Strage con il veleno in Abruzzo: lupi, grifoni e corvi non hanno avuto scampo

strage veleno Abruzzo lupi
Foto rielaborata da immagini PNALM

Strage con il veleno in Abruzzo: lupi, grifoni e corvi non hanno avuto scampo dall’azione criminale di un bracconiere rimasto al momento ignoto. Lo comunica il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise anche se l’atto di bracconaggio è avvenuto al di fuori dei confini del parco nazionale, nel comune di Cocullo. In tutto sono stati uccisi nove lupi, tre grifoni e due corvi imperiali

Scrive l’ufficio stampa del PNALM che l’episodio di bracconaggio è avvenuto in “una località nota per essere praticamente lo spartiacque tra la Valle del Giovenco, la Valle Subeacquana e la Valle Peligna. Un corridoio naturale tra il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco Regionale del Sirente – Velino. Questo aspetto accresce l’importanza dell’area, esterna ai confini delle due aree protette ma in parte inclusa nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; un elemento, questo, molto importante dal momento che assicura il diritto agli allevatori della zona all’indennizzo dei danni provocati da lupo e orso”.

L’uso del veleno è vietato da molto tempo e gli accertamenti, condotti dall’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise, per stabilire il tipo di tossico sono ancora in corso. A giudicare dalle immagini sembra però che sia stata usata la micidiale stricnina, un pericoloso veleno usato nel passato, prima dell’avvento della normativa sulla caccia del 1977 (legge 968/77), per l’eliminazione degli animali ritenuti nocivi. Una categoria, quest’ultima, che ricomprendeva tutti i predatori: dalle volpi ai lupi, dalle faine agli orsi. Sino a quando la fauna è diventata (tutta) un patrimonio indisponibile dello Stato, qualificazione che non l’ha però salvata dagli atti di bracconaggio.

Strage con il veleno in Abruzzo: i lupi sono la specie target e gli altri animali sono i danni collaterali

I bocconi avvelenati, nonostante gli indennizzi, erano sicuramente destinati ai lupi ritenuti responsabili di predare gli animali al pascolo. Ma nella sua perfezione l’evoluzione non ha considerato i gesti criminali di noi sapiens, per cui ha messo in atto strategie sanitarie, grazie agli animali necrofagi, senza considerare la stupidità umana. Per questo sono morti i corvi, che spesso segnalano ai lupi ma anche agli avvoltoi la presenza di animali morti, proprio per ottenere un aiuto nelle azioni di “pulizia” dei cadaveri. I corvi non hanno becchi o denti per aprirli e quindi chiedono l’aiuto di altre specie che questi mezzi li possiedono.

Segnalando la presenza di cadaveri i corvi sanno che arriveranno dei competitori, ma con la saggezza evolutiva hanno imparato che è meglio accontentarsi che volere troppo. Agevolando così l’arrivo di chi, “aprendo” i cadaveri gli metterà a disposizione branbdelli di cibo, che in questo caso erano però intrisi di morte. Così un unico boccone avvelenato è in grado di ammazzare più animali, proprio come avviene con i rapaci che predano i topi mezzi moribondi a causa dei topicidi. Il veleno, sempre il veleno, compie danni enormi alla fauna, eppure non si riesce ancora a contrastare in modo efficace il suo illecito e indiscriminato utilizzo.

Per questo le unità territoriali dei Carabinieri Forestali hanno messo in atto strategie di contrasto addestrando cani in grado di trovare e segnalare le esche. Utilissimi quando si scoprono avvelenamenti per bonificare i territori cosparsi di bocconi, non così utili nella prevenzione a causa dell’esiguità del loro numero e dell’impossibilità di un costante monitoraggio del territorio. Come dimostra la strage con il veleno in Abruzzo, con i lupi come obiettivo.

