La jungla in salotto, una moda che non passa

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La jungla in salotto, una moda che non passa nonostante i rischi e le sofferenze di un mercato che macina milioni di euro, spesso esentasse! Meno visibile delle criticabili mode che riguardano alcune razze di cani, che non mancano certo di fornire spunti sulla carenza di benessere, ma altrettanto diffuse, almeno guardando i numeri del settore. Il mercato dei cosiddetti animali non convenzionali è un segmento importante per traffici e commerci, grazie a una rete di appassionati che vuole mettersi in casa un animale diverso.

Secondo il rapporto Assalco-Zoomark 2024 nel nostro paese ci sono 65 milioni di animali tenuti come pets, di cui poco meno della metà sono pesci. Seguono gli uccelli, con 12,9 milioni di individui in cattività, che precedono l'esercito di più di dieci milioni di gatti e di quasi nove milioni di cani. Fanalini di coda, si fa per dire, sono piccoli mammiferi e rettili che contano ben 3,2 milioni di esemplari. Numeri in crescita, proprio come i fatturati dell'indotto, ma con un benessere che per molti di questi prigionieri resta un miraggio irragiungibile.

Se spesso accade che anche animali realmente domestici come cani e gatti non conducano un buona vita, per ignoranza e scarsa attenzione di chi li custodisce, per altre specie l'esistenza può essere un inferno. Se è difficile il nostro rapporto con gli animali che vivono accanto a noi da millenni, ci si può facilmente immaginare la complessità di tenere in condizioni di benessere un pappagallo, un gerbillo oppure un rettile. Animali che chi possiede spesso poco conosce in termini di bisogni, ma che ha acquistato rimanendo più affascinato dall'aspetto che non dalla conoscenza di caratteristiche e necessità.

La jungla in salotto, una moda che non passa grazie a una diffusa sottovalutazione del benessere

Gli animali selvatici, seppur riprodotti in cattività, non sono domestici e non lo diventano solo perché vivono nelle nostre case. Alcuni riescono a vivere a lungo, spessissimo in condizioni di sofferenza, mentre altri rappresentano l'esatta replica del fast fashion: animali pronto uso, che si cambiano frequentemente causa morte. Questi ultimi, probabilmente, fanno parte di quella schiera di fortunati che non devono subire prigionie infinite e dolorose.

Si spendono troppe poche parole per raccontare questa sofferenza, per far conoscere alle persone che la vita di un pesce rosso può essere atroce, che un pappagallo tenuto su un trespolo soffre come un cane alla catena e talvolta di più. Un'assenza di informazioni che non consente di sviluppare un approccio critico alla detenzione, mentre dall'altra parte si esalta la loro nascita in cattività, senza prelievo in natura, quasi come fosse un'opera di conservazione.

Quella della nascità in ambiente controllato, veicolata come panacea contro tutti i mali della cattività degli animali selvatici, è una delle più grandi bugie narrate sul benessere animale. Una leva psicologica usata da falconieri, circensi, commercianti di animali, allevatori e da chiunque lucri su questo commercio. Un modo per far credere a chi acquista un selvatico che questa non sia un'azione riprovevole, ma anzi aiuti la conservazione della specie.

Le mostre mercato di animali non convenzionali non conoscono crisi

In tempi nei quali il commercio di animali selvatici dovrebbe essere soggetto a moltissime limitazioni, per ragioni sanitarie e non soltanto, le mostre mercato imperversano. Vendendo animali dichiarati tracciati, legali, correttamente tenuti e riprodotti ma sui quali, in realtà, ci sono pochissimi controlli. Una carenza che può dar luogo a abusi e maltrattamenti, senza contare i pericoli per la diffusione di patogeni.

I veterinari specializzati in animali esotici o non convenzionali avrebbero le conoscenze per esercitare un ruolo importante, ma quello che sembra mancare è l'interesse a schierarsi contro i propri clienti. In quella che è una nicchia di mercato piccola, redditizia e soggetta a poco clamore, dove vivono una condizione che garantisce buoni guadagni ma spesso non convince sull'attenzione al reale benessere dei loro pazienti. In attesa che una normativa europea, che l'Italia continua a applicare parzialmente, non costringa il governo a mettere. nero su bianco, una serie di divieti. Una speranza fino a oggi disattesa.

Cercando in rete alla voce "mostra animali esotici" potrete trovare una societa che da qui all'inverno organizza ben otto fiere, quasi tutte in nord Italia, dove si potranno anche comprare animali esotici di tantissimi generi. Dai gatti "esotici" come il bengala e il savannah a gechi, serpenti, piccoli mammiferi e insetti. Tutto lecito? Questo dovrebbe essere sancito dai controlli dei Carabinieri Forestali e dei servizi veterinari pubblici, ma fra lecito e corretto ci possono essere grandi distanze.

