Cacciatori distruttori e non custodi: si raccontano come custodi della fauna e del patrimonio naturalistico ma, in realtà , sono solo distruttori legalizzati, in nome di una passione. In un'estate come questa, dove i cambiamenti climatici si sono affermati come una realtà inconfutabile, la fauna ha dovuto fronteggiare un attacco senza precedenti, fra siccità , incendi, temperature elevatissime e situazioni ambientali estreme. Una situazione prevista ma non contrastata, che ha messo in ginocchio umani e patrimonio ambientale dimostrando la forza incontrastabile della natura.
In questa estate torrida, dominata da incendi e fenomeni atmosferici estremi, sarebbe stato logico fare fronte comune per tentare di dare un minimo di fiato agli animali selvatici. Un'idea rispettosa della necessità di mitigare i danni causati da questa estate bollente, che potesse vedere, almeno, un differimento delle aperture della caccia. Ma i cacciatori, che ci vengono presentati come bioregolatori e custodi della biodiversità vogliono poter sparare e vogliono anche le cosiddette preaperture della stagione, infischiandosene di ogni allarme e di ogni considerazione scientifica. Come cantava De Andrè "la passione porta a soddisfare le proprie voglie, senza occuparsi se..." gli animali siano o meno in difficoltà .
Non basta essere contro la caccia, occorre votare per arrestare l'arroganza venatoria
La fauna è in balìa dell'arroganza umana, fra cacciatori che vorrebbero sparare tutto l'anno, associazioni di tutela ambientale che non contano abbastanza e furbetti che propongono inutili referendum per abrogare la caccia. Mentre i cacciatori, proprio come una forza di occupazione, riescono a piegare la politica a qualsiasi follìa possano desiderare. Ma il problema -occorre ammetterlo- siamo noi, non loro! Quando la maggioranza degli italiani si dichiara contro la caccia ma poi permette, nella realtà , a una minoranza di decidere a casa nostra è evidente che il problema sia nostro.
Credo sia giunto il tempo di interrogarsi come mai una formula matematicamente vincente si trasformi regolarmente in una sconfitta politica epocale. Come mai la maggioranza degli italiani non solo conti meno di un manipolo di cacciatori, ma resti pure muta e silente di fronte a tanta arrogante protervia. La vicenda della caccia è un caso di scuola, nel quale una maggioranza riesce ogni volta a essere sopraffatta da una minoranza. Eppure non è difficile comprendere perchè accada questa alterazione delle regole matematiche e della rappresentanza: i cacciatori votano come un sol uomo, mentre gli altri stanno ancora discettando se sia meglio astenersi o votare scheda bianca, se andare in vacanza il giorno delle elezioni o continuare a ignorare le regole democratiche.
Il voto non è solo un diritto: partecipare alla vita collettiva è un dovere
Motivo per il quale io sono sempre, e dico sempre, andato a votare! Senza dimenticarmi, spesso, di turarmi il naso per il lezzo di una politica che governano sempre gli stessi, per colpa nostra.
L'insopportabile arroganza dei cacciatori che vogliono imbavagliare l'informazione, chiedendo che vengano presi provvedimenti contro la trasmissione "Indovina chi viene a cena" condotta da Sabrina Giannini. Il caso è scaturito da un'inchiesta su azioni bracconaggio messe in atto per catturare illecitamente gli uccelli da richiamo. Una pratica, quella della cattura, che dura praticamente da sempre, grazie a una norma che prevede sanzioni inefficaci. Trafficare uccelli da richiamo rende decine di migliaia di euro, in nero, rubando dalla natura un patrimonio collettivo destinato a essere venduto a caro prezzo.
La caccia con i richiami vivi rappresenta la peggior pratica del mondo venatorio, la più vile e quella che causa maggiori sofferenze, eppure trova ancora molti sostenitori. Personaggi capaci di difendere la caccia con i richiami, attaccando la RAI e Sabrina Giannini per un'inchiesta sul bracconaggio. Senza sentirsi nemmeno in obbligo di spendere una sola parola di condanna nei confronti dei predoni di natura. Giannini al rogo e cacciatori sempre e comunque sugli altari.
