La crudeltà si nasconde dietro l’indifferenza nei confronti della sofferenza

La crudeltà si nasconde dietro l'indifferenza nei confronti della sofferenza evitabile, quella che nemmeno pretenderebbe grandi cambiamenti per cessare. Per limitare la sofferenza animale non è indispensabile essere vegani, anche se certo questo potrebbe essere considerato il punto d'arrivo. Sarebbe sufficiente riconoscere la sofferenza, vederla e volerla evitare. La nostra società si è molto sensibilizzata, in questi ultimi anni, verso il maltrattamento degli animali familiari come cani e gatti, ma è ancora sorda nei confronti di quanto accade nella vita degli animali allevati. Animali il cui destino è quello di finire nelle nostre cucine o in quelle dei nostri ristoranti preferiti.
La realtà è che noi umani tendiamo a rimuovere quello che succede agli altri animali che usiamo come cibo. Ci commuoviamo davanti al leopardo che uccide la gazzella o per il vitello ucciso dal lupo e, magari, pensiamo ogni male dei predatori. Dimenticando che loro non hanno alternative perché si sono evoluti esattamente per fare quel "lavoro", quello per il quale sono stati modellati dall'evoluzione. Il nostro pensiero però risulta in gran parte viziato dall'assenza di informazioni su quanto avviene dietro e dentro le fabbriche di proteine. Allevamenti dove nulla è naturale, non la vita, non la morte. E se qualcuno cerca di raccontarlo la gran parte delle persone cambia canale o scrolla il suo telefonino perché si sente a disagio. Meglio far finta di non sapere, certo meglio non vedere.
Le normative che tutelano gli animali prodotti dalle fabbriche di proteine, gli allevamenti intensivi, nel corso degli utimi anni hanno previsto qualche tutela in più. Misure di protezione che sono spesso vanificate dalla costante ricerca di profitto, dall'indifferenza verso la soffererenza, dalla scarsità dei controlli ma anche dalla loro qualità, spesso infima. Poi ci sono gli animali poco iconici come i crostacei, molto lontani da noi, incapaci di stimolare compassione e empatia nella maggioranza delle persone. Animali costretti a subire trattamenti inumani che potrebbero essere evitati, semplicemente facendo viaggiare le carni e non gli animali vivi. Ma i crostacei non hanno molti difensori, sono gli ultimi fra gli ultimi, in una scala dominata dall'emotività piuttosto che dalla loro capacità di provare dolore.
La crudeltà si nasconde dietro l'indifferenza ai maltrattamenti evitabili che gli animali subiscono nei trasporti
Il trasporto di animali vivi potrebbe essere ridotto in modo importante con macelli di prossimità vicini ai luoghi di produzione. Basta spostamenti, basta camion stracarichi di manzi, vitelli, suini, polli e tacchini. Ma basta anche con i viaggi degli astici che partono dal Canada, vivi, ammassati in scatole, attraversando in volo l'oceano per arrivare, sempre vivi, sui banchi frigoriferi delle pescherie e dei supermercati. Un'odissea inutile, crudele, evitabile: basterebbe far viaggiare le carni, gli animali morti, refrigerati o congelati all'origine, senza dover sfruttare l'incredibile fisiologia dei crostacei che gli consente di restare vivi fuori dall'acqua per molti giorni.
Invece gli astici, e non solo loro, partono per questo viaggio transoceanico per arrivare sulle nostre tavole, soffrendo le pene dell'inferno. La scienza, infatti, ci dice che i crostacei sono esseri senzienti, in grado di provare dolore, di soffrire a causa di stimoli negativi. Non urlano, non hanno voce ma sono costretti a vivere una lunga agonia che talvolta termina in una pentola d'acqua bollente. Dove possono volerci anche fino a tre minuti perché finalmente possano trovar pace. Passando dall'essere animali vivi alla condizione di alimenti. Una sorte davvero terribile, degna di un film horror, che dovrebbe essere vietata mettendo fine a questo paradosso nel quale esseri senzienti sono trattati come fossero cose.
