica e scienza sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES). Un’organizzazione intergovernativa indipendente che collabora con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). Fondata nel 2012 da più di 100 stati che fanno parte dell’ONU.

cai falchi tigri e trafficanti

Secondo l’organizzazione internazionale le future pandemie saranno più ravvicinate, causeranno maggiori danni economici di quanto ne stia provocando quella di Covid-19. Avendo uno scenario che prevede un costante innalzamento della curva della mortalità. Una realtà apocalittica, che può essere interrotta solo modificando il nostro modello di sviluppo economico. Un discorso ripetuto oramai sino alla nausea ma che pochi sono davvero disponibili ad ascoltare,

Quella di Covid-19 è almeno, secondo l’organizzazione internazionale, la sesta pandemia che ha colpito il pianeta. A partire dalla famosa “Spagnola” del 1918. Questo significa che già nel passato in poco meno di un secolo si sono realizzati pericoli sanitari dovuti a virus presenti negli animali selvatici. Con i quali la nostra espansione senza freni e i danni ambientali che abbiamo causato ci hanno portato a vivere in modo sempre più ravvicinato.

Ma se una pandemia tira l’altra quella di Covid-19, per una serie di condizioni si sta rivelando un vero tsunami

Del resto basta pensare a quanto gli ultimi cento anni abbiano modificato il nostro modo di vivere, gli spostamenti, le produzioni, gli allevamenti e i consumi. Un secolo che ha stravolto, con una velocità impressionante causata dalla rivoluzione industriale, le abitudini e gli stili di vita dei cosiddetti paesi sviluppati. Che hanno utilizzato questo “potere” economico per sfruttare sempre più i paesi in via di sviluppo. Impedendo di fatto che questo avvenisse in modo armonico dando vita a società democratiche.

L’economia e l’alta finanza hanno accentrato in mano a pochissime persone la ricchezza, e il potere che da questa deriva sfruttando sempre più l’ambiente e le risorse naturali. Credendole, stupidamente, infinite e capaci di autorigenerarsi, ma così ovviamente non è stato. Questa sovra valutazione della resilienza ambientale, della capacità di resistere alle aggressioni ha portato a sottovalutare grandemente i pericoli.

Come quelli stimati dagli scienziati che hanno più volte lanciato allarmi, rimasti perennemente inascoltati o quasi. perché ci siamo lasciati convincere. Abbiamo abdicato al buon senso in cambio di vantaggi materiali apparenti, lasciandoci trasformare da persone in consumatori. Che consumano tutto, molto spesso senza nemmeno rendersene conto: salute, antibiotici, veleni, ambiente, risorse di altri.

Secondo gli scienziati esistono in natura una quantità di virus sconosciuti, stimati in una variabile compresa fra i 540.00 e gli 850.000

E tutti i virus potrebbero essere potenzialmente pericolosi per l’uomo. Per questo abbiamo necessità di ristabilire un equilibrio fra gli spazi occupati dall’uomo e quelli che devono essere lasciati all’ambente naturale. Limitando le occasioni di un contatto, invasivo e prolungato, fra uomini, animali domestici e selvatici.

Il rischio di pandemia può essere notevolmente ridotto riducendo le attività umane che guidano la perdita di biodiversità, da una maggiore conservazione delle aree protette e attraverso misure che riducono lo sfruttamento insostenibile delle regioni ad alta biodiversità. Ciò ridurrà il contatto tra fauna selvatica, bestiame e esseri umani e aiuterà a prevenire la diffusione di nuove malattie, afferma il rapporto.

Tratto dal rapporto IPBES su biodiversità e pandemie

Sarà per questo che i ragazzi che hanno organizzato il Mock Cop26 non sono disponibili ad aspettare che i governi decidano cosa fare. Ne va della vita di tutti, ma per loro c’è in gioco il futuro delle loro vite e iniziano a capire che devono battersi con tutte le loro forze per arrivare al cambiamento. Forse loro avranno più lungimiranza di quanta ne abbiano avuta i loro genitori.

Cani, falchi, tigri e trafficanti – Storie di crimini contro gli animali e di persone che li combattono

Cani, falchi, tigri e trafficanti – Storie di crimini contro gli animali e di persone che li combattono

Cani falchi tigri trafficanti

Cani, falchi, tigri e trafficanti è libro del quale non farò, per evidenti ragioni, la recensione. Volevo però raccontarvi come nasce questo progetto che abbraccia la mia vita, come persona che si è occupata di animali, da quando aveva solo 16 anni. Il mio impegno è iniziato proprio negli anni di piombo, in tempi difficili per l’Italia, che con i loro misteri non ci hanno mai lasciato del tutto. Creando un paese con molti, troppi, punti interrogativi che non hanno mai trovato risposta.

