Orsi detenuti a Casteller: arrivano Le Iene e realizzano un lungo servizio, ma succederà qualcosa?

Orsi detenuti a Casteller

Gli orsi detenuti a Casteller in condizioni di maltrattamento sono al centro di un servizio de Le Iene che racconta una realtà nota ma incredibile. Paragonandola con quanto avviene nel Parco d’Abruzzo Lazio e Molise, dove non sono stati registrati incidenti e non risultano catturati o abbattuti orsi. Sono tante, invece, le cose che non hanno funzionato nella realizzazione del progetto di reintroduzione. Che ha coinvolto amministratori di differenti colori politici nel corso di svariati anni. Pare che nessuno le voglia risolvere, sperando in un oblio che non scenderà mai. Grazie anche a servizi come quello realizzato dal noto programma televisivo e all’impegno di molti attivisti.

Cani falchi tigri e trafficanti

Dal punto di vista politico la gestione di questo progetto è stata un fallimento. Per non aver assolto agli impegni presi in materia di formazione e divulgazione e per non avere mai creato quei corridoi faunistici che avrebbero consentito la dispersione degli animali. In questo modo la popolazione trentina degli orsi, che doveva ripopolare l’intero arco alpino, secondo le previsioni del LIFE, è rimasta imprigionata. Un problema che in futuro potrà solo ingigantirsi, con le prevedibili conseguenze visto che già si parla di abbattimenti, come alternativa alla captivazione.

Ma guardate il video del servizio de Le Iene postato sulla pagina Facebook del gruppo “Convivere con orsi e lupi si può?”

L’amministrazione sta spendendo più soldi pubblici per tenere gli orsi detenuti a Casteller che per rifondere i danni causati

In questa situazione paradossale, in cui il costante maltrattamento subito dagli animali sembra non avere conseguenze. la PAT sta spendendo molti soldi per la Guantanamo degli orsi. Ben più di quelli impegnati per la rifusione dei danni agli allevatori che hanno subito qualche danneggiamento o predazione. Nonostante servizi sui giornali di tutta Europa, interventi di associazioni e inchieste televisive le certezze al momento sono solo due: la Provincia non arretra e la Procura non avanza.

Uniche notizie di rilievo sono le offerte di luoghi alternativi dove custodire gli orsi imprigionati a Casteller. Su questo fronte si è mossa anche l’associazione presieduta da Brigitte Bardot che ha dato la sua disponibilità a trasferire gli animali in un centro al di fuori dei confini nazionali. Proposte sulla quali l’amministrazione provinciale si è dimostrata possibilista, ma che non piacciono al fronte che vorrebbe vedere tornare liberi almeno gli orsi di più recente cattura.

La realtà è che la cattività per un orso è sempre una condizione afflittiva, in quanto questi animali sono abituati a occupare territori molto vasti. Arrivando a percorrere anche 40 chilometri in una sola notte. Per questo i centri, che potrebbero essere visti positivamente per orsi abituati alla cattività, provenendo magari da circhi e zoo, vengono invece osteggiati dalla maggioranza delle associazioni. Che non li ritengono idonei a garantire il benessere dei plantigradi.

Ci sono purtroppo poche possibilità che gli orsi possano tornare liberi e questa è una realtà da affrontare

Mai dire mai, sostiene qualcuno, ma liberazione di M49 e M57 pare, allo stato delle cose, decisamente improbabile. Salvo che non ci sia un imprevisto quanto improbabile intervento della magistratura, che renda improvvisamente percorribile questa strada. Ma le previsioni fosche purtroppo non si possono limitare soltanto ai tre prigionieri del centro di Casteller, perché con la primavera alle porte gli orsi riprenderanno il loro vagare. Terminato il letargo anche la loro vita riprende e le orse avranno con loro i nuovi cuccioli. Verso i quali si dimostrano molto protettive come tutte le femmine di orso, temendo aggressioni dai maschi.

Cosa succederà ancora e quale sarà questa volta la reazione della Provincia in caso di incontri troppo ravvicinati? Maurizio Fugatti e Giulia Zanotelli hanno già messo nero su bianco che gli orsi problematici potranno anche essere uccisi. Una scelta che potrebbe diventare prioritaria, considerando che l’attuale centro di detenzione non ha certamente posti liberi. Scelta che potrebbe essere adottata anche per calcolo politico: gli amministratori potrebbero decidere che la decisione di abbattere un orso possa causare minori danni, rispetto allo stillicidio di proteste che sta causando la loro prigionia.

Sarebbe necessario, invece, attuare le condizioni previste dal progetto LIFE e pensare a come realizzare rapidamente i corridoi faunistici, che consentirebbero la dispersione degli orsi su un territorio più vasto. Altra priorità non rinviabile è quella della collocazione ovunque dei cassonetti anti orso per i rifiuti. Per impedire che la loro cattiva gestione diventi un’attrattiva per gli animali e incrementi il rischio di incontri indesiderati con gli umani. Attività queste che la PAT non ha mai realizzato in precedenza, rendendosi non solo inadempiente rispetto al progetto, ma anche responsabile moralmente, e non solo, dei possibili eventi dannosi.

