Il lupo preda i cinghiali, lo conferma anche il Parco di Veio, negando pericoli per gli animali domestici

lupo preda i cinghiali

Il lupo preda i cinghiali e questa non dovrebbe essere una novità, se non per quanti cerchino di alimentare leggende sulla sua pericolosità. La conferma arriva dal Parco di Veio, alle porte di Roma, che registra nel suo territorio la presenza di tre branchi. I pochi casi di predazione di animali d’allevamento riguardano casi in cui gli stessi sono lasciati senza vigilanza. Un tipo di comportamento che non è più in linea con il ritrovato equilibrio portato dal ritorno del lupo.

cani falchi tigri e trafficanti

Come è stato ripetuto incessantemente per evitare predazioni i pastori devono presidiare il pascolo, usare i recinti elettrificati e i cani da guardiania. Il Parco di Veio, comunque, risarcisce gli allevatori degli animali predati dal lupo. Anche se non hanno usato le necessarie cautele per la loro tutela. Un comportamento che molti ritengono ingiusto, ma che in questa fase risulta utile come attività di mitigazione dei conflitti.

Un altro dato interessante è che non sono stati registrati casi di predazione di cani e gatti, a dimostrazione che i branchi sono ben strutturati. Questo genere di attacchi, verso gli animali domestici, in genere può raramente accadere quando per varie ragioni i branchi sono in difficoltà. A causa individui feriti o mutilati o per episodi di bracconaggio che hanno ridotto il numero dei componenti del branco.

Se il lupo preda i cinghiali ne tiene sotto controllo il numero, in modo molto più efficace di quanto facciano i cacciatori

Che il lupo sia un efficace regolatore della presenza di ungulati è un dato di fatto indubbio. Così come non vi è dubbio che svolga questa attività con maggior perizia e minori interessi di quanto non facciano i cacciatori. Dopo decenni di abbattimenti, spesso condotti senza regole, il numero dei cinghiali non è diminuito, mentre questo è avvenuto nelle zone in cui vi è presenza di lupi. Un fatto attestato anche da diversi allevatori, quelli più aperti a accettare un confronto su questo tema.

In un momento delicato, in cui si sta eseguendo un censimento per stimare la presenza dei lupi sul territorio, occorre che l’informazione sia corretta. Evitando i sensazionalismi e i titoli a effetto, come sta accadendo con maggior vigore in questo periodo. Mirati probabilmente, una volta terminato il censimento, a cercare di ottenere l’autorizzazione al prelievo venatorio. Un’ipotesi che deve essere assolutamente scongiurata.

Occorre interrompere definitivamente una gestione faunistica fatta a fucilate, mentre bisogna guardare sempre di più la cura del nostro capitale naturale ponendo una grande attenzione agli equilibri. Che sono quelli che consentono di mantenere un ambiente ricco di biodiversità e migliore anche per l’uomo. Occorre rivedere in modo complessivo il nostro modo di convivere con gli animali, imparando che solo il bilanciamento degli interessi ci consentirà di vivere sicuri sul pianeta. Evitando pandemie devastanti come quella di Covid.

Cinghiali rifiutati e rifiuti abbandonati: la gestione della fauna è un fallimento in tutto lo stivale

Cinghiali rifiutati e rifiuti abbandonati

Cinghiali rifiutati e rifiuti abbandonati, ma proprio la pessima gestone dei rifiuti è la causa della presenza degli animali in pieno centro a Roma. Dove una madre con i suoi sette cuccioli sono stati prima narcotizzati e poi soppressi da un veterinario, con un’iniezione letale. Probabilmente solo per non voler aggiungere un epilogo più cruento a un comportamento che aveva già causato sin troppe critiche.

cani falchi tigri e trafficanti

Dimostrando quanto non vi sia una corretta gestione di un problema, ma solo il tentativo di gestire un’emergenza, che però a Roma è una costante. Questi infatti non sono stati né i primi né gli ultimi cinghiali entrati nel perimetro cittadino, anche se forse mai prima d’ora erano entrati in zona così centrale. Su queste uccisioni si sono scatenate mille polemiche, il solito scaricabarile sulle responsabilità e le entrate a gamba tesa della politica, ma anche le proteste degli animalisti. Che attaccano ora il sindaco Virginia Raggi, ora il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. E i rispettivi consulenti e dirigenti.

Il compito dei politici, però, non dovrebbe essere quello di criticare, ma bensì l’avere la capacità di predisporre soluzioni. Prima che i problemi si concretizzino e, almeno in questo caso, si ripropongano nuovamente. Generando uno scaricabarile che ha coinvolto tutte le parti in gioco, in un turbine di accuse che certo non risolverà il problema. Perché il gioco del “tutti contro tutti” è funzionale solo a impedire la comprensione di un problema. Consentendo a chiunque di poter dire che la colpa è di qualcun altro.