Se il bracconaggio aumenta la ragione non è certo nella crescita numerica dei predatori ma in quella del senso di impunità

Mai come in questo periodo, nella storia repubblicana, un governo è stato così vicino al mondo venatorio e a quello degli allevatori: due realtà che hanno quantomeno una certa contiguità con il bracconaggio. I cacciatori per una mentalità arcaica e scientificamente marcia che fa identificare ogni predatore come un nemico, i secondi perchè, dopo essersi abituati per decenni all’assenza del lupo, fanno fatica a accettare che il superpredatore sia tornato. E anche in questo caso i numeri c’entrano poco perché, nonostante le dichiarazioni governative, i lupi non sono troppi e, comunque, fossero anche solo dieci prederebbero lo stesso gli animali lasciati incustoditi.

In verità non se ne può più di sentire stupidaggini travestite da concetto scientifico e chi sostiene che i lupi sono troppi dovrebbe tornare a scuola. A differenza degli uomini infatti, che ultimamente non paiono essere benvenuti nemmeno loro, gli animali presenti in natura hanno numeri in rapporto con la “portanza ambientale” del territorio. Tutte le altre considerazioni sono basate su un’ignoranza abissale, usata in modo strumentale per ingenerare paura nelle persone e per dare ai bracconieri una patente di impunità, che la legge non garantisce ma la politica vorrebbe. Per tornaconto elettorale, verso categorie da sempre molto riconoscenti, per completa assenza di conoscenze in materia anche da chi guida ministeri importanti, come l’ambiente.

Il bracconaggio rialza la testa quando la politica non difende l’ambiente

In questo preciso momento il bracconaggio rialza la testa proprio perché sente che il vento è cambiato. Aumenta la percezione che uccidere i predatori sia un reato che verrà sempre meno perseguito, considerando che sono proprio i rappresentanti dello Stato e delle Regioni a sponsorizzare il ricorso agli abbattimenti. I predatori rappresentano un fastidio che turba le attività di allevatori e cacciatori, senza scusanti perché per certa politica gli equilibri naturali non sono un valore. Se continuerà così le paure si tradurranno in azioni, la possibile impunità in certezze e i danni conseguenti a questa politica scellerata in tragedie.

Purtroppo non è più tempo per poter restare neutrali, perchè i danni di questa visione del mondo li pagheranno tutti.

Le azioni di bracconaggio sui lupi sono in crescita, come l’allarme che rimbalza ad arte sui media

azioni bracconaggio lupi

Le azioni di bracconaggio sui lupi sono in crescita come in parallelo i media, sapientemente imboccati, riescono a far crescere il sentimento di paura nei confronti del predatore. Una sorta di partitura ben orchestrata che deve portare, nelle intenzioni di chi la organizza, a un via libera verso l’abbattimento selettivo dei lupi, per dare un contentino agli allevatori. Lupi uccisi a colpi di fucile un po’ in tutta Italia, anche nei parchi come quello dello Stelvio o nel Parco Regionale del Matese, in Campania.

Un crescendo di uccisioni a colpi di fucile che una volta rimanevano nascoste, facendo prediligere ai bracconieri la tecnica delle tre “S”: spara, scava, sotterra. Mentre ora, sarà anche grazie alle dichiarazioni di alcuni ministri e al governo più filo-venatorio della Repubblica, gli episodi di bracconaggio si moltiplicano, con cadaveri lasciati volutamente in bella mostra. Come a rappresentare la possibilità per il bracconaggio contro i lupi di rialzare la testa. Messaggi inquietanti per chi si occupa di tutela ambientale e della difesa degli animali, ma forse anche messaggi chiari verso la politica perché adotti provvedimenti.

Quello che appare è un quadro a tinte fosche che vede un’esposizione preoccupante del bracconaggio, stimolato probabilmente anche dalle dichiarazioni “esuberanti” dei politici come il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida. In un momento in cui l’idea del fare sembra prevalere rispetto all’idea di risolvere i problemi. Ben sapendo che l’abbattimento dei lupi non servirà a risolvere il problema delle predazioni degli animali lasciati incustoditi al pascolo. Il numero delle predazioni degli animali allevati non dipende dal numero dei lupi, ma dall’attrattività delle prede: se sono facili da uccidere sono cibo a basso dispendio energetico.

