Assediati dai lupi, bambini in pericolo: il cattivo giornalismo che alimenta immotivate paure facendo pessima informazione

Assediati dai lupi bambini in pericolo
Immagine tratta dal profilo Facebook de La Stampa

Assediati dai lupi, bambini in pericolo, secondo quanto riporta La Stampa con un titolo per nulla rassicurante, tipico del giornalismo sensazionalistico. Quello che non informa ma che in compenso fa girare veloci i contatori dei click, tanto utili alla pubblicità. Un meccanismo che purtroppo non colpisce solo i piccoli giornali, ma anche testate prestigiose. Che, è bene ricordarlo, sono fra l’altro finanziate con i nostri soldi grazie alle varie leggi a favore dell’editoria. Provvedimenti sacrosanti che servono ad aiutare i giornali, ma che dovrebbero anche garantire un’informazione obiettiva.

Cani falchi tigri e trafficanti

“Ostaggi dei lupi”, come se si trattasse di una pericolosa orda barbarica calata in paese, con la volontà di minacciare la vita dei residenti. Ma i lupi sono davvero una minaccia per gli uomini? Non si direbbe considerando che da più di un secolo e mezzo non si registrano episodi di aggressione. Ma allora, ci si chiede, perché alimentare le paure invece di stimolare la convivenza con un animale utile al nostro ecosistema? La risposta è semplice quanto sgradevole: la paura del lupo sui giornali porta visualizzazioni, un po’ come avviene per la storia della starlette infedele nelle cronache rosa. Bisogna poi aggiungere che alimentare la pura non richiede competenze scientifiche, non occorre conoscere etologia e comportamento. Basta un titolo a effetto.

Così arrivano sulla stampa notizie vecchie di giorni, che costituiscono un gradito riempitivo dei piani editoriali del momento. Costano poco, impegnano ancor meno e attirano molto. Rendendo però un cattivo se non pessimo servizio non solo al lupo, ma alla verità e alla conoscenza. Quella che è alla base per creare i presupposti per una rispettosa convivenza. Trasformando dei lupi in esplorazione in un potenziale pericolo per i bambini, un po’ come nella pessima favola di Cappuccetto Rosso.

Sono davvero assediati dai lupi, con i bambini in pericolo oppure si tratta della solita esagerazione?

Guardando il video si capisce di come il piccolo branco si sia avvicinato alle case per esplorare il territorio, pronto a scappare al primo rumore. Come sempre succede con i lupi, che si guardano bene dall’avvicinarsi alle persone. Ma neanche questo atteggiamento schivo e l’assenza di aggressioni sono sufficienti per farli vedere sotto altri occhi. Eppure i lupi hanno comportamenti molto simili agli umani: hanno il senso della famiglia, si occupano del loro branco, fanno le balie per i cuccioli dei lupi dominanti, si aiutano. Nulla a che vedere con la belva sanguinaria che esiste solo nella fantasia (malata) di certi uomini.

Dobbiamo cercare di guardare gli animali selvatici, siano prede o predatori, con una visione priva di pregiudizi, neutra. Riconoscendo loro l’utile ruolo che ogni animale ha per il mantenimento dell’equilibrio. L’esatto contrario, troppo spesso, del nostro comportamento, che causa ben più danni di chi uccide solo per sopravvivere. Senza cattiveria, perché come è stato detto più volte non esistono fra gli animali buoni o cattivi, questi aggettivi rappresentano giudizi che vanno usati per gli umani, non vanno utilizzati per caratterizzare gli animali.

Quello che è certo è che i lupi rendono: in 10 ore di pubblicazione su Facebook, come si vede dalla foto, il post ha avuto 550 condivisioni e 1504 commenti. Un numero rilevante che porta a scalare l’algoritmo dei motori di ricerca e dei social, e che in più porta i lettori, se vogliono leggere l’articolo, a doversi abbonare al giornale. Un coinvolgimento sicuro del pubblico ottenuto grazie a frasi a effetto, a concetti che non trovano riscontro ma che creano un doppio beneficio: coinvolgere sia i favorevoli che i contrari. Una banale operazione di digital marketing fatta sulla pelle del lupo.

Ci vuole coraggio per fare buona informazione, in un settore drogato dai click, dove molti commentano e pochi leggono

Chi conosce un poco il mestiere, i social e le logiche che li governano non ha difficoltà a ottenere risultati, scrivendo pezzi magari di scarso spessore, ma intriganti. Non importa che siano anche veri, che contengano notizie reali e non solo frasi a effetto per scalare le posizioni. Sembra incredibile ma i pezzi più seri, che raccontano gli avvenimenti in modo reale, senza enfasi aggiunta, come si direbbe con i conservanti, sono spesso poco letti. Non interessano, non stimolano la curiosità del lettore. Che sempre più spesso legge i titoli saltando i contenuti, condividendo senza conoscere, senza riflettere sulla veridicità di ciò che condivide.