"L'attivismo animalista più becero e arrogante continua così a fare il proprio comodo e la propria opinabilissima propaganda, facendosi beffe di centinaia di migliaia di cittadini che hanno la sola colpa di avere cultura e tradizioni diverse da questa nuova religione"
L'insopportabile arroganza dei cacciatori monta sempre più, grazie a una politica che li supporta
Se il mondo venatorio difende anche i bracconieri significa che la misura è davvero colma. Sembra essersi rotto anche quell'ultimo argine di apparente sostegno alla legalità , che portava a fare dei distinguo fra chi le regole le segue e chi le infrange. Un ladro resta pur sempre un ladro, sia se ruba un prtafoglio sull'autobus che se cattura illegalmente animali, che sono riconosciuti come bene indisponibile dello Stato. Una questione, ben si dovrebbe capire, questa che travalica la difesa degli animali e la richiesta di avere rispetto per loro.
Il problema, quindi, non sono i bracconieri, ma Sabrina Giannini e la sua trasmissione che porta gli italiani a vedere i Carabinieri Forestali all'opera
Ogni volta che qualcuno esprime una posizione contro la caccia la risposta è sempre la stessa: sono cittadini che pagano le tasse e hanno un'autorizzazione per poterlo fare. Vero, ma se è sempre legittimo essere contrari in un paese libero a un'attività pur lecita, diventa un atto dovuto quando chi va caccia ruba pezzi di biodiversità . Una grande differenza che non è davvero da poco: chi rispetta le regole è un cacciatore, ma chi le trasgredisce è un ladro e se questo ladro ruba migliaia di uccelli diventa anche un predone di natura. Contro il quale bisognerebbe poter avere sanzioni adeguate, come la confisca dei beni per equivalente.
Sabrina Giannini nella puntata di Indovina chi viene a cena ha seguito i Carabinieri Forestali in Italia e gli attivisti del CABS in Polonia, in azione con polizia. In entrambe le situazioni i responsabili erano italiani che trafficavano in uccelli catturati illecitamente. A dimostrazione che il mercato nero è fiorente e che il crimine, commesso a danno della natura, paga. Grazie a leggi che consentono mille scappatoie e che, anche quando vengono applicate, rappresentano una misera gabella in confronto agli illeciti profitti realizzati.
Caccia aperta sempre ovunque, anche nelle aree protette e in quelle urbane per contenere lo straripante assedio faunistico! Potrebbe sembrare un'esagerazione, ma l'attuale governo sta cercando di tradurre in realtà i sogni proibiti dei cacciatori. Non si tratta di promesse elettorali, ma di un emendamento messo nero su bianco e accolto per la discussione dalla Commissione bilancio della Camera dei deputati. Pubblicato, per trasparenza e un poco anche per arroganza, nell'accoglierlo, sul sito ufficiale del parlamento.
Si tratta di ben quindici deputati di Fratelli d'Italia, non è una questione politica ma del modo di fare politica, che si sono ingegnati per dar vita a un emendamento-capolavoro. Che propongono di inserire l'articolo 78bis nella manovra finanziaria per modificare l'articolo 19 della legge 157/92, che regola il prelievo venatoria. Una legge già di per se fuori del tempo, visto che non è una norma che tutela la fauna, ma che regolamenta, male, la caccia. Incaricando le Regioni che "provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane, anche nei giorni di silenzio venatorio e nei periodi di divieto".
Caccia aperta sempre e ovunque, per ricompensare gli elettori annegando la proposta nella legge di bilancio
Un altro fatto decisamente pessimo è costituito dal contenitore con il quale si cerca dii fare passare questa modifica dell'attuale normativa. Con un metodo spesso criticato dalle opposizioni, a cui fino a ieri apparteneva FDI: quello di annegare emendamenti inaccettabili nei tanti decreti omnibus di questo Stato. Un modo vergognoso, utilizzato da destra a sinistra per far passare provvedimenti che non sarebbero mai passati se fossero stati inseriti in una normativa specifica. Ma vediamole in dettaglio queste due perle politiche, che sgorgano dalle fantasie di un nutrito gruppo di parlamentari.