Quelli erano periodi in cui l’attenzione per i diritti degli animali, diversi da cani o gatti, si stava affacciando sul proscenio culturale della nostra società. Dando corpo alle richieste di una maggior protezione della fauna, si è rivoluzionato il suo status giuridico, trasformandola da res nullius (cosa di tutti) a bene pubblico. Nel 1977 fu promulgata la legge 968 che, fra le altre cose, stabilì che la fauna era un bene dello Stato.

Una legge che diede protezione a lupi e orsi, eliminò il concetto di animali nocivi, vietò l’uso di veleni, trappole e reti. Un vero balzo in avanti rispetto al vecchio testo unico che era del 1939, in pieno periodo fascista e a un passo dalla Seconda Guerra Mondiale. Negli stessi anni il fascismo sciolse tutte le associazioni, comprese quelle zoofile. Che furono fatte confluire nell’Ente Nazionale Fascista per la Protezione degli Animali, divenuto nel 1979 un’associazione privata di volontariato nella quale ho sempre militato.

La tutela dei diritti degli animali prese vita proprio negli anni settanta, per arrivare all’oggi con i suoi fallimenti

Furono tempi di grande fermento sociale e di grande attivismo. Un periodo dove l’impegno e la passione erano riconosciuti come un valore vero. Purtroppo le premesse non arrivarono sempre a trasformarsi dapprima in promesse e poi in realtà e il cammino per la tutela degli animali era ancora un sentiero impervio e pieno di ostacoli. Ma qualcosa era stato smosso, piccoli e grandi passi in avanti erano stati fatti.

Cani, falchi, tigri e trafficanti parte proprio da quegli anni per camminare nel tempo sino ad arrivare ai giorni della pandemia, a raccontarne le possibili origini. Parlando di un rapporto distorto con gli animali, dove sfruttamento e eccessi continuano purtroppo a fare danno. Da questa volontà di ripercorrere questi anni, in buona parte usando le indagini come partenza della narrazione, nasce il progetto del libro. Scritto con Paola d’Amico, giornalista del Corriere della Sera.

Raccontando, come in un libro giallo ma composto rigorosamente da storie vere, fatti e misfatti commessi a danno degli animali. Ma anche azioni che ne hanno salvati, che sono servite a modificare le impostazioni delle norme e le interpretazioni della magistratura. Modificando, anche se in modo ancora insufficiente, l’attenzione dell’opinione pubblica sui diritti negati.

Cani, falchi, tigri e trafficanti ha una prefazione di Cristina Cattaneo, medico forense umano

Qualcuno potrebbe stupirsi, ma uomini e animali da sempre sono uniti da un comune destino. Quello di vivere sul pianeta, ma anche quello di subire violenze e maltrattamenti. Atti che capita di vedere molto frequentemente a chi come Cristina Cattaneo, fa l’anatomo patologo. Impegnata da anni in casi scabrosi e importanti, che ha riconosciuto il tratto d’unione fra uomini e animali.

Molti di noi hanno già varcato la soglia verso la comprensione che la sofferenza e il “sentire” animale sono degni della stessa attenzione che quelli umani. Diversi sono gli articoli clinici e scientifici dell’ambito neurologico ed etologico che ormai supportano questa tendenza. Gli animali non umani sono per certi versi i più deboli della nostra società, sono i senza voce, e proprio per questo deve essere ancora più forte la spinta a tutelarli in particolare rispetto al crimine e alla violenza.

Dalla prefazione di Cristina Cattaneo

Tutelare gli animali è un atto che non può prescindere dall’avere le stesse attenzioni per gli uomini. Non ci può essere rispetto per i diritti dell’uno escludendo i diritti dell’altro. In anni passati scrivendo, indagando, soccorrendo sono arrivato ad avere una certezza granitica su questo argomento. Una certezza che non mi consente di tollerare razzismo, violenza e indifferenza. Che sono la chiave di tutti i mali che affliggono la nostra società.

Il cammino da percorrere è molto ancora e spero che Cani, falchi, tigri e trafficanti possa essere una piccola pietra d’inciampo

Dopo un tempo così lungo speso su questi temi e in parte anche per i diritti umani, posso sperare che la mia attività possa essere un piccolissimo tassello di un grande disegno. Un puzzle che parla di diritti degli animali, di equità climatica, del diritto alla felicità ma anche del dovere di garantire l’accesso all’acqua pulita. Per un mondo più equo, più sostenibile, in grado di garantire un futuro alle prossime generazioni.

