Cigni e anatre sono animali selvatici, anche se sono nei parchi pubblici

Cigni anatre animali selvatici

Cigni e anatre sono animali selvatici, che trovano il cibo necessario senza bisogno di aiuto. Fatte salve situazioni climatiche molto difficili quanto rare, che possano compromettere la loro sopravvivenza. Una raccomandazione che viene dal Regno Unito, nazione sempre molto attenta alla protezione degli uccelli. Dove è stato notato che l’eccesso di cibo dato a anatre e altri abitanti dei parchi pubblici rappresenti un problema. Innanzitutto di sovrannumero degli animali ma anche di competizione alimentare causa d frequenti rivalità.

Cani falchi tigri e trafficanti

Il rapporto fra la densità di animali e il territorio è scientificamente provato che sia legato alle disponibilità di cibo. Più risorse alimentari si rendono disponibili più il numero degli animali aumenta. Creando problemi di varia natura, compresi quelli sanitari, causando danni a animali e persone. L’immagine della bambina che getta il pane ai cigni non può essere vista come un rapporto positivo di convivenza. E la foto ben rappresenta una densità di cigni del tutto sproporzionata rispetto a una situazione naturale, priva di condizionamenti da cibo.

Per questo il gestore dei parchi reali londinesi ha lanciato una campagna in cui viene chiesto ai cittadini di astenersi da dare cibo agli animali. Per comprendere la portata del problema, spesso minimizzato dai visitatori, The Guardian riporta un dato interessante per valutare il cambiamento del comportamento dei visitatori dei parchi londinesi. Che nello scorso anno hanno raggiunto la cifra record di 77 milioni di persone. Numeri aumentati molto in tempo di pandemia, quando le persone hanno sentito crescere il bisogno di entrare in rapporto con la natura.

Cigni e anatre sono animali selvatici e tali devono rimanere, senza dipendenze dall’uomo

Nel 1990 i cigni presenti a Hyde Park e a Kensington erano complessivamente 13, mentre oggi sono oltre 175. Una crescita dovuta a un incremento costante nell’elargizione di cibo agli anatidi. I numeri però non sono compatibili con le dimensioni dei parchi e i territori diventano troppo piccoli. Dimostrando che le buone intenzioni, quando non sono supportate da buone informazioni, possono allontanarsi dai risultati sperati.

Questo problema non riguarda solo i cigni e le anatre, che subiscono i problemi causati dagli umani ma che molto raramente gliene creano. La questione è più ampia e riguarda tutti gli animali selvatici, per i quali molte volte la disponibilità di cibo “facile” si trasforma in una fonte di guai. Una problematica così seria da poterne causare l’abbattimento, come successo più volte per i cinghiali in varie parti d’Italia.

Ma il cibo ha messo nei guai anche orsi e lupi, seppur quasi sempre costituito di fonti alimentari gestite male dagli uomini. A causa di contenitori non idonei per i rifiuti messi a disposizione dalle amministrazioni, ma anche per l’abbandono di carcasse negli allevamenti. Arrivando alle volpi nutrite a bordo strada, che replicando l’atteggiamento dei cigni della foto, poi aspettano lungo il tracciato il “benefattore” di turno. Finendo troppo spesso schiacciate dalle ruote delle macchine.

La morale è sempre la stessa: la fauna va osservata da lontano e le interazioni umane devono essere limitate allo stretto necessario. I comportamenti che fanno contenti genitori e bambini non possono essere visti con favore, ma bisogna cercare di farli appartenere al passato. Quando le informazioni in nostro possesso, la sensibilità e l’attenzione verso gli animali erano completamente diverse. Per questa ragione devono essere sostenute le campagne di informazione che dissuadono dall’alimentare i selvatici. Sempre e comunque.

Un selvatico confidente può diventare in breve un animale morto: investito, malato oppure bracconato

Niente di romantico quindi nell’offrire una ciambella a una volpe, gettare cibo ai cigni dei giardini pubblici o lasciare la frutta sugli alberi dei centri abitati dove ci sono orsi. La natura non ha niente di romantico, è bellissima, tanto da entrare nell’anima, ma ha le sue regole. Che vanno rispettate, difese e fatte conoscere. Spolverando via dalle nostre conoscenze naturalistiche quel velo di pietismo che ci vorrebbe far avere con gli animali selvatici rapporti da cartoon.