Testo inserito Articolo 78bis della V Commissione permanente
Non basta aver la caccia aperta tutta l'anno, ci vuole altro per accontentare i cacciatori
Per questo la proposta di creare un articolo bis anche nella legge sulla caccia, l'ormai famigerata 157/92, che stabilisca chi coordina e mette in atto il piano di sterminio faunistico. Provvedimento che non dovrebbe mai essere accettato dall'Europa ma nemmeno dalla nostra Corte Costituzionale, almeno si spera. Il primo tassello del piano è quello di affidare ai Carabinieri Forestali l'esecuzione del progetto e il suo coordinamento. Mossa geniale pensata per sottrarre risorse alle già scarse forze in campo sulla tutela degli animali e dell'ambiente, che ancora sfugge ma comprende anche la fauna per restare in equilibrio.
Proposta di creazione dell'articolo 19/bis nella legge 157/92 - L'elenco al termine è quello dei 15 deputati di Fratelli d'Italia che lo hanno proposto
Caccia aperta e tregua finita: il primo settembre in molte regioni italiane sono consentite le aperture anticipate dell'attività venatoria. Soltanto per alcune specie e non in tutta Italia, grazie ai ricorsi proposti dalle associazioni di tutela ambientale presso i tribunali amministrativi, che sono stati spesso accolti, bloccando o limitando l'inizio anticipato della stagione venatoria. Un balletto che si ripete ogni anno: le Regioni pubblicano i calendari, spesso sono illegittimi, ci sono i ricorsi e tutto si ferma.
Un comportamento inaccettabile in uno stato di diritto, considerando anche che la maggior parte dei giudizi finiscono sempre per avere le spese compensate. Così le Regioni usano i soldi pubblici, mente le associazioni devono usare le risorse di soci e simpatizzanti. Questo per garantirsi il favore dei cacciatori, sempre molto riconoscenti verso la politica che li difende. Eppure la caccia dovrebbe aprirsi la terza domenica di settembre, a chiusura (si spera) della stagione riproduttiva. Una certezza molto opinabile considerando che l'attuale legge ha quasi trent'anni e che allora erano minori gli sconvolgimenti climatici.
Caccia aperta e tregua finita, nonostante la fauna sia un patrimonio collettivo difeso nell'interesse della comunità internazionale
Il tempo di rivedere le normative che riguardano la difesa dell'ambiente e degli animali non è più rimandabile. La decisione non può essere basata su convenienze politiche, su scambi di voti o altri rapporti di forza fra la politica e determinate categorie. La revisione deve tenere conto delle conoscenze scientifiche, molto cambiate rispetto a tante norme, e anche del mutato scenario ambientale. Inutile parlare di transizione ecologica e di green economy se poi nulla cambia davvero, lasciando i cittadini smarriti.
La credibilità di uno Stato deriva dalla capacità di mettere al centro gli interessi collettivi. Che significa avere attenzione per le richieste fatte dalla maggioranza delle persone. Sempre più irritate verso un potere che sembra sordo alle richieste, ma anche alle sue stesse dichiarazioni. Mentre si parla di proteggere un terzo delle aree naturali del pianeta noi cosa facciamo? Apriamo la stagione della caccia in anticipo. Dimostrando quanto la nostra specie non meriti la definizione di homo sapiens, ma al massimo quella di homo insapiens.
Più complesso il discorso dei referendum per l'abolizione della caccia (ben due in contemporanea) che hanno creato una crepa nel mondo ambientalista. Da una parte gli organizzatori dei referendum, l'Associazione Ora rispetto per tutti gli animali e il Comitato Si aboliamo la caccia, dall'altra tutte le altre associazioni, la cui posizione può essere riassunta dal parere espresso dalla LAV. Due posizioni inconciliabili, ma anche due visioni del metodo operativo molto differenti. Certamente un doppio referendum promosso in simultanea dalle associazioni rappresenta un grave errore di metodo, che insieme a molte problematiche tecniche rischia di vanificare le attese.
Se così fosse l'unico vincitore, spiace dirlo, sarà la componente legata al mondo venatorio, che si ricompatterà . Mentre l'opinione pubblica non capirà cosa sia successo nella galassia di quanti si sono sempre dichiarati contro la caccia.
