Uccisa da una fucilata la lupa Ventura: per gli inquirenti si tratta di legittima difesa

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Foto LIFE WOLFALPS EU

Uccisa da una fucilata la lupa Ventura, ma per gli inquirenti si tratta di un caso di legittima difesa. I fatti risalgono ai primi giorni di ottobre, quando la lupa viene rinvenuta morta. In circostanze che hanno versioni discordanti, secondo quanto appare sui siti di informazione. La cosa che desta più stupore, comunque, non solo soltanto le motivazioni ma anche le tempistiche. Che hanno portato il caso a essere archiviato come un episodio di legittima difesa, a pochissime settimane dai fatti che hanno portato alla morte della lupa.

Senza nulla togliere agli inquirenti e senza entrare in fatti che al momento non si conoscono nei dettagli, certo la velocità di risoluzione di quest’indagine diventerà un caso di scuola. Il fatto sembra essere accaduto nella notte fra il 3 e il 4 di ottobre e, in meno di un mese, il Procuratore di Savona ha chiesto l’archiviazione, letto il rapporto dei Carabinieri Forestali. Richiesta subito approvata da parte del GIP, che ha disposto il non luogo a procedere. Lo sparatore ha dichiarato di aver ucciso la lupa richiamato dalle urla della moglie, che stava portando a passeggio il cane. Ma ha anche dichiarato altre cose che vedremo.

Così, un colpo secco, spezza la vita di Ventura che secondo gli accertamenti aveva posto in essere un atteggiamento predatorio nei confronti del cane. Il cacciatore viene difeso dalle associazioni venatorie, che raccontano, stranamente, che lo sparatore dapprima aveva occultato il cadavere e poi aveva avuto un ripensamento. In questa vicenda sono davvero tanti i tasselli che non risultano essere al loro posto.

Uccisa da una fucilata la lupa Ventura, ma leggendo le cronache la confusione regna sovrana

Se voleste comprendere cosa sia davvero successo e in che arco temporale sia realmente accaduta l’uccisione della lupa sappiate che più cercheretete e meno capirete. Le date si spostano, il tempo si dilata, i fatti sembrano soggetti all’effetto Fata Morgana, creando miraggi. Unica certezza è che Ventura, lupa munita di radiocollare il 9 febbraio 2023 da tecnici del WAC, è stata abbattuta. Insieme a quella che in una manciata di settimane il caso sia stato dichiarato chiuso, con una velocità inusuale per chi conosce le tempistiche giudiziarie dello stivale. Può essere stata davvero legittima difesa? Potrebbe essere, però certo alcuni particolari fanno pensar male.

Le cronache locali hanno riportato una presunta confidenza dell’animale, che non trova alcun riscontro nei dati ottenuti col monitoraggio: sul totale dei dati raccolti (1194 fix), solo il 4% (43 fix) risultano essere in prossimità di aree antropizzate, e si tratta sempre di passaggi in ore notturne o crepuscolari.

Nella zona di Sassello, i tecnici di Regione Liguria stanno monitorando la situazione, per capire se ci sono effettivamente altri lupi che frequentano la zona urbana o che mostrano comportamenti anomali.

Tratto dal sito LIFE WOLFALPS EU

Ventura era confidente e si avvicinava davvero alle abitazioni? Se viveva in un branco stabile, in grado di cacciare, perché attaccava un cane, escludendo quasi certamente che il motivo fosse la fame? I dati del radiocollare saranno in grado di ricostruire la storia di Ventura. Da quel che si legge fra le righe di un articolo pubblicato su LIFE WOLFALPS EU qualche dubbio sembrano nutrirlo anche i tecnici. Gli unici come sempre pieni di certezze sono i cacciatori, che cavalcano la legittima difesa come se non ci fossero dubbi di sorta. Specie dopo l’archiviazione lampo.