Il concetto è semplice, ma se si pensa che non è arrivato neanche agli inglesi, popolo per definizione attento alla protezione degli uccelli, ben si capisce la portata della questione. Le amministrazioni devono investire risorse nell’informazione, che rappresenta la miglior fonte di prevenzione e, di conseguenza, anche il modo per conseguire risparmi. Con una costante informazione, accompagnata da atti concreti degli enti preposti, ci sarebbero molti meno costi per la collettività e un miglior equilibrio ambientale.

Basti pensare a quanti soldi si potrebbero risparmiare se il randagismo fosse oggetto di una seria prevenzione. Per non parlare del rimborso dei danni, dei pericoli e degli incidenti, ma anche delle sofferenze inutili. Se l’amministrazione trentina, per mettere un dito nella piaga, si fosse dotata per tempo di contenitori idonei per i rifiuti l’orso M57 starebbe vagando nei boschi, anziché essere un detenuto di Casteller. E città come Roma non si troverebbero con i cinghiali che trotterellano sulle strade.

L’imperativo quindi è sempre lo stesso: stiamo lontani dai selvatici, gestiamo i rifiuti e non diamo cibo agli animali (unica esclusione, in modo controllato e attento, sono cani e gatti randagi).

Il selfie con la volpe e il giornalismo attento al rispetto degli animali selvatici

selfie con la volpe

Come farsi un bel selfie con la volpe, dopo averla attirata dandole cibo: un intero paese è contento della nuova attrazione e nessuno dice nulla. La Repubblica gli dedica addirittura un piccolo servizio di costume, senza una parola di critica. Come se non fosse arcinoto che alimentare gli animali selvatici, e i predatori in particolare, sia un errore formidabile.

In questa strana estate non è bastato il lupo di Alimini che, scappato da una cattività illecita, ha finito per dare un leggero morso a una persona che faceva jogging. Ci mancava anche la volpe di Miranda, vicino a Isernia, che tutte le sere scende in paese, attirata dal cibo. Per la gioia di turisti e residenti che si fanno fotografare con la volpe. In fondo un selfie non si nega a nessuno, senza farsi troppe domande.

Ma raccontare come un fatto positivo che ci si faccia dei selfie con la volpe è un’informazione di qualità?

Forse no, perché questo comportamento mette in pericolo la volpe, che potrebbe finire abbattuta, e anche le persone. Il problema è che ci sono argomenti che andrebbero affrontati da persone che conoscono le problematiche di cui scrivono. E non tutti i giornalisti sanno la differenza fra un animale selvatico e un cane. Correndo così il rischio di trasformare di fronte ai lettori un comportamento sbagliato in un atteggiamento positivo, da imitare. Come già successo tempo fa anche con un lupo, per fortuna senza che questo causasse danni.

A onor del vero La Repubblica è un giornale abbastanza attento a quello che pubblica sugli animali, ma comunque occorre che adotti un maggior controllo sulle notizie. Per una questione etica, ma anche di buon senso. Per non dare l’impressione di voler essere sempre a caccia di click, senza rispetto e senza consapevolezza. In fondo basterebbe davvero poco per non alterare la realtà, facendo percepire all’opinione pubblica un comportamento gravemente sbagliato come corretto o, peggio, divertente.

Lupo morde turista in spiaggia, ma la responsabilità è il comportamento degli uomini

Lupo morde turista spiaggia

Lupo morde turista in spiaggia, ad Alimini, vicino a Otranto: il primo caso registrato dopo oltre 150 anni. Ma la responsabilità, come quasi sempre si registra negli attacchi dei predatori, è solo degli uomini. Il lupo infatti sembrerebbe essere sfuggito o abbandonato da chi lo aveva detenuto illegalmente, e da tempo era ricercato e alimentato dai turisti. Un caso da manuale per creare i presupposti di un episodio di aggressione, anche se davvero di lieve entotà.

L’animale, che ora è stato catturato, è un giovane esemplare di poco più di un anno di età, con ancora i segni di un collare. Presumibilmente causati da una detenzione illegale da parte di qualcuno che ha trovato un cucciolo, Tentando di addomesticarlo, senza poterlo rendere mai un animale domestico. Per poi lasciarlo probabilmente libero, come se nulla fosse successo, come se il danno non fosse stato causato.