Azioni di bracconaggio sui lupi in crescita, senza che nemmeno il ministero dell’ambiente faccia sentire la sua voce

Le azioni di bracconaggio sono passate inosservate, anche quando un gruppo di cacciatori di cinghiali ha ucciso un lupo vicino alle case, davanti agli occhi di un bambino. Sui media solo poche righe, nessuna dichiarazione ufficiale delle autorità e nemmeno dei politici. Completamente assente anche il ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che non risulta abbia mai detto parola contro il bracconaggio., tanto da far rimpiangere persino il suo predecessore Cingolani.

Per fortuna, almeno per il momento, esistono baluardi europei difficili da espugnare, anche per i fautori della caccia al lupo, come la Convenzione di Berna, Senza contare la legge sulla caccia che classifica il lupo come specie particolarmente protetta, che senza modifiche non consente deroghe al divieto di abbattimento. Visti i tempi non bisogna certo sentirsi rassicurati: a modificare la legge 157/92 basta un atto parlamentare. In questo momento, forse, la miglior barriera contro la caccia selvaggia al lupo sono i fondi del PNRR, che potrebbero esserci negati in caso di palesi violazioni.

Agricoltori e cacciatori rappresentano lo zoccolo duro del bacino di voti di questo esecutivo e a poco servono i dati scientifici che classificano i lupi come i più efficaci bioregolatori degli ungulati, come i cinghiali. Quello che vuole la piazza non è certo il dato scientifico. ma poter sparare sia ai lupi che ai cinghiali, cercando di tenere aperto il più possibile il luna park venatorio. Mentre i cittadini restano disorientati grazie a un’informazione approssimativa, orientata più dalle veline di Coldiretti e Federcaccia che da conoscenze scientifiche dei redattori.

Il lupo è il nemico numero uno degli allevatori, anche se i danni da predazione dei lupi vengono indennizzati

Le predazioni che i lupi fanno nei confronti degli animali al pascolo sono sempre indennizzate dalle Regioni. In modo insoddisfacente sentendo gli allevatori, che spesso scordano quanti incentivi riceva l’agricoltura e dimenticano come in ogni attività esista il rischio di impresa. Accettato quando si parla delle grandinate, considerate un fenomeno naturale imponderabile, ma non se a provocar danni è un altro fenomeno della natura: il lupo. Colpevole di aver da sempre cattiva fama e di volersi comportare proprio come la natura lo ha programmato: un superpredatore ai vertici della catena alimentare.

Gli allevatori sembrano accettare più di buon grado le predazioni fatte dai cani randagi, seppur non ricevano in questi casi alcun indennizzo, probabilmente riconoscendosi come corresponsabili del fenomeno randagismo. Lasciando cani interi liberi di vagare sul territorio, spesso senza alcun controllo e senza essere iscritti all’anagrafe, liberi di riprodursi grazie a comportamenti irresponsabili. Cani che alcune volte possono essere causa di disgrazie, la cui unica colpa però è ascrivibile all’uomo, come successo per l’uccisione in Calabria di Simona Cavallaro.

La speranza è che, prima o poi, qualcuno si accorga che anche con il nuovo corso della politica e sino a decisione contraria il lupo resta un animale particolarmente protetto. Che non può essere ucciso impunemente da qualche delinquente a colpi di fucile, avvelenato o deliberatamente investito con l’autovettura. Senza che nulla sia lasciato intentato per assicurare i responsabili alla giustizia.

Lupi inseguiti e uccisi da un auto nel Parco dei Sibillini

lupi inseguiti uccisi auto
Foto Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Lupi inseguiti e uccisi da un auto nel Parco dei Sibillini: un vergognoso atto di bracconaggio costato la vita a due esemplari, mentre un terzo è stato gravemente ferito. Le indagini dei Carabinieri Forestali, subito intervenuti sul posto, si stanno indirizzando verso un noto allevatore della zona. Il fatto è accaduto in un punto dove le abbondanti nevicate avevano creato un percorso obbligato fra due muri di neve. In questa situazione gli animali non hanno avuto scampo, senza possibilità di sfuggire al fuoristrada del bracconiere.

