Carlo Monguzzi, combattente coerente sempre controcorrente

Carlo Monguzzi, combattente coerente sempre controcorrente

Carlo Monguzzi è stato, sino alla sua scomparsa, un combattente coerente e controcorrente per la tutela dell'ambiente e per i diritti degli animali. Con il suo impegno politico, prima in Regione Lombardia e poi nel consiglio comunale di Milano, ha dimostrato che è possibile fare politica senza dover scendere a compromessi, con ferma e polemica gentilezza e pungente ironia. Potevi non essere d'accordo con Carlo ma non potevi non averne stima, perché il "compagno Monguzzi" era un faro che emetteva coerenza e coraggio.

Una coerenza che gli è stata riconosciuta in modo unanime dai compagni di partito e dagli avversari che, seppur con qualche lacrima di coccodrillo, gli hanno tributato -dopo la sua scomparsa- il giusto riconoscimento per la sua passione. Carlo si è sempre occupato della tutela dei diritti a tutto tondo, dalla Palestina agli animali. Sino alla battaglia per cercare di salvare il bellissimo glicine di Piazza Baiamonti. Un impegno costante, concreto che lo portava spesso a scontrarsi anche all'interno della coalizione che governa Milano. Sua la battaglia contro l'abbattimento dello stadio di San Siro.

Non amo scrivere di politici ma Carlo un'eccezione la merita: non ho mai conosciuto un politico così appassionato, non per aver consenso ma per intima convinzione. Uno dei pochi Don Chisciotte moderni che non combatteva contro i mulini a vento ma contro ogni forma di ingiustiza. Questo sarà il suo lascito più importante: il valore della coerenza, coniugata con la passione, la gentilezza e l'ironia. Caratteristiche difficili da trovare in una sola persona, che per questo lo hanno reso un fuoriclasse della politica. E se ci fosse il paradiso sono sicuro che Carlo starebbe già discutendo con San Pietro, dandogli consigli sulle modalità di tenuta del giadino dell'Eden! RIP

La lotteria dei diritti di tutti gli animali, umani compresi, non prevede estrazioni casuali

La lotteria dei diritti di tutti gli animali, umani compresi, non prevede estrazioni casuali

La lotteria dei diritti di tutti gli animali, umani compresi, non prevede estrazioni casuali perchè, in verità, non cerchiamo nè equità, nè giustizia. Un controsenso? Si, perché la parola "diritti" dovrebbe essere accompagnata dal loro riconoscimento universale per tutti gli esseri viventi, almeno quando rientrano all'interno di macro categorie sovrapponibili. Se riconosciamo che i mammiferi siano considerati universalmenti esseri senzienti, capaci di provare dolore e sofferenza, perché stentiamo a riconoscere questo criterio come chiave di lettura universale? Vi siete mai chiesti perché nell'epoca attuale nemmeno gli esseri umani abbiano gli stessi diritti?

La risposta è spiacevole, perché mette a nudo la realtà di un giudizio morale che non risulta essere basato sull'analsi di dati comuni ma bensì di convenienze. Non è il dato scientifico che crea le categorie, perché a questo punto un cane dovrebbe avere gli stessi diritti di un asino, ma non è così. Semplicemente noi dirigiamo il nostro sguardo benevolo verso esseri viventi salvabili, che possono tranquillizzare la nostra coscienza, quando li guardiamo. Del resto è lo stesso trattamento che noi riserviamo agli esseri umani, perché ci stupiamo? Qualcuno vuole farmi credere che nella realtà, non nella teoria, un bimbo palestinese abbia gli stessi diritti reali di un bimbo italiano, inglese o francese? Certo che non è così.

Se un cane ha meno diritti di un agnello dovremmo avere la lealtà di affermarlo, come punto di partenza per fare dei ragionamenti, per farne discendere dei comportamenti. Dovremmo quindi spostare il ragionamento non basandoci (solo) sulle comuni capacità di percezione di fronte alla sofferenza e al dolore. Spostandoci nel campo della eventuale necessità: siamo consapevoli della sofferenza ma dobbiamo attenuare i diritti per ragioni alimentari e economiche. Ma il focus di questo ragionamento non è tanto verso il diritto di uccidere, ma verso la crudeltà di far vivere pessime vite, che quasi sempre terminano con un orribile morte.

