Natale e diritti: chi ne ha meno non ha proprio nulla da festeggiare

Natale e diritti

Natale e diritti: chi ne ha meno non ha proprio nulla da festeggiare e la compagnia potrebbero essere soltanto le paure per un futuro incerto. Il Natale, diciamolo, è la festa dell'ipocrisia e del consumismo, che oltre ad aver perso ogni connotazione religiosa è diventata la festa della solitudine per troppi. Nella società dell'apparenza si è persa la sostanza, quella che una volta era il sentirsi parte di una comunità, non singoli componenti di una società sempre meno attenta ai diritti. Un tempo cannibale, che divora tutto, senza soffermarsi troppo a pensare. Divora i diritti e la dignità delle persone, come nega e comprime i diritti degli animali.

Una bimba è stata in mare appesa a un pneumatico per tre giorni e i suoi compagni di sventura, più di quaranta, sono finiti sul fondo del mare. Un mare che sta diventando un cimitero, enorme, terribile, che inghiotte vite di disperati. Mentre qui si aspettano nascite e l'arrivo dei Re Magi, molti che dai paesi dei magi provengono finiscono le loro vite in un modo tragico. Ma non saranno qualche decina di migliaia di morti, fra guerre e naufragi, a rovinarci la festa. Molti di noi continueranno a mangiare con serenità lenticchie e zampone, senza preoccuparsi del resto e, tantomeno, senza chiedersi che vita abbia avuto in sorte il maiale che era il legittimo proprietario di quello zampone.

Stiamo diventando insensibili a ogni sofferenza, alla tristezza di un mondo umano che osservato con attenzione non si può definire ben riuscito. In effetti non guardando le cose con attenzione i confini sfumano, i concetti perdono d'importanza, la sofferenza prima si sfuoca e poi svanisce. Certo è singolare che, chi crede, attraversi questo periodo a cuor leggero, visto che si dovrebbe festeggiare la nascita di chi promette di togliere i peccati del mondo, non di quanti li commettono. Per questo credo che sul Natale si raccontino davvero troppe palle, che non sono quelle che finiranno per addobbare l'albero.

Natale e diritti: si potrà arrivare a un momento in cui l'empatia sarà considerata un bene primario?

Quello che preoccupa di questo nuovo millennio è che sembriamo anestetizzati, incapaci di vedere il circostante. Annegati nei social come in un "mondo altro", qualcosa che ci consente, o forse ci invita, a non considerare questo. Forse il più bel regalo che possiamo farci a Natale è un dono personale: provare a riflettere se questo tipo di collettività ci piace davvero. Nessuno ha la bacchetta magica, ma io voglio continuare a commuovermi per una bimba che ha la sua vita appesa a una camera d'aria. Voglio continuare a cercare di fare qualcosa, anche se so che sarà sempre troppo poco, per cercare di cambiare rotta.

Voglio fare il possibile perché i diritti degli altri animali vengano considerati, si dia un valore alla sofferenza, si cerchi di non nasconderla per profitto. Senza la presunzione di essere perfetto, ma con la convinzione e la voglia di provarci. Ecco questo è il regalo che credo tutti dovremmo farci a Natale. L'altro, ma sarebbe un miracolo più che un regalo, e io non credo nei miracoli, sarebbe quello di far sparire gli arroganti, gli arruffa popolo, quei cialtroni che vorrebbero trarre vantaggi sulla pelle dei disperati. Quelli che insegnano a odiare invece che a rispettare.

Sul circo ministro Franceschini sta giocando?

Sul circo ministro Franceschini sta giocando

Se sul circo ministro Franceschini sta giocando una partita su più tavoli è giusto che lo faccia sapere anche all'opinione pubblica. Da una parte presenta un disegno di legge governativo, fermo, per togliere gli animali dai circhi, dall'altra aumenta i fondi pubblici ai circhi, con grande soddisfazione dell'Ente Circhi.

