Ucciso Drago, lupo con radiocollare: il bracconaggio non si ferma con le parole ma con sanzioni severe

Ucciso Drago lupo radiocollare

Ucciso Drago, lupo con radiocollare, sulla strada fra le frazioni di Prosano e Avacelli di Arcevia, nelle Marche. La sua corsa non è stata fermata, come sembrava in un primo momento, dall’impatto con un’autovettura ma dal proiettile sparato da un fucile. Ennesimo episodio di bracconaggio, anche se la maggior parte passano sotto silenzio. Quello messo in atto nei confronti dei lupi non è il bracconaggio esibizionista, quello che esalta le sue azioni, ma è quello che il più delle volte non si vede. Protetto dalle tre “S” dei bracconieri di lupi: spara, scava, sotterra.

Cani falchi tigri e trafficanti

Contro i lupi è in atto una guerra, che qualcuno presenta come una necessità per sopravvivere. Un piccolo esercito in armi composto dalla parte peggiore del mondo della caccia e dell’allevamento. Convinti che il lupo sia un concorrente con il quale non si può scendere a patti, si può solo eliminare. Un ragionamento bieco, spietato e purtroppo molto ignorante. Il frutto avvelenato di una campagna d’odio che non racconta, non spiega ma evoca solo fantasmi.

Lo spauracchio agitato è la pericolosità dei lupi, che però non hanno fatto registrare un aggressione agli uomini negli ultimi due secoli. Il lupo, nonostante questo è pericoloso, a prescindere. Perché è stato lanciato dagli elicotteri, come le truppe aviotrasportate, oppure trasportato di notte dagli ambientalisti. Solo per danneggiare i cacciatori e gli allevatori. Raccontando la più grande bugia sugli animali selvatici degli ultimi 50 anni. Perché non un solo lupo è stato liberato nel nostro paese.

Ucciso Drago, lupo con il radiocollare che indicava la sua importanza per la ricerca. Una sfida dei bracconieri a uno Stato troppo poco severo

La brutale uccisione di Drago non è un episodio isolato nella zona, ma anzi è uno dei tanti episodi, fra quelli conosciuti che hanno visto protagonisti i bracconieri marchigiani. Solo la punta di un iceberg la morte di Drago, solo la parte emersa di un fenomeno alimentato da delinquenti che pensano di poter contrastare la presenza del lupo. A fucilate, con i lacci, con i bocconi avvelenati: con qualsiasi sistema illecito che si riveli efficace. Mossi da una sfida contro lo Stato che tutela i lupi, alimentata dall’ignoranza che gli impedisce di capire l’importanza dei predatori per ogni ecosistema.

La stessa gente e la stessa ignoranza che impedisce di vedere i predatori come la cura di un territorio ammalato, il rimedio contro epidemie come quella di peste suina, alimentata proprio dalla caccia di selezione. I lupi, nonostante il bracconaggio e le persecuzioni occupano ugualmente i territori: le regole per gli animali selvatici non sono e non possono essere quelle degli uomini. La natura non è malleabile come vorrebbero certi personaggi ma è duttile e resiliente, capace di trovare strategia di sopravvivenza. Capace di occupare ogni nicchia ecologica che si libera, ogni spazio vitale che contiene le risorse trofiche necessarie.

Se così non fosse l’Italia sarebbe un paese senza cinghiali, senza nutrie, senza lupi. Animali braccati, ma resilienti e resistenti, che più sono uccisi e cacciati, legalmente o illegalmente, e più restano presenti sul territorio. Se si dovesse guardare ai risultati si dovrebbe ammettere che gli animali selvatici, nonostante tutto, vincono sempre. Perdono soltanto quando le modificazioni ambientali sono così veloci da non permettere la loro evoluzione verso nuovi equilibri. Non vengono mai sconfitti dall’uomo, se il territorio gli garantisce ambiente idoneo e risorse alimentari.

Il bracconaggio va combattuto per quello che rappresenta: un crimine contro la biodiversità messo in atto ai danni della collettività

Lo Stato ha due doveri primari quando si parla di tutela ambientale: essere un protagonista dell’educazione e dell’informazione della sua collettività e essere in grado di esercitare le necessarie tutele di un bene collettivo. Quindi deve investire molto di più nell’informare i cittadini sull’importanza del loro capitale naturale e deve avere un apparato repressivo in grado di tutelare il bene ambiente. Composito e composto da tutte forme di vita che fra loro interagiscono per costruire l’equilibrio. Il pilastro sul quale è basato un concetto funzionale di tutela della biodiversità.

