Senza mai perdere la tenerezza

Senza mai perdere la tenerezza. Questo dovrebbe essere l’obiettivo di ogni essere umano, che sappia riconoscere nel termine “umanità” il rispetto e la compassione. In questi giorni si moltiplicano gli appelli a non consumare carne di agnello, per tantissimi validi motivi, che non sempre devono essere legati soltanto alla loro uccisione. Non soltanto alla morte, ma alla sofferenza del prima, che non può trovare giustificazione alcuna ai maltrattamenti gratuiti che sono riservati agli agnelli.

Cani falchi tigri e trafficanti

Gli agnelli sono il culmine di un problema che ciclicamente viene portato all’attenzione nei periodi che precedono la Pasqua. Il momento in cui centinaia di migliaia di animali sono sottoposti a estenuanti viaggi. Attraversando l’Europa e non soltanto, per finire sulle tavole. Trasportati malamente, sottoposti a maltrattamenti, macellati nel peggiore dei modi, senza rispetto nemmeno delle poche regole esistenti. Sofferenze causate dal profitto, da un economia che massimizza le rese, indifferente alla compassione.

Leggendo le cronache però sembrerebbe che troppi siano indifferenti di fronte alla sofferenza. Questo probabilmente è il vero problema della nostra società, che presta sempre meno attenzione ai diritti degli altri. Ma non bisogna pensare che questa pericolosa anestesia dei sentimenti riguardi solo gli animali. Basta aprire la cronaca per rendersi conto di sintomi preoccupanti di una società sempre più malata, sempre più arrabbiata e molto, molto distratta. Non più individui che formano una società, in senso esteso, ma una società fatta di individualità, collegate spesso per opportunità. Senza sentimento, senza empatia.

Senza mai perdere la tenerezza: il concetto di umanità è racchiuso in queste 5 parole

Il risveglio delle coscienze, il tentativo di creare una società migliore non dovrebbe essere considerato un sogno romantico, ma una priorità. In fondo una società anestetizzata, che non percepisce la sofferenza altru,i rappresenta un pericolo per ognuno, anche se ampiamente sottovalutato. Chi andrà in soccorso di una donna abusata, di un animale maltrattato, di una persona fragile se non siamo attenti alla sofferenza? Come mai ogni giorno gli abusi e le violenze sembrano comportamenti oramai abituali della nostra società?

Molti dividono la violenza e le sofferenze in comparti, spesso stagni. Uno molto grande per gli uomini e un altro per gli animali. Che a loro volta però si dividono in ulteriori partizioni: quelle degli umani per razza, genere, colore della pelle, religione e stato sociale. Per gli animali, invece, le divisioni principali sono legati al loro destino, dove quelli cosiddetti da compagnia si trovano in posizione privilegiata. Per poi scendere di livello, giù, giù giù fino agli animali buoni da mangiare e a quelli spesso giudicati ripugnanti come ratti e serpenti.

Più si allontanano dai nostri sentimenti come tenerezza, rispetto, affetto e più questi esseri viventi entrano nella grande galassia dell’indifferenza. Quella che ci impedisce di provare non solo tenerezza di fonte alle loro sofferenze, ma di restarne in qualche modo toccati. E così gli abitanti della galassia dell’indifferenza, umani e non umani, perdono sempre più diritti, conquistando invece sofferenze più o meno profonde. Eppure non percepire questa situazione come un comportamento gravemente negativo rappresenta un pericolo per ognuno di noi. Una società indifferente alla violenza è una società pericolosa.

Riflettere sulla violenza e sull’indifferenza potrebbe essere un buon esercizio per allenarsi a un cambiamento di rotta

Tornando agli agnelli ci si può sentire migliori se non si contribuisce alla loro mattanza. Ma la cosa più importante è proprio provare tenerezza di fronte a un cucciolo, così simile a noi con la capacità di esprimerlo anche soltanto con lo sguardo in una fotografia. Mai come in questo momento presente abbiamo bisogno di iniziare a mettere in atto dei cambiamenti nei comportamenti, ma non solo. Abbiamo bisogno di fermarci a riflettere sui valori di questa società, di questa umanità che forse ha perso più di quanto abbia ricevuto. O forse meglio abbia creduto di ricevere.

Vogliamo davvero perpetuare un modello fatto di guerre, sfruttamento, devastazioni ambientali che ci ha portato a una costante perdita di biodiversità? Oppure questo potrebbe essere il tempo della consapevolezza, per iniziare una rivoluzione dolce ma ferma, capace di ribaltare quei finti valori che la finanza ci ha fatto credere che fossero tali? Le chiavi del futuro potranno essere l’arroganza oppure la condivisione. Ma la prima è un veleno che anestetizza le coscienze e ci destina alla nostra fine.