La falconeria diverte soltanto chi ci guadagna

La falconeria diverte soltanto chi ci guadagna
Manifesti apparsi nella metropolitana di Milano

La falconeria diverte soltanto chi ci guadagna sfruttando gli animali, condizionati e addestrati esattamente come gli animali del circo. Non c'è libertà dietro il volo di una poiana, di un gufo o di un'aquila dalla testa bianca ma solo il condizionamento subito dai falconieri che li hanno addestrati. Nessuna visione romantica che racconti del rapporto affettivo fra rapace e falconiere risponde al vero, ma è una mistificazione della realtà basata proprio su quel volo. L'illusione della libertà raccontata per difendere un'attività antica quanto inaccettabile. Proprio come il circo con gli animali.

Dietro la falconeria oggi si nascondono anche e soprattutto interessi economici, nemmeno quella passione descritta da Federico II di Svevia. Che scrisse il famoso trattato "De Arte Venandi cum Avibus" ("L'arte di cacciare con gli uccelli"). I rapaci addestrati vengono utilizzati come attori in spettacoli di volo, come richiamo per portare ii ragazzi a giocare ai falconieri, come "operai" nelle attività di allontanamento degli uccelli. Tutte attività economiche legittime, almeno al momento, che non devono però godere di una copertura pubblicitaria che esalti la bellezza del rapporto fra uomo e animale.

Chi pubblicizza in metropolitana, e non soltanto, la falconeria propone incontri e passeggiate con rapaci addestrati a cifre che vanno da poche decine a centinaia di euro. Con proposte diffuse su tutto lo stivale, declinate in vario modo, dove si propone come una sorta di "iniziazione naturalistica" il passare qualche ora in compagnia dei rapaci. Attività che in qualche caso sono sponsorizzate dalla presenza di veterinari falconieri, per i quali bisognerebbe chiedere ai vari ordini a cui appartengono un pensiero su questo singolare binomio.

La falconeria è basata sul condizionamento del rapace, la cui esistenza in vita dipende dall'uomo

Non fatevi ingannare dal volo libero degli uccelli addestrati perché la libertà e tutt'altra cosa. Si può parlare di libertà quando un animale è nelle condizioni di condurre la sua esistenza secondo natura, senza dover trascorrere la sua vita in una gabbia o su un trespolo. La libertà non sta quindi nel volo, che rappresenta un inganno, una sorta di illusione ottica, un "trompe-l'œil" come chiamano i francesi l'abilità pittorica di ingannare lo sguardo. Questi fieri uccelli rapaci, predatori apicali, sono di fatto ridotti a "comparse" costrette a recitare una selvaticità assente.

Quindi se provate rispetto non date soldi a chi sfutta gli animali, siano circensi o falconieri, e sappiate che nessun animale selvatico, anche se riprodotto in cattività, vorrebbe spontaneamente fare il servo. Di un padrone che lo domina, che ne altera carattere e comportamento, che gli impedisce di svolgere il suo etogramma, che lo priva della libertà. Perchè falconiere fa rima con carceriere, anche se chi partecipa alle loro esibizioni non vede il backstage.

Veterinari falconieri: eticamente sono categorie che possono convivere?

Il progresso degli studi etologici, il riconoscimento non solo formale degli animali come esseri senzienti, dovrebbe portare a una diversa considerazione di molte attività. La cattività e l'alterazione dei comportamenti naturali a fini ludici dovrebbero essere vietati, foss'anche solo per coerenza con quello che lo stesso Stato ha posto come limiti allo sfruttamento animale. Pensate un po', è come se, pensando agli umani, fosse vietato picchiarli ma non condizionarli per alterare in modo permanente il loro comportamento. Per fortuna questo genere di azioni, se poste in essere dei confronti dei sapiens, sarebbero considerate un reato grave. Ma sugli animali siamo ancora al "liberi tutti"!

Il commercio dei rapaci vola anche sulla rete, generando guadagni e sofferenza

Il commercio dei rapaci vola anche sulla rete

Il commercio dei rapaci vola anche sulla rete, generando guadagni e sofferenza grazie alla vendita ancora legale di specie selvatiche. Un mercato che non considera la sofferenza, che non valuta preventivamente gli acquirenti e che non pone limite alla detenzione di animali purché allevati. Il commercio di specie selvatiche, nonostante se ne parli poco, è molto più diffuso di quello che si creda e riguarda anche i grandi uccelli da preda come le aquile o i gufi reali. Per rendersene conto basta fare qualche ricerca in rete e ci si accorge subito di quanto il fenomeno sia reale e ben radicato.

