Tempi cupi per i lupi, stretti fra bracconaggio e abbattimenti con la certezza di un declassamento alle porte che darà il via libera agli abbattimenti. Provvedimenti che, come scritto più volte, non risolvono e non accontentano nemmeno quelli che li hanno invocati a gran voce. Sulla pelle dei lupi si combatte una battaglia ideologica, politica e elettorale che nulla ha a che vedere con scienza e conoscenza. Allevatori e cacciatori strepitano, vogliono gli abbattimenti dei lupi, e la politica li accontenta perché sono categorie "protette", ma solo dal tornaconto elettorale.
Sono tempi cupi per i lupi ma non solo per loro: avanza l'ignoranza naturalistica e l'idea che gli uomini possano gestire gli equilibri naturali
Gli studi scientifici dimostrano che gli abbattimenti non risolvono, anzi peggiorano la situazione delle predazioni sugli animali. La destrutturazione dei branchi crea difficoltà ai lupi, che molto spesso anzichè continuare a rivolgere le loro attenzioni sugli ungulati selvatici si vedranno costretti a rivolgere lo sguardo verso prede più facili, meno combattive. Per queste ragioni è dimostrato che le misure di protezione degli animali domestici, come reti e recinzioni elettriche e cani da guardiania, sono molto più efficaci degli abbattimenti.
La realtà è che non ci si vuole sedere a un tavolo per affrontare in modo equilibrato una questione che va affrontata in tutta la sua complessità, ma si preferisce prendere scorciatoie. Iniziamo a abbattere un po' di lupi, diamo qualche vittima sacrificale al vociante popolo dei cacciallevatori e raccogliamo il compenso della concessione, calcolato come consenso elettorale. Forse su questo terreno sarebbe auspicabile anche un cambio di strategia di quanti il lupo lo difendono, che dovrebbero accettare il fatto che mantenere la posizione "il lupo non si tocca" impedisce un ragionamento collettivo, necessario quando non si hanno i numeri per vincere una guerra a tavolino.
Un ragionamento strategico corroborato dai fatti, considerando che, nonostante le proteste, le modifiche legislative per arrivare agli abbattimenti dei lupi hanno imboccato corsie preferenziali che si sono aperte nonostante tutto. Per vincere le battaglie non può essere sufficiente né credere di essere dalla parte giusta della storia, nè pensare di avere il sostegno popolare. Specie su temi sui quali far crescere allarmi e paure è un gioco da ragazzi, che richiede poca abilità e molta spegiudicatezza.
La crescita delle conoscenze naturalistiche è fondamentale per la formazione di un'opinione pubblica informata
Per arrivare a misure di protezione efficaci è necessario che nella collettività si formi una componente ampia di favorevoli, costituita da persone informate. Occorre passare dall'affermazione "amo il lupo e per questo lo difendo" al concetto articolato "conosco l'importanza del lupo come predatore apicale e bioregolatore e per questo lo difendo". La crescita della consapevolezza, rispetto al prevalere di un'emotività spesso disinformata potrebbe cambiare, e molto, le sorti di una battaglia che così appare come già persa. Per affermare la coesistenza non servono legioni di emotivi amanti del predatore, ma schiere di cittadini consapevoli che sappiano di cosa stanno parlando.
Uccisa da una fucilata la lupa Ventura, ma per gli inquirenti si tratta di un caso di legittima difesa. I fatti risalgono ai primi giorni di ottobre, quando la lupa viene rinvenuta morta. In circostanze che hanno versioni discordanti, secondo quanto appare sui siti di informazione. La cosa che desta più stupore, comunque, non solo soltanto le motivazioni ma anche le tempistiche. Che hanno portato il caso a essere archiviato come un episodio di legittima difesa, a pochissime settimane dai fatti che hanno portato alla morte della lupa.
Senza nulla togliere agli inquirenti e senza entrare in fatti che al momento non si conoscono nei dettagli, certo la velocità di risoluzione di quest'indagine diventerà un caso di scuola. Il fatto sembra essere accaduto nella notte fra il 3 e il 4 di ottobre e, in meno di un mese, il Procuratore di Savona ha chiesto l'archiviazione, letto il rapporto dei Carabinieri Forestali. Richiesta subito approvata da parte del GIP, che ha disposto il non luogo a procedere. Lo sparatore ha dichiarato di aver ucciso la lupa richiamato dalle urla della moglie, che stava portando a passeggio il cane. Ma ha anche dichiarato altre cose che vedremo.