Gli animali facevano tutti parte dello stesso branco e, con grande probabilità, due dei lupi erano la coppia dominante. Un fatto che porterebbe alla destrutturazione del branco, con possibilità che i lupi restanti, in difficoltà nella caccia, rivolgano le loro attenzione verso prede più facili. Proprio come gli animali d’allevamento che il presunto responsabile voleva proteggere commettendo un crimine. Il fatto, gravissimo, è stato accertato, dopo una segnalazione, dai Carabinieri di Fiastra del reparto Parco. I militari unitamente a personale del Parco dei Sibillini hanno prestato le prime cure alla lupa ferita.

L’animale, munito di un collare satellitare nell’ambito del progetto Wolfnet 2.0, è stato successivamente trasportato al Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone (BO). Gli episodi di bracconaggio nei confronti dei lupi si stanno moltiplicando, probabilmente anche in virtù delle molte, troppe, dichiarazioni del Governo sulla necessità di controllare i predatori. L’episodio è passato quasi del tutto inosservato, nonostante la sua gravità, a causa dell’uccisione dell’orso Juan Carrito in Abruzzo che ha occupato le cronache dei media.

Lupi inseguiti e uccisi con un auto in modo deliberato, non certo per eccesso di velocità

Il lupo è un animale particolarmente protetto da normative nazionali e internazionali. Ma le leggi non riescono a costituire un deterrente efficacie nella prevenzione del bracconaggio, a causa di sanzioni troppo basse. Il lupo è stato sempre demonizzato dai cacciatori e dagli allevatori, sin dalla sua iniziale ricomparsa sulla penisola, dopo essere stato quasi portato all’estinzione. Il lupo rappresenta un caso di studio molto interessante: dopo anni di auto confinamento in piccole aree del centro-Sud il lupo ha iniziato una lenta ma costante espansione. Senza alcun intervento umano il predatore ha sfruttato le opportunità rappresentate dall’aumento degli ungulati e dallo spopolamento degli Appennini.

Il lupo nel giro di qualche decennio ha riconquistato i suoi territori. Nonostante l’intenso bracconaggio, gli investimenti e i bocconi avvelenati. Dimostrando come siano le condizioni ambientali a modificare la diffusione di una specie. Senza interferenze umane che quasi sempre sono in grado di produrre più danni che vantaggi. Una dimostrazione che però non ha fatto piacere né ai cacciatori, che lo hanno visto come un avversario, né tanto meno agli allevatori.

La presenza dei grandi carnivori, in particolare dei lupi, non consente più di lasciare gli animali al pascolo incustoditi, senza vigilanza o protezione. Questo comporta che chi alleva debba preoccuparsi, nuovamente, di difenderli, proprio come avevano sempre fatto i loro nonni, senza avere un doppio lavoro e anche senza finanziamenti europei. Prima che l’agricoltura venisse dopata da contributi dati a pioggia, capaci di generare truffe a danno di tutta la comunità.

Quale futuro attende i lupi, in particolare nel nostro paese dove il bracconaggio dilaga

Prima di ipotizzare gli scenari che attendono i predatori è giusto dire che i governi, di ogni colore, che hanno di volta in volta retto il paese non hanno mai dimostrato molta attenzione verso il bracconaggio. In fondo questo fenomeno criminale viene sottovalutato nella sua devastante portata, come spesso accade con tutti i crimini verso gli animali, ma anche tollerato. Se non tutti i cacciatori sono bracconieri è incontrovertibile che tutti i bracconieri siano, o siano stati, cacciatori con licenza. Una caratteristica che sembra essere alla base di una legislazione morbida e anche un po’ ottusa, quando non collusa, verso il mondo venatorio.

I cacciatori sono un popolo trasversale, più importante per certi partiti come Lega e Fratelli d’Italia, ma componente non trascurabile per tutti gli altri, Verdi esclusi. Il popolo delle doppiette è fedele, riconoscente, vota con attenzione, premia chi gli garantisce norme più estensive, pene meno severe, caccia aperta (quasi) sempre. Lo stesso argomento vale per l’altra categoria, ben rappresentata da Coldiretti, che non morde la mano che li sostiene, specie se è la stessa mano che tifa per far sfoltire i predatori.

