La protezione dei lupi vacilla in Europa, il tempo della caccia si avvicina

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La protezione dei lupi vacilla in Europa, il tempo della caccia si avvicina proprio come quello delle elezioni europee. Nonostante un recente sondaggio abbia dimostrato che le comunità rurali sono più favorevoli ai predatori di quanto si potesse pensare, la politica non cambia direzione. Ora il nuovo obiettivo è quello di ottenere un cambio di status per l’intera specie, che dovrebbe passare da “rigorosamente protetta” a soltanto “protetta”. Rendendo più semplice la possibilità di consentire gli abbattimenti, per un contenimento numerico della popolazione.

La pressione sulla Commissione Europea arriva, come sempre, dalle due componenti che vedono nel lupo un antagonista: allevatori e cacciatori. Due categorie che non vogliono ascoltare ragioni, per motivi talvolta sovrapponibili ma spesso profondamente diversi. Gli allevatori vogliono continuare a lasciare incustoditi e senza protezione gli animali al pascolo, per una ragione economica. La custodia degli animali rappresenta un costo e una limitazione, che la categoria pur se abbondantemente foraggiata da sovvenzioni pubbliche, non vuole sopportare.

I cacciatori vivono invece un doppio problema: la dimunizione degli ungulati causati dai lupi, meravigliosi selettori, che incrina la leggenda che il miglior gestore della fauna sia il cacciatore. Mentre nella realtà il miglior modo di gestire le popolazioni faunistiche è quello di rispettare gli equilibri naturali, consentendo le dinamiche di popolazione dei predatori basate sul numero delle prede presenti. Al diminuire delle risorse alimentari diminuiscono i predatori, mentre per contro diminuendo i predatori non calanoi le predazioni sugli animali d’allevamento.

La protezione dei lupi vacilla in Europa, grazie alle pressioni politiche fatte da allevatori e cacciatori

Un terzo fattore di rischio per i predatori è legato a quanti sostengono che aprendo la caccia diminuirebbe il bracconaggio e quindi le perdite si riequilibrerebbero. Un assioma indimostrabile e difficile da poter condividere, tante sono le variabili e le motivazioni che creano il fenomeno del bracconaggio, che non possono in gran parte variare consentendo la caccia ai lupi. Non si può infatti confondere i problemi creati dalla consistenza delle popolazioni con quelle di coesistenza e vicinanza. I lupi potrebbero essere ridotti alla metà di quelli attuali, senza che questo diminuisca i conflitti. Dimostrando che il vero punto nodale della questione non è quanti sono ma cosa fanno, che danni causano.

L’allevatore che ha un branco dietro casa e non vuole usare strumenti, persone e cani per proteggere i suoi animali avrà sempre delle perdite. Fossero anche gli ultimi lupi dell’intera regione. Così come, in quell’area, sarà minore la densità di ungulati a causa della predazione dei lupi. A questo va aggiunto che gli abbattimenti praticati dai cacciatori sono molto meno intelligenti e selettivi di quelli operati dai lupi. Lo dimostrano tutte le operazioni di contenimento dei cinghiali: fallimentari quelle dei cacciatori, chirurgiche e utili quelle operate dai lupi sugli ungulati.

Questo ragionamento porta a concludere che gli abbattimenti sono il contentino dato per fini elettorali alla componente più ignorante, nel pieno significato dell’aggettivo, del mondo agricolo e venatorio. Quella componente che ancora oggi riitiene che il mondo sia suo e che i predatori siano presenze inutili e pericolose. Proprio quel sostanzioso raggruppamento nel quale, con buona approssimazione, si nascondono i bracconieri, convinti di potersi fare “giustizia da soli”.

La formazione sulla necessità di convivere è parte fondamentale, sempre troppo trascurata da chi governa

Come avviene nel rapporto con i bambini è sempre più facile dire di si, piuttosto che doversi impegnare in complesse spiegazioni sulle motivazioni che portano a un rifiuto. Acconsentire a ogni richiesta è un’azione veloce come una fucilata, dagli esiti incerti sul medio lungo periodo, ma poco impegnativa nel breve. Questo è il motivo per cui la politica si impegna più a seguire la pancia che a modificare la cultura, dando segnali diseducativi che portano a credere che chi più urla, più ottiene. Così azioni opportune come quella di negare gli indennizzi a chi non usa mezzi per proteggere gli animali non vengono attivate. Per non creare disturbo alle categorie che sostengono certa politica.

