Carne coltivata e convenienze politiche: Coldiretti ringrazia il governo!

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Carne coltivata e convenienze politiche: Coldiretti ringrazia il governo, ma non solo, per aver promulgato la legge che vieta, fra le altre cose, la carne coltivata. Una norma che ha potuto passare il vaglio del Quirinale soltanto perché l’Europa non si è ancora espressa in merito e, di conseguenza, al momento la legge può restare in vigore. Per poi essere cassata quando la UE autorizzerà il commercio della carne coltivata, per non incorrere in una procedura d’infrazione.

Questa scelta, presa con una lungimiranza medioevale, è stata possibile grazie alla maggioranza detenuta in parlamento dal governo. Ma resta pessima anche l’astensione del PD. Che ha scelto di non votare contro a questa assurda normativa. Per non andare contro agli agricoltori che votano a sinistra, pochi probabilmente, ma da non perdere, secondo una logica clientelare che oramai ha avvelenato i pozzi della politica. Così oggi Coldiretti si compra un’intera pagina del Corriere della Sera per pubblicare l’annuncio della foto.

Coldiretti ringrazia l’esecutivo ma anche “i parlamentari di maggioranza e di opposizione che hanno votato a favore (del provvedimento n.d.r.) o che si sono astenuti”. Un divieto, sempre secondo Coldiretti, avvenuto per assecondare il principio di precauzione e quindi per difendere gli interessi dei cittadini. Non considerando il diritto alla salute, quando viene messo a rischio proprio in agricoltura da uso e abuso di sostanze chimiche, senza parlare delle emissioni e dell’inquinamento causato dagli allevamenti intensivi.

Carne coltivata e convenienze politiche: una strana compagine ringrazia la politica

La conclusione dell’annuncio chiosa dicendo “Grazie per aver messo al primo posto la salute dei cittadini e protetto la nostra biodiversità”. Un’affermazione che fa accapponare la pelle, perché ingannevole se non falsa per quanto concerne la salute degli italiani. Ma che diventa ridicola quando parla di difesa della biodiversità, come se suini e manzi, polli e tacchini, costretti a vivere una vita indegna negli allevamenti potessero essere annoverati fra la biodiversità, in senso scientificamente non strumentale. Animali allevati loro malgrado, che contribuiscono a rendere sempre più difficile la difesa del pianeta.

Scorrendo la paginas si vedono i logo di tutte le organizzazioni che hanno supportato questo annuncio e che si accodano a Coldiretti nei ringraziamenti. La partecipazione più incredibile è quella di Federparchi, dove l’unica tangenza che si può notare è quella di avere notoriamente un presidente cacciatore. Per il resto questa presenza stride e non credo sia stata accolta con entusiasmo da tutti le aree protette dello stivale. Nell’elenco delle organizzazioni incredibili seguono Italia Nostra, i Salesiani per il sociale e alcune organizzazioni di tutela dei consumatori. Che evidentemente apprezzano il principio di precauzione citato da Coldiretti, ma anche i danni certi causati dall’agricoltura intensiva. Gli altri sono i soliti noti, salvo Wilderness che ha come ragione della sua esistenza la tutela dell’ambiente, come si legge sul suo sito.

Tratto dal sito di Wilderness

Da Federparchi ai Salesiani, passando per le associazioni consumatori sembrano tutti impegnati in una rincorsa a contrastare il futuro

Appare evidente che in democrazia ognuno abbia possibilità di far valere le proprie idee, a favore o contro di ogni questione rilevante. Altrettanto evidente è il diritto di critica nei confronti di chi davvero poco fa per cercare di operare per il cambiamento, per un futuro compatibile con il pianeta. Un impegno che diventa sempre più importante visto il tempo presente e le conseguenze di questa mancata azione. Che costerà in termini di danni ben più di quanto venga raccontato all’opinione pubblica.

I problemi relativi ai cambiamenti climatici si combattono limitando e non incrementando le emissioni e gli allevamenti sono una delle cause principali. Continuare a difendere modelli di sviluppo insostenibili non è un comportamento socialmente accettabile, perché protegge gli interessi di pochi contro i diritti di moltissimi. Continuare a far finta di niente non ritarderà l’apocalisse climatica, solo accorcerà il tempo che resta per poter combattere questo disastro.

Coldiretti contro i lupi: sbranano anche i cani da guardiania, vanno fermati!

Coldiretti contro i lupi

Coldiretti contro i lupi, da sempre, diffondendo informazioni che vanno dal falso al dubbio. Con la complicità dei giornali che si abbeverano alla fonte dei loro uffici stampa, senza fare verifiche. Quel che basta è riuscire a fare sensazione, procurare allarme, sperare che questo comportamento prima o poi produca frutti. Che si traducono sempre nella possibilità di abbattere i predatori legalmente.

Così questa volta su Padova News appare un articolo con il titolo “LUPI. NEL BELLUNESE SBRANATI ANCHE I CANI DA GUARDIANIA. COLDIRETTI VENETO, GARANTIRE SICUREZZA DI CITTADINI E ALLEVAMENTI“. Tutto maiuscolo ovviamente, per dare maggior enfasi. Ma se leggete l’articolo, vi rendete immediatamente conto che non è confezionato su un comunicato di Coldiretti. Ma è integralmente copiato dal comunicato che si può trovare sulla pagina di Coldiretti Veneto. Come il lancio di agenzia di Aska News. Un copia e incolla, punto!

Coldiretti contro i lupi, ma troppe testate sono contro la libera e vera informazione

Nel comunicato si dice che i lupi avrebbero sbranato, non si sa dove, non si sa quando, anche i cani da guardiania. Pastori maremmani abruzzesi, messi a vigilare le greggi, che sarebbero stati vinti dai lupi. Ovviamente senza dimenticare di rinfocolare l’ipotesi che potessero essere ibridi e quindi secondo le teorie di Coldiretti potenzialmente più aggressivi.

Mettendo in evidenza non il pericolo per gli animali al pascolo ma primariamente per le persone. Omettendo di segnalare che da 150 anni non si registrano attacchi dei lupi agli esseri umani. Se si esclude il caso del lupo di Alimini, dove le condizioni che hanno portato a un piccolo scontro sono solo ed esclusivamente causate da colpe umane.

Ma quando scrivono di natura e ambiente troppi media si preoccupano solo di fare sensazionalismo. Di creare la notizia che può portare il lettore a fare click, grazie a un titolo volutamente “croccante”. Senza chiedersi, neppure per un attimo i danni che questo modo di porgere la notizia al lettore possa causare. Senza preoccuparsi del fatto che approfondire sarebbe importante, per non veicolare concetti e pregiudizi privi di riscontro.

Alimentare le paure senza effettivi riscontri è un mezzo che dovrebbe essere considerato meritevole di censure

Le notizie dovrebbero essere verificate, non diventare una palestra di disinformazione senza alcun controllo. Su questo, quando si tratta di testate giornalistiche dovrebbero vigilare gli ordini, che quasi mai lo fanno salvo casi di eccezionale gravità. Per le altre fonti, come i blog ad esempio, è sempre sovrana la magistratura ma soprattutto l’opinione pubblica. Se vengono trovate notizie spesso false o inesatte, o peggio addomesticate, bisogna imparare a smettere di leggere gli articoli pubblicati.

Certo non fanno una gran figura nemmeno le grandi organizzazioni di categoria, come Coldiretti, quando il loro ufficio stampa fa contento il politico di turno. Ma siamo noi lettori che in fondo, con una navigazione accorta e con una lettura attenta, che possiamo fare la differenza, non diffondendo fake news.