Il futuro dei lupi rischia di essere grigio, proprio come il loro pelo. In un paese come il nostro dove economia e convenienza prevalgono sempre sulla tutela ambientale. Facendo dimenticare che senza equilibrio e senza difesa del capitale naturale rischiamo di fare la fine dei dinosauri, portandoci da soli all’estinzione. grazie all’asteroide gigante della nostra stupida miopia.

Il nostro futuro è legato alla protezione del territorio e alla difesa della biodiversità

In un paese normale il responsabile dell’uccisione dei lupi nel Parco dei Monti Sibillini, una volta individuato con certezza, passerebbe un pezzo della vita a riflette sul suo gesto in carcere. Da noi se tutto va bene, ma devono esserci congiunzioni astrali veramente favorevoli per evitare che anche il reato venga investito e ucciso dalla prescrizione, il responsabile pagherà una sanzione economica. Qualche migliaio di euro, le spese legali oltre a una pena detentiva che non sconterà mai. Insomma poco o nulla, rispetto al gesto criminale.

Non è il carcere che risolve, ma una pena esemplare si, perché funziona da deterrente. Senza quest’ultimo le leggi si svuotano di contenuti, perché non sono i valori che rappresentano ma le pene che causano a servire per limitare i reati, per evitare che crimini gravi vengano trattati come marachelle. Se non difendiamo, sul serio, territorio e biodiversità, se non diamo valore all’etica e alla legalità sarà difficile vincere questa guerra. Il futuro, se vogliamo fermare il cambiamento climatico e la drammatica perdita di biodiversità, non sarà una passeggiata. E questo va detto con chiarezza.

La speranza per la specie homo sapiens è legata alla consapevolezza che saranno necessari grandi sacrifici, drastici cambi di rotta, maggiore equità e distribuzione delle risorse. Traguardi che sembrano irraggiungibili se non riusciamo nemmeno a tollerare che un lupo possa sbranare qualche pecora. Se il futuro del lupo sarà davvero grigio è difficile pensare che il nostro sarà migliore.

Ucciso Drago, lupo con radiocollare: il bracconaggio non si ferma con le parole ma con sanzioni severe

Ucciso Drago lupo radiocollare

Ucciso Drago, lupo con radiocollare, sulla strada fra le frazioni di Prosano e Avacelli di Arcevia, nelle Marche. La sua corsa non è stata fermata, come sembrava in un primo momento, dall’impatto con un’autovettura ma dal proiettile sparato da un fucile. Ennesimo episodio di bracconaggio, anche se la maggior parte passano sotto silenzio. Quello messo in atto nei confronti dei lupi non è il bracconaggio esibizionista, quello che esalta le sue azioni, ma è quello che il più delle volte non si vede. Protetto dalle tre “S” dei bracconieri di lupi: spara, scava, sotterra.

Cani falchi tigri e trafficanti

Contro i lupi è in atto una guerra, che qualcuno presenta come una necessità per sopravvivere. Un piccolo esercito in armi composto dalla parte peggiore del mondo della caccia e dell’allevamento. Convinti che il lupo sia un concorrente con il quale non si può scendere a patti, si può solo eliminare. Un ragionamento bieco, spietato e purtroppo molto ignorante. Il frutto avvelenato di una campagna d’odio che non racconta, non spiega ma evoca solo fantasmi.

Lo spauracchio agitato è la pericolosità dei lupi, che però non hanno fatto registrare un aggressione agli uomini negli ultimi due secoli. Il lupo, nonostante questo è pericoloso, a prescindere. Perché è stato lanciato dagli elicotteri, come le truppe aviotrasportate, oppure trasportato di notte dagli ambientalisti. Solo per danneggiare i cacciatori e gli allevatori. Raccontando la più grande bugia sugli animali selvatici degli ultimi 50 anni. Perché non un solo lupo è stato liberato nel nostro paese.