Cinghiali rifiutati e rifiuti abbandonati: il problema è purtroppo di non facile risoluzione, specie a colpi di fucile

I cinghiali, al pari di altri animali, arrivano nelle zone periurbane e urbane delle grandi città per diversi motivi. Lo dimostra la mattanza compiuta a Milano solo pochi giorni orsono, dove seguendo il corso del Naviglio sono arrivati in Darsena (in pieno centro quindi), fatto non nuovo. Ma in questo caso i cinghiali cascano in acqua, forse perché inseguiti, forse a causa della scivolosità delle sponde del canale. E seguendo la corrente possono arrivare sino al centro di Milano. Dove fin troppo spesso, con la scusa della sicurezza pubblica, la vicenda si conclude a fucilate.

Ultimamente, dopo diversi abbattimenti, ENPA Milano con LAV sono riuscite a salvare un cinghiale, pestando i piedi con il servizio faunistico della Città Metropolitana. Cosa che ha consentito di portare il superstite al Rifugio Miletta dove passerà il resto della sua vita. Ma a Milano i cinghiali, per il momento, arrivano perché cadono nel Naviglio, dove sono quasi sempre estratti dai Vigili del Fuoco. Che però non hanno attrezzature idonee e si devono inventare, come spesso accade, nuove strategie di salvamento. Per questo le associazioni chiedono un tavolo urgente per affrontare il problema.

A Roma la questione è diversa perché i cinghiali non arrivano dal Tevere (per fortuna) ma entrano in città a causa della pessima gestione dei rifiuti. Che hanno il difetto di rappresentare una risorsa per questi animali, come si trattasse di una sorta di mensa sempre aperta. I cinghiali diventano così gli incolpevoli fruitori di quello che l’uomo malamente getta. Alterando non solo i principi di buona gestione e convivenza con la fauna, ma anche quelli di corretto smaltimento che una capitale come Roma dovrebbe garantire.

Il lupo e il cinghiale sono predatore e preda, ma se il cibo viene lasciato a disposizione i ruoli perdono di significato

Di cassonetto in cassonetto i cinghiali dalle periferia arrivano in centro, proprio come avviene per i lupi che frequentano gli allevamenti del Parmigiano Reggiano. Attirati dallo smaltimento illecito di placente, feti e animali agonizzanti. In questo modo finisce che entrambe le specie si vengano a trovare dove non dovrebbero stare e la causa è sempre la stessa: le risorse alimentari rappresentate da quello che per l’uomo è solo uno scarto. Ma che per gli animali diventa una risorsa a basso costo di risorse.

Lo stesso motivo che ha portato all’aggressione dell’orso di Andalo, in Trentino. Dove alcuni plantigradi erano già stati avvistati vicino ai cassonetti dei rifiuti, ma nessuno era intervenuto. Sino a quando questo non si è tradotto in un incontro troppo ravvicinato, che ha poi portato il malcapitato M57 nella prigione di Casteller. Mentre i veri responsabili, quelli che hanno reinserito gli orsi senza preoccuparsi di modificare in modo intelligente i cassonetti dei rifiuti sono ancora a piede libero.

Così, sempre a causa dei rifiuti, arriva a San Pietro, nel cuore di Roma, una famigliola di cinghiali e finisce in un giardino pubblico, dove viene rinchiusa per garantire la sicurezza dei cittadini. Da quel che si legge sui giornali ci dovrebbe essere un piano alternativo all’uccisione, ma mancano le gabbie da trasporto, per portare i cinghiali in un’area naturale. Per questo, nonostante non rappresentino un pericolo essendo rinchiusi in un giardino, vengono prima anestetizzati con un fucile lancia siringhe (questa è la teleanestesia) e poi soppressi. Fra le proteste dei cittadini.

Quanti posti di lavoro potrebbe creare una gestione faunistica ecologica e intelligente che non sia basata sulle uccisioni?

Il problema cinghiali deve essere affrontato in modo diverso, comprendendo la globalità della questione e la necessità di diminuire, da un lato, le opportunità alimentari e, dall’altro, di incrementare la resilienza ambientale. Lasciando svolgere il loro compito ai predatori naturali, piuttosto che ai cacciatori, che sono sempre più causa di problemi che latori di soluzioni. Come hanno dimostrato diversi studi scientifici, sempre poco considerati.