Chi ha ucciso la lupa Ventura per “legittima difesa” ha spostato il corpo e solo la mattina dopo ha avvisato i Carabinieri

Il fatto importante, omesso da molte cronache, è quello che rivela il fatto che lo sparatore fosse talmente spaventato dal rischio corso da caricare il lupo morto in auto. E di trasportarlo dalla Liguria al Piemonte, proprio come si legge in un articolo pubblicato su Big Hunter, da cui è tratta questa citazione:

“Tizio è un cittadino sassellese che tutti conoscono e vive in una cascina in mezzo alla campagna. Due  mesi fa, intorno alla mezzanotte, è stato richiamato dalle grida della moglie che si trovava sotto casa e teneva in braccio il loro cane perché aveva davanti un lupo; tizio imbracció il fucile e abbatté il predatore. Preso dal panico trasportó il lupo altrove ma tornato a casa passó insonne la notte e la mattina seguente, decise di andare dai Carabinieri a denunciare l’accaduto.”

La domanda sorge spontanea: sarà stata la coscienza o la notte avrà fatto pensare allo sparatore che il radiocollare avesse registrato tutto? Permettendo ai tecnici di ripercorrere a ritroso il percorso di Ventura dal luogo dove era stata trasportata a quello dove era stata abbattuta. Scienza contro coscienza? Un comportamento grave, che se avessere riguardato un essere umano avrebbe comportato serie conseguenze, anche in caso di legittima difesa. Meritevole forse di maggiori approfondimenti che portano a rendere questa velocissima archiviazione sempre più incredibile. Non è per dubitare della magistratura ma il livello di stupore resta certamente alto.

Troppe cose restano in sospeso nella morte della lupa e una fra tutte è capire chi è il responsabile del fatto

Un ulteriore tassello di dubbio in questo turbine di notizie diverse, inconferenti, è che manca ogni notizia sullo sparatore. Un fatto di questo genere attirasempre curiosi e giornalisti, stimola ricerche, alimenta polemiche talvolota di pessimo gusto. Eppure nonostante sia avvenuto in una piccola frazione isolata non si trovano nemmeno le iniziali del responsabile. Certo non per metterlo alla gogna, ma come mai tanta segretezza? Insomma una vicenda dai contorni non definiti, con percorsi che andrebbero chiariti. Per non alimentare inutili paure, ma anche azioni emulative nell’illusione che basti raccontare di una presunta aggressione per rendere lecito l’abbattimento di un lupo.

Con un clima d’odio come quello che stiamo vivendo in questo periodo i predatori sono sempre nel mirino, e non soltanto per metafora. Sarebbe tempo di ristabilire confini, di creare e veicolare informazione realistica. La conoscenza è l’unica arma in grado di contrastare l’ignoranza e i pregiudizi. Non solo verso i lupi, ma nei confronti di tutto quello che temiamo perché in effetti non conosciamo.

Il lupo trovato a Villetta Barrea è morto per cause naturali, non per un atto di bracconaggio

lupo trovato Villetta Barrea
Foto PNALM

Il lupo trovato a Villetta Barrea è morto per cause naturali e il bracconaggio è estraneo, per fortuna, a questo episodio. Nel Parco d’Abruzzo Lazio e Molise (PNALM) non si registravano azioni di bracconaggio contro i lupi da molto tempo. Per questo la notizia di una possibile uccisione di un lupo per mano dell’uomo era stata vista come uno sfregio. Nei confronti non solo dell’animale, ma di un’area protetta particolarmente attenta alla convivenza fra uomo e natura.

cani falchi tigri e trafficanti

La notizia arriva dal Parco che rende noti i risultati della necroscopia fatta sul cadavere dell’animale. L’Istituto Zooprofilattico di Avezzano ha stabilito che quelli che sembravano fori di proiettile erano in realtà morsi. Il lupo rinvenuto è stato ucciso a seguito di un’aggressione subita da cospecifici o, al limite, da parte di un branco di cani randagi. L’animale infatti è risultato essere molto debilitato e affetto da un tumore che ne aveva minato la resistenza. Portandolo probabilmente ad allontanarsi dal suo branco.