Il cambiamento è possibile, basta dimostrare alla politica che lo vogliamo davvero
Per questa ragione, per cercare di arrivare a questo risultato, Animal Law Italia ha lanciato il progetto "Dalla parte dei crostacei", riunendo in una coalizione le maggiori associazioni protezionistiche nazionali. Un fatto straordinario anche a livello europeo, perché questa è la prima coalizione che si è costituita per cambiare la triste sorte dei crostacei, dalle aragoste agli astici, dai gamberi ai granchi. Con la speranza dii poter arrivare, un giorno, a nuove regole che impediscano di far viaggiare gli animali vivi, di qualsiasi specie, solo per profitto.
Shark Preyed: mangiamo carne di squalo senza saperlo

Shark Preyed: mangiamo carne di squalo senza saperlo e la troviamo sui banchi del pesce di mercati e supermercati. I consumatori spesso non sanno che verdesca, palombo e spinarolo, solo per fare dei nomi, sono squali. Creature che rivestono un ruolo importante per gli ecosistemi marini, spesso molto poco considerate a causa della loro fama, sinistra e immeritata, che gli deriva da una filmografia che li ha demonizzati. La realtà, però, è molto diversa perché gli oceani non possono vivere senza squali, predatori apicali come lo sono i lupi per le terre emerse.
Il film è stato realizzato da Marco e Andrea Spinelli, fratelli siciliani con la passione per il mare e le immersioni. Documentarista e fotografo Marco, biologo marino Andrea, hanno scandagliato per passione il mondo del commercio della carne di squalo. Un mercato che tradotto in numeri, secondo stime dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), parla di più di 250 milioni di squali uccisi ogni anno. Stime, ovviamente, considerando che molta parte della pesca, e non solo degli squali, avviene in modo illegale. Senza poter dimenticare le catture accidentali che coinvolgono anche specie iconiche come i delfini o le tartarughe marine.
Dovendo fare un parallelo terrestre gli squali rivestono lo stesso ruolo dei grandi carnivori sulla terra ferma. Creature poste al vertice della catena alimentare, indispensabili per il mantenimento degli equilibri degli ecosistemi. Un mare senza predatori rischia di diventare velocemente, per i tempi del pianeta che non sono i nostri, un mare morto o, comunque molto cambiato. Una realtà che noi uomini, terrestri, non riusciamo a percepire in modo così netto: il mare non suscita nell'opinione pubblica la stessa attenzione, e apprensione, che suscitano foreste e ghiacciai. Eppure mari e oceani sono fondamentali per la nostra vita e non certo per le vacanze.
"Shark Preyed: mangiamo carne di squalo senza saperlo" e il mercato si guarda bene dall'informare i consumatori
Pensate cosa potrebbe succedere se domani, nei banchi frigoriferi della grande distribuzione, venissero messe in vendita bistecche di lupo. Non è difficile pensare che in quattro e quattr'otto si creerebe un movimento di protesta senza precedenti perchè il lupo è un animale iconico, non tanto e non soltanto per la sua indubbia importanza ecologica. Ma il mare, come detto, non è la terraferma e i suoi habitat sono molto meno indagati, attenzionati, difesi. Mentre gli squali, da decenni, riempiono i banchi di mercati e supermercati nella quasi totale indifferenza dell'opinione pubblica.
Andrea e Marco Spinelli hanno girato per i mercati dell'Andalusia per indagare sul commercio degli squali. Entrando in un mondo difeso dagli sguardi esterni perché dietro questo commercio si muovono grandi interessi. E laddove ci sono grandi interessi si annida, sempre, anche la criminalità. La Spagna è il paese europeo più coinvolto nel commercio di carne di squalo, che arriva nella penisola iberica da ogni parte del mondo. Scoprendo un mercato smisurato, dove ogni giorni transitano decine di migliaia di squali destinati a finire sui banchi di mercati e pescherie.
Il tema merita di essere approfondito perché la posta in gioco è alta, molto alta. Gli squali non sono i demoni dei film di Spielberg, ma predatori apicali senza i quali, solo per fare un esempio, rischieremmo di perdere per sempre le barriere coralline. Un lusso che la nostra specie non si può permettere e non soltanto, ovviamente, per una questione estetica. Guardate "Shark Preyed", volendo lo trovate anche su Amazon Prime ma, soprattutto, non sottovalutate mai l'importanza di mari e oceani, che ricoprono circa il 71% della superficie del nostro amato, quanto bistrattato, pianeta.
