Nature Restoration Law: depotenziata ma ora è legge europea

Nature Restoration Law

La Nature Restoration Law è stata depotenziata, ma ora è legge europea grazie al voto dell'Austria, che ha consentito il raggiungimento della maggioranza qualificata. Il percorso della nuova norma, molto più ambiziosa nella sua formulazione originale, è arrivato alla conclusione, nonostante le spinte contrarie di molti paese europei, fra i quali l'Italia. Più che un percorso l'iter legislativo di questa norma è stato una corsa a ostacoli. Grazie alle opposizioni del mondo agricolo che ha un grande potere sugli organi legislativi comunitari. Le attività lobbistiche di questo settore produttivo sono infatti capillari e decisamente invasive nelle scelte della politica.

La polarizzazione delle battaglie sui temi di tutela ambientale è stata una delle caratteristiche della campagna elettorale appena finita. Che mai come prima d'ora si è combattuta come scontro frontale fra progressisti e conservatori, anche nel tentativo, non riuscito, di arginare l'ultra destra. La sostanziale tenuta dell'asse centrista ha comunque consentito l'approvazione della norma, prima che avvenisse il rinnovo di tutte le cariche.

Entro il 2030 l'Europa si impegna a ripristinare, grazie a questa legge, almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate a causa dell'azione umana. Dovrà inoltre essere ripristinato almeno il 30% degli habitat che ricadono in zone già oggetto di tutela della rete Natura2000, l'importante network di habitat protetti che coinvolge l'intera UE. Un grande e importante impegno che solleva anche grandi interrogativi, non sugli obiettivi, sacrosanti, ma sulla reale volontà e possibilità di farlo. Una prima risposta a questo quesito sarà più chiara nei prossimi mesi, una volta chiarito il futuro assetto di parlamento e commissione.

La Nature Restoration Law, pur depotenziata, rappresenta l'unico obiettivo perseguibile per contrastare i cambiamenti climatici

Liberare i fiumi dagli invasi di cemento, aumentare la protezione del territorio, creare nuove superfici forestali sono solo alcuni degli obiettivi perseguiti dalla Nature Restoration Law. Traguardi indispensabili sia per il contrasto ai cambiamenti climatici che per tutelare la biodiversità, ma anche per garantire una maggior sicurezza alimentare. Obiettivi che dovrebbero essere universalmente condivisi, in particolar modo dai paesi a più alto reddito. Se questo non avviene è perché gli interessi economici si fondono con quelli politici, creando una barriera.

Questa barriera in Italia diviene facilmente visibile grazie alle posizioni ufficiali dell'attuale governo, che non ha mai fatto mistero di ritenere questi meccanismi di tutela pericolosi. Senza avere la volontà di mettere in rapporto costi e benefici, ma evidenziando soltanto l'impatto dei costi sulla nostra economia. Questa posizione semplifica la comunicazione, la rende facilmente comprensibile e rende permeabili a questi contenuti anche i meno informati. In sintesi il messaggio che passa è quello che l'attuale maggioranza difenda gli interessi nazionali, legittimi, contro quelli collettivi europei che danneggerebbero l'Italia.

La comunicazione governativa italiana diventa così cassa di risonanza per ignoranza e disinformazione, vendendo le posizioni governative come uno strumento di difesa degli interessi del nostro paese. L'obiettivo resta, sempre, quello di minimizzare i danni, parametrando tutto rispetto ai supposti vantaggi, garantiti però al solo settore produttivo. Dimenticando così di dare concretezza ai costi causati dalla mancata mitigazione dei cambiamenti climatici, che pur essendo tutti i giorni sotto gli occhi dei cittadini, spesso non sono messi in relazione diretta.

Il populismo ci vuole portare a ritenere i cambiamenti climatici meno rilevanti dell'economia, non evidenziando i costi generati

Alluvioni sempre più frequenti, innalzamenti delle temperature e lunghi periodi di siccità, come quella che sta colpendo la Sicilia in questo periodo, generano enormi costi. Un danno economico ben superiore rispetto alla contrazione di qualche punto nei ricavi di allevatori e agricoltori, solo per citare le due categorie più combattive contro la Nature Restoration Law.