Questo comportamento è la genesi delle fake news, sul lupo, sull’orso, sull’ambiente e su tutti gli argomenti sociali. Le condivisioni frettolose alimentano le bufale, moltiplicando la loro presenza sulla rete. Molti ricorderanno solo, di quello che hanno visto sui social, che i lupi sono troppi e rappresentano un pericolo per i bambini, senza sapere se questo sia vero, senza avere spirito critico. Troveranno financo divertente pensare a un paesino di montagna tenuto sotto scacco da un branco di lupi. Come gli assediati di Fort Alamo, in un vecchio film western.

Invece il pericolo per i bambini non sono i lupi, ma gli uomini adulti. Quelli che ancora oggi raccontano favole come Cappuccetto Rosso facendole passare come notizie vere. Gettando il seme della paura e cercando di farlo crescere, come se fosse la paura il rimedio di tutti i problemi. Mentre fin troppo spesso la paura è la causa del problema e non il rimedio: non parla di convivenza, non spiega che è questa l’unica solida base sulla quale dobbiamo imparare a appoggiare i nostri progetti per il futuro.

Il futuro della nostra vita sul pianeta sarà scandito dai nostri comportamenti, che cambieranno solo se ci sarà consapevolezza

Come può crescere la consapevolezza se siamo ancora fermi al palo? Imbrigliati dai racconti basati sul lupo cattivo, sulla pericolosità del diverso, sulla supposta aggressività dei predatori? Pochi spiegano che tutte le componenti del pianeta, dai predatori ai virus, hanno una fondamentale importanza per il mantenimento dell’equilibrio. Una parola magica da mettere nel sacchetto di quelle da non dimenticare mai, come rispetto, empatia, resilienza, conoscenza, compassione e verità.

Quando difendiamo il pianeta, l’ambiente e i suoi abitanti, ricordiamoci che questo non è un gesto di altruismo. Non lo facciamo per gli altri, non lo facciamo nemmeno per i lupi. Lo dobbiamo fare per cercare di garantire un futuro a questa nostra specie, cocciuta e avida, che troppo spesso non vuole le soluzioni, ma cerca solo le scappatoie. Alle quali crede perché si informa poco, non cerca la qualità dell’informazione ma solo la rassicurazione di corto periodo. Su questo problema della nostra epoca dobbiamo lavorare, cercando di essere aggregatori di energie positive. Quelle che hanno tutte le persone che vogliono capire, vogliono essere uno dei milioni di granelli che uniti possono far esistere davvero il futuro.

Lupo cattivo e orso problematico: quando smetteremo di giocare con il significato delle parole?

Lupo cattivo e orso problematico

Lupo cattivo e orso problematico, sono due inizi di una frase che gioca con il significato delle parole, travisa il senso degli aggettivi. Per restituire in un baleno la mistificazione di un concetto, che colpisce chi legge spesso in modo superficiale. Secondo qualcuno può esserci davvero un lupo cattivo? Come quello della favola di Cappuccetto Rosso, ucciso dal cacciatore che rappresenta nella storia il valore positivo opposto?

Esistono ma solo nelle novelle, perché i lupi cattivi possono stare rinchiusi esclusivamente nel recinto che custodisce la fantasia. Quello fatto d’immaginazione, di umanizzazione e di un mondo fantastico che non trova un riscontro nella realtà. Il lupo non è cattivo per un motivo molto semplice: non può esserlo. La cattiveria è una qualità che possiamo attribuire a un essere umano, ma mai e poi mai a un animale. Perché l’essere cattivi rappresenta la determinazione nel voler il male di qualcuno e questa intenzionalità non può appartenere al mondo animale.

È l’opposto di buono, in quasi tutti i suoi significati. 1. a. Nel senso morale, malvagio, perverso, disposto al male: un uomo c.; un ragazzo c.; gente c.; un c. soggetto; persona di animo cattivo. Per estens., di animali (in quanto si attribuisca loro, oltre alla ferocia, anche malvagità e volontà di fare il male): un cane c.; chiamare il lupo c. (per minaccia ai bambini). Di atti e comportamenti, disonesto, o comunque non retto, riprovevole, degno di biasimo o di condanna morale:

Dal vocabolario Treccani

Lupo cattivo e orso problematico sono attributi che non possono essere avvicinati agli animali

Così come il lupo non può essere cattivo anche un orso non dovrebbe essere definito problematico. Specie quando poi l’orso altro non fa che non mettere in atto il suo agire da orso, che sostanzialmente ha tre connotazioni principali: restare vivo, perpetuare i propri geni e difendere (se è un’orsa) la sua prole. Nelle intenzioni dell’orso l’ultima delle sue volontà sarebbe quella di creare deliberatamente problemi all’uomo.

Cani, falchi tigri e trafficanti

Ma aggettivare, anziché oggettivare, gli animali ha un vantaggio in alcuni casi: renderli simili a noi, avvicinandoli a comportamenti umani. In modo da poterli identificare come “nemici” che vogliono causarci un danno, non come creature che al pari di ogni vivente, cercano di condurre la loro vita nel migliore dei modi. E se si tratta di fomentare l’odio, di poter puntare il dito contro il diverso, questo gioco si usa anche con gli umani.