Sarebbe tempo di interrogarsi quanto queste modalità di gestione ci stiano trascinando verso il baratro, anche cercando di mantenere l’informazione costantemente imbrigliata. Un fattore che diventa cruciale quando riguarda temi fondamentali come la tutela ambientale, che non è fatta solo dalla riduzione dell’uso delle energie fossili o dal contrasto alle polveri sottili. L’ambiente deve essere presentato e considerato secondo una visione olistica nella quale, per ottenere dei risultati, per arrivare a una tutela efficace, occorre difendere gli equlibri. Smettiamola di credere alle fantasie dell’ecomarketing: non serve piantare centomila alberi, serve ricostruire l’ambiente in cui ben vivrebbero centomila o un milione di alberi. Bisogna difendere le foreste, intese come ambienti, non certo creare soltanto parchi urbani che al più rappresentano una pezza su una coperta lacera e logora.

Il punto è, ancora una volta, la costatazione di quanto alimentare le paure e assecondare la piazza paghi subito e costi poco. Cercare davvero di cambiare le cose sarebbe comportamento impegnativo, che richiederebbe statisti che credono nel’importanza del bene comune. Un obiettivo decisamente troppo difficile da perseguire, la cui mancata attuazione ha già prodotto danni incalcolabili e che ancora ne causerà nel breve e nel medio periodo. Una realtà destinata a cambiare solo quando ogni cittadino si renderà conto della necessità di partecipare alla costruzione di una società migliore e diversa.

Presidente Trump dichiara guerra a orsi e lupi in Alaska, con sistemi inaccettabili per crudeltà

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Il Presidente Donald Trump dichiara guerra a orsi e lupi in Alaska, per cercare di guadagnare consensi fra i cacciatori e le lobby armiere. Realtà molto potenti negli USA alle quali il presidente strizza l’occhio nel tentativo di ottenere un’improbabile rielezione alla Casa Bianca. Un sogno che molto probabilmente, per fortuna degli americani e non solo, ha buone possibilità di restare nel cassetto.

Donald Trump è stato il peggior presidente degli Stati Uniti, sicuramente sotto il profilo della tutela dell’ambiente, della fauna e per le sue devastanti opinioni negazioniste sui cambiamenti climatici. Un presidente davvero difficile da dimenticare, che ha avuto durante il suo mandato come obiettivo primario solo la questione economica, facendo passare in secondo piano ogni altra priorità..

La posizione degli USA sui cambiamenti climatici è stata inconciliabile con la realtà e il buon senso, ma anche con il futuro dell’umanità. In accordo con quella del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, sostenitore della linea di Trump sul clima e, purtroppo, presidente della nazione che possiede la quasi totalità della foresta amazzonica.

Trump ha dichiarato guerra agli orsi e ai lupi, autorizzando ad andare a stanarli con ciambelle e fari

Una misura che cancella tutte le limitazioni introdotte nel 2015 dall’amministrazione Obama, che aveva attuato importanti politiche a tutela dell’ambiente e per limitare la caccia. Norme che verranno cancellate dalla pubblicazione della nuova legge. Che consentirà di offrire ciambelle agli orsi davanti alle tante, per farli uscire e abbatterli. Oppure di cacciare i lupi con l’ausilio dei fari, di notte. Un regalo ai cacciatori, che in ogni angolo del pianeta odiano i predatori.

Si potrà anche tornare a praticare la caccia dai piccoli aerei, dalle barche e gli animali potranno essere braccati usando le motoslitte. Non solo a orsi e lupi ma anche a molte altre specie che vivono in Alaska. Un provvedimento tanto insensato da far insorgere non solo le associazioni ambientaliste americane, ma anche l’organizzazione che rappresenta i parchi. Che rappresentano, anche se non in questo periodo difficile, una grande fonte di introiti per l’economia dell’intero paese.

“L’amministrazione Trump ha raggiunto un nuovo picco sconvolgente nel trattamento della fauna selvatica. Consentire l’uccisione di cuccioli di orso e cuccioli di lupo nelle loro tane è barbaro e disumano. I regolamenti proposti mettono da parte uno scopo primario delle riserve nazionali per conservare la fauna selvatica e i luoghi selvaggi “, Ha dichiarato Jamie Rappaport Clark, presidente di Defenders of Wildlife.”