In questo momento in Italia siamo carenti su entrambi i fattori: distratti e poco solerti nel comunicare e nel fare capire alle persone che il cardine è il concetto contenuto in due parole: One Health ovvero un’unica salute. Il nostro benessere, l’evitare l’arrivo di nuove pandemie, il mantenimento delle nostre risorse ambientali sono fattori fra loro legati in modo indissolubile. Troppo poco efficaci nel sanzionare chi vorrebbe usare la natura a proprio uso e consumo, bracconando, uccidendo, distruggendo l’ambiente. Uccidere un lupo costa molto poco, tanto che nessuno finirebbe mai in carcere per averlo fatto.

La fauna, per legge, costituisce patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale. Ora dovrebbe essere un bene tutelato addirittura nella Carta Costituzionale, ma questo non basta. Specie se poi non viene tradotto in pratica, con sanzioni in grado di costituire un efficace deterrente contro il bracconaggio e non soltanto. Non è più il tempo di parlare sui temi ambientali e di conservazione ma è arrivato il tempo dell’agire, senza ritardi, con provvedimenti in grado di fermare chi compie crimini.


Aggiornamento del 13/04/2022 – Drago il lupo che morì due volte (sui media)

Questa mattina ho ricevuto un messaggio di Elisa Berti, del Centro Tutela Fauna di Monte Adone che mi informava che l’ultimo lupo morto nelle Marche non poteva essere Drago. Quel lupo infatti era stato seguito dal loro centro, ma era stato ucciso nel gennaio del 2022. Non si capisce come sia successo ma giornali e associazioni avevano fatto un collage di notizie. Dando luogo a una sorte di doppia morte. La realtà è che Drago è stato ucciso da un anziano bracconiere, non a fucilate ma con dei lacci metallici.

Mentre il secondo lupo, trovato ucciso ad Arcevia, dapprima sembrava essere stato investito, ma poi è risultato essere stato ucciso a fucilate. Un fatto accaduto e scoperto ai primi di aprile. Insomma un pasticcio che non cambia la sostanza, ma che non aiuta a fornire informazioni corrette. Per questo mi sembra giusto completare l’informazione in modo corretto.

Assediati dai lupi, bambini in pericolo: il cattivo giornalismo che alimenta immotivate paure facendo pessima informazione

Assediati dai lupi bambini in pericolo
Immagine tratta dal profilo Facebook de La Stampa

Assediati dai lupi, bambini in pericolo, secondo quanto riporta La Stampa con un titolo per nulla rassicurante, tipico del giornalismo sensazionalistico. Quello che non informa ma che in compenso fa girare veloci i contatori dei click, tanto utili alla pubblicità. Un meccanismo che purtroppo non colpisce solo i piccoli giornali, ma anche testate prestigiose. Che, è bene ricordarlo, sono fra l’altro finanziate con i nostri soldi grazie alle varie leggi a favore dell’editoria. Provvedimenti sacrosanti che servono ad aiutare i giornali, ma che dovrebbero anche garantire un’informazione obiettiva.

Cani falchi tigri e trafficanti

“Ostaggi dei lupi”, come se si trattasse di una pericolosa orda barbarica calata in paese, con la volontà di minacciare la vita dei residenti. Ma i lupi sono davvero una minaccia per gli uomini? Non si direbbe considerando che da più di un secolo e mezzo non si registrano episodi di aggressione. Ma allora, ci si chiede, perché alimentare le paure invece di stimolare la convivenza con un animale utile al nostro ecosistema? La risposta è semplice quanto sgradevole: la paura del lupo sui giornali porta visualizzazioni, un po’ come avviene per la storia della starlette infedele nelle cronache rosa. Bisogna poi aggiungere che alimentare la pura non richiede competenze scientifiche, non occorre conoscere etologia e comportamento. Basta un titolo a effetto.

Così arrivano sulla stampa notizie vecchie di giorni, che costituiscono un gradito riempitivo dei piani editoriali del momento. Costano poco, impegnano ancor meno e attirano molto. Rendendo però un cattivo se non pessimo servizio non solo al lupo, ma alla verità e alla conoscenza. Quella che è alla base per creare i presupposti per una rispettosa convivenza. Trasformando dei lupi in esplorazione in un potenziale pericolo per i bambini, un po’ come nella pessima favola di Cappuccetto Rosso.

