Randagismo e canili: si moltiplicano le norme ma resta invariato il risultato

Randagismo e canili: si moltiplicano le norme

Randagismo e canili: si moltiplicano le norme ma resta invariato il risultato. Cosa cambierà davvero con l'entrata in vigore del decreto ministeriale che ha l'ambizione di risolvere i mille problemi presenti nella galassia canili? Poco e nulla perché la nuova disposizione contiene, di fatto, una serie di previsioni che erano in massima parte già in vigore, seppur inattuate. Alimentando così l'idea che facendo crescere la burocrazia si possa migliorare il benessere degli animali imprigionati.

Quello che manca nel nostro paese non sono certo le norme: tante, troppe, spesso inutili, molte volte inapplicate ma anche inapplicabili. Nel nostro paese non avanza la cultura dei "testi unici", che contengono tutte le disposizioni che regolano un settore, un argomento. Senza rimandi ad altre norme, senza giravolte e circonvoluzioni con le norme abrogate, senza prevedere cose che non siano chiare e applicabili. Invece in questo momento storico si individuano sempre nuovi reati, che spuntano come i bucaneve a fine dell'inverno, facendo ricorso alla decretazione d'urgenza, come se si fosse in un clima di guerriglia permanente.

La realtà però è più cruda di quello che è contenuto nei decreti, nelle norme che vorrebbero tutelare e non tutelano. I cani prigionieri nelle strutture aumentano, rappresentando un costo elevato che non si vuole contrastare. Si continua a pensare come ottimizzare le prigioni canine, senza peraltro riuscirci, senza spendere né cervello né risorse nella prevenzione del randagismo. Perché non ha senso impiegare risorse per asciugare il pavimento se lo scarico del cesso non viene aggiustato e continua a perdere. Riflessione tanto elementare quanto inascoltata.

L’obiettivo dichiarato della riforma è quello di uniformare gli standard di gestione e rafforzare il benessere animale su tutto il territorio nazionale. Restano tuttavia aperte alcune criticità strutturali del sistema canili, a partire dalla disomogeneità regionale sui requisiti degli spazi minimi e dal rischio che le nuove prescrizioni si traducano prevalentemente in adempimenti formali.

Riflessione pubblicata da ANMVI sul suo sito

Il regolamento sulle strutture di ricovero animali promette meraviglie, ma in realtà poco cambierà sul benessere

Nel nuovo regolamento sono previste sanzioni per chi non rispetta le norme, prevedendo anche chiusure imposte dai Servizi Veterinari per un massimo di 45 giorni nei confronti di chi non rispetta la legge. Ma vi immaginate un canile con migliaia di cani, come quello di Torre Melissa in Calabria, solo per fare un esempio, che venga chiuso? Davvero si può credere che l'aver continuato a chiudere gli occhi su questo tipo di strutture possa essere un male risolvibile con un decreto? I randagi pagano gli errori umani, ma molti umani si arricchiscono sulle vittime della nostra stupidità!

Sarebbe tempo di chiudere il rubinetto a monte del randagismo, prima che diventi un problema, prima che richieda da più di un secolo soluzioni che non si vogliono prendere. Avere un animale non deve essere considerato un diritto, senza limitazioni né regole, deve essere una scelta responsabile e tracciabile, ma sul serio. Se il randagismo è davvero un'emergenza si adottino provvedimenti straordinari: divieto di vendita animali nei negozi, fine dell'orrendo mercato sulla rete, divieto di far riprodurre gli animali se non si è allevatori. Così, tanto per cominciare.

Ma cosa ostacola una gestione di buon senso della questione? La difesa delle libertà individuali, la paura che le persone smettano di adottare cani dai canili? Direi che è molto più probabile che l'ostacolo sia il mercato, quell'indotto che sul possesso di animali ha creato fatturati milionari, che non si vuole disturbare inserendo limitazioni. Eppure riconosciamo che gli animali familiari sono esseri senzienti, e non solo loro, ma poi ci dimentichiamo di garantirgli una tutela reale. Come cantava l'indimenticabile Mina "Parole, parole, parole, parole. Parole, soltanto parole..."

Contrasto al randagismo con la nuova legge della Puglia

Contrasto al randagismo

Il contrasto al randagismo è strutturato in modo semplice e completo nella nuova legge, recentemente approvata dalla Regione Puglia. Una disposizione finalmente chiara, che lascia pochi spazi all'interpretazione e che indica in modo preciso "chi deve fare cosa". La norma regionale costituisce una svolta rispetto alle tante leggi, barocche e complicate, che ancora oggi sono presenti in molte regioni italiane. Con il pregio di fare sintesi efficace fra le diverse esigenze e necessità.

Lo strumento legislativo rappresenta una base sulla quale andrà implementata e costruita la lotta al randagismo, ma anche lo sviluppo del concetto di possesso responsabile degli animali. Di seguito il link per chi fosse interessato a scaricare il testo e leggerlo nella versione integrale.

La cosa importante ora è quella di convertire in azioni le disposizioni del provvedimento regionale, che presenta degli spunti di sicuro interesse. Uno dei quali è il limite di capienza dei canili, che dovranno accogliere un massimo di 200 cani per ogni struttura. Una soglia massima alla quale dovranno adeguarsi anche le strutture già esistenti. Viene previsto. infatti, il divieto, subito operativo, di poter ospitare nuovi soggetti sino al naturale raggiungimento della capienza massima prevista.

Questo tipo di contrasto al randagismo piace anche alle associazioni

Le associazioni hanno espresso la loro soddisfazione per l'impianto della nuova legge. Questo fatto rappresenta un fattore molto positivo, considerando che anche il volontariato sarà una parte fondamentale per la concreta attuazione della norma regionale. Il contrasto al randagismo, per una volta, non è fatto soltanto attraverso i canili, che da rimedio vengono visti e utilizzati come strumento di un progetto complessivo. Una piccola rivoluzione che sarebbe auspicabile fosse recepita ovunque.

Sterilizzazione, identificazione, gestione responsabile di cani e gatti, controllo del commercio e campagne informative sono i pilastri del progetto di contrasto al randagismo. Sotto controllo il commercio di animali da compagnia, combattendo anche la tratta dei cuccioli dai paesi dell'Est. Vietato mettere in vendita animali di età inferiore ai 4 mesi provenienti dall'estero; previsto l'obbligo del registro di carico e scarico per le attività commerciali.

La legge regionale sembra un contenitore solido, al quale occorre aggiungere ora il contenuto più importante: la reale attuazione e messa a regime del provvedimento. Cominciando con l'obbligo dei Comuni di dotarsi, finalmente, di strutture proprie per la custodia dei randagi. Una realtà già prevista sino dal lontano 1954, ma mai attuata compiutamente sul territorio nazionale.