Sugli animali diamo i numeri, uccidendo il buon giornalismo e l’informazione responsabile

sugli animali diamo numeri

Sugli animali diamo ai numeri, con sempre maggior disinvoltura, senza effettuare controlli, togliendo spesso agli organi di informazione credibilità. Privando in questo modo i lettori di notizie attendibili, su argomenti che sono ritenuti sempre più importanti dall’opinione pubblica. Un’importanza che troppi media riservano solo ai click che le notizie sugli animali sono in grado di attivare, ma non alla qualità dell’informazione che spesso è soltanto un brutto “copia & incolla”. Fatto senza controlli sull’attendibilità delle fonti, anche quando sono da sempre inaffidabili.

Così il giorno di Capodanno viene diffusa una notizia lanciata dalla famigerata associazione “AIDAA” sui botti. Nella velina subito rilanciata dalle agenzie si parla di 400 cani e gatti morti a seguito di petardi e fuochi d’artificio. Peccato che manchino del tutto le fonti di acquisizione dei dati che sono alla base del solito comunicato stampa, come è chiaro a chiunque segua questo settore. Una certezza per chi ben conosce il fondatore dell’associazione e le sue improbabili dichiarazioni, ma anche la sicurezza sull’impossibilità di avere i dati citati. In assenza di un osservatorio efficace e, soprattutto, reale sulle tantissime questioni che hanno al centro gli animali.

Così agenzie e le principali testate, fra le quali il Messaggero di Roma, si buttano letteralmente sui botti, contribuendo a far esplodere il fegato di chi conosce i protagonisti e il settore. Il Messaggero lo fa con un titolo drammatizzante: “Botti Capodanno, strage di animali: 400 fra cani e gatti morti, migliaia fuggiti. Bilancio peggiore rispetto al 2020”.

Errori di percorso, inciampi casuali e non voluti o strategie di clickbaiting?

Qualcuno potrebbe pensare a un incidente di percorso, un abbaglio preso da un’agenzia che ha causato il diffondersi di fake news. Non è così, non si tratta di un caso isolato. Come non possono essere considerati episodi sporadici tutte le falsità che spesso vengono pubblicate sugli animali. Confondendo realtà con fantasia, notizie con bufale, delle quali vengono digerite anche corna e zoccoli.

La realtà è che la buona informazione costa, ma nessuno vuole oramai pagare. Aumentando spesso l’incapacità del lettore di distinguere fra il vero e il falso, fra la notizia e la bufala. Così in un attimo il disastro si amplifica, grazie alla condivisioni delle fake news in rete, che vengono a loro volta ricondivise. Seguendo l’assunto che un fatto pubblicato da un giornale è per certo vero, e se viene postato da un amico stimabile la verifica l’avrà fatta certamente lui. Un effetto domino letale, che rende vero, falso e verosimile un impasto indistinguibile, una polpetta indigesta sulla cui tossicità si riflette troppo poco.

I giornali online vivono sulla pubblicità, con redazioni ridotte all’osso e con collaboratori pagati pochissimo. Che se vogliono poter arrivare alla fine del mese con un compenso dignitoso, che gli consenta almeno la sopravvivenza, sono costretti a scrivere tanto, verificando poco. In altri casi le regole le dettano gli investitori pubblicitari, che possono dare o togliere il loro sostegno a seconda delle politiche editoriali. Tutto deve tornare in ogni economia e i media non sono un’eccezione.

Sugli animali diamo i numeri e in questo modo tutto diventa opinabile, come le false notizie sui lupi, presentati come animali demoniaci

Così i lupi assediano i paesi, spaventano i bambini che non si sentono sicuri di poter uscire a giocare, per la paura ingenerata da queste creature del demonio. Raccontate non con il piglio della scienza, ma con il cipiglio delle veline di qualche sindacato di agricoltori o del mondo venatorio. Notizie false, gonfiate, capaci però di creare l’effetto valanga: partono che sono una palla di neve ma dopo anni che girano sulla rete diventano come le isole di spazzatura negli oceani. Inquinanti, pericolose, capaci di generare una falsa cultura che sembra essere diventata invincibile.