Una notizia che deve essere raccontata, al pari di quelle che parlano di atti violenti, anche perché conferma la bontà della gestione del Parco. Che da tempo ha messo al primo posto la gestione e la mitigazione dei conflitti fra grandi carnivori e popolazione locale. Un esempio da seguire che ha ridotto davvero al minimo gli episodi di bracconaggio, al contrario di quanto avviene in altre parti d’Italia.

Il lupo trovato Villetta Barrea dimostra che in Abruzzo la fauna rischia più gli investimenti stradali che per il bracconaggio

Gli animali selvatici all’interno del Parco rischiano più spesso di essere investiti, specie nelle ore notturne, sulle strade che non per episodi di caccia illegale. Le collisioni con gli autoveicoli non sono così infrequenti, a causa di comportamenti sbagliati tenuti dai conducenti. Responsabili di non guidare a una velocità corretta, in una zona così ricca di fauna. Una problematica molto diffusa in tutta Italia, come dimostrano anche i dati relativi al Piemonte che raccontano di un lupo morto a settimana.

Sapere che non sia stato un atto intenzionale ha confortato il direttore del Parco, Luciano Sammarone, che ha dichiarato: “Seppure la morte di un animale è sempre da considerarsi un triste accadimento – ha dichiarato il Direttore Luciano Sammarone – il referto della necroscopia ci ha rincuorato molto perché significa che il rapporto tra le popolazioni locali e la fauna del Parco è saldo ed è sano, seppure con qualche momento di criticità. Di questo siamo orgogliosi e colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro, tra cui anche molti amministratori locali, che hanno espresso sentimenti di preoccupazione rispetto all’ipotesi di uccisione per arma da fuoco. Così però non è stato e non possiamo che rinnovare l’impegno per assicurare maggiore tutela, migliorando il lungo cammino del Parco a difesa della Natura iniziato quasi 100 anni fa“.

Ucciso lupo a Villetta Barrea, in pieno Parco d’Abruzzo: sono i risultati delle campagne d’odio contro questi animali

Ucciso lupo Villetta Barrea
Il cadavere del lupo trovato ucciso a Villetta Barrea – Foto gentilmente fornita dal PMALM

Ucciso un lupo a Villetta Barrea, un episodio gravissimo. Probabile frutto delle campagne di odio contro i lupi che con sempre maggior frequenza appaiono sui media locali e nazionali. Episodi di bracconaggio contro i lupi non avvenivano da moltissimi anni all’interno del Parco d’Abruzzo Lazio e Molise. Per questo l’uccisione del lupo è vista come un episodio particolarmente odioso e grave. Considerando la tolleranza e l’abitudine a dividere il territorio con gli animali selvatici che sono tipici della gente che vive dentro i confini del parco.

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Da una prima sommaria ricognizione effettuata dal veterinario del Parco, Leonardo Gentile, il lupo sembrerebbe essere stato colpito da diversi colpi di arma da fuoco. Le spoglie dell’animale ucciso sono state messe sotto sequestro e inviate alla sezione di Avezzano dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per l’Abruzzo e il Molise. Occorrerà infatti l’accertamento definitivo delle cause della morte, per poter acquisire certezze e prove.

Villetta Barrea è uno dei comuni centrali e più noti del Parco. Il rinvenimento delle spoglie dell’animale è avvenuto poco al di fuori del centro abitato. Gli investigatori non hanno ancora chiarito se il lupo sia stato ucciso sul luogo dove è stato ritrovato, oppure sia stato abbandonato lì in un secondo momento. Se così fosse si potrebbe leggere nel gesto la volontà di lanciare un messaggio al Parco. Questo episodio potrebbe essere il frutto avvelenato delle campagne anti lupo in atto in questo periodo. Messe in atto durante il censimento, che dovrebbe fornire stime sulla consistenza dei lupi in Italia. Dati che qualcuno vorrebbe usare per dare il via agli abbattimenti selettivi.