Ucciso Drago, lupo con il radiocollare che indicava la sua importanza per la ricerca. Una sfida dei bracconieri a uno Stato troppo poco severo

La brutale uccisione di Drago non è un episodio isolato nella zona, ma anzi è uno dei tanti episodi, fra quelli conosciuti che hanno visto protagonisti i bracconieri marchigiani. Solo la punta di un iceberg la morte di Drago, solo la parte emersa di un fenomeno alimentato da delinquenti che pensano di poter contrastare la presenza del lupo. A fucilate, con i lacci, con i bocconi avvelenati: con qualsiasi sistema illecito che si riveli efficace. Mossi da una sfida contro lo Stato che tutela i lupi, alimentata dall’ignoranza che gli impedisce di capire l’importanza dei predatori per ogni ecosistema.

La stessa gente e la stessa ignoranza che impedisce di vedere i predatori come la cura di un territorio ammalato, il rimedio contro epidemie come quella di peste suina, alimentata proprio dalla caccia di selezione. I lupi, nonostante il bracconaggio e le persecuzioni occupano ugualmente i territori: le regole per gli animali selvatici non sono e non possono essere quelle degli uomini. La natura non è malleabile come vorrebbero certi personaggi ma è duttile e resiliente, capace di trovare strategia di sopravvivenza. Capace di occupare ogni nicchia ecologica che si libera, ogni spazio vitale che contiene le risorse trofiche necessarie.

Se così non fosse l’Italia sarebbe un paese senza cinghiali, senza nutrie, senza lupi. Animali braccati, ma resilienti e resistenti, che più sono uccisi e cacciati, legalmente o illegalmente, e più restano presenti sul territorio. Se si dovesse guardare ai risultati si dovrebbe ammettere che gli animali selvatici, nonostante tutto, vincono sempre. Perdono soltanto quando le modificazioni ambientali sono così veloci da non permettere la loro evoluzione verso nuovi equilibri. Non vengono mai sconfitti dall’uomo, se il territorio gli garantisce ambiente idoneo e risorse alimentari.

Il bracconaggio va combattuto per quello che rappresenta: un crimine contro la biodiversità messo in atto ai danni della collettività

Lo Stato ha due doveri primari quando si parla di tutela ambientale: essere un protagonista dell’educazione e dell’informazione della sua collettività e essere in grado di esercitare le necessarie tutele di un bene collettivo. Quindi deve investire molto di più nell’informare i cittadini sull’importanza del loro capitale naturale e deve avere un apparato repressivo in grado di tutelare il bene ambiente. Composito e composto da tutte forme di vita che fra loro interagiscono per costruire l’equilibrio. Il pilastro sul quale è basato un concetto funzionale di tutela della biodiversità.

In questo momento in Italia siamo carenti su entrambi i fattori: distratti e poco solerti nel comunicare e nel fare capire alle persone che il cardine è il concetto contenuto in due parole: One Health ovvero un’unica salute. Il nostro benessere, l’evitare l’arrivo di nuove pandemie, il mantenimento delle nostre risorse ambientali sono fattori fra loro legati in modo indissolubile. Troppo poco efficaci nel sanzionare chi vorrebbe usare la natura a proprio uso e consumo, bracconando, uccidendo, distruggendo l’ambiente. Uccidere un lupo costa molto poco, tanto che nessuno finirebbe mai in carcere per averlo fatto.

La fauna, per legge, costituisce patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale. Ora dovrebbe essere un bene tutelato addirittura nella Carta Costituzionale, ma questo non basta. Specie se poi non viene tradotto in pratica, con sanzioni in grado di costituire un efficace deterrente contro il bracconaggio e non soltanto. Non è più il tempo di parlare sui temi ambientali e di conservazione ma è arrivato il tempo dell’agire, senza ritardi, con provvedimenti in grado di fermare chi compie crimini.