La speranza è che ora non si apra il solito teatrino della politica, che fa spettacolo sino a che il pubblico è attento per poi chiudere i battenti dopo pochi giorni. Lasciando sul tavolo, come spesso avviene, i problemi irrisolti, che si ripresenteranno puntuali dopo mesi o soltanto poche settimane. Non appena l’indignazione popolare si abbassa e altre questioni diventano più appetibili politicamente.

La gestione dei rifiuti a Roma è un problema infinito, sul quale hanno mangiato in tanti: politici corrotti, malavitosi e pubblici funzionari. Sino agli incolpevoli cinghiali che almeno hanno dato una piccola mano al loro smaltimento. Più che di un problema si dovrebbe parlare di una piaga. Che sembra essere insolubile nonostante le tante dichiarazioni di intenti. A Roma le promesse hanno, purtroppo, sempre le “zampe” corte. Come dimostrano le botticelle tirate dai cavalli, che non si riescono a far sparire dalla città.

Se poi corrisponde al vero che qualcuno lasciava appositamente cibo per i cinghiali nel giardino bisogna dire che senza cattiveria queste anime buone hanno contribuito. Non bisogna dare mai cibo agli animali selvatici.

Cinghiali abbattuti e pigiamini orfani: la pessima gestione di Roma Capitale

Cinghiali abbattuti pigiamini orfani

Si chiamano anche pigiamini i piccoli dei cinghiali, proprio per la loro livrea a strisce. Un mantello molto utile per mimetizzasi nella boscaglia, molto meno per passeggiare in città. Dove i cinghiali non dovrebbero arrivare se non ci fosse una pessima gestione da parte degli uomini. In questo caso dell’amministrazione di Roma Capitale che ha deciso di avviare un piano di abbattimento per evitare la loro presenza in strada.

Il primo interrogativo che dovrebbe porsi un amministratore pubblico, a qualsiasi schieramento politico appartenga, su una questione come questa dovrebbe essere la ricerca delle motivazioni. Cosa spinge i cinghiali a entrare in città e perché si stanno diffondendo nei quartieri periferici? Non sarà per caso che i cinghiali sono stati attirati in città da un supermarket sempre aperto che mette a disposizione cibo? Non sarà che questo cibo non cresce sugli alberi ma fuoriesce dai cassonetti de rifiuti?

Questa semplice domanda porterebbe la sindaca Virginia Raggi a individuare subito che i problemi di Roma sono sempre gli stessi due, da decenni e che non originano dai cinghiali: le buche nelle strade e la pessima gestione dei rifiuti urbani, la loro raccolta e le difficoltà epocali (oramai) di smaltimento. Un’incapacità storica quella di risolvere il problema dei rifiuti di Roma, che ha anche contribuito a creare serissimi problemi di inquinamento e molto malaffare. Che naturalmente non è una colpa attribuibile ai cinghiali.

Abbattere il cinghiale urbano, senza preoccuparsi né dei cuccioli né delle conseguenze

In questi giorni l’amministrazione ha deciso di mettere in atto i provvedimenti di contenimento, anche perché se c’è meno gente per le strade non è che i rifiuti alimentari prodotti nelle case diminuiscano. Anzi aumenta l’offerta in una città più tranquilla: quale miglior occasione per una scrofa con i suoi pigiamini da nutrire! E così, fra le proteste di tutte le associazioni protezionistiche capitoline, ma anche fra le battute di scherno dei cacciatori, riportate dal sito La Dea della caccia, son cominciati gli abbattimenti.

Che l’uccisione dei cinghiali non possa essere risolutiva ma che, anzi, si riveli controproducente la scienza lo dice da anni. I cinghiali hanno branchi che seguono regole precise e l’unico modo di contenerli, dopo le immissioni a pioggia fatte dai cacciatori, è quello di avere predatori efficienti come il lupo e una corretta gestione del territorio.

Ora la giunta Raggi ha autorizzato l’uso di fucili narcotici per addormentare i cinghiali e trasportarli al macello per l’abbattimento. Senza possibilità di consumo delle carni che vengono distrutte, vista la presenza del sedativo. Senza preoccuparsi di recuperare i cuccioli, i pigiamini, che senza la guida della madre sono destinati a fare una brutta fine, specie se ancora lattanti.

Cinghiali abbattuti e pigiamini orfani: si può configurare il reato di maltrattamento di animali

Infuriati anche i cittadini: gli effetti delle battute sono stati quelli di far scappare in cinghiali in ogni direzione, causando allarme e pericolo. In sintesi quindi la sindaca capitolina è riuscita a far arrabbiare tutti, senza avere una sola possibilità, in questo modo, di risolvere il problema. Come dimostrano decenni di attività di controllo venatorio che nella migliore delle ipotesi sono riusciti a far lievitare il numero de cinghiali.

