Palio di Siena e cavalli: una tradizione fra maltrattamenti e condanne

Palio di Siena e cavalli

Palio di Siena e cavalli: una tradizione fra maltrattamenti e condanne che ogni anno solleva tantissime polemiche per le sofferenze provocate ai cavalli. Da una parte i senesi, e tutto l'indotto che va ben oltre il campanile e le contrade, dall'altra milioni di italiani che non capiscono e che condannano queste manifestazioni. Perché il vero punto non è solo Siena, che è il luogo iconico, portabandiera delle istanze dei tanti Comuni italiani dove si svolgono palii o altre competizioni con animali: da Legnano a Oristano, da Foligno a Asti. In queste manifestazioni, nonostante le regole e alcuni adeguamenti, può succedere di tutto e, quasi sempre, a finire male sono gli animali.

Qualcuno si starà chiedendo come possa accadere questo visto che esiste una norma che garantisce la tutela degli animali dai maltrattamenti. La risposta è semplice quanto desolante: il codice penale, anche con le recenti modifiche della normativa, prevede un'esclusione dell'applicabilità della norma ordinaria alle manifestazioni storiche. Fatta la legge, trovato l'inganno, che non viene quasi mai svelato quando si parla di maltrattamento di animali.

Articolo 3 della legge 189/2004 come attualmente vigente

"Art. 19-ter. - (Leggi speciali in materia di animali). - Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici, nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali. Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano altresì alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente."

La legge tutela gli animali d'affezione dai maltrattamenti, non quelli utilizzati per scopi agonistici, allevamento e altre attività economiche

Lo aveva già detto Orwell ne "La Fattoria degli Animali": tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. In questo caso non si tratta di gerarchie di potere ma di una diversa tutela che viene garantita a animali della stessa specie usati per finalità diverse. Un cavallo avrà tutele variabili non soltanto a seconda della sua destinazione, ma anche del suo impiego momentaneo. Una tutela a assetto variabile che non garantisce gli animali ma l'impunità degli uomini. Nonostante le molte affermazioni e i molti proclami sulla nuova legge che ha modificato la tutela degli animali. lasciando impunite molte, troppe ingiustizie. Occorrono meno proclami e maggiori tutele reali.

Grazie a questo salvacondotto al Palio di Siena può succedere non di tutto ma molto, molto, di più di quanto non potrebbe accadere in contesti diversi. Garantito da una norma che ogni tanto, per fortuna, riesce almeno a sanzionare i comportamenti più estremi. Portando alla condanna definitiva i fantini, che sono stati riconosciuti colpevoli di aver maltrattato i cavalli. Una punizione che arriva solo in caso di maltrattamenti molto gravi, proprio per il concorso di varie fattispecie e di troppi salvacondotti. Eppure alla maggioranza degli italiani le manifestazioni in cui viene usata violenza nei confronti degli animali non piacciono. Ma questo interessa molto poco alla politica.

 

Non sarà Selvaggia Lucarelli a farmi cambiare idea sul Palio di Siena

Non sarà Selvaggia Lucarelli a farmi cambiare idea sul Palio di Siena

Non sarà Selvaggia Lucarelli a farmi cambiare idea sul Palio di Siena. Nemmeno la sua difesa appassionata di una corsa fuori dal tempo.

Non tutto quello che è tradizione merita di essere difeso. Non tutto quello che appartiene alla storia è un esempio da tramandare.

Ma questo non significa poter insultare Selvaggia Lucarelli soltanto perché ha idee radicalmente diverse. Basta raccontare cosa non si condivide: non si cambiano le opinioni delle persone a suon di insulti. Mai.