Sono davvero assediati dai lupi, con i bambini in pericolo oppure si tratta della solita esagerazione?

Guardando il video si capisce di come il piccolo branco si sia avvicinato alle case per esplorare il territorio, pronto a scappare al primo rumore. Come sempre succede con i lupi, che si guardano bene dall’avvicinarsi alle persone. Ma neanche questo atteggiamento schivo e l’assenza di aggressioni sono sufficienti per farli vedere sotto altri occhi. Eppure i lupi hanno comportamenti molto simili agli umani: hanno il senso della famiglia, si occupano del loro branco, fanno le balie per i cuccioli dei lupi dominanti, si aiutano. Nulla a che vedere con la belva sanguinaria che esiste solo nella fantasia (malata) di certi uomini.

Dobbiamo cercare di guardare gli animali selvatici, siano prede o predatori, con una visione priva di pregiudizi, neutra. Riconoscendo loro l’utile ruolo che ogni animale ha per il mantenimento dell’equilibrio. L’esatto contrario, troppo spesso, del nostro comportamento, che causa ben più danni di chi uccide solo per sopravvivere. Senza cattiveria, perché come è stato detto più volte non esistono fra gli animali buoni o cattivi, questi aggettivi rappresentano giudizi che vanno usati per gli umani, non vanno utilizzati per caratterizzare gli animali.

Quello che è certo è che i lupi rendono: in 10 ore di pubblicazione su Facebook, come si vede dalla foto, il post ha avuto 550 condivisioni e 1504 commenti. Un numero rilevante che porta a scalare l’algoritmo dei motori di ricerca e dei social, e che in più porta i lettori, se vogliono leggere l’articolo, a doversi abbonare al giornale. Un coinvolgimento sicuro del pubblico ottenuto grazie a frasi a effetto, a concetti che non trovano riscontro ma che creano un doppio beneficio: coinvolgere sia i favorevoli che i contrari. Una banale operazione di digital marketing fatta sulla pelle del lupo.

Ci vuole coraggio per fare buona informazione, in un settore drogato dai click, dove molti commentano e pochi leggono

Chi conosce un poco il mestiere, i social e le logiche che li governano non ha difficoltà a ottenere risultati, scrivendo pezzi magari di scarso spessore, ma intriganti. Non importa che siano anche veri, che contengano notizie reali e non solo frasi a effetto per scalare le posizioni. Sembra incredibile ma i pezzi più seri, che raccontano gli avvenimenti in modo reale, senza enfasi aggiunta, come si direbbe con i conservanti, sono spesso poco letti. Non interessano, non stimolano la curiosità del lettore. Che sempre più spesso legge i titoli saltando i contenuti, condividendo senza conoscere, senza riflettere sulla veridicità di ciò che condivide.

Questo comportamento è la genesi delle fake news, sul lupo, sull’orso, sull’ambiente e su tutti gli argomenti sociali. Le condivisioni frettolose alimentano le bufale, moltiplicando la loro presenza sulla rete. Molti ricorderanno solo, di quello che hanno visto sui social, che i lupi sono troppi e rappresentano un pericolo per i bambini, senza sapere se questo sia vero, senza avere spirito critico. Troveranno financo divertente pensare a un paesino di montagna tenuto sotto scacco da un branco di lupi. Come gli assediati di Fort Alamo, in un vecchio film western.

Invece il pericolo per i bambini non sono i lupi, ma gli uomini adulti. Quelli che ancora oggi raccontano favole come Cappuccetto Rosso facendole passare come notizie vere. Gettando il seme della paura e cercando di farlo crescere, come se fosse la paura il rimedio di tutti i problemi. Mentre fin troppo spesso la paura è la causa del problema e non il rimedio: non parla di convivenza, non spiega che è questa l’unica solida base sulla quale dobbiamo imparare a appoggiare i nostri progetti per il futuro.

Il futuro della nostra vita sul pianeta sarà scandito dai nostri comportamenti, che cambieranno solo se ci sarà consapevolezza

Come può crescere la consapevolezza se siamo ancora fermi al palo? Imbrigliati dai racconti basati sul lupo cattivo, sulla pericolosità del diverso, sulla supposta aggressività dei predatori? Pochi spiegano che tutte le componenti del pianeta, dai predatori ai virus, hanno una fondamentale importanza per il mantenimento dell’equilibrio. Una parola magica da mettere nel sacchetto di quelle da non dimenticare mai, come rispetto, empatia, resilienza, conoscenza, compassione e verità.