Stop Finning salva gli squali da una morte atroce, ma anche l’equilibrio di mari e oceani

Stop Finning salva gli squali da una morte atroce, ma anche l'equilibrio di mari e oceani che non possono permettersi certamente di perdere questo superpredatore. Gli squali sono vittime di una pesca feroce e sono ricercati soprattutto per le loro pinne. Che sono usate nella cucina orientale e non solo, ma anche in molti preparati della medicina tradizionale. Per questo spesso vengono pescati, issati a bordo, privati delle pinne e rigettati ancora vivi in mare. Una pratica crudele e dannosa.
Contro questa barbarie, che mette in pericolo la biodiversità di mari e oceani, è stata avviata un'ICE (iniziativa dei cittadini europei). Una petizione che vincola la Commissione Europea a occuparsi del problema e a sottoporlo al Parlamento. Non la solita raccolta firme su una delle tante piattaforme quindi, ma una forma ufficiale di cittadinanza attiva. Dietro l'hashtag #StopFinningEU c'è una coalizione che ha attivato questa iniziativa per salvare gli squali.

Stop Finning salva gli squali se i cittadini europei esercitano i loro diritti
Recentemente un'altra ICE europea ha ottenuto un pieno successo. Grazie all'impegno di tutti i cittadini europei che hanno firmato la petizione #EndTheCageAge. Dal 2027 sarà vietato allevare animali in gabbia negli allevamenti e questo successo migliorerà le condizioni di vita di centinaia di milioni di animali. Ogni anno! Per questo è importante che tutti si attivino per dare voce a questa petizione, che fino ad ora ha raccolto troppo poche firme: solo 247 mila sul milione di sottoscrizioni richieste. Con soltanto due paesi che hanno raggiunto il numero minimo di sottoscrizioni richieste per ogni paese: Francia e Portogallo.
Gli squali stanno a mari e oceani come i lupi a boschi e praterie: sono super predatori utilissimi e necessari per il mantenimento degli equilibri degli ecosistemi marini. La sovrapesca li sta mettendo in serio pericolo in tutti i mari del mondo, ma anche bracconaggio e pesca illegale contribuiscono a questa mattanza. Una firma rappresenta un aiuto concreto per ottenere un cambiamento e ognuno è importante.
Ogni voto conta, ogni cittadino è importante. Per questo è importante la massima condivisione di questa petizione che al momento sta ricevendo meno adesioni del necessario. Forse perché i pesci e i mari non riscuotono la stessa attenzione degli animali e degli ecosistemi delle terre emerse. Invece non perdiamo questa occasione di svolgere un ruolo di cittadinanza attiva e di far sentire la nostra voce!
Lega e animali in Costituzione: il partito vorrebbe far tramontare questa ipotesi a colpi di emendamenti

Lega e animali in Costituzione non vanno d'accordo, al di là delle iniziali dichiarazioni. Per cercare di bloccare il disegno di legge che dovrebbe inserire i diritti degli animali nella carta costituzionale sono stati presentati dal partito di Salvini ben 246mila emendamenti. Un numero così elevato da togliere ogni possibile idea che siano pensati per migliorare il testo del provvedimento. Nonostante quella che pareva un'iniziale condivisione del progetto fra tutte le forze politiche al governo.
Del resto il fatto non stupisce, considerando le posizioni sempre espresse dal partito di Salvini. Più vicino agli interessi di cacciatori e allevatori che non degli animali nel loro complesso. La Lega infatti si è sempre gettata nella difesa degli animali da compagnia, per cercare consensi facili. Sapendo che una parte dell'elettorato è più attenta ai bisogni di cani e gatti che non degli animali nel loro complesso.
La scusa ufficiale è che il testo della proposta di modifica sia poco chiaro e confuso. Per questo viene giudicato come da riscrivere integralmente, anche se, per una volta, tutto si può dire meno che la proposta non sia correttamente formulata:
...tutela l’ambiente e gli ecosistemi, come diritto fondamentale della persona e della comunità, promuovendo le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Persegue il miglioramento delle condizioni dell’aria, delle acque, del suolo e del territorio, nel complesso e nelle sue componenti, protegge la biodiversità e promuove il rispetto degli animali. La tutela dell’ambiente è fondata sui princìpi della precauzione, dell’azione preventiva, della responsabilità e della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente.