Il lupo ucciso a Villetta Barrea è davvero un brutto segnale, secondo il direttore del Parco Luciano Sammarone

Se dovesse essere confermata la morte per colpi di arma da fuoco sarebbe un fatto gravissimo” afferma il direttore del Parco Luciano Sammarone. Che continua dicendo che un fatto come questo “non accadeva da moltissimi anni e che ovviamente va condannato in tutta la sua gravità. Ad aggravare il tutto c’è la considerazione che l’episodio si è verificato in un territorio in cui non ci sono conflitti tra allevatori e grandi carnivori. Dove vengono indennizzati danni da qualunque tipo di fauna e dove può essere considerato molto buono anche il rapporto col mondo venatorio.

In effetti stupisce che in un contesto come quello dell’area protetta possa essere accaduto questo episodio di bracconaggio. Il Parco, da sempre, è molto attento ai rapporti con le comunità locali che sono consapevoli del valore che hanno gli animali selvatici per il territorio. Una risorsa che porta turismo, come ha dimostrato anche l’estate appena trascorsa, dove in tantissimi hanno affollato il territorio del parco.

Ora bisogna attendere che le indagini in corso possano fornire qualche risultato utile per l’identificazione dei responsabili. Il delitto perfetto non esiste e in questi episodi sono molte le tracce che si possono rinvenire. In particolar modo se il cadavere del lupo fosse stato portato li in seguito alla sua morte. Maneggiarlo e trasportarlo potrebbe aver fatto lasciare tracce al responsabile. La scena del rinvenimento, correttamente analizzata, potrebbe fornire ulteriori indizi.

La medicina veterinaria forense sarà di grande aiuto per arrivare a identificare il colpevole dell’uccisione del lupo

Occorrerà aspettare i dati della necroscopia che sarà compiuta, nei prossimi giorni, sul lupo ucciso. Sperando che i veterinari forensi riescano a trovare indizi utili per poter attivare le indagini messe in atto per risalire al colpevole. Carabinieri Forestali e Guardie del Parco faranno quanto in loro potere per assicurare il responsabile alla giustizia. Occorre però che cessino si media queste campagne che dipingono i lupi come animali sanguinari e pericolosi. Facendo nascere, nella testa malata di qualcuno, l’idea che ucciderli possa essere considerato un atto di coraggio.

Fortunatamente anche fra gli allevatori si stanno registrando prese di posizione a favore della presenza del lupo. Riconoscendo il grande valore di questo animale, come regolatore delle popolazioni di ungulati che rappresentano le prede principali. Le prese di posizione a favore del lupo restano ancora isolate, rappresentando però un segno importante.

Allevatori illuminati che rappresentano l’avanguardia di una visione diversa e più rispettosa. Considerando ambiente e territorio come luoghi di condivisione fra uomo e animali. Riconoscendo che esistono modi efficaci per difendersi dalle predazioni occasionali. Un cambio di visione: i tempi sono cambiati, rispetto al secolo scorso quando i predatori venivano considerati come animali nocivi. Questo grazie alle conoscenze sviluppate sull’etologia dei predatori e sulla loro importanza nella catena alimentare.

Bracconaggio e investimenti stradali sono le principali cause di morte del lupo

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Le principali cause di morte del lupo sembrano proprio essere il bracconaggio e gli investimenti stradali. In questo modo ogni anno perdono la vita molti di questi predatori e i numeri sono solo parziali. Considerano che in molti casi i lupi uccisi con fucili o veleno sono fatti sparire prima di essere segnalati. Per paura delle conseguenze penali di un gesto criminale, che seppur ancora troppo lievi rappresentano un motivo per occultare le tracce del crimine.

cani falchi tigri e trafficanti

Eppure sulla stampa arrivano principalmente le notizie allarmistiche sui lupi. Principalmente quelle che parlano di predazioni, dipingendoli come animali pericolosi e sanguinari, calcando sempre l’accento sul fatto che siano troppi. Una convinzione che costituisce solo una parte, senza fondamenti scientifici, della leggenda costruita sul lupo. Gli animali selvatici sono in equilibrio con l’ambiente che li ospita e se esistono squilibri questi sono causati dall’uomo. Parlare di troppi lupi quando vi è una sovrabbondanza di prede è quindi una sciocchezza.