Quando difendiamo il pianeta, l’ambiente e i suoi abitanti, ricordiamoci che questo non è un gesto di altruismo. Non lo facciamo per gli altri, non lo facciamo nemmeno per i lupi. Lo dobbiamo fare per cercare di garantire un futuro a questa nostra specie, cocciuta e avida, che troppo spesso non vuole le soluzioni, ma cerca solo le scappatoie. Alle quali crede perché si informa poco, non cerca la qualità dell’informazione ma solo la rassicurazione di corto periodo. Su questo problema della nostra epoca dobbiamo lavorare, cercando di essere aggregatori di energie positive. Quelle che hanno tutte le persone che vogliono capire, vogliono essere uno dei milioni di granelli che uniti possono far esistere davvero il futuro.

Ucciso lupo a Villetta Barrea, in pieno Parco d’Abruzzo: sono i risultati delle campagne d’odio contro questi animali

Ucciso lupo Villetta Barrea
Il cadavere del lupo trovato ucciso a Villetta Barrea – Foto gentilmente fornita dal PMALM

Ucciso un lupo a Villetta Barrea, un episodio gravissimo. Probabile frutto delle campagne di odio contro i lupi che con sempre maggior frequenza appaiono sui media locali e nazionali. Episodi di bracconaggio contro i lupi non avvenivano da moltissimi anni all’interno del Parco d’Abruzzo Lazio e Molise. Per questo l’uccisione del lupo è vista come un episodio particolarmente odioso e grave. Considerando la tolleranza e l’abitudine a dividere il territorio con gli animali selvatici che sono tipici della gente che vive dentro i confini del parco.

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Da una prima sommaria ricognizione effettuata dal veterinario del Parco, Leonardo Gentile, il lupo sembrerebbe essere stato colpito da diversi colpi di arma da fuoco. Le spoglie dell’animale ucciso sono state messe sotto sequestro e inviate alla sezione di Avezzano dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per l’Abruzzo e il Molise. Occorrerà infatti l’accertamento definitivo delle cause della morte, per poter acquisire certezze e prove.

Villetta Barrea è uno dei comuni centrali e più noti del Parco. Il rinvenimento delle spoglie dell’animale è avvenuto poco al di fuori del centro abitato. Gli investigatori non hanno ancora chiarito se il lupo sia stato ucciso sul luogo dove è stato ritrovato, oppure sia stato abbandonato lì in un secondo momento. Se così fosse si potrebbe leggere nel gesto la volontà di lanciare un messaggio al Parco. Questo episodio potrebbe essere il frutto avvelenato delle campagne anti lupo in atto in questo periodo. Messe in atto durante il censimento, che dovrebbe fornire stime sulla consistenza dei lupi in Italia. Dati che qualcuno vorrebbe usare per dare il via agli abbattimenti selettivi.

Il lupo ucciso a Villetta Barrea è davvero un brutto segnale, secondo il direttore del Parco Luciano Sammarone

Se dovesse essere confermata la morte per colpi di arma da fuoco sarebbe un fatto gravissimo” afferma il direttore del Parco Luciano Sammarone. Che continua dicendo che un fatto come questo “non accadeva da moltissimi anni e che ovviamente va condannato in tutta la sua gravità. Ad aggravare il tutto c’è la considerazione che l’episodio si è verificato in un territorio in cui non ci sono conflitti tra allevatori e grandi carnivori. Dove vengono indennizzati danni da qualunque tipo di fauna e dove può essere considerato molto buono anche il rapporto col mondo venatorio.

In effetti stupisce che in un contesto come quello dell’area protetta possa essere accaduto questo episodio di bracconaggio. Il Parco, da sempre, è molto attento ai rapporti con le comunità locali che sono consapevoli del valore che hanno gli animali selvatici per il territorio. Una risorsa che porta turismo, come ha dimostrato anche l’estate appena trascorsa, dove in tantissimi hanno affollato il territorio del parco.

