Stop alla caccia con il vischio: la Corte di Giustizia europea impone alla Francia di vietare la cattura con la colla

Stop alla caccia con il vischio in Francia, grazie a una decisione della Corte di giustizia europea che ha imposto di vietare questa barbara pratica. La cattura degli uccelli con sostanze collose è una tradizione ancora incredibilmente viva in Francia. Un paese che secondo la LPO ogni anno uccide nel corso della stagione di caccia più di 17 milioni di uccelli, piazzandosi al primo posto nella classifica europea. Un primato davvero pessimo considerando che il prelievo, secondo gli studi, riguarda ben 64 specie, di cui 20 incluse nella Lista Rossa dell’IUCN.

Cani falchi tigri e trafficanti

Contro questa pratica, in Italia vietata da moltissimi anni, la LPO ha combattuto per più di 30 anni, portando il governo francese in decine di tribunali, senza esito. Ora questa sentenza mette la parola fine a una pratica non selettiva e fonte di grandi sofferenze per gli uccelli, molti dei quali appartengono a specie migratrici. Una caccia autorizzata in quanto ritenuta una tradizione, che avveniva con gli stessi “ausiliari” della caccia da appostamento praticata in Italia dai capanni.

I cacciatori autorizzati a praticarla, oltre 6.000, disponevano sugli alberi gabbie contenenti degli uccelli da richiamo. Che cantano perché sono stati tenuti al buio per un lungo periodo e che, per questo, confondono l’autunno con la primavera. Sui rami venivano invece piazzate le verguette, sottili bastoncini di colla intrisi di sostanza vischiosa. Gli uccelli, attirati dai richiami vivi rinchiusi nelle gabbie, vi si posavano, non avendo a quel punto scampo: restavano incollati ai bastoncini senza possibilità di fuga.

Lo stop alla caccia con il vischio dovrebbe chiudere per sempre, in Francia, una stagione di bracconaggio legalizzato

Le direttive comunitarie hanno vietato questa pratica nel lontano 1979, consentendola solo se limitata, controllata e selettiva. Invocando questa possibilità di deroga per le cacce tradizionali i francesi hanno autorizzato per moltissimi anni questa pratica, in 5 dipartimenti del Sud del paese. La caccia con la colla veniva giustificata con la motivazione che in quei distretti questa pratica costituiva una tradizione antica. Ma non può esistere alcuna giustificazione per autorizzare uno dei metodi più cruenti e meno selettivi che solo dei barbari possono ancora praticare.

Nonostante i cacciatori sostengano che questa caccia è selettiva e che loro catturino solo le specie consentite, la realtà è completamente diversa. Gli uccelli che restano intrappolati nella colla iniziano a dibattersi per cercare di liberarsi, ma più si agitano e più restano invischiati. Chiunque abbia mai soccorso un uccello che sia rimasto “incollato” sa bene quanto sia complesso salvarli. Per questo gli attivisti sostengono che gli uccelli appartenenti a specie protette venissero semplicemente uccisi e buttati via. Per non incorrere in sanzioni.

La lobbie dei cacciatori anche in Francia è molto potente: basti pensare che l’anno scorso il presidente Macron ha ridotto del 50% il costo delle licenze di caccia. Un provvedimento per nulla in linea con le dichiarazioni che parlano di difesa della biodiversità. Il peso elettorale del mondo venatorio è in grado di condizionare le scelte politiche del governo nazionale e di quelli regionali non solo in Italia quindi, ma questo rappresenta una ben magra consolazione.

La cattura di uccelli con il vischio in Italia è illegale, ma è una forma di bracconaggio ancora molto praticata

L’uso del vischio e di altre colle nel nostro paesesono vietate per catturare gli uccelli, ma per contro questa è ancora una forma di maltrattamento legalizzata se usata nei confronti dei topi. Così in ogni garden o negozio di bricolage sono messi in libera vendita i tubi di colla o le tavolette adesive per la cattura dei topi. Un modo crudele e inaccettabile, il peggiore, che continua a essere praticato anche se comporta indicibili sofferenze e un grosso rischio anche per altri animali.