Uccisa da una fucilata la lupa Ventura, ma leggendo le cronache la confusione regna sovrana
Se voleste comprendere cosa sia davvero successo e in che arco temporale sia realmente accaduta l'uccisione della lupa sappiate che più cercheretete e meno capirete. Le date si spostano, il tempo si dilata, i fatti sembrano soggetti all'effetto Fata Morgana, creando miraggi. Unica certezza è che Ventura, lupa munita di radiocollare il 9 febbraio 2023 da tecnici del WAC, è stata abbattuta. Insieme a quella che in una manciata di settimane il caso sia stato dichiarato chiuso, con una velocità inusuale per chi conosce le tempistiche giudiziarie dello stivale. Può essere stata davvero legittima difesa? Potrebbe essere, però certo alcuni particolari fanno pensar male.
Le cronache locali hanno riportato una presunta confidenza dell’animale, che non trova alcun riscontro nei dati ottenuti col monitoraggio: sul totale dei dati raccolti (1194 fix), solo il 4% (43 fix) risultano essere in prossimità di aree antropizzate, e si tratta sempre di passaggi in ore notturne o crepuscolari.
Nella zona di Sassello, i tecnici di Regione Liguria stanno monitorando la situazione, per capire se ci sono effettivamente altri lupi che frequentano la zona urbana o che mostrano comportamenti anomali.
Ventura era confidente e si avvicinava davvero alle abitazioni? Se viveva in un branco stabile, in grado di cacciare, perché attaccava un cane, escludendo quasi certamente che il motivo fosse la fame? I dati del radiocollare saranno in grado di ricostruire la storia di Ventura. Da quel che si legge fra le righe di un articolo pubblicato su LIFE WOLFALPS EU qualche dubbio sembrano nutrirlo anche i tecnici. Gli unici come sempre pieni di certezze sono i cacciatori, che cavalcano la legittima difesa come se non ci fossero dubbi di sorta. Specie dopo l'archiviazione lampo.
Chi ha ucciso la lupa Ventura per "legittima difesa" ha spostato il corpo e solo la mattina dopo ha avvisato i Carabinieri
Il fatto importante, omesso da molte cronache, è quello che rivela il fatto che lo sparatore fosse talmente spaventato dal rischio corso da caricare il lupo morto in auto. E di trasportarlo dalla Liguria al Piemonte, proprio come si legge in un articolo pubblicato su Big Hunter, da cui è tratta questa citazione:
"Tizio è un cittadino sassellese che tutti conoscono e vive in una cascina in mezzo alla campagna. Due mesi fa, intorno alla mezzanotte, è stato richiamato dalle grida della moglie che si trovava sotto casa e teneva in braccio il loro cane perché aveva davanti un lupo; tizio imbracció il fucile e abbatté il predatore. Preso dal panico trasportó il lupo altrove ma tornato a casa passó insonne la notte e la mattina seguente, decise di andare dai Carabinieri a denunciare l’accaduto."
La domanda sorge spontanea: sarà stata la coscienza o la notte avrà fatto pensare allo sparatore che il radiocollare avesse registrato tutto? Permettendo ai tecnici di ripercorrere a ritroso il percorso di Ventura dal luogo dove era stata trasportata a quello dove era stata abbattuta. Scienza contro coscienza? Un comportamento grave, che se avessere riguardato un essere umano avrebbe comportato serie conseguenze, anche in caso di legittima difesa. Meritevole forse di maggiori approfondimenti che portano a rendere questa velocissima archiviazione sempre più incredibile. Non è per dubitare della magistratura ma il livello di stupore resta certamente alto.
Troppe cose restano in sospeso nella morte della lupa e una fra tutte è capire chi è il responsabile del fatto
Un ulteriore tassello di dubbio in questo turbine di notizie diverse, inconferenti, è che manca ogni notizia sullo sparatore. Un fatto di questo genere attirasempre curiosi e giornalisti, stimola ricerche, alimenta polemiche talvolota di pessimo gusto. Eppure nonostante sia avvenuto in una piccola frazione isolata non si trovano nemmeno le iniziali del responsabile. Certo non per metterlo alla gogna, ma come mai tanta segretezza? Insomma una vicenda dai contorni non definiti, con percorsi che andrebbero chiariti. Per non alimentare inutili paure, ma anche azioni emulative nell'illusione che basti raccontare di una presunta aggressione per rendere lecito l'abbattimento di un lupo.