Ora bisogna attendere che le indagini in corso possano fornire qualche risultato utile per l’identificazione dei responsabili. Il delitto perfetto non esiste e in questi episodi sono molte le tracce che si possono rinvenire. In particolar modo se il cadavere del lupo fosse stato portato li in seguito alla sua morte. Maneggiarlo e trasportarlo potrebbe aver fatto lasciare tracce al responsabile. La scena del rinvenimento, correttamente analizzata, potrebbe fornire ulteriori indizi.

La medicina veterinaria forense sarà di grande aiuto per arrivare a identificare il colpevole dell’uccisione del lupo

Occorrerà aspettare i dati della necroscopia che sarà compiuta, nei prossimi giorni, sul lupo ucciso. Sperando che i veterinari forensi riescano a trovare indizi utili per poter attivare le indagini messe in atto per risalire al colpevole. Carabinieri Forestali e Guardie del Parco faranno quanto in loro potere per assicurare il responsabile alla giustizia. Occorre però che cessino si media queste campagne che dipingono i lupi come animali sanguinari e pericolosi. Facendo nascere, nella testa malata di qualcuno, l’idea che ucciderli possa essere considerato un atto di coraggio.

Fortunatamente anche fra gli allevatori si stanno registrando prese di posizione a favore della presenza del lupo. Riconoscendo il grande valore di questo animale, come regolatore delle popolazioni di ungulati che rappresentano le prede principali. Le prese di posizione a favore del lupo restano ancora isolate, rappresentando però un segno importante.

Allevatori illuminati che rappresentano l’avanguardia di una visione diversa e più rispettosa. Considerando ambiente e territorio come luoghi di condivisione fra uomo e animali. Riconoscendo che esistono modi efficaci per difendersi dalle predazioni occasionali. Un cambio di visione: i tempi sono cambiati, rispetto al secolo scorso quando i predatori venivano considerati come animali nocivi. Questo grazie alle conoscenze sviluppate sull’etologia dei predatori e sulla loro importanza nella catena alimentare.

Lupo impiccato da bracconieri nel Parco del Gargano: una sfida allo Stato compiuta con metodi malavitosi

Lupo impiccato da bracconieri

Lupo impiccato da bracconieri e lasciato penzolare da un albero, nel Parco del Gargano. Un’immagine atroce che non si può pubblicare, per non dare ulteriore visibilità agli autori di questo gesto criminale. Un’azione che sembra fatta per intimidire, per sfidare le istituzioni in un territorio dove il lupo non viene visto solo come una pestilenza. Ma anche come una preziosa risorsa secondo gli stessi allevatori, come avviene nel Parco nazionale dell’Alta Murgia.

cani falchi tigri e trafficanti

In questo periodo si stanno moltiplicando le uccisioni di lupi e gli allarmi lanciati dai media, per quella che viene indicata come una presenza pericolosa. Capace di mettere in pericolo non solo l’allevamento ma anche l’incolumità delle persone. Una girandola di notizie e di informazioni che sarebbero smentite dai dati degli esperti, che però non trovano posto con la stessa frequenza sui media. Che preferiscono cercare click con titoli a effetto, accontentando spesso i politici di riferimento o le associazioni di categoria.

Una narrazione, falsa e esagerata, che va avanti da anni, facendo presa sull’opinione pubblica meno informata sui temi naturalistici. Quella che ancora crede che i lupi e le vipere siano state lanciate dagli ambientalisti con gli elicotteri. Una falsità assoluta che oramai si è trasformata in una credenza diffusa. Dimostrando quanto possa essere pericoloso condividere informazioni sui social senza verificarne la veridicità.

Il lupo impiccato dai bracconieri è la conseguenza della disinformazione e del senso di impunità

Chi da anni si occupa di predatori, come ad esempio il dottor Rosario Fico, racconta esperienze completamente diverse. Potendo vedere il problema a tutto tondo come responsabile del Centro di Referenza Nazionale di Medicina Veterinaria Forense. Così, dati alla mano, si dimostra quanto le predazioni sugli animali d’allevamento siano poca cosa. Spesso ingigantite dagli interessi degli allevatori legati alla ricezione degli indennizzi. Una giostra alimentata dal denaro, dal consenso elettorale e dal mondo della caccia. Che da sempre vorrebbe un paese invaso dai cinghiali ma senza lupi. Eppure la realtà è molto diversa e non desta allarme, come si può capire guardando questo video.