"Nel 2021 si sono registrati circa 43 miliardi di euro di danni (in Europa ndr) a causa di eventi idrologici, oltre a 1,7 miliardi per via di eventi meteorologici e a circa mezzo miliardo per eventi di tipo climatologico". sostiene Openpolis, che prosegue affermando che si tratta di "perdite molto significative, che se messe in rapporto con la popolazione residente ammontano a 126 euro pro capite. Quasi 100 euro in più rispetto a quanto riportato nel 2020 e di gran lunga la cifra più elevata mai registrata nell’ultimo ventennio". Costi che non generano alcun beneficio economico per i cittadini europei.

Un costo spalmato sulla collettività per garantire a quella parte di elettorato, molto riconoscente in termini elettorali, di poter mantenere uno status quo non più garantibile, per responsabilità nei confronti dei cittadini e delle future generazioni.

Per contro, secondo la Relazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo la transizione verso un'economia circolare in Europa potrebbe richiedere investimenti di circa 750 euro pro capite all'anno fino al 2050, Risorse da non considerare a fondo perduto ma quale investimento capace di generare benefici economici netti per un valore fino a 1.800 euro pro capite all'anno, creando nuovi posti di lavoro e migliorando la qualità della vita.

Senza poter comunque dimenticare che i cambiamenti, per diventare effettivi, hanno necessità di tempi lunghi e talvolta lunghissimi. Tempi che potremmo anche non avere!

Nature Restoration Law europea bocciata dai partiti di governo

nature restoration law europea

La Nature Restoration Law europeà è stata bocciata dalle forze politiche che compongono l'attuale governo nazionale, durante la votazione al Parlamento Europeo. Il provvedimento, fondamentale per l'attuazione delle politiche europee, è stato approvato nonostante il dissenso delle destre, con 329 voti favorevoli, 275 contrati e 24 astensioni. Il voto contrario è stato espresso dai gruppi di Identità e democrazia (Lega), dai Conservatori e riformisti europei (Fratelli d'Italia) e da una gran parte degli appartenenti al Partito Popolare Europeo (Forza Italia).

Le destre europee hanno così pagato il loro tributo al movimento dei trattori, pur non riuscendo a spezzare la spina dorsale che regge la transizione ecologica. Questo importante passaggio è stato salutato come una grande vittoria, ma la strada non è ancora conclusa. Il via libera ottenuto dal parlamento europeo era fondamentale, ma non basta a garantirne l'attuazione. Un fatto a cui i media hanno dato scarso risalto, preferendo celebrare la vittoria che deve però essere perfezionata.

Il testo ratificato dal parlamento europeo dovrà infatti passare al vaglio del Consiglio, composto dai ministri dei 27 stati membri. Se supererà anche questo scoglio, entro quattro settimane, allora diverrà legge europea e tutti i paesi membri dovranno applicarla entro due anni. Il Consiglio potrebbe anche procedere a ulteriori modifiche del testo. Se il voto parlamentare non venisse recepito dal Consiglio d'Europa la legge decadrebbe e bisognerebbe ripartire da zero. Un'ipotesi lontana, al momento, ma le certezze si avranno soltanto al termine dell'iter legislativo.

La Nature Restoration Law europea è stata giudicata troppo restrittiva dal governo italiano

Nonostante la Nature Restoration Law sia stata modificata, proprio sulla base delle richieste degli agricoltori, il nostro governo è rimasto contrario a questa norma. Che ha ricevuto un parere negativo anche dal ministro dell'ambiente Pichetto Fratin, che ogni giorno di più sembra non comprendere il ruolo che ricopre. Con le elezioni europee alle porte gli agricoltori hanno presentato all'incasso la loro cambiale, con i governi di tutta Europa, indovinando sicuramente il miglior momento. Un gioco pericoloso per l'ambiente e per i cittadini, sui quali le politiche agricole pesano con importanti riverberi sulla tutela ambientale e sulla salute.

Le modifiche ottenute dal movimento dei trattori non sono state di poco conto, considerando che sono andate a impattare anche sulla parziale rinaturalizzazione di piccole porzioni di terreno coltivato. Aree che avrebbero dovuto essere sottratte alle coltivazioni proprio per cercare di inserire piccole oasi di natura nel mezzo di territori ipersfruttati come la Pianura Padana. Tutto gira intorno, come sempre, a nuovi sussidi che il comparto produttivo più finanziato in Europa ha ottenuto quali ulteriori compensazioni per le perdite causate dalla Restoration Law.