Leggendo le argomentazioni di Selvaggia Lucarelli tutto diventa giustificabile, compreso il maltrattamento dei cavalli, ma fors'anche le scommesse clandestine, l'evasione fiscale fatta affittando balconi a prezzi che solo George Clooney potrebbe pagare. Nel nome della tradizione e del sentirsi senese. Un sentiment che nessun altro italiano sembra possa capire. Tutto diventa folclore, diventa giustificabile. Basta raccontare che i cavalli entrano in chiesa per essere benedetti, mica sfortunati come i cani, o che il direttore della banca va a dormire con il cavallo prima del Palio, invece che con la moglie. Oppure che parte qualche sana scazzottata, che la polizia tollera, perché in fondo son ragazzi, è tifo di quartiere anzi di contrada.
Qui gli animalisti che sbraitano a migliaia sul web, in città si sono avvicinati mezza volta, perché sanno bene che toccare il palio a un senese è come toccare la Boschi a Renzi. E alla fine tengono all’incolumità dei cavalli ma sotto sotto un po’ più alla loro.  Qui se succede qualcosa a un cavallo, attorno all’accaduto si crea una cortina di ferro che manco in Birmania attorno alla questione Rohingya. (Selvaggia Lucarelli su quel che accade a Siena).
Forse per il vecchio adagio "scherza con i fanti, ma lascia stare i santi", mi sarei risparmiato di ironizzare sulla tragedia dei Rohingya. Che certo stanno peggio, molto, molto peggio dei senesi e anche dei cavalli del Palio. Sicuramente, non perché siano umani, ma perché sulle tragedie di questa portata sarebbe meglio restare seri. Vede signora Lucarelli il punto è uno solo: il Palio di Siena, come ho già scritto ieri (leggi qui) è una tradizione che resta violenta nel suo esasperato e tribale modo di essere vissuta. E i cavalli sono i soggetti su cui questa violenza ricade, senza nessuna possibilità di scelta. Non si può giustificare il maltrattamento di un animale, che parte da prima che la corsa inizi, solo per tradizione. I senesi possono fare, per quel che mi riguarda, scelte diverse, compreso il trasformare Piazza del Campo in un'arena dove si affrontino a sorteggio i contradaioli, come i guerrieri nubiani facevano al tempo dei romani. Anche loro senza troppa scelta come i cavalli, ma per i senesi sarebbe diverso. Esseri senzienti contro esseri senzienti, motivati, consapevoli e per scelta personale. Far diventare il maltrattamento di un animale, compiuto seguendo riti tribali, un fatto normale, legittimo, solo perché messo in atto in nome della tradizione mi orripila (restando in tema). Per questo non mi convincerà mai e temo che non lo farà nemmeno con un sacco di altre persone, che animaliste non sono. Iniziamo in molti a essere stufi di tanta violenza, agita, santificata, difesa. Su uomini e animali.

Altro Palio e altro cavallo morto a Siena

  Altro Palio e altro cavallo morto a Siena

Altro Palio e altro cavallo morto a Siena: questa volta la morte è arrivata per Raol, il cavallo che correva per la Giraffa.

Contro il Palio si sono usati fiumi di inchiostro, dopo ogni incidente, dopo le inchieste della magistratura, dopo ogni cavallo morto.

Se ne contano più di 50 dagli anni 70, quanto basta per chiederne la cancellazione. La fine di un'epoca, sicuramente. Ma anche un segno di civiltà.

Palio e Siena sono un binomio che pare inscindibile, ma la storia insegna che nulla deve durare per sempre se ci si accorge che è sbagliato. Il Palio non è solo una manifestazione popolare, ma è il collettore di un fiume di danaro (leggi qui). Come dimostra questo palio straordinario. Fare un Palio di Siena per celebrare la fine della Prima Guerra Mondiale è evidente che sia soltanto un pretesto. La Grande Guerra fu combattuta soprattutto sul fronte Nord-orientale e non tocco certamente Siena, se non per i soldati che furono inviati a combattere. Ma si sa ogni occasione è buona per far festa. Specie quando le casse del Comune di Siena sono in grave crisi e allora il Palio diventa un modo per rimpinguarle. inventando un'edizione straordinaria. Che è costata una frattura al cavallo della contrada della Giraffa, che si è conclusa con una pietosa eutanasia. Il Palio non è solo una competizione fatta su una pista sbagliata, ma rappresenta per i cavalli la linea del fronte, anche a seguito di una rivalità esasperata fra le contrade, di un campanile che fa salire la competizione ai peggiori livelli. Senza nascondersi il fiume carsico del denaro che è legato al mondo delle scommesse. Perdere o vincere il Palio di Siena non è un'accadimento normale, ordinario, che capita in ogni competizione da sempre. Vittoria o sconfitta per un fantino significa altare o polvere, gloria o infamia, sino ad arrivare alla paura e alle minacce. Una contesa che nasce e cresce in modo  violento, nel suo essere ancestrale: un rito pagano con connotazioni cristiane, come la benedizione dei cavalli. Riportando gli uomini a combattere per una preda, con un tifo senza limite, dando vita a una competizione che dovrebbe essere vietata solo per questo. Non ci può essere rispetto per gli animali quando i cavalli sono visti solo come uno strumento per vincere, a ogni costo, anche quello della morte, della sofferenza, del pericolo. Bisognerà aspettare che ci sia un morto fra il pubblico a causa di un incidente fra i cavalli o che muoiano cavalli e fantini? Bisogna sempre arrivare all'esasperazione delle cose, alla mancanza di senso del limite? Non ci si riesce mai a fermare per tempo? Il problema non sono gli animalisti, ma il buon senso e quello di patologico che è insito in questo Palio, dove il maltrattamento è già visibile ai canapi, nell'incipit della corsa. La capacità di superare una competizione che non deve avere futuro, non così, non in Piazza del Campo. Non può essere una macelleria per cavalli anche perché giustifica una violenza verso gli animali che la società non accetta più. Fanno bene le associazioni, tutte e in coro, a chiedere di fermare questa assurdità. Prima che davvero succeda l'irreparabile, prima di scoprire che ancora il peggio non è stato visto.

