Certo un bouledogue francese, che già fatica a respirare e ha il pelo raso, non è il cane più adatto a una zona premontana né a poter discutere con dei lupi. Ma nonostante questo, di sera, al buio, in una zona boscosa è stato lasciato libero di fare quello che non doveva poter fare. I cani, di qualsiasi razza, taglia e indole non devono essere mai lasciati liberi nelle zone naturali. Possono causare un grave disturbo alla fauna e possono mettersi nei guai. Il richiamo ai conduttori di non far girare liberi i cani è valido sempre, ma a maggior ragione quando si ha un cane che appartiene a quelle razze.
La presenza di branchi di lupi in zona è nota e gli animali si sono allontanati all'arrivo della ragazza. Che è stata richiamata dai guaiti del suo cane: tutto si è risolto con qualche graffio per lui e la fuga dei lupi spaventati dalla voce della ragazza. La notizia avrebbe dovuto avere un titolo del tipo "Ragazza non controlla il cagnolino lasciandolo libero di vagare e i lupi lo scambiano per una preda". Invece questo è stato il titolo pubblicato dall'Adige:
Avio, la brutta esperienza di Francesca Busca, 18 anni, a Borghetto. «Porto sempre fuori i miei cani la sera per fare i bisogni, mai successa una cosa del genere». Il Comune chiede il pugno duro alla Provincia, con l'abbattimento dei predatori in questione: «Non esiste che arrivino in paese, non si possono più correre questi rischi»
Si preferisce invece dar spazio alle solite farneticazioni che chiedono l'immediato abbattimento dei lupi. Per essersi comportati da predatori, che incrociando nel bosco un cane che per taglia potrebbe ricordare una nutria, hanno cercato di usarlo come cena. Del resto, l'importanza dei predatori, bisognerebbe spiegare ai componenti dell'amministrazione di Borghetto, è proprio quella di regolare la presenza delle prede. Assolvendo a un ruolo importante per il mantenimento in equilibrio dell'ambiente.
Le amministrazioni inizino a dare ottimi consigli ai loro cittadini, informandoli della presenza del mondo naturale, della necessità di tenere i cani al guinzaglio, del non lasciarli legati alla catena. Ricordando loro che quando si abita al limitare del bosco è buona cosa girare con una luce, facendo rumore e avvisando così per tempo gli animali selvatici della nostra presenza. Del resto pare evidente che se questi lupi fossero stati così invasivi e invadenti la ragazza avrebbe evitato di lasciare il suo cane libero di vagare. Quindi il pericolo percepito, sino al comportamento che ha causato l'evento, era nullo perchè la ragazza, evidentemente, ignorava la presenza del branco. Lupi che quindi si comportano da lupi, essendo fantasmi spesso invisibili ai cittadini.
Ucciso l'orso M91: una morte annunciata frutto di una malsana gestione politica che non si riesce ad arrestare. Il governatore Fugatti si comporta come se gli orsi del Trentino fossero una sua proprietà esclusiva. Dall'avvio del progetto a oggi risultano, salvo errori, essere stati abbattuti o uccisi 64 orsi, a cui vanno aggiunti quelli imprigionati, che risultano essere tre. Al momento in cattività ci sono Jurka, in un parco faunistico tedesco, mentre l'orso M49 e Jj4 sono tutt'ora rinchiusi al Casteller, in una piccola struttura, in condizioni di certa sofferenza.
Se gli stessi criteri di gestione fossero stati applicati anche in Abruzzo probabilmente gli orsi marsicani si sarebbero già estinti. Certo si può affermare che in Abruzzo gli orsi non siano stati reintrodotti ma ci siano sempre stati e si può pur invocare, come giustificazione, che i marsicani siano animali più pacifici. Ma non è in questo che si possono trovare le motivazioni di questa strage. E non si può nemmeno accettare il parallelo fra orsi uccisi, tutela delle persone e salvaguardia della specie. Il punto è la crescente intolleranza, alimentata dalla politica per fini elettorali.
Ucciso l'orso M91: una morte annunciata da un'amministrazione che alimenta l'intolleranza dei residenti
Fugatti dovrebbe dire alla sua gente che i predatori sono come la grandine, come i fulmini o come le gelate in primavera: possono arrecare danni all'agricoltura, ma sono inevitabili e, in futuro, lo saranno sempre più. Dovrebbe raccontare che odiare i predatori non è un comportamento intelligente, perché senza di loro si rompe l'equilibrio faunistico. Forse dovrebbe anche raccontar loro che con le giuste attenzioni orsi e lupi, linci e sciacalli non sono un pericolo per le persone, ma anche che niente nella vita è privo di rischi. E che in Italia le morti più evitabili sono quelle sul lavoro, non certo quelle causate dagli animali selvatici.