Aggiornamento del 13/04/2022 – Drago il lupo che morì due volte (sui media)

Questa mattina ho ricevuto un messaggio di Elisa Berti, del Centro Tutela Fauna di Monte Adone che mi informava che l’ultimo lupo morto nelle Marche non poteva essere Drago. Quel lupo infatti era stato seguito dal loro centro, ma era stato ucciso nel gennaio del 2022. Non si capisce come sia successo ma giornali e associazioni avevano fatto un collage di notizie. Dando luogo a una sorte di doppia morte. La realtà è che Drago è stato ucciso da un anziano bracconiere, non a fucilate ma con dei lacci metallici.

Mentre il secondo lupo, trovato ucciso ad Arcevia, dapprima sembrava essere stato investito, ma poi è risultato essere stato ucciso a fucilate. Un fatto accaduto e scoperto ai primi di aprile. Insomma un pasticcio che non cambia la sostanza, ma che non aiuta a fornire informazioni corrette. Per questo mi sembra giusto completare l’informazione in modo corretto.

Assediati dai lupi, bambini in pericolo: il cattivo giornalismo che alimenta immotivate paure facendo pessima informazione

Assediati dai lupi bambini in pericolo
Immagine tratta dal profilo Facebook de La Stampa

Assediati dai lupi, bambini in pericolo, secondo quanto riporta La Stampa con un titolo per nulla rassicurante, tipico del giornalismo sensazionalistico. Quello che non informa ma che in compenso fa girare veloci i contatori dei click, tanto utili alla pubblicità. Un meccanismo che purtroppo non colpisce solo i piccoli giornali, ma anche testate prestigiose. Che, è bene ricordarlo, sono fra l’altro finanziate con i nostri soldi grazie alle varie leggi a favore dell’editoria. Provvedimenti sacrosanti che servono ad aiutare i giornali, ma che dovrebbero anche garantire un’informazione obiettiva.

Cani falchi tigri e trafficanti

“Ostaggi dei lupi”, come se si trattasse di una pericolosa orda barbarica calata in paese, con la volontà di minacciare la vita dei residenti. Ma i lupi sono davvero una minaccia per gli uomini? Non si direbbe considerando che da più di un secolo e mezzo non si registrano episodi di aggressione. Ma allora, ci si chiede, perché alimentare le paure invece di stimolare la convivenza con un animale utile al nostro ecosistema? La risposta è semplice quanto sgradevole: la paura del lupo sui giornali porta visualizzazioni, un po’ come avviene per la storia della starlette infedele nelle cronache rosa. Bisogna poi aggiungere che alimentare la pura non richiede competenze scientifiche, non occorre conoscere etologia e comportamento. Basta un titolo a effetto.

Così arrivano sulla stampa notizie vecchie di giorni, che costituiscono un gradito riempitivo dei piani editoriali del momento. Costano poco, impegnano ancor meno e attirano molto. Rendendo però un cattivo se non pessimo servizio non solo al lupo, ma alla verità e alla conoscenza. Quella che è alla base per creare i presupposti per una rispettosa convivenza. Trasformando dei lupi in esplorazione in un potenziale pericolo per i bambini, un po’ come nella pessima favola di Cappuccetto Rosso.

Sono davvero assediati dai lupi, con i bambini in pericolo oppure si tratta della solita esagerazione?

Guardando il video si capisce di come il piccolo branco si sia avvicinato alle case per esplorare il territorio, pronto a scappare al primo rumore. Come sempre succede con i lupi, che si guardano bene dall’avvicinarsi alle persone. Ma neanche questo atteggiamento schivo e l’assenza di aggressioni sono sufficienti per farli vedere sotto altri occhi. Eppure i lupi hanno comportamenti molto simili agli umani: hanno il senso della famiglia, si occupano del loro branco, fanno le balie per i cuccioli dei lupi dominanti, si aiutano. Nulla a che vedere con la belva sanguinaria che esiste solo nella fantasia (malata) di certi uomini.

Dobbiamo cercare di guardare gli animali selvatici, siano prede o predatori, con una visione priva di pregiudizi, neutra. Riconoscendo loro l’utile ruolo che ogni animale ha per il mantenimento dell’equilibrio. L’esatto contrario, troppo spesso, del nostro comportamento, che causa ben più danni di chi uccide solo per sopravvivere. Senza cattiveria, perché come è stato detto più volte non esistono fra gli animali buoni o cattivi, questi aggettivi rappresentano giudizi che vanno usati per gli umani, non vanno utilizzati per caratterizzare gli animali.