La coerenza raramente si vede in politica, ma la buona politica cerca di seguire un profilo di trasparenza e di coerenza nelle iniziative che, quando hanno il plauso da parti contrapposte, raramente sono davvero efficaci.

L'incoerenza, la sua ministro, la rivela la soddisfazione di Buccioni, presidente dell'Ente Circhi, che plaude per l'aumento dei fondi pubblici, spesso oggetto di gestioni non scevre di critiche, destinati proprio a quei circhi che lei vorrebbe, o meglio dice che vorrebbe essere senza animali. Quindi il suo governo ha fatto finta di contrastare i circhi, per poi soddisfare le loro richieste e ottenere così, con la politica del cerchiobottismo, di avere il plauso degli animalisti e quello dei circensi che dichiarano, sempre per voce del loro presidente Buccioni ha fatto riferimento anche alla questione degli animali, ribadendo che “il circo italiano è disponibile ad affrontare il tema esclusivamente in termini di rigorosa regolamentazione ma è assolutamente contrario a qualunque ipotesi di eliminazione degli animali”. Sul circo ministro Franceschini sta giocando male una partita che meriterebbe altra sensibilità. Il circo è uno spettacolo che ha un suo fascino, se mondato dalla sofferenza animale, che appartiene a un altro periodo storico, a altra consapevolezza e sensibilità. Gli italiani, mi creda, non saranno contenti di sapere che in momenti come questi il suo ministero ha aumentato i finanziamenti ai circhi, sempre più sotto scacco per continue denunce di maltrattamento degli animali. Oramai con cadenza settimanale abbiamo interi circhi posti sotto sequestro per maltrattamenti, come recentemente successo al Circo di Svezia sequestrato dai Carabinieri a Carini, in provincia di Palermo. Certo resta l'amaro in bocca per un circo che è stato in molte piazze, ha ricevuto autorizzazioni dalle commissioni e dai sindaci, per poi essere denunciato dalla Polizia Locale di Carini che, forse, aveva omesso di fare le verifiche prima che il circo iniziasse a far spettacolo. Ma queste, si sa, sono le incongruenze del nostro paese: prima nessuno vede niente, poi si allestisce un Golgota mediatico per crocifiggere i responsabili, assolvendo chi doveva controllare e non lo ha fatto. I tempi sono maturi per un circo che non sia più un ricettacolo di crudeltà, che non significa che tutti i circensi maltrattino fisicamente gli animali: bastano le condizioni di detenzione, i trasporti, le soste nei carri a rendere impossibile la vita degli animali, non servono crudeltà accessorie, che peraltro non mancano. Anche l'indifferenza verso la sofferenza è una crudeltà. Ministro Franceschini dia un segno di vita e uno di coerenza: chiuda questa partita del circo con animali, smetta di stanziare aumenti di fondi per spettacoli che insegnano la mancanza di rispetto verso i deboli. Mantenga le promesse che ha fatto, porti avanti il progetto di legge per un circo senza crudeltà. Abbia la coerenza dimostrata da Daria Bignardi, direttore di RAI 3, che dopo aver promesso "basta circo sulla terza rete" è stata di parola.  

Il traffico di cuccioli in Europa continua senza sosta

traffico cuccioli in Europa Continua il traffico di cuccioli in Europa proveniente dai paesi dell'Est: lo rivela ancora una volta un'inchiesta di Dogs Trust che ha pubblicato un dossier sulla tratta. Nel quale si analizzano realtà del mercato, mezzi e metodi usati per l'importazione illegale di cani provenienti dall'Est Europa nel Regno Unito. Le storie che si leggono e si vedono nei video sono sempre le stesse, oggetto di diverse inchieste giornalistiche fatte da associazioni, ma anche da organi di informazione come quella realizzata lo scorso anno da RSI, il servizio televisivo della Svizzera italiana. Inchiesta alla quale avevo partecipato attivamente e sulla quale avevo scritto l'articolo "La tratta dei cani dall'Est Europa". Le inchieste però non sembrano né fermare i trafficanti, né purtroppo far spingere l'acceleratore ai legislatori europei,  promulgando normative decisamente più restrittive.