I corridoi faunistici sono indispensabili per consentire spostamenti sicuri di animali e uomini

corridoi faunistici sono indispensabili
Immagine di Pro Natura CH

I corridoi faunistici sono indispensabili per garantire agli animali di spostarsi in sicurezza, senza rischiare di essere investiti. Nel contempo garantiscono di evitare incidenti durante la circolazione stradale, diminuendo drasticamente gli incidenti causati dalla fauna sulle strade. Che rappresentano per gli animali barriere insormontabili. Dividendo i territori per decine e anche per centinaia di chilometri. Impedendo di fatto il libero vagare e la dispersione degli animali.

cani falchi tigri e trafficanti

Un problema che in altri paesi è stato affrontato, ma anche spesso risolto, con un costo davvero irrisorio se paragonato a quello causato dagli incidenti. La mancanza di attraversamenti sicuri infatti è la principale causa di impatto con i veicoli. Con tutto il corollario di costi, in termini economici e di vite, che questi eventi causano. Senza dimenticare il grande danno in termine di biodiversità. In Italia si potrebbe dire che si è studiato molto, ma si è fatto ancora troppo poco. Questa purtroppo è una peculiarità del nostro paese che ha sempre investito troppo poco sui temi ambientali.

Nel 2008 ISPRA ha pubblicato un lungo studio sull’importanza di creare corridoi che consentano il libero vagare della fauna. Sono più 300 pagine ricche di dati, non ultimi anche se datati, quelli relativi al numero di incidenti. Indicati per difetto in quanto riguardano gli animali di grossa taglia. Quest’estate in Abruzzo un orsa con i cuccioli, solo per fare un esempio, si è infilata in una galleria stradale, non riuscendo a trovare un’uscita “naturale”.

Lo studio sui corridoi faunistici e la loro importanza è stato applicato poche volte in Italia

La realizzazione di questi corridoi dovrebbe essere ritenuta una priorità su ogni nuova infrastruttura messa in cantiere. Mentre, anche nell’ottica della creazione di nuovi posti di lavoro, risparmio in termini economici e di vite, bisognerebbe ammodernare senza ritardo l’esistente. Per evitare che gli animali restino imprigionati fra arterie stradali e ferroviarie, creando in questo modo anche conflitti con le comunità locali. Se gli animali non riescono a andare in dispersione rischiano di crescere numericamente, dovendo così dividersi territori e risorse limitate.

La dispersione degli animali sui territori è un fattore molto importante per la conservazione di una specie. Sia sotto il profilo della variabilità genetica che per evitare un’inutile perdita di biodiversità. Causata da un elevato numero di morti traumatiche. Strade, autostrade e ferrovia diventano fattori non solo limitanti ma rappresentano, secondo lo studio condotto da ISPRA, un problema serio che andrebbe affrontato e risolto.

Gli studi esistono ma è prioritario applicarli

Gli studi sulla mortalità stradale di fauna selvatica (“road mortality”) condotti in tutti i continenti hanno prodotto risultati allarmanti, mostrando perdite elevate per molte specie. In Europa vengono stimati dai 10 ai 100 milioni tra uccelli e mammiferi travolti ogni anno sulle strade. Secondo una nuova procedura di calcolo elaborata in Svezia, per ogni 10.000 km percorsi da un veicolo si produrrebbe l’uccisione di un uccello. Per un anfibio la probabilità di restare ucciso su una strada con un flusso di 500 veicoli/ora è del 18% e per un micromammifero del 10%. La mortalità stradale incide sull‟1-4% delle popolazioni di specie comuni, ma può arrivare al 40% nelle specie più sensibili.
In ciascuna provincia italiana si stimano oltre 15.000 animali travolti ogni anno, e la tendenza generale va verso l’aumento, alla luce dell’espansione della rete stradale e dell’incremento dei volumi di traffico.

Tratto dallo studio “Tutela della connettività ecologica del territorio e infrastrutture lineari” di ISPRA

La frammentazione del territorio crea delle isole, dalle quali gli animali possono uscire solo con grandi difficoltà

Le specie selvatiche ovviamente non sono in grado di capire i confini artificiali rappresentati dai tracciati viari. Strade, autostrade, ferrovie ma anche i canali artificiali per loro rappresentano solo barriere. Che devono essere aggirate o attraversate. Per un animale infatti l’obiettivo è quello di raggiungere nuovi territori che significano disponibilità alimentari. Ma anche luoghi che offrono possibilità di stabilirsi e riprodursi. Un fatto che può diventare un miraggio, a causa del reticolo di infrastrutture che il più delle volte rendono molto difficile il passaggio.

Le strade extraurbane sono costellate di cadaveri di animali: dalla microfauna come i rospi, che vengono schiacciati a migliaia nel periodo degli amori, alle specie più grandi. Come ricci, volpi, tassi per arrivare a cinghiali, lupi, cervi e anche orsi, Ma solo gli animali di grandi dimensioni, se investiti, entrano nelle statistiche. Considerando che le collisioni provocano danni materiali e spesso feriti.

Le morti dei piccoli animali non vengono rilevate, mentre diventano un richiamo alimentare per altre specie. Che a loro volta rischiano di rimanere uccise dai veicoli, specie nelle ore notturne. I cadaveri raramente vengono rimossi dal manto stradale con rapidità e possono restare sulle strade per giorni. Animali che rischiano di diventare pericolose esche per altri e che non saranno mai presenti nei censimenti. Pur rappresentando la stragrande maggioranza delle morti per collisione.

Una delle priorità per limitare la perdita di biodiversità causata da motivazione antropiche è quella quindi di mettere in sicurezza le infrastrutture. Un tema che dovrebbe stare a cuore sia chi si occupa di sicurezza della circolazione, sia a quanti tutelano il nostro capitale naturale.