Per essere credibile, però, dovrebbe anche dire che le amministrazioni trentine che una dopo l'altra si sono succedute in un quarto di secolo non hanno fatto il loro dovere. Perchè se lo avesserio fatto molti incidenti sarebbero stati evitati. Il presidente Fugatti dovrebbe raccontare ai trentini che sono molte le omissioni, a cominciare dai rifiuti. Che non essendo adeguatamente custoditi attirano gli animali. Proprio come il foraggiamento degli ungulati, messo in atto dai cacciatori, che andrebbe vietato da subito. Dovrebbe dir loro solo gli animali adattabili possono evitare l'estinzione, mentre noi con le nostre rigidità e i nostri egoismi le causiamo e prima o poi le patiremo.
Rimuovere un orso davvero pericoloso è un'azione ineludibile, ma se si fa guerra a tutti gli orsi con la scusa del pericolo non si è credibili
Fugatti, quando ancora era un semplice politico leghista, nel 2011 organizzò un banchetto a base di carne d'orso, illegalmente importata dalla Slovenia. Un fatto che racconta molto, che parla della visione politica di un uomo che ora è a capo della provincia autonoma di Trento. Un uomo che già allora trasgrediva le leggi dello Stato, forse perché quella Lega lo Stato non lo riconosceva. Un uomo che aveva organizzato un banchetto illegale, stoppato dai Carabinieri prima che iniziasse. Un amministratore appartenente a un partito che da sempre raccoglie voti fra allevatori e cacciatori.
Certo qualcuno potrebbe dire come la rimozione di M91 sia stata autorizzata anche da ISPRA, a seguito di reiterati comportamenti che lo avevano portato diverse volte a avvicinarsi agli insediamenti umani. Non per aggressività ma per la facilità di procurarsi del cibo. Proprio quello che gli uomini gettano in cassonetti che l'amministrazione trentina da decenni non ha ancora reso inaccessibili ai plantigradi. Anno, dopo anno, dopo anno da più di vent'anni. Un fatto preciso, una realtà che non può essere smentita e questo fa sorgere una domanda altrettanto ineludibile. Perché una parte dei trentini addossa ogni responsabilità agli orsi e continua a eleggere un personaggio che non ha fatto nulla per garantire la sicurezza?
Un altro dato è certo: che orsi e lupi non riusciranno mai a causare lo stesso numero di morti provocato dai cacciatori. Dal 1° settembre '23 al 31 gennaio 24 secondo i dati raccolti dall'Associazione Vittime della caccia ci sono stati 68 incidenti con vittime che hano causato 12 morti e 56 feriti. Nel corso di un'attività ludica, non necessaria, che non comporta alcun beneficio collettivo e che non è nemmeno utile per la gestione faunistica. Un dato che dovrebbe provocare non poche riflessioni fra quanti si propongono come sacri custodi dell'incolumità pubblica.
In questo tempo è più facile diffondere odio che predicare a favore della coesistenza, un comportamento che non darà buoni frutti
Cercare di portare avanti ragionamenti di buon senso, basati su dati scientifici, su quelle che dovrebbero essere le priorità reali non è pagante. Non lo è con una parte, non piccola, del mondo "animalista", che passa più tempo a insultare che non a comprendere, non lo è con pastori e allevatori e nemmeno con i politici. Il ragionamento comporta almeno una minima conoscenza, parte da dati di fatto, si basa su delle priorità, porta a avere necessariamente una visione di tutela collettiva e per questo non piace. Mentre l'odio si semina con facilità, si amplifica da solo sui social, crea proseliti e fa acquisire voti. Soprattutto fra quanti votano, che sono quelli che in buona parte esercitano il diritto pensando di ottenere un tornaconto.
Alcune volte è difficile trovare la voglia di scrivere, senza farsi prendere dallo sconforto, senza cadere nella quasi certezza che a nulla serva, perchè i più si fermeranno ai titoli. Continuando in questo modo il rischio sarà sempre più quello di leggere solo quelli di coda e, potete giurarci, la colpa non sarà dei predatori ma della specie che si ritiene la più intelligente. Quella che pensa di essere scesa dagli alberi non per custodire il pianeta, ma per dominarlo e possederlo.
