Puma detenuto illegalmente scappa in Francia: il prefetto ordina cattura o abbattimento dell’animale

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Un puma detenuto illegalmente scappa in Francia. La prefettura di Pas des Calais ne decreta l’abbattimento, qualora non si riesca a catturarlo, in quanto il felino viene ritenuto pericoloso per l’incolumità pubblica. Una petizione di cittadini è stata lanciata per ottenere che l’inconsapevole puma abbia almeno salva la vita. Secondo quanto riportato dalla stampa locale il puma sarebbe stato avvistato per la prima volta il 13 ottobre. Probabilmente in fuga da qualche villa, dove era tenuto imprigionato da persone che non si preoccupavano troppo del suo benessere.

La prefettura chiede la collaborazione di chiunque sia in grado di fornire informazioni utili per la sua cattura. Unica certezza è che il puma rischia di essere ucciso o di passare la sua vita dietro le sbarre. Riaccendendo come sempre accade in questi casi mille domande su questa detenzione, che al momento non hanno risposta. Unica certezza è che nessuno abbia segnalato la fuga dell’animale, per evitare le conseguenze. Pare davvero impossibile che le autorità non abbiano ricevuto notizie sulla detenzione del grande felino, una situazione che non può passare certo inosservata.

Per un puma detenuto illegalmente ci si chiede quanti siano gli animali pericolosi in cattività presso privati

Il traffico di animali esotici non si ferma, i rischi sono relativamente bassi e i profitti altissimi. Molti animali arrivano nei paesi della vecchia Europa, provenendo da quelli dell’Est. Lì questo tipo di commercio è ancora del tutto legale, con una richiesta molto alta di specie esotiche da parte dei nuovi ricchi, che ripercorrono le stesse identiche strade già battute dagli europei. Ad oggi il puma risulta essere ancora in libertà e la petizione per salvarlo, dalla morte ma non dalla cattività, ha già raggiunto più di 40.000 firme in pochi giorni.

Al contrario di quanto accade regolarmente in Italia, dove ogni estate ci sono avvistamenti di grandi felini che poi non vengono più trovati, la segnalazione francese sembra essere certa. Una dimostrazione di quanto la ricerca dell’animale esotico da tenere in giardino non conosca frontiere. Se un puma rappresenta un caso non così frequente, per fortuna, difficile dire lo steso per altre specie più piccole che, seppur inadatte alla cattività, vengono commercializzate anche grazie alla rete.

In Italia il divieto di tenere specie animali pericolose per l’incolumità pubblica è in vigore da più di vent’anni. Le pene per chi viola il divieto sono però molto basse: una contravvenzione da poche migliaia di euro. Che spesso, una volta pagata, non lascia traccia. Il punto non dovrebbe essere soltanto la pericolosità di questi animali ma le sofferenze che sono causate dalla cattività. Gli animali selvatici, anche se allevati restano a tutti gli effetti dei selvatici che non vanno mai considerati come dei pet.

Tenere animali selvatici in cattività li obbliga a una vita innaturale

Dobbiamo cominciare a considerare in modo diverso i diritti e i bisogni degli animali. Comprendendo che ogni specie ha istinti, bisogni e comportamenti che difficilmente possono essere soddisfatti quando sono detenuti in casa o in giardino. Il fatto che sopravvivano non può essere visto come un dato rassicurante su loro effettivo benessere. Per questo da molto tempo le organizzazioni di tutela dei diritti degli animali si battono per ottenere un divieto generalizzato del loro commercio.

Occorre fare molta strada e mettere in atto attività educative che possano finalmente far comprendere che ogni animale ha dei diritti e dei bisogni. Che rendono impossibile una vita dignitosa nelle condizioni in cui normalmente sono fatti vivere. Un concetto che deve essere esteso dal puma al criceto, con la consapevolezza che l’etica ci impone dei doveri e l’empatia che proviamo nei loro confronti deve condurci a rispettarli.

Vogliono uccidere i daini: una scelta legale che uccide l’empatia e il buon senso

Vogliono uccidere i daini

Vogliono uccidere i daini ricevuti in eredità, insieme a una villa come ci si disferebbe di oggetti ingombranti. In un modo tanto legale, quanto eticamente inaccettabile. Certo qualcuno potrebbe obiettare che ogni giorno vengono macellati milioni di animali, ma questa vicenda in fondo un po’ disgusta per la sua amoralità. Ad Agrate Conturbia una persona muore e lascia la sua villa, daini compresi, agli eredi. Che senza pensarci su troppo decidono che possono farne carne da macello.

cani falchi tigri e trafficanti

Il vecchio proprietario dei daini per poterli tenere, probabilmente per passione, aveva creato un allevamento. Non per mangiarli, da quel che si sa, ma solo per poterli tenere. La detenzione dei daini, al pari degli altri ungulati, è infatti interdetta ai privati, dal decreto che ha vitato la detenzione di animali pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica. Così la legge consente una sola via di fuga a chi voglia tenere questi animali nel suo parco: creare un allevamento di animali da carne.