Allevatori di animali selvatici e sicuramente qualche trafficante offrono ogni genere di rapace, ma ovviamente non soltanto, in modo perfettamente legale. Il governo non ha ancora emesso una lista positiva volta a limitare il numero delle specie detenibili, nonostante sia un provvedimento atteso da tempo. In questo vuoto normativo il confine sono i cosiddetti "animali pericolosi", che non possono essere legalmente detenuti dai privati, e le specie di cattura protette. Tutto il resto può essere acquistato, e venduto, senza particolari obblighi.

Falchi, aquile, gufi e civette sono venduti sui siti internet a prezzi decisamente abbordabili, per chi voglia avere in casa un animale da esibire agli amici. Sui siti che li vendono potrete leggere come si tratti di specie che hanno bisogno di poche cure, che una volta cibate non cercano né rapporto con l'uomo né sembrano avere, per un errore di valutazione, altre necessità. Forse perché per gli uccelli che teniamo prigionieri il volo non sembra mai essere una necessità vitale, ma solo una facoltà concedibile. Una sorta di regalo che gli uomini (sic) possono fare o negare ai loro animali domestici (che domestici non sono!)

Il commercio dei rapaci vola sulla rete, mentre moltissimi uccelli restano rinchiusi in gabbia

Tenere gli uccelli rinchiusi in gabbia è una consuetudine che appartiene all'uomo da secoli, dalla quale la nostra specie fa fatica a affrancarsi. Pur provando invidia nei confronti del popolo dei cieli, capace di librarsi nell'aria, non riusciamo a provare pena verso questi esseri viventi tenuti in gabbia, privati del volo. Non abbiamo ancora sviluppato la sensibilità per comprendere che privare gli uccelli del volo sia da assimilare a un'azione crudele, a un maltrattamento. Incatenati ancora a quell'amore a senso unico che lega e imprigiona il nostro rapporto con moltissime altre specie.

Teniamo prigionieri dai pappagalli ai falchi, dalle civette ai canarini senza farci troppe domande. Non vogliamo conoscere i loro bisogni, vogliamo solo godere della loro presenza, in un rapporto monodirezionale che ci illudiamo possa essere di reciproco amore. Un cattività alla quale condanniamo con disinvoltura moltissimi animali da gabbia, come petauri, criceti, cavie, gerbilli ma anche suricati, ricci africani e furetti, solo per citarne alcuni. L'etologia ha fatto passi da giganti in questi decenni ma non è riuscita a fare breccia nelle logiche di quanti non vogliono conoscere gli animali, ma li vogliono solo possedere.

In questo mondo fatto anche di diritti negati, non ci sono solo "i consumatori", le persone che acquistano gli animali, ma anche i veterinari che li curano. Ci sono veterinari falconieri, altri che sono specializzati nella cura degli animali selvatici e esotici, altri che accettano di avere come clienti persone che tengono i bradipi in cantina (mi è capitato). Professionisti che si spendono meno di quanto potrebbero per educare a una maggior attenzione i loro clienti. Sanitari che dovrebbero ricordarsi maggiormente quell'obbligo di denunciare i casi di maltrattamento che la legge affida loro.

Il rapporto con gli animali deve evolvere ma questo è il classico caso del gatto che si morde la coda

Il mercato dei pets, come tutti i mercati del mondo, genera profitti, muove soldi (tanti), crea convenienze e nicchie professionali. Cercare di limitare questo immenso mercato (parliamo di 65 milioni di animali che vivono nelle case degli italiani) è un'impresa tanto necessaria quanto ardua, Necessaria sotto il profilo etico, perché una buona parte di questi prigionieri "non convenzionali" vive in condizioni di sofferenza, difficile da mettere in pratica a causa di un valore economico enorme. Il solo mercato del cibo per gli animali non convenzionali muove, solo nella grande distribuzione, 13,4 milioni di euro.

