Strage con il veleno in Abruzzo: lupi, grifoni e corvi non hanno avuto scampo

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Foto rielaborata da immagini PNALM

Strage con il veleno in Abruzzo: lupi, grifoni e corvi non hanno avuto scampo dall’azione criminale di un bracconiere rimasto al momento ignoto. Lo comunica il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise anche se l’atto di bracconaggio è avvenuto al di fuori dei confini del parco nazionale, nel comune di Cocullo. In tutto sono stati uccisi nove lupi, tre grifoni e due corvi imperiali

Scrive l’ufficio stampa del PNALM che l’episodio di bracconaggio è avvenuto in “una località nota per essere praticamente lo spartiacque tra la Valle del Giovenco, la Valle Subeacquana e la Valle Peligna. Un corridoio naturale tra il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco Regionale del Sirente – Velino. Questo aspetto accresce l’importanza dell’area, esterna ai confini delle due aree protette ma in parte inclusa nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; un elemento, questo, molto importante dal momento che assicura il diritto agli allevatori della zona all’indennizzo dei danni provocati da lupo e orso”.

L’uso del veleno è vietato da molto tempo e gli accertamenti, condotti dall’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise, per stabilire il tipo di tossico sono ancora in corso. A giudicare dalle immagini sembra però che sia stata usata la micidiale stricnina, un pericoloso veleno usato nel passato, prima dell’avvento della normativa sulla caccia del 1977 (legge 968/77), per l’eliminazione degli animali ritenuti nocivi. Una categoria, quest’ultima, che ricomprendeva tutti i predatori: dalle volpi ai lupi, dalle faine agli orsi. Sino a quando la fauna è diventata (tutta) un patrimonio indisponibile dello Stato, qualificazione che non l’ha però salvata dagli atti di bracconaggio.

Strage con il veleno in Abruzzo: i lupi sono la specie target e gli altri animali sono i danni collaterali

I bocconi avvelenati, nonostante gli indennizzi, erano sicuramente destinati ai lupi ritenuti responsabili di predare gli animali al pascolo. Ma nella sua perfezione l’evoluzione non ha considerato i gesti criminali di noi sapiens, per cui ha messo in atto strategie sanitarie, grazie agli animali necrofagi, senza considerare la stupidità umana. Per questo sono morti i corvi, che spesso segnalano ai lupi ma anche agli avvoltoi la presenza di animali morti, proprio per ottenere un aiuto nelle azioni di “pulizia” dei cadaveri. I corvi non hanno becchi o denti per aprirli e quindi chiedono l’aiuto di altre specie che questi mezzi li possiedono.

Segnalando la presenza di cadaveri i corvi sanno che arriveranno dei competitori, ma con la saggezza evolutiva hanno imparato che è meglio accontentarsi che volere troppo. Agevolando così l’arrivo di chi, “aprendo” i cadaveri gli metterà a disposizione branbdelli di cibo, che in questo caso erano però intrisi di morte. Così un unico boccone avvelenato è in grado di ammazzare più animali, proprio come avviene con i rapaci che predano i topi mezzi moribondi a causa dei topicidi. Il veleno, sempre il veleno, compie danni enormi alla fauna, eppure non si riesce ancora a contrastare in modo efficace il suo illecito e indiscriminato utilizzo.

Per questo le unità territoriali dei Carabinieri Forestali hanno messo in atto strategie di contrasto addestrando cani in grado di trovare e segnalare le esche. Utilissimi quando si scoprono avvelenamenti per bonificare i territori cosparsi di bocconi, non così utili nella prevenzione a causa dell’esiguità del loro numero e dell’impossibilità di un costante monitoraggio del territorio. Come dimostra la strage con il veleno in Abruzzo, con i lupi come obiettivo.

Se il bracconaggio aumenta la ragione non è certo nella crescita numerica dei predatori ma in quella del senso di impunità

Mai come in questo periodo, nella storia repubblicana, un governo è stato così vicino al mondo venatorio e a quello degli allevatori: due realtà che hanno quantomeno una certa contiguità con il bracconaggio. I cacciatori per una mentalità arcaica e scientificamente marcia che fa identificare ogni predatore come un nemico, i secondi perchè, dopo essersi abituati per decenni all’assenza del lupo, fanno fatica a accettare che il superpredatore sia tornato. E anche in questo caso i numeri c’entrano poco perché, nonostante le dichiarazioni governative, i lupi non sono troppi e, comunque, fossero anche solo dieci prederebbero lo stesso gli animali lasciati incustoditi.