In poco più di dieci anni, secondo i dati raccolti dal Centro Grandi Carnivori del Piemonte sono stati rinvenuti entro i confini regionali ben 256 lupi morti. E nel solo 2020 ne sono stati rinvenuti 48, con cause di morte prevalenti accertate (alcune sono ancora da determinare) dovute a investimenti e bracconaggio. Con solo due morti certe dovute a aggressioni intraspecifiche. Un numero ufficiale che rileva la morte di quasi un lupo a settimana nel solo Piemonte.

Le principali cause di morte del lupo sono comunque riferibili a motivazioni legate ad attività umane

Gli attacchi dei lupi agli animali d’allevamento si sono verificati, nella stragrande maggioranza dei casi, su quelli lasciati incustoditi al pascolo o custoditi in ricoveri notturni inadeguati. Senza strumenti di protezione, come i recinti elettrici, o l’impiego di cani da guardiania. Secondo la stessa Regione Veneto, una delle più problematiche per quanto riguarda la convivenza con i lupi, questi casi rappresentano la maggioranza. Con un 79% di predazioni avvenute su animali incustoditi, come rileva ufficialmente la regione.

Quindi, traducendo il dato in una valutazione complessiva sull’operato degli allevatori, una situazione causata da un comportamento non responsabile. Motivato in parte dalla consapevolezza degli indennizzi, che arrivano anche quando gli animali sono incustoditi. Una scelta che deve essere considerata accettabile solo guardandola come uno strumento di convivenza con il lupo. Considerando che i costi sono pagati dalla collettività, che non dovrebbe essere caricata di quelli causati da un comportamento non responsabile tenuto dagli allevatori.

Nonostante questo, e nonostante la presenza di allevatori responsabili che valutano positivamente la presenza del lupo, gli episodi di bracconaggio non sembrano diminuire. Pur nell’impossibilità di determinarne con certezza l’entità, a causa del lato oscuro del fenomeno. Unitamente agli investimenti stradali, e in qualche caso ferroviari, che sono la principale causa di morte ufficiale. Una mortalità provocata dalla quasi totale assenza di corridoi faunistici che possano garantire il libero movimento degli animali.

E’ importante diffondere informazioni corrette sui predatori, per non contribuire ad alimentare paure ingiustificate

I media hanno una responsabilità molto grande nell’orientare delle valutazioni dell’opinione pubblica, che spesso poco conosce sulla vita degli animali selvatici. E di conseguenza si fida delle informazioni che trova sulla stampa, senza cercare di avere una valutazione critica sui fatti raccontati. In questo modo, banalmente, un cinghiale sbranato da un lupo diventa un evento su cui spendere fiumi di parole, travisando un’azione naturale, del tutto normale. Contribuendo a creare paura anche in quanti un lupo non lo vedranno mai.

D’altro canto bisogna anche rilevare che molto spesso, specie sui social, si parla dei lupi come se fossero creature uscite da un cartone animato disneyano. Suscitando, giustamente, critiche e ilarità da parte di chi è abituato ad approcciarsi alla fauna con uno spirito più scientifico. Dove preda e predatore svolgono ruoli importantissimi pur nella crudezza della realtà, che non rappresenta mai una scena per anime sensibili. Specie per la nostra specie che in prevalenza si è trasformata in un predatore da supermarket, che non vuole vedere gli orrori che avvengono ogni giorno nei macelli.

Bisogna cercare di essere obiettivi, di raccontare la realtà, se si vuole rendere un servizio alla conservazione della natura. Che dipende anche dalla presenza dei predatori, che devono o dovrebbero restare nelle aree naturali e non in quelle urbane. Dove però sono attirati dai comportamenti sbagliati degli uomini, che con una cattiva gestione dei rifiuti e delle carcasse degli allevamenti sono le cause principali del loro avvicinamento.