Con lo stesso sentire, che ci accomuna, ha partecipato al progetto Paola D’Amico, giornalista e amica da molti anni con la quale ho condiviso l’organizzazione di convegni, la sensibilizzazione dei lettori e l’amore per la verità. Che talvolta è molto più dolorosa e sofferta di una bugia, ma ha il grande pregio di essere vera, non verosimile e di sensibilizzare.

Dobbiamo affrontare pandemia e emergenza ambientale nello stesso tempo

Dobbiamo affrontare pandemia e emergenza ambientale nello stesso tempo

affrontare pandemia emergenza ambientale
© WWF : James Morgan

Il tempo delle scelte è finito, è arrivato purtroppo quello delle azioni obbligate: dobbiamo affrontare pandemia e emergenza ambientale in contemporanea, agendo a livello planetario in modo coordinato. Nonostante quanto continuano a affermare i negazionisti il problema climatico e la tutela dell’ambiente rappresentano realtà sulle quali agire ora. La pandemia di Covid19 ha affermato, in tutta la sua tragicità, quanto sia importante per la salute umana quella del pianeta.

Il WWF ha diffuso i dati, invitando anche a sottoscrivere una petizione, relativa a un’inchiesta sul traffico di natura e sulle distruzioni ambientali. Secondo uno studio compiuto dal TRAFFIC unitamente a IUCN nel 2018 c’è stato un significativo incremento nel sequestro di specie protette. Senza considerare traffici e distruzioni compiuti a danno di specie che non risultano tutelate dalla CITES.

Nel solo 2018 sono stati sequestrati ben 7.000 kg di derivati protetti destinati alla medicina orientale e oltre 300.000 parti commerciate illegalmente. La sola richiesta di scaglie di pangolino sta portando tutte le specie di questo animale sull’orlo dell’estinzione. Pur mancando il riscontro sul reale effetto terapeutico trattandosi di placche composte da cheratina, lo stesso materiale che da origine ai capelli e alle unghie.

Dobbiamo affrontare pandemia e emergenza ambientale ora, senza poterci permettere ulteriori ritardi

Non dobbiamo pensare che la priorità unica e assoluta ora sia l’epidemia da Coronavirus. Se ci dimenticassimo tutti gli altri problemi, rimandando le soluzioni a un domani imprecisato, commetteremmo un grande errore. Rischiando di arrivare oltre il tempo rimanente per rimediare, almeno in parte, ai danni che abbiamo creato.

La nostra specie per poter sopravvivere alle catastrofi che ha causato, omettendo il controllo degli equilibri e lasciando che il solo profitto prendesse il sopravvento, senza perdere altro tempo. Gli uomini sono dipendenti, al pari di tutti gli esseri viventi, dalla salute del pianeta, dei suoi abitanti oltreché dalla nostra. Un concetto che la scienza ha oramai imboccato in modo chiaro, definendo la necessità di mantenere questo equilibrio “One Health”. Una sola salute: quella che riguarda l’intero ecosistema terrestre.

Per questo, fra le tante cose, occorre contrastare con ogni mezzo il traffico di animali e vegetali protetti, Per far comprendere quanto questo possa essere rilevante il servizio TRAFFIC ha realizzato un dossier che merita di essere letto. Con grande attenzione, per accorgersi di quanto sia importante agire ora.

L’emergenza ambientale è anche il surriscaldamento del pianeta dovuto ai gas serra

La parte più rilevante di queste emissioni è causata dagli allevamenti intensivi e da tutto l’indotto necessario a sostenerli. Per ricavare proteine animali vengono utilizzate moltissime proteine vegetali che potrebbero essere destinate all’alimentazione umana. Basti pensare che in questo momento nel mondo, anche a causa del Covid19, ci sono 250 milioni di persone che rischiano di morire per fame.

Gli animali degli allevamenti sono tantissimi e producono enormi quantità di metano, uno dei gas considerati più dannosi per l’incremento dell’effetto serra. Senza contare le emissioni di anidride carbonica causate dall’intero ciclo produttivo delle fabbriche della carne.

Queste sono le ragioni che ci portano a dover lavorare simultaneamente su più fronti per affrontare emergenze sanitarie e climatiche che stanno già condizionando in modo molto pesante il nostro presente. Ponendo concrete ipoteche sul futuro.