Il Consiglio di Stato manda orsa Jj4 in letargo, smontando a pezzettini l’ordinanza di Fugatti

Consiglio di Stato manda orsa Jj4
Foto di repertorio

Il Consiglio di Stato manda l’orsa Jj4 e i suoi cuccioli probabilmente in letargo, grazie all’ordinanza che ha ribaltato la sentenza del tribunale amministrativo del Trentino. Che solo pochi giorni fa aveva a sua volta annullato la sospensiva dell’ordine di cattura, disposta in via cautelare dallo stesso Tribunale. Un giro di ordinanze, sentenze e ricorsi che rimarcano la costanza delle associazioni (ENPA e OIPA) e l’assenza di buon senso delle istituzioni locali.

cai falchi tigri e trafficanti

Il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, ha attuato una crociata contro gli orsi. Ordinando la cattura di M49, evaso per ben due volte dal centro dove è rinchiuso. Disponendo prima l’abbattimento e poi la sola cattura per l’orsa Jj4. Che ricordiamo vive da anni in Trentino senza aver mai creato problemi, sino all’estate scorsa. Quando per difendere i suoi cuccioli è rimasta coinvolta in una scaramuccia con due residenti. Un attacco difensivo che aveva il solo scopo di spaventare gli intrusi e che sarebbe stato possibile evitare con comportamenti più accorti dei due uomini.

Così questo periodo è stato tutto un susseguirsi di ordinanze, prima di abbattimento, poi di cattura e captivazione permanente nel centro di Casteller. Una struttura oggetto di infinite polemiche per le condizioni in cui detiene M49, l’orso più famoso dell’arco alpino, e altri due plantigradi catturati e rinchiusi nel centro. Tenuti secondo molti in condizioni di maltrattamento, un reato perseguibile d’ufficio che ha portato la Procura di Trento a aprire diversi filoni di indagine.

Ma se il Consiglio di Stato manda l’orsa Jj4 e i suoi cuccioli in letargo, il loro destino non è ancora certo

Il decreto emesso dal presidente della Terza Sezione del Consiglio di Stato, Franco Frattini, ripercorre l’intera vicenda dell’orsa. Partendo dai due distinti episodi in cui l’animale avrebbe avuto comportamenti aggressivi nei confronti di due escursionisti, prima, e di due operai forestali poi. Evidenziando come quanto accaduto si sarebbero potuto evitare se i responsabili avessero seguito le direttive fornite della stessa amministrazione. Fatto particolarmente grave quando i comportamenti, che hanno causato uno dei due episodi, risultano essere stati messi in atto da dipendenti provinciali.

(…) la seconda relazione, questa volta effettuata allorché l’ordine di abbattimento era stato sostituito a quello di captivazione, desume la pericolosità tale da imporre la captivazione definitiva da azioni descritte dai due dipendenti forestali nel riferire sul “falso attacco”, che indicano negli stessi operatori, e per loro stessa dichiarazione, il compimento di azioni che rappresentano l’opposto di ciò che le stesse istruzioni della Provincia di Trento raccomandano alla generalità dei cittadini (e ovviamente anzitutto agli operatori forestali) e cioè: atti di disturbo (suono del clacson ) in particolare quando gli orsi si nutrono nel periodo anteriore al letargo; avvicinarsi nel bosco fitto a un’orsa con cuccioli (come detto, per verificare “cosa stesse mangiando”) mentre gli stessi mangiano; non correre o fuggire in presenza dell’orso, restare fermi o allontanarsi lentamente – come raccomandato in tutta la cartellonistica provinciale disseminata nella stessa Provincia delle aree frequentate da orsi.

Tratto dal Decreto del Consiglio di Stato del 12 ottobre 2020

L’ordinanza di Fugatti viene smontata pezzo dopo pezzo, evidenziando incongruenze e abusi

Il decreto del Consiglio di Stato stabilisce che la sentenza definitiva sarà emessa nell’udienza collegiale del 19 novembre. Quando con molta probabilità l’orsa Jj4 e i suoi cuccioli saranno già andati in letargo. Quale che sia, quindi, la decisione del Consiglio di Stato per un’eventuale cattura se ne dovrà riparlare a primavera. Ma leggendo il dispositivo emergono molte contraddizioni, erronee valutazioni e omissioni. Grazie a una disamina più che attenta fatta dal presidente Frattini sui documenti prodotti dalla Provincia.

Peraltro se Jj4 fosse stata catturata dai Forestali non avrebbe potuto essere rinchiusa a Casteller, considerando le precarie condizioni di detenzione dei tre plantigradi già presenti nel centro. Un’ulteriore dimostrazione di decisioni prese in modo frettoloso e approssimativo. Nulla a che vedere con una corretta gestione della popolazione di orsi, ma bensì con posizioni dettate esclusivamente da scelte politiche.

Adesso è necessario che l’amministrazione si occupi di garantire il benessere degli orsi che ha già catturato, secondo molti senza una reale motivazione. Da tempo il ministro Sergio Costa chiede che siano rimessi in libertà, ma sembra giunto il momento per rivedere anche l’intero progetto, valutando le ragioni per le quali sia diventato solo una ragione di conflitto. Mentre avrebbe potuto essere anche un motivo di sviluppo legato all’ecoturismo, sempre più compromesso dall’immagine che il Trentino da al mondo di se.