Quello che è certo è che i lupi rendono: in 10 ore di pubblicazione su Facebook, come si vede dalla foto, il post ha avuto 550 condivisioni e 1504 commenti. Un numero rilevante che porta a scalare l’algoritmo dei motori di ricerca e dei social, e che in più porta i lettori, se vogliono leggere l’articolo, a doversi abbonare al giornale. Un coinvolgimento sicuro del pubblico ottenuto grazie a frasi a effetto, a concetti che non trovano riscontro ma che creano un doppio beneficio: coinvolgere sia i favorevoli che i contrari. Una banale operazione di digital marketing fatta sulla pelle del lupo.

Ci vuole coraggio per fare buona informazione, in un settore drogato dai click, dove molti commentano e pochi leggono

Chi conosce un poco il mestiere, i social e le logiche che li governano non ha difficoltà a ottenere risultati, scrivendo pezzi magari di scarso spessore, ma intriganti. Non importa che siano anche veri, che contengano notizie reali e non solo frasi a effetto per scalare le posizioni. Sembra incredibile ma i pezzi più seri, che raccontano gli avvenimenti in modo reale, senza enfasi aggiunta, come si direbbe con i conservanti, sono spesso poco letti. Non interessano, non stimolano la curiosità del lettore. Che sempre più spesso legge i titoli saltando i contenuti, condividendo senza conoscere, senza riflettere sulla veridicità di ciò che condivide.

Questo comportamento è la genesi delle fake news, sul lupo, sull’orso, sull’ambiente e su tutti gli argomenti sociali. Le condivisioni frettolose alimentano le bufale, moltiplicando la loro presenza sulla rete. Molti ricorderanno solo, di quello che hanno visto sui social, che i lupi sono troppi e rappresentano un pericolo per i bambini, senza sapere se questo sia vero, senza avere spirito critico. Troveranno financo divertente pensare a un paesino di montagna tenuto sotto scacco da un branco di lupi. Come gli assediati di Fort Alamo, in un vecchio film western.

Invece il pericolo per i bambini non sono i lupi, ma gli uomini adulti. Quelli che ancora oggi raccontano favole come Cappuccetto Rosso facendole passare come notizie vere. Gettando il seme della paura e cercando di farlo crescere, come se fosse la paura il rimedio di tutti i problemi. Mentre fin troppo spesso la paura è la causa del problema e non il rimedio: non parla di convivenza, non spiega che è questa l’unica solida base sulla quale dobbiamo imparare a appoggiare i nostri progetti per il futuro.

Il futuro della nostra vita sul pianeta sarà scandito dai nostri comportamenti, che cambieranno solo se ci sarà consapevolezza

Come può crescere la consapevolezza se siamo ancora fermi al palo? Imbrigliati dai racconti basati sul lupo cattivo, sulla pericolosità del diverso, sulla supposta aggressività dei predatori? Pochi spiegano che tutte le componenti del pianeta, dai predatori ai virus, hanno una fondamentale importanza per il mantenimento dell’equilibrio. Una parola magica da mettere nel sacchetto di quelle da non dimenticare mai, come rispetto, empatia, resilienza, conoscenza, compassione e verità.

Quando difendiamo il pianeta, l’ambiente e i suoi abitanti, ricordiamoci che questo non è un gesto di altruismo. Non lo facciamo per gli altri, non lo facciamo nemmeno per i lupi. Lo dobbiamo fare per cercare di garantire un futuro a questa nostra specie, cocciuta e avida, che troppo spesso non vuole le soluzioni, ma cerca solo le scappatoie. Alle quali crede perché si informa poco, non cerca la qualità dell’informazione ma solo la rassicurazione di corto periodo. Su questo problema della nostra epoca dobbiamo lavorare, cercando di essere aggregatori di energie positive. Quelle che hanno tutte le persone che vogliono capire, vogliono essere uno dei milioni di granelli che uniti possono far esistere davvero il futuro.