Secondo Assalco, l'associazione di categoria che monitora il mercato, sono prigionieri nelle nostre case quasi 16 milioni di animali non convenzionali, pesci esclusi, Numeri che creano un'idea precisa della vastità di questo settore e della grande difficoltà di riuscire a imporre misure atte a tutelare davvero il benessere degli animali. Un fronte questo sul quale non possono combattere le sole associazioni protezionistiche, senza trovare aiuto nel mondo della divulgazione, della veterinaria e dell'etologia e, ovviamente non ultimo, della politica.

Le conoscenze, per poter affermare che una buona parte degli animali commerciati e detenuti nelle case italiane soffra, sono disponibili. Ora serve la volontà di lavorare per un cambiamento culturale che possa portare a una radicale revisione delle modalità con cui ci rapportiamo con gli altri animali. E' tempo che la tutela dei diritti degli animali sia attuata a tutto campo, smettendo di far finta che il problema della sofferenza di tantissime specie tenute in cattività non sia reale. In un mercato spesso non così diverso, pur trattandosi di esseri viventi, da quello del fast fashion!

Falconeria e rapaci: non c’è libertà nel condizionamento degli animali

Falconeria e rapaci: non c'è libertà nel condizionamento degli animali

Falconeria e rapaci: non c'è libertà nel condizionamento degli animali usati nella pratica tanto cara a Federico II di Svevia. L'imperatore ancora oggi viene ricordato per il suo DE ARTE VENANDI CUM AVIBUS, un trattato del 1200 che illustra la pratica della caccia con il falco e le modalità di addestramento. Ma se l'arte della falconeria poteva intrigare Federico II appare evidente come questa pratica, oggi, sia fuori dal tempo e dalle attuali conoscenze etologiche. Ma se da una parte identifichiamo gli animali come esseri senzienti e, dall'altra, consentiamo ancora di trattarli come oggetti condizionabili.

Qualcuno potrebbe pensare che non sia la falconeria il male assoluto. Che ci sia di peggio in campo di maltrattamenti degli animali e, parlando di numeri, l'osservazione potrebbe essere giusta. Diverso però è il principio, quello che nasconde e altera l'essenza della falconeria con una narrazione romantica del rapporto fra l'uomo falconiere e il rapace. Non c'è proprio nulla di romantico, nella realtà, nel dominio dell'uomo sull'animale selvatico e nelle attività di falconeria. Il falco torna al guanto perché questo è la sua unica speranza di vita, non certo per amore, affetto o riconoscenza.

I rapaci, lo descriveva già Federico II nel suo trattato, devono essere condizionati, devono riconoscere l'uomo come un padrone che ha ogni diritto sulla loro esistenza. Questi uccelli sono spesso tolti alle cure parentali dei genitori giovanissimi, spesso anche in modo illegale sottraendoli dai nidi, e frequentemente vengono allevati a mano. In questo modo da adulti saranno incapaci di procurarsi il cibo, vedranno l'uomo come unica fonte di sopravvivenza e non saranno nemmeno in grado di accoppiarsi naturalmente. Ma anche quando saranno in grado di accoppiarsi dovranno piegarsi al dominio dell'uomo che è padrone e dominatore, tanto da trattarli con ormoni per aumentare il tasso riproduttivo.

Falconeria e rapaci: non c'è libertà nel condizionamento dei rapaci addestrati

Falconeria e rapaci: non c'è libertà nel condizionamento degli animali e non ci può essere falconeria senza avere il dominio sui rapaci. Che è bene ripetere non sono animali domestici, ma animali selvatici riprodotti e allevati in ambiente controllato. Sui siti di falconeria potrete anche leggere molti distinguo fra chi caccia con il falco e chi fa spettacoli con i falchi. Ma queste categorie spesso si sovrappongono e si mescolano, con falconieri che rivestono ruoli diversi: cacciatori, animatori con rapaci senza poter poi dimenticare i veterinari, commercianti e trafficanti.

Nel 2016, incredibilmente, la falconeria è stata iscritta dall'UNESCO come patrimonio immateriale dell'umanità. Leggendo la descrizione delle motivazioni sul sito UNESCO chiunque abbia a cuore i diritti degli animali proverà stupore, per una totale assenza di comprensione dei diritti fondamentali degli animali, come rispetto e tutela dalle sofferenze.