La lotteria dei diritti di tutti gli animali prevede meccanismi consapevoli che massimizzano il profitto senza riguardi per la sofferenza

Quello che indigna non è la morte, perché in fondo siamo consapevoli che, nel ciclo della vita, esistano predatori e prede, Negarselo sarebbe in fondo ipocrita e, in parte, contribuirebbe a nascondere una verità terribile: dispensiamo sofferenza per denaro. Il punto non deve essere la morte, perché semplificando il ragionamento sul diritto di uccidere si nasconde la crudeltà che sta nel far vivere vite sofferte. Non è la morte l'estremo male, non è questa la dannazione per la nostra specie, ma l'indifferenza verso la sofferenza nelle vite altrui.

La lotteria dei diritti di tutti gli animali, umani compresi, non prevede estrazioni casuali

Il discorso è molto complesso, perché va contro una serie di percorsi mentali su cui si basa la realtà. Ogni tanto qualcuno mi chiede come si faccia a difendere i lupi, visto che straziano le creature di cui si nutrono, in sofferte agonie. Io invece mi chiedo perché non si riconosca la naturale equità di quelle predazioni. Il lupo uccide perché è un carnivoro, perché non solo non ha alternative ma non guadagna nulla più del vivere dalla sofferenza. Si tratta di un comportamento di necessità, naturale, bologico, puro e quindi eticamente corretto.

Qualcuno vede la stessa naturalità negli allevamenti intensivi? Qualcuno può negare che quelle orrende condizioni di vita siano causate da un calcolo di profitto? Qualcuno può forse affermare che facendo vivere in modo degno gli animali non ci sarebbe cibo per tutti? Qualcuno può forse sostenere che non si possa evitare di trasportare animali vivi per centinaia o migliaia di chilometri per accrescerne il valore? La crudeltà non sta nell'uccidere ma nel costringere a condurre vite impossibili. La crudeltà è una colpa grave, che non può trovare giustificazioni né morali, né pratiche. Non c'è nulla è ineluttabile nel lasciare che questo avvenga.

Una società aggressiva mette in pericolo i più deboli, animali non umani compresi

società aggressiva mette in pericolo i più deboli

Una società aggressiva mette in pericolo i più deboli, animali non umani compresi, esponendoli al rischio di diventare vittime. Un contesto di aggressività verbale, come quello in cui stanno vivendo le società occidentali in questi anni, porta a sdoganare la violenza che da verbale passa ad essere agita. Le vittime di questo passaggio sono quelle che più fanno fatica a difendersi per condizione fisica o per menomata difesa, come avviene per gli animali. Una percezione che trova conferma nelle notizie di cronaca nera, dove sotto i riflettori finiscono soggetti sempre più giovani e fra le vittime sempre più anziani e animali.

Certo la cronaca potrebbe essere influenzata dalla gerarchia delle notizie, dove quelle di nera trovano sempre più spazio. Pur essendo vero che le violenze contro i più indifesi ci sono sempre state, la percezione, da uomo della strada, è che però si siano intensificate con l'alterazione dei valori. La gentilezza viene vista come una dimostrazione di debolezza mentre l'aggressività diventa un valore. Alterando gli equilibri e le gerarchie fra ciò che è bene e ciò che è male. Situazione che dovrebbe inquietare, portando gli adulti, specie quelli che hanno responsabilità e visibilità, a tenere comportamenti maggiormente equilibrati.

Comportamenti aggressivi che, talvolta, colpiscono anche i difensori dei diritti dei più deboli, come gli animali, che pur difendendo valori eticamente rilevanti perseguono lo scontro come strumento. Questo costante innalzamento dell'asticella porta a comportamenti che speravamo di non dover rivedere. Come quelli del presidente della prima potenza mondiale, capace di irridere la sofferenza dei palestinesi, proponendo di trasformare Gaza nella Costa Azzurra del Medio Oriente. Un nuovo paradiso per fruitori ricchi e benestanti, costruito sulle rovine di quello che, per condizioni di vita, era una sorta di campo profughi anche prima della guerra e che ora è diventato un cimitero.

Una società aggressiva mette in pericolo i più deboli, contribuendo a dar vita a una deriva pericolosa per tutti

La nostra specie, i sapiens, dovrebbe avere tutti gli strumenti per comprendere che l'unica chiave che possa portare reale benessere è la coesistenza. Stile di vita che passa dalla volontà di condividere e dalla comprensione che, attraverso questo comportamento, si possano ottenere maggiori vantaggi collettivi. Un ragionamento semplice e efficace che però cozza contro una condizione che diventa sempre più concreta: la ricchezza di pochi creata a danno di moltissimi. Una moltitudine che, a causa di condizionamenti, sembra non voglia rendersi conto di essere stata addomesticata. Strani animali questi sapiens, che si infiammano per nulla, combattono guerre inutili e però si fanno rubare il capitale da scaltri predoni, sorridendo.