Tornando alla notizia degli animali morti a Capodanno c’erano tutti gli ingredienti per capire che fosse una polpetta avvelenata. Un’associazione non credibile quanto fantomatica, capace di dare sempre con furbizia proprio quella che è un’esca fantastica per avere l’attenzione dei media. I giornali vogliono i dati per dar corpo alla notizia, per renderla credibile e si abbeverano a questa fonte per i botti, ma non soltanto. Questa associazione da costantemente i numeri: del randagismo, degli abbandoni e persino dei gatti neri scomparsi nella notte di Halloween. Imbonitori, che sembrano però essere più ascoltati dai media di quanto lo sia Papa Francesco dai fedeli.

L’abuso della credulità popolare è un reato punito con una multa sino a 15.000 Euro, ma sulle panzane si chiudono gli occhi

Secondo l’articolo 661 del Codice Penale “Chiunque, pubblicamente, cerca con qualsiasi impostura, anche gratuitamente, di abusare della credulità popolare è soggetto, se dal fatto può derivare un turbamento dell’ordine pubblico, alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 15.000.” Non turba l’ordine pubblico pensare che i lupi assedino i paesi, mettendo in pericolo i bambini? Forse si, ma solo imparando a valutare con attenzione: chi scrive dovrebbe verificare sempre, e quando sbaglia rettificare. In un paese dove le fonti sono spesso avvelenate, il dovere del controllo non dovrebbe essere svolto soltanto per pura deontologia.

In Italia si fatica ad avere dati realistici in tutti i campi e quelli sugli animali non fanno eccezione. Alcune rare volte perché si cerca di occultarli, il più delle volte perché non vengono raccolti, non vengono aggregati, non gli vien data alcuna importanza. Facciamo fatica a conoscere i numeri del randagismo, perché le istituzioni non li raccolgono o non li trasmettono, e così gli unici disponibili sono datati e parziali. Ma mancano anche i dati complessivi dei procedimenti per maltrattamento di animali: quanti finiscono archiviati, prescritti, mai istruiti? Sappiamo quanti sono gli animali da compagnia in Italia solo grazie al fatto che rappresentano un dato economico rilevante, un mercato miliardario.

Ben diverso quando si parla di allevamenti, trasporti di animali vivi, fauna abbattuta dai cacciatori: per i primi i dati sono spesso espressi in quintali, per la fauna le Regioni ritirano i tesserini dove i cacciatori dovrebbero segnare gli animali abbattuti, ma i dati disponibili sono pochi, mai completi e spesso non si riescono ad ottenere. Si può quindi davvero pensare che questa associazione possa dare, lo stesso giorno, i dati degli animali morti per i botti di Capodanno? Neanche credendo che Biancaneve non sia il personaggio di una favola.

Alcuni giornali e agenzie che hanno pubblicato la falsa notizia

TestataDataLink
Il Mattino01/01/20222https://www.ilmattino.it/pelo_e_contropelo/animali_morti_botti_di_capodanno_cani_gatti_fuggiti_aida-6414027.html
Il Sicilia04/01/2022https://www.ilsicilia.it/strage-di-animali-a-capodanno-morti-almeno-400-fra-cani-e-gatti-per-i-botti-centinaia-quelli-scappati/
Napoli Today04/01/2022https://www.napolitoday.it/animali/capodanno-2022-animali-morti.html
ADN Kronos01/01/2022https://www.adnkronos.com/capodanno-2022-morti-almeno-400-tra-cani-e-gatti-per-i-botti_4VvGGRER0mmb4Vv7VE3luR
Corriere della Calabria04/01/2022https://www.corrieredellacalabria.it/2022/01/01/botti-di-capodanno-aida-record-di-cani-e-gatti-morti-in-calabria/
Corriere Etneo01/01/2022https://www.corrieretneo.it/2022/01/01/capodanno-in-sicilia-e-calabria-record-di-cani-e-gatti-morti-per-i-botti-sono-almeno-400/
TGCOM2401/01/2022https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/botti-di-capodanno-aida-almeno-400-gli-animali-domestici-morti_43877659-202202k.shtml
VelvetPets03/01/2022https://velvetpets.it/2022/01/03/botti-di-capodanno-strage-cani-e-gatti-oltre-400-animali-morti/

Una sola testata si interroga e si pone dubbi sulla veridicità della notizia ed è Kodami, alla quale bisogna dare atto dell’attenzione.