Sulla tratta dei cuccioli occorrono nuove norme

Gli scandali sul traffico dei cuccioli, la sua connotazione criminale e le complicità a molti livelli emergono sui media per qualche giorno, ma non consentono alle forze di polizia di mettere in atto attività di repressione del traffico efficaci. Grazie anche alle singole legislazioni nazionali che non sono all'altezza del problema, con troppi condizionali e poche certezze. Il traffico dei cuccioli, una delle tante tratte criminali, trova il suo cardine principale nell'aggiramento del divieto di far circolare, nei paesi membri della UE, cani che abbiano un'età inferiore ai 3 mesi e mezzo. Considerando la soglia minima in cui è praticabile la vaccinazione antirabbica, rappresentata da una finestra temporale che va dalle 11 settimane ai tre mesi, a cui vanno aggiunti i canonici 21 giorni dalla data della vaccinazione. Se questa età minima fosse realmente rispettata e fatta rispettare, grazie a misure legislative intelligenti che al momento mancano, il traffico sarebbe più che dimezzato in un sol colpo. Considerando che le persone sono attratte dai cuccioli molto piccoli, per la tenerezza insita nelle loro caratteristiche somatiche e non comprerebbero con altrettanta e disinvolta facilità animali di qualche mese più grandi. Inoltre più questi cuccioli crescono e più è facile vedere ed apprezzare i difetti rispetto allo standard, dovuti a un allevamento improntato alla produzione massiva di cuccioli, in quelli che sono infatti definiti "cucciolifici", con poca se non nulla attenzione alla caratteristiche peculiari di ogni razza.

I compratori vogliono cuccioli sempre più giovani

Per questo motivo i cani devono arrivare sul mercato piccoli, sempre più piccoli, a volte di sole 6 settimane, per poter essere venduti rapidamente e poco importa se il numero dei decessi sia elevato, tanto i margini di profitto sono così alti da ripianare queste piccole perdite economiche. Per allevatori, raccoglitori, trasportatori e negozianti non sono cuccioli, sono pezzi che devono arrivare vivi, belli vivi come mi disse un trafficante slovacco. I venditori hanno imparato che se il cucciolo si ammala e muore bisogna subito scendere a patti con il cliente, ripagando le spese, restituendo il danaro oppure sostituendo il cucciolo: la cosa importante è che l'acquirente non denunci, non attivi una catena di indagini che potrebbe compromettere i loro affari. Una volta erano molto più arroganti, insultavano i proprietari dei cuccioli morti dopo pochi giorni, non avendo ancora subito il danno del loro comportamento: quelle querele che consentivano alle forze di polizia ed alle guardie zoofile delle associazioni di mettere in atto una serie di attività che culminavano in processi. In questo modo,invece, tutto rimane sotto traccia, pochi oramai denunciano e se non ci sono controlli ai valichi tutto procede tranquillo. Bisogna poi aggiungere, come ulteriore arma a favore dei trafficanti, lo scarso potere di deterrenza delle sanzioni nel nostro paese e una legislazione che fa acqua da tutte le parti. Così tanto da non consentire ai giudici, nel corso dei processi, di superare le mille eccezioni dei consulenti dei trafficanti, preparati e ben pagati per allargare ulteriormente le maglie di una legislazione insufficiente, di difficile comprensione e applicazione. L'inchiesta fatta da Dogs Trust testimonia, ancora una volta, come nei paesi dell'Est Europa, dall'Ungheria alla Slovacchia, dalla Polonia alla Lituania ed ora anche alla Romania, vengano realizzati passaporti falsi. Che attestano vaccinazioni antirabbiche mai eseguite, contenenti date di nascita false e altrettanto false visite per garantire la buona salute dei cuccioli, allevati quasi sempre in condizioni di maltrattamento che vengono ignorate dalle autorità locali.