Secondo OXFAM l'1% degli individui possiede il 45% della ricchezza del pianeta, realtà incontestabile ma anche indigeribile. Per far diventare i ricchi sempre più ricchi abbiamo fatto diventare i poveri, quelli poveri per davvero, sempre più poveri. Tanto che il 44% della popolazione vive con meno di sette dollari al giorno. In questo mondo distopico ci stiamo sempre più traformando in animali da reddito, esattamente come quelli non umani che costringiamo negli allevamenti intensivi. Facendoci guerra per consentire ad altri di arricchirsi, un comportamento davvero molto poco sapiens.

«Divide et impera (in italiano, "dividi e comanda") è una locuzione latina secondo cui un'autorità può più efficacemente controllare e governare un popolo con il dividerlo in più parti, provocando rivalità e fomentando discordie al suo interno (Wikipedia).» Bene sapere che le parti più deboli di questa catena, come anziani, persone con disabilità gravi e animali saranno quelle soggette a maggiori privazioni dei diritti. Perché anche negli indifesi, tragicamente, esiste una piramide rovesciata, ma della sofferenza.

Coltivare la fermezza annaffiandola con la gentilezza è la miglior via per un cambiamento

Occorre sgombrare il campo da un pregiudizio: avere modi gentili non significa non essere fermi nelle posizioni. Non occorre essere arroganti per difendere i diritti, per cercare di operare per un cambiamento. Non è l'autorità ma l'autorevolezza a creare i presupposti per essere ascoltati; non servono seguaci, che ricordano le sette, ma compagni di viaggio sulla strada del cambiamento. Difendere i diritti degli animali, umani e non umani, non può essere fatto a prescindere da queste considerazioni. Perché chi sceglie di difendere i diritti dovrebbe, prima di tutto, ricordarsi dei suoi doveri.

Abbiamo bisogno di combattere la violenza, verbale e fisica, e abbiamo il dovere di dire che chi la pratica non dovrebbe poterlo fare impunemente. Non dobbiamo mai confondere l'aggredito con l'aggressore, la vittima con il carnefice perchè sono i ruoli e non le vittorie a fare la differenza. Chi più urla non ha ragione, semplicemente cerca di convincervi della sua capacità di essere il vostro leader, ma se avesse davvero questa capacità potrebbe anche solo sussurrarlo per convincere.

Il difficile percorso della coesistenza è minato dall’arroganza di specie

Il difficile percorso della coesistenza

Il difficile percorso della coesistenza è minato dall'arroganza di specie, quella che porta noi uomini, da sempre, a vivere in perenne conflitto. Si fa tanto parlare in questo tempo della necessità di convivere con gli altri animali che abitano il pianeta, di essere capaci di creare armonia. Perché dall'armonia nasce l'equilibrio e da quest'ultimo scaturisce la possibilità per l'uomo, nonostante i suoi scellerati comportamenti, di continuare a vivere su questo pianeta. Che continua a dare segni di irrequietudine nei confronti dei sapiens per farci capire che stiamo sbagliando il percorso evolutivo.

Chi fa divulgazione spende ore a illustrare le motivazioni per le quali sarebbe interesse comune, ma soprattutto nostro, cercare di trovare un equilibrio con le altre specie. Motivo per il quale non sarebbe cosa molto intelligente pensare di sterminare i predatori, solo per poter togliere di mezzo dei fastidiosi competitori. Pensieri per i quali si ricevono continue critiche da chi pensa che un'entità superiore abbia dato la Terra all'uomo per farne tutto ciò che gli aggrada. Un dominio incontrastato e padronale su un ecosistema così complesso che noi non sappiamo neanche da che parte iniziare a gestirlo davvero.

Dopo aver pensato come far digerire la pillola della coesistenza fra animali diversi però balza agli occhi la cruda realtà: non c'è pace possibile neanche fra gli uomini. Mai come nel tempo presente appare evidente che la nostra specie viva in un costante tentativo di autodistruzione. Un destino che pare sempre più probabile con il progredire della tecnologia, perché dobbiamo riflettere sul fatto che se siamo ancora qui a parlarne è solo perché siamo partiti da asce e lance. Che però in circa duemila anni di percorso si sono trasformate in missili nucleari con un micidiale potere distruttivo.