Tratto dal sito della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO

Caccia con il falco o spettacoli con i rapaci: nessuna di queste attività rispetta il benessere degli uccelli da preda

Usando come chiave di ricerca la parola "falconeria" usciranno in rete moltissimi siti di appassionati, disponibili a difendere la loro passione sino alla morte. Con mille distinguo, con dichiarazioni di amore e appassionaa dedizione, con la volontà di accreditarsi come custodi della tutela dei rapaci. Utilizzando difese spuntate, più simili a quelle dei tabagisti rispetto a quelle di scienziati che conoscono il comportamento animale. La realtà, probabilmente, sta nella passione per questa attività, che tutto cancella pur di poter continuare a esercitarla. Nessuna remora, nessun dubbio perchè, si sa, la passione spesso diventa patologia. O più prosaicamente anche semplice interesse economico.

Dietro alla falconeria, intesa come sfruttamento a 360° dei rapaci, ci sono, come in tutte le attività, interessi, soldi, immagine, soddisfazioni. Senza che nessuno ammetta, per esempio, che gli spettacoli con i rapaci sono fuori dal tempo, proprio come lo sono i circhi, i delfinari e le esibizioni dei cetacei, le corse dei cani, gli zoo safari o le corride. La conoscenza si è ampliata e quelle attività che potevano essere considerate normali solo mezzo secolo fa, ora stanno per essere archiviate dalla storia. Con buona pace degli appassionati e con un sospiro di sollievo degli animali.

TripAdvisor promuove spettacoli con animali

TripAdvisor promuove spettacoli con animali

TripAdvisor promuove spettacoli con animali sul suo sito, rilasciando certificati di eccellenza alle attrazioni e guadagnando dalla vendita dei biglietti. Un comportamento molto criticato dalle associazioni internazionali di tutela degli animali, che vorrebbero i grandi player turistici essere più responsabili.

Fra le attività con animali sponsorizzate da TripAdvisor, solo per fare un esempio, troviamo la Falconeria Locarno, in Svizzera, che pubblicizza i suoi spettacoli con i rapaci addestrati. Animali tenuti in cattività, condizionati e utilizzati esattamente come se fossero animali del circo. Chiunque conosca infatti i metodi usati dai falconieri per addestrare i rapaci e il condizionamento esercitato nei loro confronti, sa bene come non ci sia differenza.

La libertà che qualcuno intravede nella possibilità di volare è solo un effimero simulacro della vita libera. I rapaci sono tenuti in voliere ridotte o legati quando non volano e non possono fare altro che i voli per cui sono stati addestrati. Nessun comportamento istintivo, naturale ma solo attività ripetitive e noiose da schiavi dello spettacolo.

TripAdvisor promuove spettacoli con animali

La decisione di porre vendita i biglietti per queste strutture non passa attraverso alcuna valutazione etica, fatta sul benessere degli animali ospitati o per il valore (dis)educativo. Un accordo commerciale puro, come potrebbe essere quello con un albergo o un ristorante. Le valutazioni che portano al certificato d'eccellenza sono basate sui giudizi dei visitatori, senza ulteriori approfondimenti.

TripAdvisor pubblicizza fra gli altri Zoomarine, nei pressi di Roma, noto parco acquatico dove si possono vedere le esibizioni dei delfini e giocare con i leoni marini. Senza dimenticare gli altri parchi tematici con animali, come lo Zoom di Torino o i giardini zoologici. Che restano attività lecite, anche nella parte di spettacolarizzazione e contatto con gli animali.

Nello stesso modo TripAdvisor pubblicizza analoghe attrazioni in tutto il mondo, seppur avendo posto delle limitazioni grazie alle pressioni fatte dalle grandi associazioni internazionali. PETA e World Animal Protection ad esempio sono da anni impegnate su questo fronte, raccontando il danno che i turisti possono fare, più o meno consapevolmente.

Gli impegni dei grandi tour operator come TripAdvisor non sono stati sempre rispettati.

Molti portali che vendono biglietti per accedere alle strutture turistiche, come Thomas Cook e TripAdvisor, hanno preso impegni ben precisi. Promettendo una valutazione critica verso le strutture con animali. Impegni dichiarati ma rispettati solo in parte.

TripAdvisor e il suo brand Viator sospenderanno la vendita di biglietti per esperienze turistiche in cui i viaggiatori entrano in contatto fisico con animali selvatici in cattività o con specie in via d’estinzione, incluse, tra le altre, attrazioni che prevedono percorsi in sella a elefanti, accarezzare tigri e nuotare con i delfini.