Del si sa come spesso vadano le cose nel nostro paese, come alcune volte alcune autorizzazioni vengano concesse sul filo di lana, senza fare troppe verifiche. In fondo fino a quando tutto va bene e nulla succede si tratta di poca cosa, specie nei piccoli centri dove si conoscono tutti. In questo caso invece, alla morte del proprietario, la tranquilla vita degli ungulati prende una brutta piega, fatta di spari e sgozzamenti. Legali secondo le autorità, amorali secondo i gestori del Rifugio Miletta, un’oasi per animali che ha sede nello stesso comune piemontese.

Vogliono uccidere i daini sotto gli occhi di chi salva gli animali e soccorre i selvatici: così parte una sommossa

Questa storia è iniziata qualche mese fa e sembrava aver trovato un epilogo soddisfacente: l’oasi avrebbe trovato un posto per gli animali, il nuovo proprietario li avrebbe ceduti e tutto finiva per il meglio. Ma si che le questioni di questo genere non sempre vanno per il giuso verso, un po’ per questioni economiche (forse), un po’ perché la burocrazia certe volte è cieca. Fatto sta che ai primi di gennaio parte la mattanza: animali sparati e poi sgozzati per essere venduti come carne da macello. Legalmente, senza dubbio, ma questo non toglie che resti inaccettabile sotto il profilo morale.

La contesa resta aperta e l’associazione, con toni molto moderati e intelligenti, si rivolge alla rete per far conoscere questa vicenda. Che al momento non si sa che epilogo potrà avere, ma che certo non passerà senza suscitare clamore. Vien da chiedersi, poi, quali fossero le reali intenzioni dello scomparso proprietario degli animali. Quello che sembra certo è che una soluzione ora dovrà essere trovata. Per evitare un’ondata di fango che rischia di travolgere gli eredi.

Aggiornamento dell’8-01-21: Il proprietario ha ceduto i daini superstiti che ora saranno trasferiti in un luogo protetto. La strage ha avuto quindi termine grazie al Rifugio Miletta.

Animali selvatici come pets, in Gran Bretagna ma anche in Italia

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Animali selvatici come pets nelle case degli inglesi ma questo stato di cose non è così lontano dalla realtà neanche nel nostro paese, anche se poco se ne parla e i dati sono carenti.

Difficile pensare per un comune cittadino che nell’abitazione del suo vicino di pianerottolo ci possa essere uno zoo in miniatura o che in quella villetta isolata della periferia ci possa essere un branchetto di scimmie, ma invece è così.

Secondo un articolo del Telegraph nelle case degli inglesi, popolo preso sempre come esempio per il loro rispetto verso gli animali, ci sono migliaia di animali esotici tenuti come animali da compagnia. Questo è quanto risulta dalle autorizzazioni rilasciate dalle circoscrizioni che raccontano di tredici tigri, due leoni, otto leopardi, sette ghepardi e nove puma, per quanto riguarda le detenzioni legali e a riguardo dei soli grandi felini.

Poi ci sono migliaia di rettili velenosi e fra questi più di 300 esemplari di cobra, serpenti a sonagli e vipere oltre a un lungo elenco di animali pericolosi di ogni specie. Questo anche nella ordinata Gran Bretagna è quello che raccontano i dati ufficiali perché il mondo del sommerso rappresenta un buco nero nel quale è difficile avventurarsi, ottenendo dati credibili.

Peraltro al di là della Manica basta fare una richiesta, garantire le misure di sicurezza, un certo benessere ai selvatici “detenuti”, versare qualche sterlina e il gioco è fatto. Non ci sono limitazioni diverse da quelle di un’acquisizione legale dell’animale l’essere titolari di un’autorizzazione.

Da noi le cose sono ben diverse, perché dal 1996 un decreto ministeriale emesso in attuazione della legge 150/92, la norma che ha recepito la CITES, con due decenni di ritardo, ha stabilito un divieto di detenzione per i privati di molte specie animali, non tanto per tutelare il loro benessere ma per tutelare l’incolumità e la salute pubblica. Per questo non sono più commerciabili tutti i grandi carnivori (orsi, leoni, tigri, lupi e similia per intenderci) oltre a procioni, coccodrilli, scimmie e molte specie di rettili.