L’orso Papillon/M49 è diventato una star internazionale, mentre sono sempre più le azioni di boicottaggio del Trentino

Il paragone fra Trentino e Abruzzo risulta inevitabile, anche si tratta di realtà diverse, per un territorio caratterizzato da ambienti meno antropizzati. Gli orsi marsicani, a differenza di quelli reimmessi in Trentino, convivono da sempre con gli abruzzesi, che li considerano non come presenze ostili ma quasi come componenti di una famiglia allargata. Che si divide gli spazi con attenzione e rispetto grazie a una popolazione consapevole dei benefici, anche economici, garantiti dalla presenza degli orsi.

In Abruzzo ogni orso ha un nome, mentre in Trentino sono riconosciuti solo tramite le sigle alfanumeriche del progetto di reintroduzione. Potrebbe sembrare un particolare insignificante, ma non è così: a un nome viene sempre abbinato un individuo, che diversamente resta spersonalizzato, come una cosa. E l’orsa più famosa del parco d’Abruzzo ora è Amarena, con i suoi quattro cuccioli, che tutti si augurano possano andare presto in letargo. Interrompendo le incursioni dell’ingombrante famigliola nei centri abitati, fatto che non ha mai impensierito troppo i residenti.

A onore del vero non tutti i trentini manifestano ostilità contro gli orsi, anzi molti residenti sono contenti della loro presenza. Che non potrà aumentare a dismisura, ma seguirà le dinamiche di una popolazione con scarse possibilità di espansione. A causa dell’assenza dei corridoi faunistici necessari per consentire la loro disseminazione in altre zone dell’arco alpino.

Per una convivenza intelligente sarà però necessario chiudere questo periodo di ostilità, del tutto improduttivo di risultati. Cercando di capire gli errori commessi nell’attuazione del progetto, come la scarsa informazione alla popolazione e la cattiva gestione dei rifiuti, che porta gli orsi ad avvicinarsi troppo ai centri abitati, come accaduto recentemente a Andalo.

Imprigionato orso M49, tornato a Casteller dal quale questa volta difficilmente potrà scappare

Imprigionato orso M49
Foto di archivio

E’ stato nuovamente catturato e imprigionato l’orso M49, che aveva beffato diverse volte i suoi inseguitori, riuscendo anche a scappare dalla prigione. Ma ora la sua corsa di orso, definito problematico e dichiarato come responsabile di predazioni e danni, sembra essere davvero finita. Il plantigrado è entrato questa notte in una gabbia a tubo predisposta per la cattura ed è stato riportato subito al centro di Casteller. Dal quale era già riuscito a scappare meno di un anno addietro.

M49 è stato catturato sui monti sopra Tione dagli uomini del Corpo Forestale del Trentino, che erano sulle sue tracce da tempo. Dopo la rocambolesca fuga dal centro in cui era stato portato nel luglio del 2019 e dal quale era evaso. La ricerca era nuovamente iniziata quando M49 era uscito dal letargo questa primavera, considerando che sul suo capo pendeva sempre un’ordinanza di cattura o abbattimento. Firmata dal presidente del Trentino Maurizio Fugatti, che a M49 l’aveva proprio giurata.

L‘orso non ha mai aggredito gli uomini, ma si è reso responsabile, così dicono, del danneggiamento di qualche apiario, dell’uccisione di qualche animale al pascolo. E di essersi avvicinato molto alle baite, spinto dal suo vagabondare alla ricerca di cibo.

L’orso M49, il più ricercato dell’arco alpino, finirà la sua vita in un recinto di massima sicurezza

L’ordinanza parlava anche di abbattimento ma probabilmente il governatore del Trentino non ha voluto correre il rischio di divenire ancora più impopolare. Così la cattura, senza nemmeno la necessità di sedarlo, proprio per non correre rischi che qualcosa potesse andare storto. Non è dato di sapere quanto uomini ci fossero a seguire le orme di M49, ma certo non pochi visto che sono riusciti a tracciarlo anche senza radiocollare. Che gli era stato rimosso dopo la cattura dello scorso anno.

Quel che è certo è che il sito di Casteller sarà stato trasformato in un penitenziario di massima sicurezza, a prova di fuga. Per quell’orso che il ministro dell’ambiente Sergio Costa aveva ribattezzato Papillon, proprio come il protagonista della più rocambolesca evasione da un carcere.

Resta sempre il dubbio se la vita che attende M49 sarà migliore dell’essere ucciso da una fucilata

Una risposta impossibile da dare, ma le caratteristiche etologiche di un orso, le sue abitudini di vita fanno pensare che la cattività sia incompatibile con il suo benessere. Un orso può percorrere cinquanta chilometri una sola notte, è un animale molto intelligente e curioso, che morirà di noia nel recinto di Casteller. Difficile pensare che la reclusione, motivata dalla colpa di essere stato un orso con comportamenti da orso, possa risolversi in una vita diversa dalla pura sopravvivenza.

Con giornate passate con pochi stimoli, dopo aver trascorso le prime con l’ansia di trovare un varco, una possibilità di poter scappare. Come era già accaduto in passato. Una cattività voluta dal presidente di un territorio che ha scelto di far reintrodurre gli orsi e che per questo ha ricevuto dei fondi europei. Una sconfitta non solo del buon senso, ma anche del ministro dell’Ambiente Costa, che non è riuscito a impedire che questo avvenisse. Nonostante, bisogna riconoscerlo, abbia fatto tutto il suo possibile.

Ora si sono scatenate le proteste delle associazioni di tutela dell’ambiente e animaliste, che hanno sempre ritenuto ingiustificati i provvedimenti di cattura o abbattimento. Senza però riuscire a ottenere il loro annullamento. Certo le polemiche sono destinate a durare per lungo tempo, sino a quando l’orso M49 resterà in prigione.