Con un clima d'odio come quello che stiamo vivendo in questo periodo i predatori sono sempre nel mirino, e non soltanto per metafora. Sarebbe tempo di ristabilire confini, di creare e veicolare informazione realistica. La conoscenza è l'unica arma in grado di contrastare l'ignoranza e i pregiudizi. Non solo verso i lupi, ma nei confronti di tutto quello che temiamo perché in effetti non conosciamo.
Le motivazioni della caccia ai lupi sono sempre le stesse: entrano in contrasto con gli interessi di allevatori e cacciatori. Questi ultimi molto potenti negli Stati Uniti anche grazie al supporto dei produttori di armi. Il giudice che ha adottato questa decisione ha affermato che esistevano seri rischi per la popolazione dei lupi. Scampati all'estinzione proprio grazie alle misure di protezione. Una situazione molto simile a quella italiana, dove la ripresa della popolazione dei lupi, oramai ridotta al lumicino, ha coinciso con misure di tutela.
La realtà è che il lupo è un animale molto adattabile, resiliente, capace di grandi spostamenti sul territorio ma incapace di resistere alla pressione venatoria e al bracconaggio. Basti pensare a che cosa è accaduto nei primi anni del secolo scorso dove un'intensa persecuzione, avvenuta con ogni mezzo, aveva portato allo sterminio. Per ogni lupo morto veniva pagato un premio ai cosiddetti "lupari", cacciatori che sbarcavano il lunario uccidendo predatori.
I lupi grigi tornano protetti, anche se l'amministrazione Biden si è schierata per far continuare la caccia
La situazione americana può essere presa come esempio di quanto determinate decisioni seguano più la politica che la scienza. La tutela ambientale passa anche attraverso i superpredatori come il lupo e già questo dovrebbe essere sufficiente per proteggerli. Gli attacchi dei lupi al bestiame pesano molto ma molto meno rispetto ai vantaggi che derivano dalla loro presenza. Eppure nel nostro paese, dove sono così evidenti i danni causati dalla caccia e dalle persecuzione dei predatori, continuano a levarsi richieste di aprire la caccia.
Ma non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire, di chi non si piega nemmeno di fronte alle spiegazioni date da esperti qualificati. Persone che non solo studiano il comportamento, ma valutano le positività che i predatori sono in grado di garantire all'equilibrio ambientale. Quando il mondo naturale è in equilibrio si creano le condizioni per aumentare la sua resilienza e per diminuire i rischi, anche sanitari, per l'uomo. Per questo è così importante far accettare il concetto di condivisione ambientale, che rappresenta l'esatto opposto di quanti vorrebbero vedere l'uomo padrone di tutto.
La tutela ambientale non deve essere soltanto un principio inserito in Costituzione, ma deve diventare una realtà culturale ben compresa
Occorre che la politica smetta di inseguire il consenso degli elettori e si occupi di amministrare il paese e il suo capitale naturale secondo coscienza, senza seguire la convenienza. Per farlo occorre anche iniziare un percorso culturale diverso, coerente con i principi di tutela dell'ambiente e, di conseguenza, di protezione del futuro delle future generazioni.
Abbiamo bisogno di uomini e donne coraggiose, coerenti, che antepongano ai loro interessi le necessità della collettività. Siamo già in ritardo, è stato già perso molto, troppo tempo e stiamo spesso percorrendo strade sbagliate. Ci sono argomenti che sarebbe auspicabile divenissero unitari, trasversali a tutte le forze politiche e la tutela dell'ambiente devono venire prima di ogni altro interesse. Una scelta che, al contrario di quanto affermano molti, contribuirebbe a far crescere la ricchezza dell'Italia e dell'intera Europa.
Costerebbe meno indennizzare i danni causati dagli animali selvatici di quanto costi, in modo strisciante, il dissesto della nostra politica ambientale. Spesso pensata e realizzata da persone prive di conoscenze e competenze, che non ascoltano i tecnici ma soltanto i sondaggi. Capaci di riproporre opere come il Ponte sullo Stretto, devastante sotto il profilo ambientale, oppure il nucleare pulito, che allo stato esiste solo nella fantasia di chi lo teorizza.
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