I governi nazionali avranno inoltre possibilità di adattare le normative nazionali, da emanare nell'ambito della cornice europea, alla situazione del paese. Consentendo così di dilitare i tempi per l'attuazione delle misure urgenti per il contenimento delle emissioni che sono alla base dei cambiamenti climatici. Con il rischio che per alimentare il consenso la politica sia più incline alla difesa delle rendite di posizione di natura economica, piuttosto che all'attuazioni di misure di tutela ambientale.

I risultati delle elezioni di giugno potranno cambiare radicalmente le politiche ambientali

Non è un mistero che le coalizioni di destra moderata e estrema propongano politiche che tendono a limitare la salvaguardia ambientale. Scelte che vanno incontro alla volontà di non limitare la libertà di azione delle categorie produttive, premiando sempre la componente economica di breve periodo. Senza considerare i danni che possano derivare da scelte che dovrebbero essere considerate obbligate, stante l'attuale situazione climatica, che certo non cambierà se si continuerà a restare alla finestra.

Considerato che il problema ambientale tocca tutti sarebbe importante che alle prossime elezioni ci fosse una partecipazione massiccia e consapevole. Ognuno decida a chi dare il voto, ma sarebbe bello sapere che ogni paese ha scelto grazie alla maggioranza dei suoi cittadini e non, come alle ultime elezioni politiche, grazie al partito dell'astensione. Questo tempo non consente più di lasciare che siano altri a scegliere per il futuro della collettività, occorre l'impegno di tutti.

La Nature Restoration Law è una legge che, quando attuata, porterà significativi cambiamenti nella tutela e nella riqualificazione ambientale. La norma prevede che entro il 2030 siano ripristinate almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate (prima il limite era fissato al 30%), per arrivare al 60% entro il 2040 e al 90% entro la metà del secolo. Un obiettivo che, se raggiunto, potrebbe fare la differenza. In particolare se accompagnato anche da ulteriori azioni concrete, come la riduzione degli allevamenti e dei consumi di proteine animali.

Nella storia dell'uomo non ci sono mai stati periodi come questo, dove si deciderà il nostro futuro sul pianeta

La nostra specie è arrivata a un bivio, che non si era mai presentato a partire dalla nostra comparsa sul pianeta. Dove saranno fondamentali le nostre decisioni sulla strada da intraprendere e dal coraggio nell'affrontarla. Guardando al futuro con altruismo, pensando non all'oggi ma alle nuove generazioni. Se, invece, insisteremo nel portare avanti un modello economico insostenibile per il pianeta che ci ospita saremo costretti a tempi difficili. Ulteriori innalzamenti della temperatura con conseguenti sconvolgimenti climatici porteranno a carestie e migrazioni epocali, ma anche a guerre per le risorse idriche e alimentari.

Il modello di sviluppo occidentale è stato predatorio e irresponsabile e non possiamo cercare di continuare a nasconderlo. Negli ultimi cinquant'anni abbiamo cambiato gli equilibri climatici, l'uso delle risorse e peggiorato la qualità di vita delle persone che abitano nella parte più povera del pianeta. Creando le condizioni che le costringono a migrare, per avere un futuro che spesso non arriveranno mai a vedere. Ma non basta il terrore per fermare chi ha fame, chi cerca di avere una vita diversa, migliore. Proprio come non bastano i coccodrilli nei fiumi e i predatori nella savana a fermare le grandi migrazioni stagionali degli erbivori in Africa.

Per quella parte di mondo che paga con maggiore durezza quegli sconvolgimenti climatici che non ha causato, per andare incontro alla quale dobbiamo cambiare comportamenti e scelte. Per questo la Nature Restauration Law sarà fondamentale: l'impronta ecologica di un grande continente come quello europeo deve diminuire. Lo possiamo fare, lo dobbiamo fare. Con azioni concrete ma anche usando le matite, andando a votare senza più nascondersi dietro il fantasma della disillusione.