Abbattimento cinghiali, Coldiretti esulta per l'ennesima volta perché ottiene il provvedimento proprio mentre sta manifestando sotto le finestre della RegioneLazio! Un colpo di teatro, l'ennesimo, frutto di una neanche troppo nascosta sinergia a fini propagandistici. Il testo integrale del provvedimento non si trova in rete, ma cercando con la chiave di ricerca "abbattimento cinghiali Lazio" si trovano paginate di annunci di interventi che avrebbero dovuto essere risolutivi.
Quindi ancora una volta, come previsto da leggi e decreti emanati dal governo più filovenatorio di sempre, saranno cacciatori e agricoltorii più soddisfatti. Potranno disporre un lunapark aperto tutto l'anno, anche nella stagione riproduttiva, per poter dare attuazione al sacro compito di contenere i cinghiali. Purtroppo storia e scienza ci dicono che questi piani, ordinari o straordinari di abbattimento. Secondo i dati di ISPRA sono circa 300.000 cinghiali eliminati ogni anno nel periodo 2015-2021 ma nel contempo la specie risulta in costante crescita.
Abbattimento cinghiali, Coldiretti esulta per l'ennesima volta anche se non si riesce a capirne la vera ragione
Gli agricoltori esultano perché evidentemente vogliono tirare la volata a questo governo. Difficile trovare una ragione concreta perché, ancora una volta, la nostra gestione faunistica, inefficace e populista, butta in pasto solo contentini. Sparate ai cinghiali in ogni tempo, noi vi autorizziamo, fatelo ovunque, anche nelle aree protette, anche durante il periodo riproduttivo, un altro provvedimento "panem et circenses". Inefficace ma popolare fra gli agricoltori, apparentemente convincente, ma inutile e dannoso per la fauna e pericoloso per l'incolumità pubblica.
Una cartuccia Fiocchi per la caccia al cinghiale proietta una palla da 31,5 grammi di piombo che può proseguire la sua corsa, con effetti pericolosi, per circa 1.000 metri. Un chilometro, una distanza incredibile, che può rappresentare un pericolo per chiunque cammini in campagna. Perché ai cinghiali si spara molto spesso in terreno pianeggiante e se questa caccia avviene senza segnalazione, nei periodo in cui le persone praticano escursioni, costituisce un reale pericolo. In Trentino si preoccupano degli orsi, ma bisognerebbe preoccuparsi molto di più dei cacciatori che vagano in ogni tempo armi micidiali.
Quando non colpiscono né cinghiali né persone questi 31 grammi di piombo si disperdono nell'ambiente, causando un inquinamento da piombo certo non salutare. Insomma questi provvedimenti nazionalpopolari servono per ottenere consenso, ma non ridurranno i cinghiali. Si dia pace il ministro Lollobrigida: non lo dicono gli animalisti, lo dicono la scienza, la balistica e l'analisi dei risultati. A meno che non ci si voglia sempre comportare come con il ministro Sangiuliano, quando la RAI ha sostituto i fischi con gli applausi!
La contesa non è fra animalisti e cacciatori, ma fra scienza e populismo
Certo è facile semplificare ogni concetto, etichettare ogni contesa come se da una parte ci fosse il buon senso e dall'altro l'esaltazione. Restiamo sul tecnico, diamo per rato che i cinghiali si possano abbattere per un piano di contenimento ma c'è sempre un elefante nella stanza! Un piano di contenimento dei cinghiali non funziona se non c'è protezione dei campi coltivati, corretta gestione delle coltivazioni e, soprattutto dei rifiuti e delle risorse alimentari, rivalutazione dei predatori, eliminazione dei luoghi di foraggiamento. Ma l'elefante la politica non lo vuole vedere. Preferisce continuare imperterrita per garantirsi consensi. Pifferai magici, insomma.
Ho provato a chiedere a Gemini, l'intelligenza artificiale, cosa pensasse in merito ai piani di contenimento dei cinghiali basati sul solo abbattimento e la risposta è stata corretta, secondo il pensiero scientifico prevalente. Vi riporto le conclusioni del ragionamento artificiale:
CONCLUSIONI
La gestione della popolazione di cinghiali in Italia richiede un approccio complesso e multidisciplinare che vada oltre i semplici piani di abbattimento. È necessario sviluppare strategie di gestione basate su una conoscenza scientifica approfondita della biologia e dell'ecologia di questa specie, tenendo conto anche delle implicazioni ecologiche e sociali delle diverse misure di controllo.
Oltre al controllo della popolazione, è importante anche attuare misure di prevenzione che riducano i danni causati dai cinghiali alle colture e agli allevamenti. Questo può includere la realizzazione di recinzioni, l'utilizzo di dissuasori e l'adozione di buone pratiche agricole.
Solo attraverso un approccio olistico e basato sulla scienza sarà possibile trovare soluzioni efficaci e sostenibili per la gestione della popolazione di cinghiali in Italia.
Gemini IA, come risposta a questa richiesta "Illustra quanti cinghiali sono stati abbattuti negli ultimi 10 anni nel corso delle azioni di controllo di questa specie, dando poi informazioni sulla consistenza numerica di questa specie nello stesso periodo. Illustra inoltra le motivazioni scientifiche che rendono inefficaci i piani di abbattimento dei cinghiali".
Che dire se non che da una parte c'è l'intelligenza, dall'altra la politica populista. Fine!
Cinghiali rifiutati e rifiuti abbandonati, ma proprio la pessima gestone dei rifiuti è la causa della presenza degli animali in pieno centro a Roma. Dove una madre con i suoi sette cuccioli sono stati prima narcotizzati e poi soppressi da un veterinario, con un'iniezione letale. Probabilmente solo per non voler aggiungere un epilogo più cruento a un comportamento che aveva già causato sin troppe critiche.