Lega e animali in Costituzione sono un binomio che aveva stupito da subito chi segue questa politica del consenso facile
Salvini e il suo partito hanno appena richiesto di incrementare sanzioni e attività per il contrasto del randagismo e contro le zoomafie, ma questo si sa è tutt'altro discorso. La lotta a questo tipo di malaffare tocca solo marginalmente l'elettorato della Lega e non mina i buoni rapporti con il mondo venatorio e con quegli allevatori che vorrebbero sterminare lupi e orsi. Infatti la volontà che emerge chiara è quella di creare un doppio binario sui diritti degli animali: uno più garantista per quelli da affezione e uno più blando per tutti gli altri.
La Lega è il partito più spregiudicato nell'utilizzare la tutela degli animali e dell'ambiente in una declinazione composta da infinite variabili. Una per ogni segmento produttivo interessato, una sorta di credo che varia di volta in volta a seconda dell'interlocutore e degli interessi. Così con infinite piroette il partito difende cani e gatti dai maltrattamenti, organizza banchetti a base di orso, sostiene le peggiori proposte di modifica delle leggi venatorie e protegge gli allevatori. Senza dimenticare la difesa delle tradizioni culinarie, come lo spiedo bresciano a base di piccoli uccelli canori. Tradizione che recentemente è stata oggetto di un pranzo fatto negli uffici pubblici di una comunità montana a guida PD.
Per questa nuova piroetta della convenienza elettorale si sono indignati tutti: partiti e associazioni che si occupano dei diritti degli animali. Che non hanno esitato a giudicare come pretestuoso e vergognoso l'atteggiamento del partito guidato da Salvini. Forse però il ragionamento meriterebbe di essere esteso sul perché la Lega non tema, con questo genere di comportamento, di perdere voti. La risposta potrebbe essere tanto semplice quanto disarmante: la consapevolezza che agli elettori i temi sulla biodiversità, tutela dell'ambiente e diritti dei più deboli abbiano una scarsa presa. Rispetto a molti altri che costituiscono il piatto forte della proposta politica leghista.
La tutela dell'ambiente e dei diritti degli animali forse in politica non paga
In effetti l'arcipelago verde, identificando in questo colore il movimento trasversale che si occupa di animali e ambiente, in Italia non sfonda. Non riescono a farlo i Verdi, che sono da tempo fuori dal parlamento, ma non lo fanno nemmeno i cosiddetti partiti animalisti. Una realtà che risulta incomprensibile paragonata a quello che accade in diversi paesi europei. Come la Germania, dove i Verdi raggiungono percentuali di consenso interessanti.
In Italia probabilmente, dopo la grande spinta ambientalista del 1989, quando i Verdi vissero il periodo di maggior splendore, sono venuti a mancare credibilità, leadership e programmi comuni convincenti. Progetti di convivenza resi impossibili dalla sterminata pluralità di visioni e dall'assenza di un minimo comun denominatore. In questo modo una nicchia importante per le politiche del paese è andata desertificandosi, a causa di una progressiva e inarrestabile discesa dei consensi.
Questa diaspora ha fatto sì che molti politici attenti a questi temi confluissero in altri partiti, ma in numero non sufficiente a farli diventare un polo di attrazione. Per restare in tema questo è il classico gatto che si morde la coda. Ci vorrebbe una componente verde, come succede in moltissima parte d'Europa, ma quella attuale non raggiunge nemmeno la soglia di sbarramento per entrare in parlamento.
Per questo poi la politica più tradizionale, meno innovativa e attenta ai temi ambientali, perfettamente incarnata dalla Lega, riesce a non solo a ottenere consenso ma, anche, a costituire l'ago della bilancia su molte decisioni. Non solo a livello nazionale ma anche a livello regionale, dove si decidono provvedimenti importanti in tema di fauna e gestione del territorio. Sarebbe tempo di aprire un laboratorio innovativo su questi argomenti, che arrivi a fare sintesi per un progetto comune, capace di arginare litigiosità e protagonismi.