Così i migranti che vengono soccorsi in mare diventano tout court dei clandestini, quando nella realtà, sino a che non ricevono il rifiuto di potersi trattenere in un paese, sono tecnicamente migranti o richiedenti asilo. Ma questi sono termini neutri, che non evocano la paura, come invece è capace di sollevare l’aggettivo clandestino. Aggettivo che attribuisce alla persona la volontà di entrare in un posto con la frode. Concetto che poco si potrebbe avvicinare a chi scappa da guerre, fame o miseria.

Iniziando a usare le parole con il giusto significato daremmo un grande aiuto all’informazione, facendo cultura del rispetto

Una volta i grandi felini e altri predatori erano definiti belve feroci, ma anche la ferocia è termine che se ben si attaglia agli umani ed è fuori luogo con gli animali. Che nemmeno nei comportamenti brutali, come la predazione, sono mossi dalla volontà di fare un danno a un altro essere vivente ma hanno il solo scopo di procurarsi il cibo. Solo l’uomo uccide spesso con fini diversi da quelli legati alle sue esigenze vitali e lo fa anche con i suoi simili, per motivi certamente meno “naturali” di quelli legati alla trasmissione genetica.

Gli animali, nel bene e nel male, non andrebbero mai antropomorfizzati perché sono “altro” dagli uomini, con un diverso percorso evolutivo e differenti abilità. E se molte cose ci uniscono, come il poter provare sofferenza ed emozioni o avere una capacità di ragionamento, moltissime ci dividono. E fra queste la volontà nel procurare un danno deliberato agli altri per poter avere un vantaggio personale.

Sarebbe quindi meglio parlare di uomini problematici, che per calcolo hanno preso denaro dall’Europa per introdurre gli orsi in Trentino, senza valutare con attenzione alcune conseguenze. Gli orsi, al massimo, hanno ereditato i problemi che gli stanno causando le scelte problematiche della politica, pagandole, come fossero dissidenti, con la vita o il carcere duro. Oppure i lupi, che proprio come gli oppositori di taluni regimi, sono fatti sparire senza lasciar traccia, come dimostrano studi fatti in Italia dove si registra che il turn over nei branchi è di circa tre anni. La motivazione è la loro morte e la causa, per lo più, si chiama bracconaggio.

Lupi devono combattere contro il cattivo giornalismo

Lupi devono combattere contro il cattivo giornalismo

I lupi devono combattere contro il cattivo giornalismo e la cattiva stampa in generale, dove il sensazionalismo troppo spesso vince sulla realtà, dipingendo i predatori come un pericolo per l’uomo e non solo.

Così succede che una collaboratrice della Nazione scriva un articolo decisamente allarmistico, fuori luogo, pessimo sotto il profilo informativo. Tanto da farmi prendere carta e penna e fare un esposto all’ordine dei giornalisti della Toscana.

L’articolo, pubblicato il 30 ottobre sul giornale toscano era davvero incredibile (leggi qui il testo integrale), arrivando a parlare di “zanne mortali”:

Volterra, 30 ottobre 2017 – Si avvicinano alle case e la loro marcia si fa sempre più minacciosa. Si spingono talmente oltre che stavolta sono arrivati addirittura nel piccolo borgo di Villamagna, dove da decenni nessuno aveva più avvistato un predatore dei boschi. Si allontanano dal loro habitat naturale per procacciarsi il cibo e si affacciano agli usci delle case, seminando il terrore. Quelle «zanne mortali» sul collo e sul ventre di un povero capriolo parlano chiaramente: la bestiola è stata presa alla gola e fatta a brandelli da un lupo, o da un piccolo branco di esemplari arrivati fin qui da chissà dove.

L’esposto, presentato anche da altre persone sensibili alle tematiche ambientali, viene esaminato dall’ordine dei giornalisti che dichiara di non poter procedere in quanto l’articolista non risulta essere iscritta all’albo dei giornalisti. Però ugualmente, nell’archiviare il procedimento nei confronti del direttore responsabile Franco Carraresi, ammette di farlo “pur rilevando  alcune colorite ed esagerate descrizioni dei fatti”

Tanto mi basta per ritenermi soddisfatto, sperando che per il futuro il direttore de La Nazione si comporti in modo più accorto, seguendo il giusto spirito professionale che deve far separare la narrazione di un fatto, senza trasformarlo in grida di manzoniana memoria. Una piccola vittoria per il lupo, una piccola vittoria per la verità.

Quando si parla di animali, specie di predatori, e si contribuisce ad alimentare paure mai sopite, ma del tutto ingiustificate, non si rende un buon servizio alla collettività. I dati scientifici parlano di assenza di aggressioni dei lupi agli umani negli ultimi due secoli, non bisogna fare esagerazioni per assecondare le associazioni di categoria di agricoltori e cacciatori, creando nelle persone la percezione di un pericolo che non esiste, come non esistono lupi vegani. Per questo il fatto che attacchino un capriolo non dovrebbe diventare occasione per dipingere il lupo come una belva sanguinaria.