Da tempo, poi, si è in attesa di un inasprimento delle pene per chi compie atti di bracconaggio, ma sembra sempre che il traguardo si sposti ogni giorno. Promesse non mantenute dalla politica, che è sempre in bilico fra tutela della natura e interessi elettorali. In un paese che viene chiamato alle urne o cambia governo con una velocità disarmante, incomprensibile per i cittadini. Che però sono gli elettori di quella classe politica che sembra rappresentarli sempre meno.

Per identificare i responsabili occorre che le scene del crimine non siano contaminate da chi rinviene gli animali uccisi

Bisogna sapere che molte volte l’impossibilità di identificare i responsabili deriva dall’inquinamento della scena del crimine. Che porta a perdere, per sempre, prove importanti e indispensabili, ad esempio per l’individuazione del DNA. La miglior operazione che deve essere fatta dalle persone non qualificate è quella di fare, stando a distanza, una serie di riprese fotografiche. Prima di ogni altra cosa: i rilievi sono spesso lo strumento principale per cristallizzare lo stato dei luoghi e preservarlo come si trova.

Successivamente, senza toccare nulla, tantomeno il corpo dell’animale, bisogna chiedere l’intervento dei Carabinieri Forestali, dei Guardiaparco o comunque di personale specializzato. In grado di raccogliere indizi (impronte digitali, ma anche di scarpe o di pneumatici, mozziconi, bossoli e qualunque altro materiale presente), che potranno poi essere oggetto di analisi. La medicina veterinaria forense opera a livello di quella umana ed è in grado di trasformare particolari apparentemente insignificanti in prove. Indispensabili per individuare il criminale e provare le sue responsabilità.

A patto che chi rinviene il cadavere dell’animale non alteri il luogo del ritrovamento, calpestando o distruggendo le tracce, toccando il cadavere dell’animale, specie a mani nude (anche per evitare rischi sanitari). L’ingresso nella scena del crimine è una tecnica di polizia giudiziaria fondamentale per il reperimento degli indizi che possono poi portare a identificare i responsabili. Per questo è di fondamentale importanza che la curiosità del rinvenitore non crei un danno irreparabile.

Bracconaggio e investimenti stradali sono le principali cause di morte del lupo

principali cause morte lupo

Le principali cause di morte del lupo sembrano proprio essere il bracconaggio e gli investimenti stradali. In questo modo ogni anno perdono la vita molti di questi predatori e i numeri sono solo parziali. Considerano che in molti casi i lupi uccisi con fucili o veleno sono fatti sparire prima di essere segnalati. Per paura delle conseguenze penali di un gesto criminale, che seppur ancora troppo lievi rappresentano un motivo per occultare le tracce del crimine.

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Eppure sulla stampa arrivano principalmente le notizie allarmistiche sui lupi. Principalmente quelle che parlano di predazioni, dipingendoli come animali pericolosi e sanguinari, calcando sempre l’accento sul fatto che siano troppi. Una convinzione che costituisce solo una parte, senza fondamenti scientifici, della leggenda costruita sul lupo. Gli animali selvatici sono in equilibrio con l’ambiente che li ospita e se esistono squilibri questi sono causati dall’uomo. Parlare di troppi lupi quando vi è una sovrabbondanza di prede è quindi una sciocchezza.

In poco più di dieci anni, secondo i dati raccolti dal Centro Grandi Carnivori del Piemonte sono stati rinvenuti entro i confini regionali ben 256 lupi morti. E nel solo 2020 ne sono stati rinvenuti 48, con cause di morte prevalenti accertate (alcune sono ancora da determinare) dovute a investimenti e bracconaggio. Con solo due morti certe dovute a aggressioni intraspecifiche. Un numero ufficiale che rileva la morte di quasi un lupo a settimana nel solo Piemonte.

Le principali cause di morte del lupo sono comunque riferibili a motivazioni legate ad attività umane

Gli attacchi dei lupi agli animali d’allevamento si sono verificati, nella stragrande maggioranza dei casi, su quelli lasciati incustoditi al pascolo o custoditi in ricoveri notturni inadeguati. Senza strumenti di protezione, come i recinti elettrici, o l’impiego di cani da guardiania. Secondo la stessa Regione Veneto, una delle più problematiche per quanto riguarda la convivenza con i lupi, questi casi rappresentano la maggioranza. Con un 79% di predazioni avvenute su animali incustoditi, come rileva ufficialmente la regione.