Volere è potere solo quando il percorso per arrivare al risultato è correttamente pianificato
Un fallimento dell'iniziativa, per mancato raggiungimento del numero di firme, inammissibilità del quesito o mancato raggiungimento del quorum, aprirà ulteriormente le contese e farà gioire i cacciatori, ma non soltanto. E non sarà così facile gettare la responsabilità al di fuori del campo di gioco. Per capire l'ipotetico danno basta pensare ai partiti ecologisti (per non parlare degli animalisti) nel nostro paese, che scontano percentuali di consenso elettorale risibili. Un dato che avrebbe potuto e dovuto far riflettere. Gettare il cuore oltre l'ostacolo, ammesso che questo sia il caso, non è sempre la scelta migliore e sarebbe tempo che si imparasse a fare scelte eticamente politiche. Senza inseguire per forza il consenso.
Ci sarà il tempo per fare ulteriori riflessioni sul referendum
La riflessione al momento si ferma qui. Politicamente sarebbe uno sbaglio addentrarsi ora nelle pieghe della questione, fare riflessioni ulteriori sulla credibilità che viene a mancare. Adesso occorre soltanto cercare di approfondire, non limitarsi a guardare cosa succede sul palco, ma anche provare a capire cosa avviene dietro le quinte. Detto con il massimo rispetto per tutti gli attivisti che in questo momento stanno contribuendo alla raccolta delle firme. Lo fanno con il cuore, e questa ora resta l'unica certezza.
La caccia non è uno sport, era un'attività necessaria per la sopravvivenza quando gli uomini erano un popolo di cacciatori raccoglitori. Ora nella migliore delle ipotesi può essere definita un'attività ludica. Quando non un gioco crudele praticato peraltro su un bene collettivo che è la fauna. L'attività venatoria non ha niente di sportivo sotto qualsiasi angolatura la si osservi. A parte quella di essere inserita fra quelle pratiche riconosciute dal CONI, anche se slegata dall'abbattimento di animali, ma alle altre attività (tiro).
Non si capisce quindi lo scalpore che ha suscitato identica affermazione fatta da Flavio Insinna, conduttore televisivo. Provocando una levata di scudi da parte delle associazioni venatorie. Consapevoli di quanto questa attività sia invisa alla stragrande maggioranza degli italiani. Esclusi i politici che hanno sempre visto nei cacciatori un importantissimo serbatoio di voti elettorali.
Forse si confondono attività sportive praticate usando armi da caccia, una su tutte il tiro al piattello, con le varie forme di caccia praticate in campagna. Aventi per scopo unico la ricerca e l'abbattimento di un animale, con un rapporto del tutto sbilanciato fra cacciatore e cacciato. Che non uccide per fame ma esclusivamente per divertimento.
ORIGINI DELLO SPORT
Le esercitazioni sportive erano in un primo tempo singole, poi divennero collettive e praticate anche dalle donne sin dal Medioevo; l'esercizio più diffuso e più antico dovette essere la corsa, alla quale si aggiunsero, subito dopo, i lanci e i salti, utili per la caccia e per le guerre. Ben presto emersero altre manifestazioni indispensabili per la sopravvivenza, dalle quali derivarono il nuoto, la canoa, l'equitazione, la lotta, il pugilato, la scherma contemporanee, a cui si aggiunsero giochi con palle costituite di erba e di grossi frutti.
Bisogna attualizzare il concetto di caccia, intesa come abbattimento della selvaggina, per ottenere una diversa regolamentazione della materia. Oramai lontana dalle necessità e riferibile a una mera attività ludica che non ci possiamo più permettere. La difesa della biodiversità imporrebbe la chiusura della caccia, anche considerando il contributo risibile dato al mantenimento degli equilibri faunistici.
Cambiare le priorità , sottraendole alla caccia per mettere al centro la tutela faunistica, il nostro capitale naturale
Occorre un cambiamento legislativo importante, che sposti l'attività venatoria come focus della questione, mettendo al centro il bene collettivo e la tutela della biodiversità . Chiudendo molto, se non del tutto quel cordone ombelicale che lega ai cacciatori la normativa vigente sulla tutela faunistica, lasciando sullo sfondo tutto il resto. Compresi i dritti dei cittadini, di poter fruire della natura senza rischiare una pallottola vagante.
Su questo occorre impegnarsi, facendo crescere un movimento d'opinione meno emotivo ma più attivo, meno di pancia ma più portato al ragionamento. Per creare i presupposti di un cambiamento sociale in grado di far balzare come priorità assolute la tutela ambientale e faunistica fra le priorità del futuro. Per ottenere un cambiamento reale che possa far crescere, come in molti paesi europei, il valore di una reale politica green.
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