Vietare i botti di Capodanno evita incidenti, incendi e feriti ma serve legge e informazione, non demagogia politica

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Vietare i botti di Capodanno con le ordinanze dei sindaci serve davvero a poco. Come purtroppo le campagne di informazione contro i botti che durano solo per le feste e sono apprezzate da chi già è convinto del pericolo. Occorre una norma che vieti, durante tutto l’anno, la vendita e la detenzione di tutti i congegni che provocano esplosioni, come i petardi, o partono verso il cielo come i bengala. I congegni esplosivi e pirotecnici non dovrebbero poter finire nelle mani di persone sprovviste di idonea autorizzazione.

Le tradizioni dei festeggiamenti possono e devono cambiare quando rappresentano un pericolo per la collettività. Non si tratta solo degli animali domestici che, spesso, si terrorizzano con i botti ma del pericolo complessivo che questi congegni rappresentano. Gli ospedali si riempiono di feriti, di persone che resteranno invalide per tutta la vita, per aver usato un petardo o un fuoco d’artificio. Scoppiano incendi causati da fuochi d’artificio che finiscono nei boschi, ma anche nelle case di ignari cittadini. Spaventano gli animali selvatici che possono ferirsi durante la fuga e sono causa di morie di uccelli, specie nelle ore notturne. Non ultimo sono una fonte di inquinamento da polveri sottili, che nei giorni successivi alle feste subiscono drastiche impennate.

Per cambiare però occorrono norme precise e applicabili, che non rappresentino soltanto uno strumento di propaganda, come spesso sono le inapplicabili ordinanze fatte da molti sindaci. Inutile vietare l’uso dei botti quando non si è in grado di controllare cosa accade nelle strade e cosa viene lanciato da balconi e terrazzi. Peraltro inutile vietare l’uso di quello che si consente sia venduto liberamente, spesso in esercizi che non sono in grado di garantire la sicurezza di chi li utilizza. Senza dimenticare i congegni esplodenti proibiti, confezionati da criminali che non si preoccupano delle conseguenze di queste bombe artigianali

Vietare i botti di Capodanno deve essere il punto di partenza per una corsa che porti al divieto di detenzione e vendita

Ogni Capodanno i telegiornali sciorinano i loro bollettini di guerra, mentre nei giorni precedenti le associazioni di tutela degli animali forniscono giuste istruzioni per prevenire morti e fughe, poi tutto finisce nei cassetti per ripetersi, puntualmente, l’anno successivo. Sono decenni che assistiamo sempre allo stesso rito mediatico, che poco serve per arrivare a una soluzione. Sembra che le tradizioni siano immutabili e che ci si preoccupi sempre di impedire il realizzarsi dell’emergenza del momento. Eppure quando la società e le ONG si impegnano, quando si riesce a creare un movimento d’opinione, i cambiamenti sono possibili, diventano concreti.

Le nostre comunità sono chiamate in questo periodo a fare numerose scelte, che cambieranno radicalmente il nostro modo di vivere. Lo faranno in tempi più o meno lunghi, a seconda della capacità di motivare le persone sull’importanza del cambiamento. Sembra però che l’importanza di comunicare in modo costante, sino al traguardo, sia compreso sempre di più dagli uffici marketing che da chi avrebbe il dovere, politico o morale per seguire la propria missione, di mettere in atto azioni concludenti.

Abbiamo una strada da percorrere, che non sarà in discesa e priva di costi. Un percorso che sarebbe possibile spazzare da quelle tante azioni sbagliate, in fondo di poco conto ma di grande danno. E se qualcuno pensa che combattere i botti sia tempo perso si fermi un secondo a riflettere sui costi che la collettività paga ogni anno per queste stupide tradizioni. Facendo due conti si accorgerebbe che non c’è nulla di divertente nei botti, che alla fine mettono le mani nelle tasche di tutti. Per curare feriti e riparare danni. Eppure niente è più bello di un cielo stellato e per questo ogni giorno dovremmo fermarci a festeggiare, riflettendo su come stiamo distruggendo l’unica vera bellezza.