La convivenza è possibile, specie se si iniziasse a parlare di condivisione dei territori e non di uso esclusivo per le attività umane

La pandemia di Covid-19 ci avrebbe dovuto far comprendere, con molta chiarezza, che la nostra sicurezza sanitaria dipende dalla nostra capacità di condividere. Che significa suddividere le aree, rispettare le necessità della fauna e gli spazi necessari alla sua vita, considerando che per essere vitale e in equilibrio l’ambiente deve contenere la massima biodiversità possibile. Questo comporta, per contro, che ogni innalzamento dell’asticella verso il profitto economico, che comporti la frattura di questo equilibrio, ci espone a rischi concreti, tanto previsti quanto ignorati.

Il lupo era scomparso da buona parte del paese e questo aveva fatto profondamente modificare i sistemi di allevamento degli animali al pascolo. Che senza il predatore potevano essere lasciati incustoditi, contenendo i costi e massimizzando i profitti. Accettando i danni derivanti da una gestione certo non oculata, come una tassa da pagare sul vantaggio di non dover vigilare su greggi e mandrie. Che erano soggette a furti, incidenti e perdite causate dai repentini cambiamenti metereologici, ma non al lupo. Che ora viene visto come il principale nemico, insieme all’orso, della tranquillità degli allevatori.

Su questo fuoco che si è acceso con il ritorno del lupo hanno gettato benzina i cacciatori, che hanno sempre visto tutti i predatori come antagonisti della loro attività. I lupi predano principalmente cervi, caprioli e cinghiali tutte specie cacciabili che se fossero tenute sotto controllo numerico dai lupi potrebbero cambiare molte convinzioni. Come quella che vede i cacciatori come unico perno su cui far ruotare la gestione faunistica. Un errore grossolano, accettato come un dogma di fede per troppo tempo.

Ucciso lupo a Castel di Guido, con una scarica di pallettoni

Ucciso lupo a Castel di Guido

Ucciso lupo a Castel di Guido, con una scarica di pallettoni da un ignoto bracconiere. Il fatto è accaduto il 26 novembre ma la LIPU, che gestisce la riserva ne ha dato notizia oggi. Per consentire le indagini e cercare di dare un nome a chi ha sparato all’animale, usando un tipo di munizione illegale.

L’atto di bracconaggio è avvenuto dentro i confini della riserva e ha riguardato uno dei due cuccioli melanici nati nel maggio del 2019. I due lupi, con il mantello nero, facevano parte di una cucciolata di ibridi, il cui padre era Nerone, il lupo ibrido divenuto il capobranco.

Per la legge, anche se si tratta di ibridi, questi cuccioli sono comunque equiparati a lupi. Ogni azione di bracconaggio sarebbe quindi punita come se fosse stata commessa su un lupo puro. Il vero problema sono le sanzioni, troppo poco severe e la tolleranza che si è creata intorno alla peggior componente del mondo venatorio: quella che prima spara e poi articola un ragionamento. Come i dimostra il numero di morti e feriti di questa stagione venatoria.

Il lupo ucciso rischia di restare uno dei tanti crimini impuniti legati alla caccia

Non sarà facile assicurare alla giustizia il responsabile, probabilmente un bracconiere che cercava cinghiali, ma che non si è fatto scrupoli di sparare a un lupo, centrato da una rosa di sette pallettoni. Il responsabile, anche qualora fosse identificato, non rischierebbe molto: le pene previste dalla legge sono molto basse e non rappresentano un deterrente.

I lupi dell’oasi di Castel di Guido sono monitorati da anni dalla LIPU, che gestisce la riserva. Le loro prede sono per il 95% cinghiali e da questo si presume che il responsabile del gesto vada ricercato nel mondo della caccia e del bracconaggio, potendo escludere, con buona probabilità, che l’uccisione del lupo sia stata causata dai conflitti fra lupi allevatori. La presenza del lupo ha dimostrato la sua importanza nel tenere sotto controllo le popolazioni di cinghiali, molto meglio di quanto non facciano cacciatori e bracconieri. Questa potrebbe essere la ragione che ha fatto tirare il grilletto all’ignoto bracconiere.

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