Il cambiamento passa attraverso le scelte di chi decide di volere un animale selvatico

La strada da percorrere per arrivare a un rapporto equilibrato e etico fra uomini e animali sembra ancora molta. Un percorso per il quale bisogna lavorare, facendo informazione, raccontando di come non tutto quanto è lecito sia anche etico, di quanto il commercio e la domanda siano causa di continue sofferenze, poco visibili, ma molto diffuse. Non sarà un traguardo facile da raggiungere, ma più se ne parla e più le persone potranno avere gli strumenti per scegliere. In attesa che la politica voglia mettersi davvero dalla parte degli animali.

La vita da pet non pare sempre fantastica

vita da pet non pare sempre fantastica
Foto gentilmente fornite da Daniela Billiani

La vita da pet non pare sempre fantastica, nonostante quello che raccontano i commercianti e gli organizzatori di mostre. Anzi sgomberiamo il campo da dubbi: la vita di molti animali da compagnia è veramente orrenda. Senza possibilità di mettere in atto nulla o quasi di quello che sarebbero i comportamenti naturali, i cosiddetti bisogni etologici.

My Fantastic Pets , una di queste mostre, settimana scorsa era a Pordenone, e poi ci saranno altre tappe di questo discutibile roadshow, legale ma poco accettabile sotto il profilo etico. In contrasto con il claim del sito che recita "Una fiera dedicata a tutte le specie animali, per imparare a rispettarle e prendersi cura di loro". Senza spiegare dove ci possa essere rispetto nel tenere un camaleonte in una teca o un pesce rosso in una boccia.

In rete ci sono foto che fanno ben capire quale sia la traduzione nella pratica del concetto di rispetto: vaschette di plastica contenenti animali pronti per essere ceduti, esposti come le insalate da asporto all'autogrill (non si potrebbe, ma si sa che gli espositori di animali vivi sono riottosi nell'osservar le regole).

Sicuramente sono più contenti organizzatori ed espositori di quanto non lo siano gli animali. A Pordenone dicono di aver avuto 10.000 visitatori, che corrispondono a 80/100 mila euro di soli biglietti. Più tutto l'indotto e le vendite che vengono fatte in queste manifestazioni, grazie anche alla favola che gli animali, pur di vivere nelle nostre case, farebbero qualsiasi cosa. Certo bisognerebbe poterlo chiedere a un criceto o a un pappagallo. Ma anche al gufo esposto in mostra dai falconieri, legato e senza vie di fuga.

Le mostre sono legali ma le informazioni che mandano sono fuorvianti.

Gli organizzatori hanno dichiarato di non comprendere le proteste degli animalisti. Che vengono sempre visti come un manipolo di esagitati, anche se questa definizione potrebbe essere, al massimo, calzante solo per una parte del variegato arcipelago, quella magari più emotiva del necessario (e del giusto). Quella che non ha ancora capito che insultare fa più danni agli animali di quanto immagini. Naturalmente gli organizzatori non potrebbero dire che chi contesta queste mostre abbia ragione, però un po' di onestà intellettuale sarebbe gradita.

Tutte queste foto di animali belli e felici non corrispondono al vero, proprio come sono false le immagini dei maiali contenti di diventar salami, sui camion dei salumifici. Gli animali che vengono costretti a vivere rinchiusi in gabbie nelle nostre case non possono essere felici e poco importa che siano d'allevamento. Un animale selvatico resta tale e non diventa domestico solo perché è nato in cattività. Rispettare un animale significa non tenerlo prigioniero, non privarlo dei suoi comportamenti naturali.

Il senso della manifestazione del resto appare ben chiaro nel video tratto dalla pagina Facebook degli organizzatori della mostra. Un'attività lecita ma diseducativa, che non insegna il rispetto verso gli animali ma li equipara a oggetti da desiderare, acquistare, tenere prigionieri. Che insegna ai più giovani a non considerare la sofferenza ma solo l'esistenza in vita, quale parametro di felice esistenza. Ma la semplice equazione vita=benessere e ben lontana dalla corretta definizione scientifica.

Non tutto quel che è social corrisponde al vero

Sui social arrivano solo le foto "presentabili" ma qualcuna di quelle impresentabili mi sono state messe gentilmente a disposizione e io le pubblico con piacere.

Vero è che chi esercita un'attività consentita dalla legge ha il sacrosanto diritto di farlo. Cultura e comune sentimento di compassione e empatia verso i viventi dovrebbero però far capire, a un legislatore distratto sui diritti animali, come non sia più tempo per certe attività. Nel frattempo vengano fate rispettare con rigore le regole: ci sono e i pets non sono oggetti inanimati, ma esseri viventi.