Quindi qualcuno potrebbe pensare qualcuno che tutto sia sotto controllo ma non è proprio così, per due differenti motivi: il primo riguarda chi aveva animali di queste specie prima dell’entrata in vigore del decreto, mentre il secondo riguarda quanti hanno acquistato questi animali in modo illecito.

A intervalli più meno lunghi spuntano animali inclusi nell’elenco di quelli pericolosi rinvenuti in luoghi impensabili perché abbandonati: due tartarughe azzannatrici (Chelydra serpentina spp) sono state recentemente recuperate nel milanese e una si trovava all’interno della Villa Reale di Milano, in via Palestro, un luogo deputato al gioco dei bimbi. Come siano arrivate nei luoghi di rinvenimento non è dato di saperlo, però la certezza è che i due grossi esemplari erano li. Per non parlare della coppia di serpenti a sonagli trovati alla periferia di Roma e le decine di casi di cronaca che basta cercare in rete.

Chi aveva animali pericolosi nel 1996 doveva regolarizzarli facendo denuncia alla Prefettura che avrebbe dovuto disporre un controllo con i servizi veterinari delle ASL, verificando condizioni di detenzione, benessere e sicurezza. Ma questo precetto è rimasto lettera morta in quasi tutta Italia e quei dati, quelli delle denunce, non sono mai stati resi disponibili.

Così non è dato di sapere “chi possiede che cosa” in questo gioco di ruolo dove gli animali sono involontari protagonisti come sempre accade. In assenza di autorizzazioni e prescrizioni c’è chi lo zoo privato lo ha pure ingrandito, sempre in bilico fra legale e illegale in questa sorta di limbo burocratico. Come ha fatto? Semplicemente facendo riprodurre gli animali, attività lecita in quanto non contemplata in alcun divieto: nessun obbligo di sterilizzazione, nessun divieto di riproduzione.

Lo Stato come spesso accade ha preferito abdicare a una regola che si era dato, controlli e autorizzazioni, per non doversi far carico né dei controlli né degli eventuali sequestri. Meglio la zona grigia, con buona pace dell’incolumità e della salute pubblica.

Con un rischio concreto che questi animali siano detenuti in condizioni di sofferenza o che possano essere fonte di pericolo, come le tigri che nel 2013 fa sbranarono a Pinerolo il loro padrone: erano lì da anni, tutti lo sapevano e nessuno se ne fece carico (vedi articolo su Repubblica)

E nessuno ne parla più.

Gli animali selvatici non sono pets

Adulto di scimpanzè sequestrato in Uganda a bracconieri

Adulto di scimpanzè sequestrato in Uganda a bracconieri

La notizia è apparsa sul Corriere della Sera di oggi e racconta la storia di uno scimpanzé detenuto come animale da compagnia negli Stati Uniti, nello stato del Connecticut, ha aggredito e sfigurato, creandole mutilazioni permanenti, un’amica della sua padrona che stava cercando di aiutarla a rimetterla in gabbia. L’animale, del peso di 90 kg. e con una forza assolutamente non paragonabile a quella di un uomo, viveva in una casa privata, libero, come  fosse un normale animale da compagnia.

I risultati di questa follia sono chiaramente visibili sulla persona aggredita, leggendo l’articolo che parla di questa storia:  http://www.corriere.it/esteri/14_marzo_22/fu-sfigurata-uno-scimpanze-voglio-150-milioni-risarcimento-1f69fe68-b1a1-11e3-a9ed-41701ef78e4b.shtml . (altro…)

Il Papa, il leoncino e il circo con animali

Papa Benedetto XVI riceve i circensi che portano un cucciolo di leone.

Papa Benedetto XVI riceve i circensi che portano un cucciolo di leone.

Come non chiedersi dove il Papa trovi armonia non nel gesto di benedire i circensi, che se non usassero gli animali sarebbero certo degni rappresentanti di un mondo antico e affascinante come quello degli artisti di strada, ma nell’accettare che portino un cucciolo di leone in Vaticano. 

Santità, al di la di ogni ideologia il rispetto della Natura è sacro, non può essere vilipeso da un comportamento inspiegabile. Sicuramente lei ha guadagnato la simpatia dei circensi ma certo si è alienato la simpatia di una larga parte dei cattolici, che non possono comprendere questo comportamento.

Il mancato rispetto dei diritti degli animali è inaccettabile per chi ricorda le parole di Gesù e le azioni di San Francesco. La Chiesa deve essere sempre al fianco delle creature più deboli, degli esseri viventi più deboli, della Natura che, per chi come lei è la massima espressione della chiesa, dovrebbero rappresentare concetti imprenscindibili.

Purtroppo vengono in mente le parole di Gesù: “Signore perdonali perchè non sanno quello che fanno”.

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