Mettiamo in palio la sensibilità verso gli animali

Mettiamo in palio la sensibilità verso gli animali

Mettiamo in palio la sensibilità verso gli animali e non la solita conta di cavalli morti e feriti, che contraddistingue quasi tutte le edizioni del Palio di Siena.

Il 2 luglio si corre il primo Palio dei due previsti dalla stagione senese, dove si contano costantemente inchieste, maltrattamenti, omissioni e cavalli feriti o peggio.

I problemi sono tanti e non si possono rimuovere perché sono impastati con la competizione: il tracciato, i cavalli, il fiume di soldi legali e illegali che il Palio muove e non ultimo un tifo esasperato.

Questi ingredienti costituiscono un mix esplosivo che non si è mai riusciti a depotenziare, anzi. Quest'anno invece sono le proteste che appaiono sotto tono e non certo l'attività e l'attesa delle contrade. Completa il quadro la politica che proprio in questa occasione ha deciso di fare bella mostra di sé, visto il successo elettorale appena avuto dai partiti di governo proprio nella guida di Siena, storicamente abituata a vestire altri colori politici. Competizioni e animali, scommesse e animali sono un binomio che crea maltrattamenti: prima, dopo e durante le competizioni. Lo dimostrano gli animali che ogni anno sono sacrificati in questo tipo di manifestazioni, ma anche nelle corse negli ippodromi. E la stessa identica questione si ripropone nei cinodromi di tutto il mondo. Con crudeltà di vario tipo che vengono compiute sui levrieri. Dietro queste competizioni non c'è soltanto il tifo delle contrade, i riti secolari che continuano immutati ma come in ogni competizione che si rispetti una parte fondamentale è rappresentata dal denaro che muove interessi molto più importanti e concreti di quelli della singola contrada. Con il tempo qualche miglioramento c'è stato, sui cavalli usati che non possono essere purosangue: il tipo di tracciato crea troppe problematiche a cavalli molto veloci ma anche molto fragili e così nel Palio vengono utilizzati cavalli mezzosangue, con una componente araba. Un intreccio dove si mescolano interessi legali, costituiti dal turismo e dall'indotto che il Palio genera, e illegale costituiti dalle scommesse che nel caso del Palio di Siena rientrano in buona parte nel sommerso. Un insieme devastane per i cavalli che andrebbe monitorato in tempi ben più lunghi di quelli della sola gara, da parte della Procura. Sarebbe necessario fare indagini su tutto quello che precede il Palio e forse non soltanto per quanto concerne il benessere animale. Basta considerare che secondo i dati forniti da LAV dal 1970 al 2015 sono morti complessivamente circa 50 cavalli durante le competizioni. Il Palio riesce a muovere comportamenti quasi incredibili, come la benedizione dei cavalli che avviene nelle chiese di tutte le contrade. Un ingresso, quello dei cavalli in chiesa, che deve essere considerato come un evento eccezionale, vista l'accoglienza e l'attenzione che la Chiesa riserva agli animali, nonostante San Francesco e un Papa dallo stesso nome, ecologista ma certo non animalista. Proprio l'anno scorso ci fu un'indagine su un cavallo, Tornasol, trovato positivo ad alcuni farmaci dopo i prelievi fatti a seguito di anomali comportamenti della cavalla, proprio in occasione del Palio del 2 luglio 2017. Indagini che risulterebbero tuttora in corso visto che non vi è alcuna notizia su un eventuale chiusura. Ma nel frattempo il Palio non si ferma.