Il difficile percorso della coesistenza è minato da arroganza e stupidità, da protervia e mancanza di visione

La realtà è che se siamo ancora qui a discuterne è, in fondo, solo il risultato di una serie fortunata di combinazioni. Quelle che hanno fatto sì che una guerra atomica globale non sia ancora avvenuta, mentre noi ci stiamo preoccupando di inutili questioni di contorno. Possiamo davvero pensare di parlare di coesistenza in un mondo che non si sofferma a guardare neanche i corpi dei bambini dilaniati dalle bombe? Che non si commuove di fronte a poveri esseri umani piagati e piegati da fame e carestie? Che non sembra scuotersi nemmeno di fronte a una situazione ogni giorno più apocalittica?

Per vedere speranze sembra di dover guardare alle pecore nere, in quelle persone diverse e fuori dal coro che sappiano cercare, almeno cercare, di modificare il corso degli eventi. Servirebbero pecore nere (ma non di quel nero, nero dittatura) che diventino leader, che possano provare a imprimere una diversa direzione di marcia. Diversamente il parere sugli orsi degli abitanti della Val di Sole, la loro non disponibilità a convivere, conterà meno di nulla perché non sarà li che la nostra specie si giocherà il futuro. Certo, potrebbe essere una visione ancora poco realistica, ma certo molto lontana dall'essere fantascienza.

Avere visione significa guardare alle prossime generazioni, mentre gli stupidi guardano solo al dopodomani

Forse siamo troppo occupati a guardarci i piedi per capire che se continua così avremo ben poca terra su cui appoggiarli. Forse verrà un momento in cui ci pentiremo di non aver fatto abbastanza per difendere la coesistenza e per diffondere l'empatia. Forse verrà un momento in cui ci accorgeremo di essere andati sulla Luna ma di essere animali dannatamente stupidi.

Allora capiremo che il vero problema non erano i lupi, gli orsi o i predatori e che non erano neanche gli squali e i calabroni. E capiremo quanto sarebbe stato importante avere molte pecore nere in più. Pecore empatiche, con una visione di futuro, con idee salvifiche non solo per pochi ma per l'intero gregge.

Pianeta nascosto: una dichiarazione d’amore alla Terra

Pianeta nascosto

Pianeta nascosto è un libro di grande formato scritto e illustrato da Ben Rothery, con disegni davvero mozzafiato. Che denotano una grande tecnica e una conoscenza naturalistica approfondita, che si percepisce anche solo sfogliando il volume. I testi sono chiari e sono utilissimi far comprendere molte caratteristiche peculiari delle specie meno conosciute del pianeta.

cani falchi tigri e trafficanti

Il sottotitolo "una dichiarazione d'amore alla Terra" la dice lunga sull'attenzione dell'autore verso il nostro pianeta. Ma anche sulla sua attenzione alla biodiversità e alla volontà di divulgare la bellezza della natura. Una chiave di ingresso affascinante per ragazzi che siano interessati a conoscere specie decisamente poco note. Sapendo apprezzare la bellezza del disegno naturalistico che già emerge dalla copertina.

Anche questo è un libro che vi posso garantire, non solo avendolo letto ma avendolo revisionato. Conoscendo quindi i testi come se li avessi scritti io. Purtroppo, mio malgrado, lo stesso non poso dirlo per le illustrazioni, stante la mia negazione in questa nobile e meravigliosa arte.

Pianeta nascosto trascina il lettore verso il mondo naturale, raccontando di felini e di tante altre specie

Una delle particolarità di questo volume è che testi e illustrazioni siano stati fatti dall'autore. Molto spesso infatti gli autori lascano ad altri la parte delle illustrazioni. Ma in questo caso Ben Rothery è talmente concentrato sulla bellezza della natura da non riuscire a scindere il modo di raccontarla.

Questo è il libro che ho sempre desiderato leggere, e spero che possa risvegliare in voi lo stesso senso di meraviglia che io provo di fronte alla natura. Questo libro è la mia lettera d'amore verso il pianeta Terra. E' la celebrazione delle sue specie , da quelle belle e maestose a quelle bruttine, ma interessanti. E' la storia dei miei animali preferiti, alcuni dei quali sono in via d'estinzione. Non è un elenco completo, ma spero possa darvi un'idea della straordinaria varietà della natura, vista attraverso gli occhi di un bambino appassionato del mondo animale e dell'illustratore innamorato dei dettagli...

Ben Rothery

Un libro non particolarmente economico, ma bisogna anche considerare dimensioni e ricchezza grafica, adatto a un lettore attento, che sappia apprezzare l'impegno di realizzare contenuti di questa qualità. Una fascia d'età che parte dai 12 anni, senza limiti di età per i più grandi proprio grazie alla bellezza delle tavole e alla varietà delle curiosità svelate.

Rizzoli libri – rilegato – 95 pagine – formato 38x28cm - 25,00 euro