Il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, ha attuato una crociata contro gli orsi. Ordinando la cattura di M49, evaso per ben due volte dal centro dove è rinchiuso. Disponendo prima l'abbattimento e poi la sola cattura per l'orsa Jj4. Che ricordiamo vive da anni in Trentino senza aver mai creato problemi, sino all'estate scorsa. Quando per difendere i suoi cuccioli è rimasta coinvolta in una scaramuccia con due residenti. Un attacco difensivo che aveva il solo scopo di spaventare gli intrusi e che sarebbe stato possibile evitare con comportamenti più accorti dei due uomini.
Ma se il Consiglio di Stato manda l'orsa Jj4 e i suoi cuccioli in letargo, il loro destino non è ancora certo
Il decreto emesso dal presidente della Terza Sezione del Consiglio di Stato, Franco Frattini, ripercorre l'intera vicenda dell'orsa. Partendo dai due distinti episodi in cui l'animale avrebbe avuto comportamenti aggressivi nei confronti di due escursionisti, prima, e di due operai forestali poi. Evidenziando come quanto accaduto si sarebbero potuto evitare se i responsabili avessero seguito le direttive fornitedella stessa amministrazione. Fatto particolarmente grave quando i comportamenti, che hanno causato uno dei due episodi, risultano essere stati messi in atto da dipendenti provinciali.
(...) la seconda relazione, questa volta effettuata allorché l’ordine di abbattimento era stato sostituito a quello di captivazione, desume la pericolosità tale da imporre la captivazione definitiva da azioni descritte dai due dipendenti forestali nel riferire sul “falso attacco”, che indicano negli stessi operatori, e per loro stessa dichiarazione, il compimento di azioni che rappresentano l’opposto di ciò che le stesse istruzioni della Provincia di Trento raccomandano alla generalità dei cittadini (e ovviamente anzitutto agli operatori forestali) e cioè: atti di disturbo (suono del clacson ) in particolare quando gli orsi si nutrono nel periodo anteriore al letargo; avvicinarsi nel bosco fitto a un’orsa con cuccioli (come detto, per verificare “cosa stesse mangiando”) mentre gli stessi mangiano; non correre o fuggire in presenza dell’orso, restare fermi o allontanarsi lentamente – come raccomandato in tutta la cartellonistica provinciale disseminata nella stessa Provincia delle aree frequentate da orsi.
Tratto dal Decreto del Consiglio di Stato del 12 ottobre 2020
L'ordinanza di Fugatti viene smontata pezzo dopo pezzo, evidenziando incongruenze e abusi
Il decreto del Consiglio di Stato stabilisce che la sentenza definitiva sarà emessa nell'udienza collegiale del 19 novembre. Quando con molta probabilità l'orsa Jj4 e i suoi cuccioli saranno già andati in letargo. Quale che sia, quindi, la decisione del Consiglio di Stato per un'eventuale cattura se ne dovrà riparlare a primavera. Ma leggendo il dispositivo emergono molte contraddizioni, erronee valutazioni e omissioni. Grazie a una disamina più che attenta fatta dal presidente Frattini sui documenti prodotti dalla Provincia.
Peraltro se Jj4 fosse stata catturata dai Forestali non avrebbe potuto essere rinchiusa a Casteller, considerando le precarie condizioni di detenzione dei tre plantigradi già presenti nel centro. Un'ulteriore dimostrazione di decisioni prese in modo frettoloso e approssimativo. Nulla a che vedere con una corretta gestione della popolazione di orsi, ma bensì con posizioni dettate esclusivamente da scelte politiche.
Adesso è necessario che l'amministrazione si occupi di garantire il benessere degli orsi che ha già catturato, secondo molti senza una reale motivazione. Da tempo il ministro Sergio Costa chiede che siano rimessi in libertà, ma sembra giunto il momento per rivedere anche l'intero progetto, valutando le ragioni per le quali sia diventato solo una ragione di conflitto. Mentre avrebbe potuto essere anche un motivo di sviluppo legato all'ecoturismo, sempre più compromesso dall'immagine che il Trentino da al mondo di se.
L'orso Papillon/M49 è diventato una star internazionale, mentre sono sempre più le azioni di boicottaggio del Trentino
Il paragone fra Trentino e Abruzzo risulta inevitabile, anche si tratta di realtà diverse, per un territorio caratterizzato da ambienti meno antropizzati. Gli orsi marsicani, a differenza di quelli reimmessi in Trentino, convivono da sempre con gli abruzzesi, che li considerano non come presenze ostili ma quasi come componenti di una famiglia allargata. Che si divide gli spazi con attenzione e rispetto grazie a una popolazione consapevole dei benefici, anche economici, garantiti dalla presenza degli orsi.