ENPA, OIPA, Animalisti Italiani, ma anche la politica, hanno protestato senza mezzi termini contro il sindaco Raggi. Segnalando nuovamente che sino a quando Roma non sarà un disastro nella gestione dei rifiuti la questione cinghiali resterà irrisolta. Generando probabilmente qualche altra pendenza penale, qualora la magistratura apra una doverosa inchiesta anche su questa problematica collaterale ala gestione dei rifiuti.

Sembra incredibile che la Città Eterna, oltre a un patrimonio artistico e paesaggistico senza confronti passi alla storia per buche, crolli e rifiuti. Per discariche a cielo aperto e inquinamento delle falde, per una gestione dei rifiuti che, pur cambiando le amministrazioni, è divenuta un’emblema dei problema che affliggono Roma Capitale. Anche in tempi di Covid19, quando forse bisognerebbe dare qualche segno di aver compreso gli errori di una gestione ambientale fallimentare.

Due milioni di cinghiali popolano i sogni della CIA

due milioni di cinghiali

La CIA parla due milioni di cinghiali che vagano per il nostro paese. Considerando però che l’affermazione non è dell’intelligence americana ma bensì della nostrana Confederazione Italiana Agricoltori, sorge qualche dubbio su questo dato.

Gli ultimi censimenti disponibili, lo conferma anche il Ministero dell’Ambiente nella recente pubblicazione del Piano Lupo, sono quelli di ISPRA del 2010. E la popolazione di cinghiali risulta essere la metà, nonostante tutti gli sforzi compiuti dai cacciatori per farla crescere a dismisura, con folli ripopolamenti.

Quindi agitando come al solito il fantasma della paura, per l’incolumità delle persone e per i danni causati all’agricoltura, stimati in 60 milioni all’anno, la CIA chiede di cambiare completamente criteri. Passando dal concetto di “protezione” della fauna a quello di “gestione”.

Siano lupi o cinghiali l’importante è poter sparare

 Sostituire il concetto di “protezione” con quello di “gestione” – Secondo Cia, la finalità di fondo, indicata già nel titolo della legge, deve essere modificata passando dal principio di protezione a quello di gestione della fauna selvatica. Se la legge del 1992 si focalizzava sulla conservazione della fauna, in quegli anni a rischio di estinzione per molte specie caratteristiche dei nostri territori, oggi la situazione si è ribaltata, con alcune specie in sovrannumero o addirittura infestantiL’esempio più lampante riguarda i cinghiali, responsabili dell’80% dei danni all’agricoltura: si è passati da una popolazione di 50 mila capi in Italia nel 1980, ai 900 mila nel 2010 fino ad arrivare a quasi 2 milioni nel 2019E’ del tutto evidente, quindi, che bisogna tornare a carichi sostenibili delle specie animali, in equilibrio tra loro e compatibili con le caratteristiche ambientali, ma anche produttive e turistiche, dei diversi territori.

Dal sito della Confederazione Italiana Agricoltori

Ma l’idea rivoluzionaria è che la gestione faunistica non debba essere data ai (soli) cacciatori, ma agli agricoltori. Che devono avere mano libera per la gestione della fauna sui loro terreni, potendo agire in regime di autotutela. Dimostrando, ancora una volta, che le peggiori componenti del mondo agricolo e di quello venatorio vogliono avere mano libera sulla fauna.

La fauna è un patrimonio indisponibile dello Stato

In Italia non riusciamo a spostare l’angolo di visione. Sarà anche per il fatto che chi lo impone ha un bagaglio di voti di tutto rispetto. Senza dimenticare che in questo momento il partito più legato a questi mondi, la Lega di Salvini, è al governo. Pronta a promettere la qualunque pur di non perdere alleati e peso politico.

Così la CIA non si vergogna nell’affermare che se nel 1992 era giusto tutelare la fauna, che rischiava l’estinzione, oggi è più coretto pensare alla gestione, visto che gli animali son diventati infestanti. Dimenticando o ignorando che la consistenza faunistica italiana, tranne per alcune specie, è ben lontana dall’essere al sicuro.

Se non ci fosse l’Europa a imporci una serie di direttive sulla tutela degli animali e della fauna l’Italia sarebbe messa ancora peggio. Con il rischio concreto che per difendere gli interessi di pochi e le poltrone del potere il nostro capitale naturale venga pesantemente attaccato.