Liberamente tratto dall’articolo di US News del 09/06/2020

Con Donald Trump come presidente gli Stati Uniti si stanno comportando come Attila su tutte le questioni ambientali

L’amministrazione Trump ha in mente soltanto le questioni legate all’economia, e non potrebbe essere diverso considerando che il presidente viene da quell’ambiente. Ma senza rispetto dei diritti e dell’ambiente, continuando a negare i cambiamenti climatici e mantenendo alte le tensioni politiche il futuro si presenta con poche luci e troppe ombre. Le stesse che hanno caratterizzato l’atteggiamento presidenziale agli esordi della pandemia.

Il futuro dell’uomo ha bisogno di un rapido cambiamento di passo e personaggi come Trump e Bolsonaro o il primo ministro australiano rischiano di trasformare il nostro pianeta in un inferno. Ma i politicanti passano, mentre l’umanità rimane con tutte le incertezze che derivano da un cambiamento climatico e ambientale della Terra. Che non sembra rientrare fra le priorità di tante, troppe nazioni.

Riprende in Lombardia guerra alle volpi fatta con i soldi dei contribuenti, nonostante l’epidemia in atto

Lombardia guerra alle volpi

Riprende in Lombardia la guerra alle volpi, che non si ferma nemmeno in tempi difficili come questi. La Regione infatti ha presentato ricorso contro la sentenza del TAR che aveva sospeso il piano di abbattimento della provincia di Lodi. Una decisione che sconcerta, in parte per il periodo che non sembra essere il più opportuno per destinare fondi e tempo a questo capitolo, ma in parte anche per la scelta.

Il ricorso presentato dalla Regione infatti non riguarda una sentenza che annulla una delibera regionale ma bensì una sospensiva, in attesa di una decisione nel merito. Che il Tribunale amministrativo lombardo avrebbe preso da qui a qualche mese. Evidentemente l’amministrazione lombarda neanche in questa situazione ritiene di poter fare a meno di accontentare il mondo venatorio.

Prosegue così in Lombardia la guerra alle volpi. Costringendo le associazioni a costituirsi nel giudizio promosso davanti al Consiglio di Stato, investendo altro denaro per contrastare un provvedimento sospeso. Il 10 gennaio infatti il TAR della Lombardia, su ricorso di ENPA, LAC e LAV aveva sospeso una parte del piano di contenimento delle volpi nel comprensorio di Lodi. Che poteva essere comunque attuato nella parte non giudicata “eccessiva” dal tribunale.

La caccia alle volpi in modi non previsti non è sicuramente una priorità regionale

Come è stato detto più volte le volpi rappresentano, come tutti i predatori, un anello importante della catena alimentare. Svolgendo un ruolo di selettore naturale delle popolazioni di diverse specie, fra le quali nutrie e conigli selvatici. Ma se le nutrie non interessano i cacciatori diverso è il discorso per i conigli e, soprattutto per i fagiani, le altre possibili prede. Che vengono lasciati proprio in primavera per farli riprodurre, situazione che però ben difficilmente si concretizza.

I fagiani che vengono liberati sono poco diversi dai polli di allevamento. Con scarsa possibilità di riprodursi e con difficoltà legate spesso anche alla loro stessa sopravvivenza. Animali allevati che molte volte non riescono a procurarsi il cibo per sopravvivere, essendo abituati ai mangimi che gli sono dati in allevamento.

Peraltro non è difficile prevedere, vista l’emergenza sanitaria, che sarà quasi certamente impossibile poter pensare a un veloce ritorno alla normalità. Anche per quanto riguarda l’attività legata alla caccia. Insomma almeno in questa occasione la Regione Lombardia poteva fare delle scelte più oculate e rispettose delle leggi, che vietano abbattimenti con metodi e tempi indicati dal provvedimento impugnato.

Ora sarà il Consiglio di Stato a dover confermare la sospensiva disposta dal TAR della Lombardia, che avrebbe comunque emesso la sentenza il prossimo luglio. Un inutile e ingarbugliata sovrapposizione, considerato che la Lombardia poteva sempre ricorrere contro la sentenza definitiva, qualora avesse confermato i criteri esposti in sospensiva.