Quindi, traducendo il dato in una valutazione complessiva sull’operato degli allevatori, una situazione causata da un comportamento non responsabile. Motivato in parte dalla consapevolezza degli indennizzi, che arrivano anche quando gli animali sono incustoditi. Una scelta che deve essere considerata accettabile solo guardandola come uno strumento di convivenza con il lupo. Considerando che i costi sono pagati dalla collettività, che non dovrebbe essere caricata di quelli causati da un comportamento non responsabile tenuto dagli allevatori.

Nonostante questo, e nonostante la presenza di allevatori responsabili che valutano positivamente la presenza del lupo, gli episodi di bracconaggio non sembrano diminuire. Pur nell’impossibilità di determinarne con certezza l’entità, a causa del lato oscuro del fenomeno. Unitamente agli investimenti stradali, e in qualche caso ferroviari, che sono la principale causa di morte ufficiale. Una mortalità provocata dalla quasi totale assenza di corridoi faunistici che possano garantire il libero movimento degli animali.

E’ importante diffondere informazioni corrette sui predatori, per non contribuire ad alimentare paure ingiustificate

I media hanno una responsabilità molto grande nell’orientare delle valutazioni dell’opinione pubblica, che spesso poco conosce sulla vita degli animali selvatici. E di conseguenza si fida delle informazioni che trova sulla stampa, senza cercare di avere una valutazione critica sui fatti raccontati. In questo modo, banalmente, un cinghiale sbranato da un lupo diventa un evento su cui spendere fiumi di parole, travisando un’azione naturale, del tutto normale. Contribuendo a creare paura anche in quanti un lupo non lo vedranno mai.

D’altro canto bisogna anche rilevare che molto spesso, specie sui social, si parla dei lupi come se fossero creature uscite da un cartone animato disneyano. Suscitando, giustamente, critiche e ilarità da parte di chi è abituato ad approcciarsi alla fauna con uno spirito più scientifico. Dove preda e predatore svolgono ruoli importantissimi pur nella crudezza della realtà, che non rappresenta mai una scena per anime sensibili. Specie per la nostra specie che in prevalenza si è trasformata in un predatore da supermarket, che non vuole vedere gli orrori che avvengono ogni giorno nei macelli.

Bisogna cercare di essere obiettivi, di raccontare la realtà, se si vuole rendere un servizio alla conservazione della natura. Che dipende anche dalla presenza dei predatori, che devono o dovrebbero restare nelle aree naturali e non in quelle urbane. Dove però sono attirati dai comportamenti sbagliati degli uomini, che con una cattiva gestione dei rifiuti e delle carcasse degli allevamenti sono le cause principali del loro avvicinamento.

La convivenza è possibile, specie se si iniziasse a parlare di condivisione dei territori e non di uso esclusivo per le attività umane

La pandemia di Covid-19 ci avrebbe dovuto far comprendere, con molta chiarezza, che la nostra sicurezza sanitaria dipende dalla nostra capacità di condividere. Che significa suddividere le aree, rispettare le necessità della fauna e gli spazi necessari alla sua vita, considerando che per essere vitale e in equilibrio l’ambiente deve contenere la massima biodiversità possibile. Questo comporta, per contro, che ogni innalzamento dell’asticella verso il profitto economico, che comporti la frattura di questo equilibrio, ci espone a rischi concreti, tanto previsti quanto ignorati.

Il lupo era scomparso da buona parte del paese e questo aveva fatto profondamente modificare i sistemi di allevamento degli animali al pascolo. Che senza il predatore potevano essere lasciati incustoditi, contenendo i costi e massimizzando i profitti. Accettando i danni derivanti da una gestione certo non oculata, come una tassa da pagare sul vantaggio di non dover vigilare su greggi e mandrie. Che erano soggette a furti, incidenti e perdite causate dai repentini cambiamenti metereologici, ma non al lupo. Che ora viene visto come il principale nemico, insieme all’orso, della tranquillità degli allevatori.

Su questo fuoco che si è acceso con il ritorno del lupo hanno gettato benzina i cacciatori, che hanno sempre visto tutti i predatori come antagonisti della loro attività. I lupi predano principalmente cervi, caprioli e cinghiali tutte specie cacciabili che se fossero tenute sotto controllo numerico dai lupi potrebbero cambiare molte convinzioni. Come quella che vede i cacciatori come unico perno su cui far ruotare la gestione faunistica. Un errore grossolano, accettato come un dogma di fede per troppo tempo.