I danni che non ha fatto la cattività, l’idea di poter rinchiudere lo spirito di un lupo e di poterne mutarne l’indole, li hanno fatti i turisti della zona. Che hanno pensato bene di lasciare del cibo al lupo che si aggirava nei pressi della spiaggia per poterlo avvistare, con la pessima idea di poterlo rendere confidente.

Lupo morde turista in spiaggia: una conferma che attirare gli animali selvatici con il cibo non sia mai una buona idea

Boccone dopo boccone il lupo non solo trovava nutrimento senza sforzo, ma perdeva la paura nei confronti dell’uomo. Un istinto fondamentale per un selvatico, per un predatore: che deve stare sempre lontano dal suo peggior nemico. Perso questa paura i rischi di conflitti aumentano, ma la colpa è nostra non del lupo.

Così qualche giorno prima il lupo strappa il vestito di una bimba, senza intenzione di farle male, probabilmente solo per gioco. E però questo fatto inizia a destare allarme fra i turisti, e probabilmente anche in quelli che pensavano di aver trovato un nuovo gioco. Da fare con un lupo, già in difficoltà per la stupidità umana.

Sino a quando il 10 luglio il lupo non morde in modo lieve una turista che stava facendo jogging all’alba. A questo punto si mobilitano le autorità e si decide che l’animale debba essere catturato. Rompendo così un secolo e mezzo di convivenza, senza che fosse documentata l’aggressione di un lupo a un uomo. Fino al 10 luglio 2020.

Il lupo viene catturato e così si scoprono i segni di un collare, il tentativo di domesticazione

I tecnici che procedono alla cattura del lupo scoprono che l’animale, un maschio di 14 mesi circa, ha i segni causati da un collare. E per il lupo si aprono le porte del Centro di Recupero di Monte Adone, uno dei pochi presenti in italia dove probabilmente il giovane animale potrebbe dover trascorrere tutta la sua vita. Potrebbe infatti non essere più adatto a condurre una vita libera, a causa della troppa confidenza con l’uomo. E ora sono in corso i test genetici per capire se si tratti di un lupo puro o di un ibrido.

Nonostante l’ordinanza comunale avesse proibito di avvicinarsi e dare da mangiare, molti turisti avevano preso
l’abitudine di cercare il lupo lasciando cibo nelle pinete dell’area, aumentando così il rischio di incidenti.

dal comunicato stampa di ISPRA sull’episodio

Ma non sempre l’ibridazione è la conseguenza di un incontro occasionale fra un cane e un lupo. Come hanno dimostrato le indagini dei Carabinieri Forestali, che racconto nel libro Cani, falchi, tigri e trafficanti, ci sono stati anche allevatori bracconieri senza scrupoli. Che hanno creato gli ibridi per venderli a caro prezzo sulla rete, A persone che volevano un quasi lupo da far vedere agli amici.

Comunque si concluda questa vicenda non bisogna mai dare cibo o lasciare rifiuti che possano rappresentare una tentazione per gli animali. Una scelta irresponsabile può causare una serie di problemi infiniti agli animali, per colpevole o gioco o per sciocca indifferenza.

Bisogna aiutare gli animali selvatici, ma solo in presenza di una difficoltà reale

Bisogna aiutare gli animali selvatici

Bisogna aiutare gli animali selvatici, ma solo qualora si trovino in una reale difficoltà, tale da compromettere la loro vita o da causare loro una sofferenza. Cercando di interferire il minimo possibile nella loro vita, limitando i contatti all’indispensabile. Senza abituarli a diventare confidenti nei confronti dell’uomo o, peggio, a dipendere dalla disponibilità alimentare che abbiamo creato per loro.

Un animale selvatico per essere al sicuro deve temere l’uomo, le sue strutture e non deve vedere la vicinanza come disponibilità di risorse. Alimentare un animale selvatico, a qualunque specie appartenga e fuori dai casi di effettiva difficoltà, è un grande errore. Che se può essere gratificante, crea un rapporto alterato con quello che ogni selvatico deve vedere come un nemico.

Il cibo rappresenta il principale ponte per creare un’interazione con un selvatico. Insegnandogli però che la vicinanza con l’uomo sia il metodo più semplice per trovare risorse alimentari. Questa è la ragione, solo per fare un esempio, per la quale i cinghiali entrano nel perimetro cittadino, avendo trovato nei rifiuti mal gestiti dall’uomo una fonte perenne di alimenti. Per identica ragione i lupi si avvicinano alle fattorie, quando gli allevatori smaltiscono illecitamente placente e animali morti. Una vicinanza che può finire molto male per gli animali.