Dimostrando quanto non vi sia una corretta gestione di un problema, ma solo il tentativo di gestire un'emergenza, che però a Roma è una costante. Questi infatti non sono stati né i primi né gli ultimi cinghiali entrati nel perimetro cittadino, anche se forse mai prima d'ora erano entrati in zona così centrale. Su queste uccisioni si sono scatenate mille polemiche, il solito scaricabarile sulle responsabilità e le entrate a gamba tesa della politica, ma anche le proteste degli animalisti. Che attaccano ora il sindaco Virginia Raggi, ora il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. E i rispettivi consulenti e dirigenti.
Il compito dei politici, però, non dovrebbe essere quello di criticare, ma bensì l'avere la capacità di predisporre soluzioni. Prima che i problemi si concretizzino e, almeno in questo caso, si ripropongano nuovamente. Generando uno scaricabarile che ha coinvolto tutte le parti in gioco, in un turbine di accuse che certo non risolverà il problema. Perché il gioco del "tutti contro tutti" è funzionale solo a impedire la comprensione di un problema. Consentendo a chiunque di poter dire che la colpa è di qualcun altro.
Cinghiali rifiutati e rifiuti abbandonati: il problema è purtroppo di non facile risoluzione, specie a colpi di fucile
I cinghiali, al pari di altri animali, arrivano nelle zone periurbane e urbane delle grandi città per diversi motivi. Lo dimostra la mattanza compiuta a Milano solo pochi giorni orsono, dove seguendo il corso del Naviglio sono arrivati in Darsena (in pieno centro quindi), fatto non nuovo. Ma in questo caso i cinghiali cascano in acqua, forse perché inseguiti, forse a causa della scivolosità delle sponde del canale. E seguendo la corrente possono arrivare sino al centro di Milano. Dove fin troppo spesso, con la scusa della sicurezza pubblica, la vicenda si conclude a fucilate.
Ultimamente, dopo diversi abbattimenti, ENPA Milano con LAV sono riuscite a salvare un cinghiale, pestando i piedi con il servizio faunistico della Città Metropolitana. Cosa che ha consentito di portare il superstite al Rifugio Miletta dove passerà il resto della sua vita. Ma a Milano i cinghiali, per il momento, arrivano perché cadono nel Naviglio, dove sono quasi sempre estratti dai Vigili del Fuoco. Che però non hanno attrezzature idonee e si devono inventare, come spesso accade, nuove strategie di salvamento. Per questo le associazioni chiedono un tavolo urgente per affrontare il problema.
A Roma la questione è diversa perché i cinghiali non arrivano dal Tevere (per fortuna) ma entrano in città a causa della pessima gestione dei rifiuti. Che hanno il difetto di rappresentare una risorsa per questi animali, come si trattasse di una sorta di mensa sempre aperta. I cinghiali diventano così gli incolpevoli fruitori di quello che l'uomo malamente getta. Alterando non solo i principi di buona gestione e convivenza con la fauna, ma anche quelli di corretto smaltimento che una capitale come Roma dovrebbe garantire.
Il lupo e il cinghiale sono predatore e preda, ma se il cibo viene lasciato a disposizione i ruoli perdono di significato
Di cassonetto in cassonetto i cinghiali dalle periferia arrivano in centro, proprio come avviene per i lupi che frequentano gli allevamenti del Parmigiano Reggiano. Attirati dallo smaltimento illecito di placente, feti e animali agonizzanti. In questo modo finisce che entrambe le specie si vengano a trovare dove non dovrebbero stare e la causa è sempre la stessa: le risorse alimentari rappresentate da quello che per l'uomo è solo uno scarto. Ma che per gli animali diventa una risorsa a basso costo di risorse.
Lo stesso motivo che ha portato all'aggressione dell'orso di Andalo, in Trentino. Dove alcuni plantigradi erano già stati avvistati vicino ai cassonetti dei rifiuti, ma nessuno era intervenuto.Sino a quando questo non si è tradotto in un incontro troppo ravvicinato, che ha poi portato il malcapitato M57 nella prigione di Casteller. Mentre i veri responsabili, quelli che hanno reinserito gli orsi senza preoccuparsi di modificare in modo intelligente i cassonetti dei rifiuti sono ancora a piede libero.
La speranza è che ora non si apra il solito teatrino della politica, che fa spettacolo sino a che il pubblico è attento per poi chiudere i battenti dopo pochi giorni. Lasciando sul tavolo, come spesso avviene, i problemi irrisolti, che si ripresenteranno puntuali dopo mesi o soltanto poche settimane. Non appena l'indignazione popolare si abbassa e altre questioni diventano più appetibili politicamente.
La gestione dei rifiuti a Roma è un problema infinito, sul quale hanno mangiato in tanti: politici corrotti, malavitosi e pubblici funzionari. Sino agli incolpevoli cinghiali che almeno hanno dato una piccola mano al loro smaltimento. Più che di un problema si dovrebbe parlare di una piaga. Che sembra essere insolubile nonostante le tante dichiarazioni di intenti. A Roma le promesse hanno, purtroppo, sempre le "zampe" corte. Come dimostrano le botticelle tirate dai cavalli, che non si riescono a far sparire dalla città.
Se poi corrisponde al vero che qualcuno lasciava appositamente cibo per i cinghiali nel giardino bisogna dire che senza cattiveria queste anime buone hanno contribuito. Non bisogna dare mai cibo agli animali selvatici.
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