Queste sostanze adesive dovrebbero essere messe al bando, non potendo essere giustificabile il loro utilizzo come strumento di cattura di esseri viventi. Che molto spesso sono lasciati a morire di inedia perché, purtroppo, sui topi è culturalmente accettata ogni sorta di nefandezza. Un argomento questo che dovrebbe farci riflettere, ben sapendo quanto siano intelligenti questi piccoli mammiferi e quanto vengano fatti inutilmente e crudelmente soffrire. Se morte deve essere dovrebbe almeno essere rapida e indolore perché la crudeltà non è mai giustificabile.

Attenzione a non rimanere invischiati!

 

La simpatia e l’empatia ci portano a difendere gli animali,  pensiamo sia necessario avere rispetto per loro, non farli soffrire inutilmente, non sottoporli a torture.

Più ci sono affini, come lo sono tutti i mammiferi, e più questi  principi dovrebbero essere intangibili: torturare un animale rappresenta un fatto inaccettabile!

Poi però ci sono animali per i quali la simpatia scema fino a scomparire: in parte li consideriamo delle pestilenze, in altra parte magari ci ributtano e in ultimo non pensiamo o non vogliamo credere che abbiano capacità di provare dolore. Un essere ributtante anche se ci è affine non può provare dolore e comunque, anche se lo provasse, è prioritario nel giudizio il fatto che sia ributtante, dannoso, sporco. Proprio come quel musino con gli occhi vispi e l’aria furbetta della foto, che altro non è che un ratto.

Difficile poter difendere un ratto, un animale dannato, portatore della peste, divoratore di raccolti, causa di danni per milioni e milioni di euro a causa della sua abitudine di rosicchiare i cavi telefonici, delle reti dati e quant’altro l’uomo posa in angoli poco frequentati. Bisogna difendersi dall’invasore a qualsiasi costo e poco importa se per farlo dobbiamo anche fare delle cose orribili.

Questa è davvero la parte inaccettabile della lotta ai topi: quella che non porta solo la morte, ineluttabile, dell’animale, ma il fatto che questa morte venga ottenuta a prezzo di una sofferenza indicibile, con un’agonia che può durare ore o giorni, inumana e crudele. I topi non vengono solo sterminati con le trappole a scatto, che quasi sempre li ammazzano sul colpo, o con i veleni rodenticidi, certamente non indolori perchè provocano nella maggior parte dei casi emorragie interne e claustrofobia, per far si che i topi vadano a morire all’esterno.

I topi avvelenati quando morenti escono all’esterno sono spesso predati diventando involontarie cause di ulteriore avvelenamento di animali come gufi, allocchi, volpi, donnole.

Il più crudele dei sistemi è quello delle trappole costituite da supporti cosparsi di una colla che non asciuga e che blocca il povero roditore, e non solo, su un’assicella dove dovrà inutilmente dibattersi, provare angoscia e soffrire, sino a morire d’infarto o di inedia: se questo tipo di pratica venisse usata su un altra specie animale in modo sistematico ci sarebbero già state crociate, petizioni e proteste, ma questi son topi, mammiferi intelligenti che però non importa quasi a nessuno se soffrano o meno, né se esistano metodi meno crudeli per ucciderli.

Sicuramente il risultato non cambierebbe, sempre di morte si tratta, ma voi, potendo scegliere, preferireste morire in un secondo o avere un’agonia lunga come quella di una persona crocifissa?

Un topo rimasto intrappolato nella colla fino a morire.

In queste trappole restano invischiati tutte le specie animali e anche per questo dovrebbero essere bandite, come dovrebbe essere vietato il commercio del vischio e di tutte quelle sostanze che hanno impiego solo nel bracconaggio o nella creazione di trappole. L’adesivo è incredibilmente forte e  la sua rimozione purtroppo non è facile, neanche presso un centro veterinario.

Un gufo rimasto invischiato nel tentativo di predare il topo

Un gufo rimasto invischiato nel tentativo di predare il topo

Queste trappole sono solo un maltrattamento per gli animali, a qualsiasi specie appartengano: anche i topi hanno diritto alla nostra compassione e bisognerebbe finanziare studi per produrre sistemi che almeno riducano al minimo la sofferenza che precede la morte.

Nel frattempo che almeno siano bandite le trappole a colla, sia vietata la crudeltà. Usarle può esporre a una denuncia per maltrattamento di animali ai sensi dell’articolo 544 ter del Codice Penale, che punisce il maltrattamento degli animali, ma la loro vendita, come quella dei collari elettrici è libera.