Comunicato stampa tratto dal sito di TripAdvisor

La colpa è anche del pubblico, che visita queste strutture senza farsi troppe domande, sull'eticità di questi rapporti forzosi fra uomo e animali. Senza chiedersi troppo sulla cattività e sull'addestramento, senza voler verificare attenzioni solo di facciata verso animali e conservazione.

Resta il fatto che troppe promesse non vengono rispettate e che la strada da percorrere per promuovere la cultura del rispetto sia ancora lunga. E per sperare di arrivare al termine del percorso occorre maggior sensibilità e educazione.

Il gufo è stufo di stare nei bar

Il gufo è stufo di stare nei bar

Il gufo è stufo di stare nei bar, con animali a disposizione degli ospiti, diventati una vera moda in Giappone. Qualcuno comincia a essere stato chiuso per maltrattamenti agli animali anche in Oriente ma ora sembra che un Owl Café sarà aperto a Palazzolo sull'Oglio, in provincia di Brescia.

Queste operazioni, in cui gli esercizi pubblici diventano luoghi di socializzazione con gli animali, vengono presentate come la nuova frontiera del rapporto uomo/animale. Nella realtà si tratta semplicemente di un'operazione commerciale come tante, dove in questo caso il punto attrattivo è vivo: un animale.

Il gufo è stufo di stare nei bar ma lo sono anche i gatti: seppur con le necessarie declinazioni che vanno inserite quando si parla di un animale quasi domestico (il gatto) oppure di un selvatico addestrato (il gufo) appare evidente che la tranquillità degli animali, la loro zona di comfort, risulta difficilmente compatibile con l'affollamento e l'andirivieni di un bar. Dove la gente già entra pensando di poter avere il diritto di rapportarsi e toccare gli animali. Da quanto appare su Facebook qualcuno ha deciso di aprire un Owl Café a Brescia. Un falconiere che, caso strano, giura di adorare i suoi rapaci che vengono portati a volare spesso, a suo dire, quasi fossero carcerati con l'ora d'aria. Copiando l'ispirazione giapponese si cerca di replicare un modello di businnes che dovrebbe, invece, essere vietato. (leggi qui) In questi ultimi anni è scoppiata la moda del rapace da compagnia, complice il fatto che molte specie si allevano con relativa facilità e quindi si trovano in vendita sul mercato regolare a cifre anche inferiori ai 500 Euro. La provenienza da allevamenti però non significa che questi animali abbiano subito un'evoluzione che ha portato a renderli domestici, ma soltanto che hanno subito un imprinting ricevuto dall'uomo che poi li ha addestrati. Una deprivazione che li rende scarsamente aggressivi e dipendenti dall'uomo. Proprio grazie a questo procedimento, che inizia quando i rapaci sono ancora dei pulcini, questi uccelli vengono condizionati e non acquisiscono paura e aggressività nei confronti dell'uomo. Per questo i falconieri dicono che i loro rapaci sono buonissimi, come se questa mansetudine fosse quasi una scelta del predatore nei confronti dell'uomo, messa in atto per affetto e non per timore o soggiogamento psicologico. I caffè con animali colgono soltanto l'aspetto più superficiale del rapporto uomo/animale, quello legato al bisogno dell'uomo di avere rapporti con gli animali e, nel caso dei rapaci, di aver la possibilità di vedere e toccare animali strani, diversi. Magari per potersi portare a casa un selfie da condividere con gli amici. Senza minimamente considerare che per gli animali, specie selvatici, il continuo rapporto con uomini sempre diversi, spesso irrispetosi, quasi sempre rumorosi non rientra fra quelli classificabili come momenti di benessere. Senza dimenticare che i gufi degli Owl Café sono legati, come i rapaci da falconeria, vivono su trespoli e se sono fortunati possono godere dell'ora d'aria per essere messi all'esterno o fatti volare. Dal mio punto di vista queste situazioni sono spesso sul confine del maltrattamento, ma nei casi dei rapaci lo superano. Coperti dalla scusa che la falconeria in Italia è un'attività legale (che però dovrebbe prevedere una licenza di caccia ed è cosa concettualmente diversa da un'attività commerciale). La speranza è che ora i servizi veterinari dell'ATS di Brescia giudichino questa situazone incompatibile con il benessere animale.