Seaspiracy racconta l’abisso umano, quello che ci porta a distruggere tutto per denaro

Seaspiracy racconta l'abisso umano, quel buco devastante e profondo capace di inghiottire coscienze e di impedirgli di vedere il futuro. Un docufilm che pur non essendo realizzato in modo magistrale, ed è un vero peccato, ha il merito di costringere le teste sotto il pelo dell'acqua. Mostrando una verità che molti ignorano. Fatta di distruzione degli ambienti marini, non per mangiare ma per cupidigia.
Ancora una volta si dimostra che esiste una parte di mondo che, letteralmente, strappa di bocca le risorse a chi ne ha meno. Causando nel contempo distruzione degli habitat, sofferenze agli animali e ponendo un'ipoteca sul nostro futuro di uomini, che hanno sempre e solo un pianeta dove vivere. Per il quale il benessere di mari e oceani rappresenta una condizione indispensabile, per il governo del clima e non soltanto.
Ma se quello che avviene sulla terraferma è visibile, documentabile con facilità, altrettanto non si può dire di quello che avviene sotto il pelo dell'acqua. Dove navi enormi stanno causando più danni alla fauna ittica e alla vegetazione con quello che distruggono che con quanto pescano per farne cibo. Un po' come avviene nelle guerre, dove ci siamo inventati il termine giustificativo di "danni collaterali", per indicare quando i morti sono bambini e comunque civili. In mare, invece, i danni collaterali causano l'inutile uccisione del 50% delle risorse, quelle senza valore, tirate a bordo e poi gettate come rifiuto durante le operazioni di pesca.
Seaspiracy racconta l'abisso umano di quanti mirano solo a guadagnare oggi, come se davvero non ci fosse un domani
Come avviene per gli allevamenti intensivi delle terre emerse anche in mare è l'eccesso di richiesta che sta creando enormi danni ambientali. Un problema che va suddiviso su due piani: uno ambientale, ecologico, di tutela del pianeta e l'altro etico. Comunque lo si voglia guardare il bilancio resta sempre in rosso: impossibile per la sostenibilità, inguardabile sotto il profilo etico. Al di là di qualsiasi considerazione sugli animali e i loro diritti è eticamente inaccettabile uccidere e distruggere solo per far soldi.
Come sostiene da tempo David Atteborough, che ha realizzato un docufilm veramente bellissimo, occorre proteggere subito almeno un terzo del pianeta. Impedendo ogni attività di sfruttamento per consentire all'ambiente di rigenerarsi. Se non metteremo in pratica questo suggerimento, oramai imperativo, dobbiamo essere certi e consapevoli di imboccare una strada senza ritorno. Ma i segnali che arrivano in questo senso sono tutt'altro che incoraggianti, e parlano di una politica che sembra ancora sorda, incapace di ascoltare.
Ridurre i consumi di carne e di pesce è fondamentale e ognuno può fare qualcosa: dal limitare all'eliminare le proteine animali
In questi ultimi anni il consumo di carne e pesce è in aumento, spinto anche da infelici iniziative della Comunità Europea che finanzia, ancora oggi e con i nostri soldi, campagne per stimolare i consumi. Grazie alle pressioni delle lobbies dei produttori che cercano in ogni modo di limitare i danni derivanti dalle campagne di informazione. In questo modo i consumatori vengono disorientati, proprio come le sardine quando nel banco si tuffano i delfini. Ma in questo caso le prede siamo noi.
Seaspiracy è un film da guardare sino ai titoli di coda, non mette di buon umore ma serve ad aumentare la consapevolezza. Quanto viene raccontato nel film è quello che accade ogni giorni nei nostri oceani, che in breve tempo, se non verrà fatto qualcosa di concreto, rischiano di trasformarsi in deserti. Facendo nel frattempo morire di fame quelle popolazioni dei paesi più poveri per le quali la pesca è l'unica possibilità di sussistenza. Che un giorno davvero non molto lontano ci presenteranno il conto della nostra stupida ingordigia.
Nel caso non l'aveste visto il consiglio è quello di guardare anche Cowspiracy, il docufilm che mostra quanto avviene in terra, negli allevamenti intensivi. Raccontando i danni collaterali derivanti dalla produzione di carne.