Le direttive europee arginano, anche se imperfette, pericolose derive

Qualcuno potrà pensare che l’Europa non faccia abbastanza per tutelare gli animali, come ha recentemente dimostrato la votazione sulla sperimentazione. Però senza questa tutela sarebbe certamente peggio. Il patrimonio faunistico e il territorio sarebbero asserviti sempre più a logiche scellerate di gestione, localistiche e senza visione.

Il livello della politica in Italia è sceso da tempo sotto i livelli di guardia, come sono affogati nei luoghi comuni e nella violenza verbale toni e contenuti. Con le persone che sono sempre più distanti dalla politica ma, spesso, anche dalla vita sociale, lasciando campo libero alla componente più arrogante e chiassosa.

Dobbiamo invece occuparci di cosa ci succede accanto, di non far passare come verità assolute affermazioni che non rispondono, nemmeno, alla verosimiglianza. Bisogna riprendersi la partecipazione, il diritto delle idee e il concetto più alto del significato di società. Nella quale i beni collettivi sono tutelati nell’interesse comune e non dati in gestione per fini personali.

Ci sono beni materiali come l’ambiente e la fauna che vanno difesi a ogni costo, usando strumenti e beni immateriali come la cultura e l’impegno. Per cambiare bisogna partecipare, impegnarsi, divulgare ma anche andare a votare. Con tutte le difficoltà, per quanto riguarda il voto e le scelte, che molti provano nel dover scrivere un nome o barrare un simbolo in questi anni, bui.

Lupi del Gran Sasso cacciano i cinghiali e restano numericamente stabili

Lupi del Gran Sasso cacciano i cinghiali

I lupi del Gran Sasso cacciano i cinghiali e restano numericamente stabili, con la presenza di 20 branchi. Nel territorio del Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga, secondo un censimento realizzato nell’ambito del progetto LIFE Mircolupo, il numero dei predatori resta stabile.

La stima, realizzata con la tecnica del wolf howling, un metodo che permette di individuare i branchi riproducendo gli ululati dei lupi con altoparlanti e ascoltando le “risposte”, fornisce un quadro rassicurante.

La presenza del lupo al’interno del parco, la cui stima e stata condotta anche attraverso osservazioni, monitoraggi e i dati relativi agli esemplari con radiocollare, risulta essere stabile.  Questo potrebbe significare il raggiungimento della massima portanza ambientale per il territorio del parco (leggi qui).

A dimostrazione che la presenza del lupo è legata a territorio e risorse e non vi è un pericolo di un aumento esponenziale, come paventato da alcuni. I lupi che si insediano in un area restano più o meno stabili come consistenza, svolgendo un eccellente lavoro di controllo degli ungulati.

I lupi sono i veri e naturali selecontrollori

Nel territorio del Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga i ricercatori hanno potuto riscontrare che le attenzioni pedatorie dei lupi si sono rivolte soprattutto ai cinghiali. Questo dovrebbe far molto piacere agli agricoltori e sicuramente molto meno ai cacciatori. Che individuano nei lupi gli antagonisti, sia perché predano gli ungulati sia perché dimostrano una reale e benefica ricaduta sull’ambiente.

La presenza dei lupi può contribuire a ricostruire un equilibrio ambientale che renda inutile l’attività di selecontrollo, togliendo ai cacciatori la motivazione principale che giustifica la loro presenza: il controllo delle popolazioni di specie ritenute invasive. Che fatto dai lupi risulta maggiormente efficace.

I lupi del Gran Sasso cacciano i cinghiali che insieme a cervi e caprioli rappresentano le specie selvatiche maggiormente interessate dalle attività di caccia dei grandi carnivori. La scelta delle prede operata dai lupi è basata soltanto sulla scelta del soggetto più debole, senza altri scopi che quello di potersi alimentare.

Una scelta ben diversa da quella dei cacciatori che, troppo spesso, fanno scelte con alla base motivazioni opposte, come quello di abbattere la femmina dominante, dando luogo a una vera e propria esplosione demografica.

Bracconaggio e vagantismo sono i veri pericoli per i lupi

Sulle attività di wolf hawling resterà memorabile il tentativo fatto recentemente da alcuni cacciatori di bracconare i lupi proprio sulla base della vicinanza degli ululati. Ma in quell’occasione non si trattava di animali in carne ed ossa ma di Carabinieri Forestali, che li hanno successivamente identificati e denunciati per vari reati.

Ora la frontiera per la tutela del lupo è quella di difendere la specie dal’ibridazione con i cani domestici, che avviene ancora a causa del vagantismo: cani di proprietà non sterilizzati e lasciati liberi di vagare sul territorio. Sovrapponendo il loro areale con quello dei lupi, i cani vaganti possono creare le condizioni per indesiderati accoppiamenti che causano poi la presenza di esemplari ibridi (leggi qui).