In verità non se ne può più di sentire stupidaggini travestite da concetto scientifico e chi sostiene che i lupi sono troppi dovrebbe tornare a scuola. A differenza degli uomini infatti, che ultimamente non paiono essere benvenuti nemmeno loro, gli animali presenti in natura hanno numeri in rapporto con la “portanza ambientale” del territorio. Tutte le altre considerazioni sono basate su un’ignoranza abissale, usata in modo strumentale per ingenerare paura nelle persone e per dare ai bracconieri una patente di impunità, che la legge non garantisce ma la politica vorrebbe. Per tornaconto elettorale, verso categorie da sempre molto riconoscenti, per completa assenza di conoscenze in materia anche da chi guida ministeri importanti, come l’ambiente.

Il bracconaggio rialza la testa quando la politica non difende l’ambiente

In questo preciso momento il bracconaggio rialza la testa proprio perché sente che il vento è cambiato. Aumenta la percezione che uccidere i predatori sia un reato che verrà sempre meno perseguito, considerando che sono proprio i rappresentanti dello Stato e delle Regioni a sponsorizzare il ricorso agli abbattimenti. I predatori rappresentano un fastidio che turba le attività di allevatori e cacciatori, senza scusanti perché per certa politica gli equilibri naturali non sono un valore. Se continuerà così le paure si tradurranno in azioni, la possibile impunità in certezze e i danni conseguenti a questa politica scellerata in tragedie.

Purtroppo non è più tempo per poter restare neutrali, perchè i danni di questa visione del mondo li pagheranno tutti.

Ancora un lupo ucciso con bocconi avvelenati, la forma di bracconaggio più vigliacca

lupo ucciso con bocconi avvelenati
Foto tratta dal profilo Facebook del Wolf Apennine Center

Ancora un lupo ucciso con bocconi avvelenati, la forma di bracconaggio più vigliacca, difficile da contrastare anche con l’uso dei cani antiveleno. Un atto di bracconaggio che nella sua pericolosità contempla anche la possibilità di uccidere un bambino, un cane, un rapace. Un comportamento che la legge prevede come un reato, ma che poi non sanziona in modo adeguato, considerando le possibili conseguenze.

L’ultimo episodio in ordine di tempo è accaduto nel comune di Lecce dei Marsi, nel Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. Colpendo un giovane lupo maschio, in ottime condizioni di salute prima di finire la sua vita per un’esca avvelenata. Le spoglie dell’animale sono state portate per la necroscopia a Pescasseroli, dove non sono state riscontrate ferite o traumi. Per questo motivo, con l’ausilio dei cani antiveleno, sono state attivate delle ricerche che hanno portato al rinvenimento di esche avvelenate.

Ora saranno avviate tutte le indagini necessarie, per arrivare a determinare la sostanza, che sembra riconducibile a un prodotto usato in agricoltura. Quasi sempre le esche e i bocconi avvelenati risultano essere preparate con prodotti facilmente reperibili. Aumentando la difficoltà di rintracciare gli autori del reato.

L’uso dei bocconi avvelenati è diffuso in molte aree protette

I bocconi avvelenati sono vietati da molti anni, ma continuano a essere utilizzati senza preoccuparsi delle conseguenze. Per uccidere lupi e altre specie selvatiche, ma anche cani e gatti randagi.

Si deve purtroppo riscontrare come, nonostante la campagna di sensibilizzazione e l’azione di prevenzione e controllo condotta dal Parco e dai Carabinieri Forestali, anche grazie al supporto irrinunciabile dei cani antiveleno, il fenomeno legato all’uso di esche e bocconi avvelenate continui drammaticamente a interessare territori circostanti il Parco, minacciando la fauna, come il lupo, l’orso marsicano ecc., ma anche gli animali domestici.

Dal comunicato stampa del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sui danni dei bocconi avvelenati e sulla loro pericolosità sono organizzati eventi pubblici. Per spiegare alla cittadinanza l’importanza di segnalare comportamenti sospetti e de pericoli che questa forma di bracconaggio può avere. Non avendo alcuna capacità di essere selettiva, ma in grado per contro di colpire qualsiasi essere vivente che venga a contatto con il principio attivo.

Nell’ambito del progetto M.I.R.CO Lupo il 28 febbraio si terrà a Castelnuovo Monti un importante giornata di studio che toccherà molte delle problematiche connesse alla tutela del lupo. Dalla necessità di prevenire l’ibridazione fra lupi e cani alla tutela dei lupi, analizzando le principali cause di morte. Fra le quali spiccano i bocconi avvelenati.