Il modo migliore per aiutare gli animali selvatici e tenerli a distanza

In questi giorni, dove la mobilità delle persone è molto ridotta, si vedono immagini di animali selvatici che esplorano le città. Qualcuno pensa che questa sia una cosa positiva, come se la natura in un tempo brevissimo fosse tornata. Riprendendosi spazi che noi abbiamo occupato, ma nella realtà non è esattamente questa. Presenze che giustamente creano curiosità, facendo anche piacere in un momento così difficile. Che però rappresentano un rischio per loro, specie se queste esplorazioni li portano a scoprire nuove dispense.

Il confinamento sociale imposto dalla pandemia finirà e gli uomini inevitabilmente rioccuperanno gli spazi di sempre. Questo potrebbe creare nuovi conflitti se i visitatori non sono piccoli di germano, che stavano anche prima in città e periferie. Sono stati fotografati un lupo in un parcheggio di un centro commerciale, un orso nel giardino di fronte a una casa di Cortina e poi ci sono gli immancabili cinghiali di Genova e Roma.

Per questo è fondamentale non stimolare queste presenze, per evitare di creare condizioni di pericolo per gli animali. Temere l’uomo è un modo per garantirsi la salvezza, specie quando la convivenza avviene in zone fortemente popolate, dove gli animali solitamente convivono come fantasmi ai bordi di paesi e città. Ma un selvatico non è un gatto di colonia, non necessità di avere cibo, salvo che in condizioni molto particolari, come in presenza di gelo intenso e neve.

Alimentare e soccorrere solo gli animali in reale difficoltà, senza improvvisarsi salvatori a tutti i costi

Anche in periodi come questi, dove le città sono più vuote, mancano i turisti e sembra che possano mancare le risorse per passeri e piccioni, bisogna sapere che non è così. Certo i piccioni delle tante piazze d’Italia sono stati abituati a ricevere cibo, ma è un errore pensare che non siano in grado di trovare alternative, specie in primavera. Gli animali in difficoltà sono quelli che selvatici non sono, che sono stati liberati senza criterio dai cittadini: anatre bianche, mute e qualche oca domestica. Uccelli che non volano agevolmente, che fanno fatica a trovare cibo, specie se sono in posti inadatti a loro.

In questo caso è giusto cercare di sopperire al minor passaggio di persone che gli davano cibo. Magari inadatto, di pessima qualità per un anatra ma sempre meglio del nulla. La primavera è una stagione fantastica per tutti gli animali e le difficoltà le possono trovare solo i selvatici che vanno in letargo. Quelli che spesso si risvegliano in anticipo, a causa del caldo improvviso, ma che non trovano ancora cibo. Come può accadere ad esempio ai ricci, che agli inizi della primavera e in tarda estate possono essere aiutati con delle crocchette umide per gatti se vivono nel vostro giardino.

I cuccioli di capriolo e piccoli uccelli non sono soli come possono sembrare

Altro comportamento sbagliato, per troppo amore, è quello di raccogliere tutti gli uccelli che cadono dai nidi durante i primi involi. Oppure i cuccioli di capriolo, che restano soli per ore mentre la madre è al pascolo. Gli uccelli quando cadono a terra, in zone sicure, sono alimentati dai genitori sin o a quando saranno in grado di volare. Vanno recuperati solo dopo aver osservato che non siano seguiti o se siano in una zona pericolosa. Sempre meglio prima di recuperarli chiedere consiglio a un’associazione o a un centro di recupero.

I cuccioli di capriolo invece non vanno proprio toccati: se li avvistate accucciati in una radura, nascosti nel sottobosco, lasciateli dove sono, senza toccarli per non contaminarli con il vostro odore. Potreste condannarli a morte proprio per questo motivo. Le madri potrebbero non riconoscerli più e non prendersene cura. Ricordate che l’allevamento artificiale dei cuccioli è molto complesso e molti animali non sopravvivono, oppure non potranno più essere liberati. Per questo è importante ragionare con attenzione, informarsi, chiedere consiglio.

Alcune volte il miglior intervento possibile è quello di lasciare le cose come stanno. Può essere controproducente interferire nella vita di moltissime specie selvatiche, applicando a questi animali gli stessi criteri che potremmo usare con quelli domestici di proprietà o randagi.