Il Corpo Forestale va in soffitta, ma il traffico cresce ogni giorno

Nonostante questo, nonostante il pericolo sanitario costituito dalla rabbia, malattia mortale anche per l'uomo, il traffico continua senza sosta, l'Europa riflette sul cosa fare, l'Italia manda in soffitta il Corpo Forestale dello Stato senza una reale redistribuzione di competenze: il tempo passa e i trafficanti crescono e si ingrassano. Nel Regno Unito, nonostante la paura della rabbia, dalla quale l'isola è indenne, i controlli sembrano scarsi e le associazioni come Dogs Trust sono accusate di provocare inutili allarmismi su questo fenomeno, osteggiate anche quando dimostrano con inchieste, serie e attendibili, la realtà di un problema più che concreto, come possiamo vedere in questo filmato: La colpa di questo traffico, causa di morte e maltrattamenti per migliaia e migliaia di cuccioli, è dell'Europa, dei singoli Stati  che non si dotano di leggi efficaci, dell'avidità dei criminali che gestiscono la tratta, ma non possiamo certo dimenticare di aggiungere a questo elenco il principale protagonista: l'acquirente. Sono proprio loro, i clienti, che come tante formichine portano i profitti nelle tasche dei trafficanti, comprando cuccioli a 700, 800 ma anche più di mille euro per alcune razze; loro che non si fanno mai domande, se non quand'è troppo tardi e spesso nemmeno questo serve a dissuaderli: il primo cucciolo morto è un incidente, con il secondo andrà meglio, senza preoccuparsi mai di quanto siano corresponsabili di questo ignobile commercio di vite. Se tanti anni fa, quando ho cominciato ad occuparmi del traffico di cuccioli, molti erano davvero ignari della provenienza, non conoscevano le condizioni di allevamento e di trasporto, non era noto il calvario che molti di questi acquirenti dovranno percorrere con cuccioli affetti da gravi patologie, oggi non può più essere cosi. Articoli di stampa, siti internet e inchieste hanno rivelato il lato oscuro che si nasconde dietro i musi dei cuccioli nelle vetrine dei negozi. Eppure tanti fan finta di ignorare il problema, cercano il cane su internet come fosse uno smartphone, al miglior prezzo, senza volersi preoccupare di niente e senza pensare che nei canili ci sono migliaia di cani che cercano casa, non saranno i chihuahua da borsetta, ma sono lo stesso compagni di vita meravigliosi, che non meritano il canile solo per uno sbaglio dell'uomo e non meritano di restarci per il capriccio della moda. La Romania, fino ad oggi era rimasta un paese molto marginale per il traffico dei cani, eppure ora le cose sembrano essere cambiate e anche da questo paese partono migliaia di cuccioli per essere venduti negli stati della vecchia Europa. L'aggravante è che questo paese ha un randagismo endemico a cui non riesce a far fronte, non volendo mettere in campo strategie intelligenti per la risoluzione del problema, demandando alle associazioni private di cercare di arginare il fenomeno, come da anni cerca di fare l'italiana Save the Dogs.  Ma nonostante gli stermini messi in atto nei canili pubblici il governo tollera e non contrasta il sorgere dei "cucciolifici", visto l'evidente incremento del traffico dei cuccioli provenienti adesso anche da questo paese, come possiamo vedere in questo filmato realizzato da Dogs Trust: La condivisione dell'informazione è l'unico aiuto che ognuno di voi può dare a questa lotta contro i trafficanti di cuccioli, sostenendo le associazioni che si impegnano contro questo settore delle zoomafie. Per essere costantemente aggiornati consiglio di guardare il sito EU Dog & Cat Allianceorganizzazione alla quale hanno aderito moltissime associazioni europee che si occupano di tutelare gli animali, nel tentativo di mettere in atto un'attività di pressione efficace sul parlamento e sulla Commissione Europea, per ottenere significative innovazioni legislative a livello comunitario.