In Abruzzo ogni orso ha un nome, mentre in Trentino sono riconosciuti solo tramite le sigle alfanumeriche del progetto di reintroduzione. Potrebbe sembrare un particolare insignificante, ma non è così: a un nome viene sempre abbinato un individuo, che diversamente resta spersonalizzato, come una cosa. E l'orsa più famosa del parco d'Abruzzo ora è Amarena, con i suoi quattro cuccioli, che tutti si augurano possano andare presto in letargo. Interrompendo le incursioni dell'ingombrante famigliola nei centri abitati, fatto che non ha mai impensierito troppo i residenti.
A onore del vero non tutti i trentini manifestano ostilità contro gli orsi, anzi molti residenti sono contenti della loro presenza. Che non potrà aumentare a dismisura, ma seguirà le dinamiche di una popolazione con scarse possibilità di espansione. A causa dell'assenza dei corridoi faunistici necessari per consentire la loro disseminazione in altre zone dell'arco alpino.
Per una convivenza intelligente sarà però necessario chiudere questo periodo di ostilità, del tutto improduttivo di risultati. Cercando di capire gli errori commessi nell'attuazione del progetto, come la scarsa informazione alla popolazione e la cattiva gestione dei rifiuti, che porta gli orsi ad avvicinarsi troppo ai centri abitati, come accaduto recentemente a Andalo.
M49 è stato catturato sui monti sopra Tione dagli uomini del Corpo Forestale del Trentino, che erano sulle sue tracce da tempo. Dopo la rocambolesca fuga dal centro in cui era stato portato nel luglio del 2019 e dal quale era evaso. La ricerca era nuovamente iniziata quando M49 era uscito dal letargo questa primavera, considerando che sul suo capo pendeva sempre un'ordinanza di cattura o abbattimento. Firmata dal presidente del Trentino Maurizio Fugatti, che a M49 l'aveva proprio giurata.
L'orso non ha mai aggredito gli uomini, ma si è reso responsabile, così dicono, del danneggiamento di qualche apiario, dell'uccisione di qualche animale al pascolo. E di essersi avvicinato molto alle baite, spinto dal suo vagabondare alla ricerca di cibo.
L'orso M49, il più ricercato dell'arco alpino, finirà la sua vita in un recinto di massima sicurezza
L'ordinanza parlava anche di abbattimento ma probabilmente il governatore del Trentino non ha voluto correre il rischio di divenire ancora più impopolare. Così la cattura, senza nemmeno la necessità di sedarlo, proprio per non correre rischi che qualcosa potesse andare storto. Non è dato di sapere quanto uomini ci fossero a seguire le orme di M49, ma certo non pochi visto che sono riusciti a tracciarlo anche senza radiocollare. Che gli era stato rimosso dopo la cattura dello scorso anno.
Quel che è certo è che il sito di Casteller sarà stato trasformato in un penitenziario di massima sicurezza, a prova di fuga. Per quell'orso che il ministro dell'ambiente Sergio Costa aveva ribattezzato Papillon, proprio come il protagonista della più rocambolesca evasione da un carcere.
Resta sempre il dubbio se la vita che attende M49 sarà migliore dell'essere ucciso da una fucilata
Una risposta impossibile da dare, ma le caratteristiche etologiche di un orso, le sue abitudini di vita fanno pensare che la cattività sia incompatibile con il suo benessere. Un orso può percorrere cinquanta chilometri una sola notte, è un animale molto intelligente e curioso, che morirà di noia nel recinto di Casteller. Difficile pensare che la reclusione, motivata dalla colpa di essere stato un orso con comportamenti da orso, possa risolversi in una vita diversa dalla pura sopravvivenza.
Con giornate passate con pochi stimoli, dopo aver trascorso le prime con l'ansia di trovare un varco, una possibilità di poter scappare. Come era già accaduto in passato. Una cattività voluta dal presidente di un territorio che ha scelto di far reintrodurre gli orsi e che per questo ha ricevuto dei fondi europei. Una sconfitta non solo del buon senso, ma anche del ministro dell'Ambiente Costa, che non è riuscito a impedire che questo avvenisse. Nonostante, bisogna riconoscerlo, abbia fatto tutto il suo possibile.
Ora si sono scatenate le proteste delle associazioni di tutela dell'ambiente e animaliste, che hanno sempre ritenuto ingiustificati i provvedimenti di cattura o abbattimento. Senza però riuscire a ottenere il loro annullamento. Certo le polemiche sono destinate a durare per lungo tempo, sino a quando l'orso M49 resterà in prigione.
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