In attesa di un cambio di passo gli animali domestici vanno tenuti al sicuro, mentre poco si può fare per i selvatici

In attesa di tempi meno esplosivi bisogna fare molta attenzione agli animali domestici, che proprio come le persone non sono tutti uguali. Ci sono cani e gatti che si terrorizzano e altri che, può sembrare incredibile, sono completamente indifferenti alle esplosioni. Nel dubbio e vista l’imprevedibilità dei comportamenti umani, che non si fanno scrupoli a lanciare petardi dove non si dovrebbe, meglio aumentare le attenzioni. Soprattutto mai portare i cani a spasso senza guinzaglio in questi giorni, perché le fughe sono all’ordine del giorno, con conseguenze che potrebbero essere davvero pericolose.

I botti terrorizzano gli animali

I botti terrorizzano gli animali e per questo molti sindaci li hanno vietati, ma si sa che controllare dappertutto è impossibile. Il divieto, richiesto da tutte le associazioni, è molto importante, un segno di civiltà ma anche di sensibilità ambientale. Ogni anno petardi e fuochi creano seri problemi durante le feste: morti, feriti, amputati e milioni di animali spaventati.

Le improvvise esplosioni sono una fonte di pericolo per gli animali selvatici e possono causarne la morte, specie di notte al buio. Gli uccelli che dormono sugli alberi possono volare via e sbattere contro gli ostacoli, per poi avere difficoltà nel ritrovare un posto sicuro. Cani e gatti possono spaventarsi e scappare, finendo sotto le macchine e causando incidenti. Dei quali sono responsabili i detentori, per non avere usato le opportune cautele.

Per questo motivo da anni si stanno combattendo battaglie per vietare petardi, fuochi d’artificio e simili, almeno quelli che prevedono scoppi fragorosi. I Comuni potrebbero infatti diffondere, per le feste di fine anno, l’uso di fuochi che producano solo effetti luminosi, senza fragori di esplosioni.

I botti terrorizzano gli animali ma sono anche un pericolo per l’ambiente

Durante le feste di fine anno i fuochi d’artificio e i razzi costituiscono le principali cause di incendio sia in ambienti naturali che in città. Basta poco perché un fuoco d’artificio possa appiccare il fuoco in un bosco, provocando incendi che possono anche diventare molto estesi. Senza dimenticare che i fuochi sono anche una causa d’inquinamento del tutto inutile provocando polveri sottili e dispersione di inquinanti.

I divieti imposti dai sindaci sono importanti, ma non possono essere risolutivi, dal momento che viene vietato il loro uso ma non la vendita. Un controsenso tipicamente italiano che di fatto vanifica molto il risultato, che si trasforma dal vietare in sensibilizzare. Risulta molto difficile poter pensare che in una grande città la Polizia Locale possa tenere sotto controllo il fenomeno, se non con molta fatica nei centri storici.

Per ottenere davvero un risultato importante sarebbe necessario ottenere un divieto generalizzato di vendita, almeno a tutti i soggetti che non siano in possesso di un apposito patentino. Evitando che congegni pirici, anche pericolosi, possano finire nelle mani sbagliate. Come dimostrano i bollettini relativi agli incidenti nella notte di Capodanno.

Chi ha animali deve custodirli con attenzione

Il pericolo di fuga costituisce il rischio principale: soprattutto dei cani portati a spasso senza guinzaglio, che possono scappare a causa di un’improvvisa esplosione. Rischiando di provocare un incidente e di farsi seriamente male. Non sono esenti da pericoli nemmeno gli animali tenuti in casa, che se sono timorosi verso i rumori possono essere davvero terrorizzati e non vanno mai lasciati soli.

Molti proprietari di cani sono convinti che i loro animali, essendo obbedienti, non possano correre il rischio di perdersi, ma questa certezza si infrange spesso contro la realtà. Come accade negli uomini non sempre la paura è una sensazione governabile, specie se la causa scatenante non è comprensibile. E le esplosioni per un cane sono fatti improvvisi, inspiegabili e fonti di paure.