Animali brachicefali e influencer: pensare alla sofferenza prima di ogni altra considerazione

Animali brachicefali influencer

Animali brachicefali e influencer: sarebbe meglio pensare alla loro sofferenza prima di ogni altra considerazione estetica. Per evitare che quello che nasce come atto d'amore si riveli un'arma che comporta un maltrattamento per gli animali, costretti a vivere in apnea. Federica Pellegrini ha postato recentemente sui social una foto del tatuaggio che si è fatta per amore dei suoi bouledogue francesi, animali che non respirano, appartenenti a razze portatrici di gravi patologie che ne limitano grandemente il benessere, aumentando le patologie. In tutto il mondo i veterinari fanno campagne contro la moda degli animali brachicefali mentre proprio una ex nuotatrice invoglia a comprarli.

Non ho idea se Federica Pellegrini sia consapevole della sofferenza che queste razze devono subire per estetica. Non ho idea neanche se sia a conoscenza del fatto che moltissimi di questi cani provengano dalla famigerata "tratta dei cuccioli". Quando però si hanno ben quattro bouledogue francesi è difficile credere che nessun veterinario le abbia parlato della BAOS o BOAS, la sindrome respiratoria che colpisce gli animali a "faccia piatta". Ma so per certo che ogni foto postata con i suoi bouledogue fa crescere la richiesta.

Tratto dalla lettera scritta nel 2023 dall'associazione RSPCA al Kennel Club inglese

Animali brachicefali e influencer: occorre senso di responsabilità per non diffondere mode pericolose

Sono tanti i personaggi che esibiscono i loro animali brachicefali, senza pensare come questa moda comporti una diffusione capillare della sofferenza. Animali che, molto spesso, vengono fatti nascere nei peggiori allevamenti europei per essere smerciati sulla rete come se fossero cose. Cuccioli che attraversano l'Europa dai dai paesi dell'Est Europa alimentando un mercato che rende felici solo i trafficanti. Nati nelle cosidette "puppy farm", senza selezione, strappati alle madri in età giovanissime per rifornire un mercato che si fa poche domande. Acquistati per possedere l'animale che ha visto sui social, in braccio a uno dei cosiddetti influencer.

Personaggi che alcune volte hanno ricevuto in regalo, e pubblicizzato, cani provenienti da commercianti inquisiti e condannati per la tratta dei cuccioli. Un fenomeno, questo, che anzichè contrarsi con il passare del tempo sta crescendo in modo esponenziale, alimentato da persone che non cercano un cane, un essere vivente con cui condividere la vita, ma un soggetto instagrammabile. Senza rendersi conto del danno che provocano, anche quando questa azione è fatta in buona fede e per amore dei propri cani.

Quindi il consiglio è quello di leggere prima di comprare, di cercare in rete le tante informazioni sulle patologie di cui soffrono gli animali brachicefali per causa nostra. Per averli plasmati in modo da avere perenni tratti da neotenici, da cuccioli, per assomigliare sempre più ai bambini umani. Per assecondare il mercato, senza avere rispetto per le loro funzioni vitali, senza considerazione per la sofferenza che si porteranno dietro per tutta la vita. Un prezzo inaccettabile, pagato per estetica e per vanità, che questi animali patiranno ogni giorno della loro complicata esistenza.

L’inchiesta di Report sulla cinofilia rivela quello che molti sanno ma che nessuno vuole ammettere, ma non solo in questo settore

inchiesta di Report sulla cinofilia rivela quello che tutti sanno

L'inchiesta di Report sulla cinofilia rivela quello che tutti nel settore sanno, ma che nessuno vuole ammettere di fronte a una telecamera. Il mondo della cinofilia, ma sarebbe più giusto parlare del mondo del commercio degli animali, muove grandi interessi economici e molti appetiti, anche politici. Lo sa bene chi si occupa delle tante sfaccettature che compongono il diamante, spesso insanguinato, del commercio degli animali. Dentro a un mondo che solo apparentemente sembra composto da amanti degli animali quelli veri sono sempre troppo pochi.

L'universo della cinofilia muove molti milioni di euro in un caleidoscopio di interessi che restituisce immagini fra loro molto diverse. Un settore che i media raccontano solitamente solo in parte, in piccolissima parte. Toccando quasi sempre solo i due poli opposti del fenomeno: i maltrattamenti e l'infinito amore che molti provano per gli animali. Senza fare molto per far crescere nell'opinione pubblica concetti più articolati come il rispetto, il diritto a una vita dignitosa, la consapevolezza che deve essere costruita prima della convivenza con un animale. Perché la grande frattura che divide gli animali di razza, non sempre così fortunati come potremmo credere, dal grande popolo dei randagi e dei senza padrone spesso produce identica sofferenza.

L'inchiesta di Report, realizzata da Giulia Innocenzi e dalla squadra della trasmissione, ha contribuito a sollevare il velo facendo comprendere quanto il mondo della cinofilia rappresenti un grande punto di attrazione. Per i politici, nominati dal ministro di turno a gestire l'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana senza averne le competenze. Ma anche per chi, come la deputata Michela Vittoria Brambilla, sembra impersonare troppi ruoli nella stessa commedia. Passando da conduttrice televisiva di una trasmissione che riceve finanziamenti da ENCI all'essere presidente di un'associazione che difende i diritti degli animali, senza poterne dimenticare il ruolo politico.

Quando si mescolano i piani l'informazione crea immagini distorte e chi ci rimette sono gli animali

In una società che si basa sull'apparenza ben si capisce come, al contrario di quanto dicono i proverbi, le bugie possano non avere affatto le gambe corte, correndo veloci. Facendo credere, per esempio, a chi compra un cane di razza che questo sia maggiormente controllato sotto il profilo sanitario e possa essere più equilibrato e più sano. Dimenticando di dire, quando si raccontano le caratteristiche peculiari di una razza, che queste sono soggette a molte variabili, che in buona parte dipendono dalla serietà dell'allevatore. Avere un pedigree sancisce legalmente che un cane possa essere definito di razza, senza attestare in alcun modo che questo cane sia stato allevato con la giusta selezione. Proprio quella selezione che dovrebbe, in teoria, garantire grande variabilità genetica.

Si sfornano, così, bouledogue francesi, razza di cani brachicefali sottoposta a maltrattamento genetico, con un muso sempre più piatto per avere tratti neotenici da eterni cuccioli. Poco importa se questo li porta a non respirare correttamente e a molte patologie, costringendoli a una vita di sofferenza. La parola d'ordine di troppi allevatori è di dare al mercato quello che il pubblico chiede, proprio come se anziché di individui si parlasse di oggetti di design! In un settore che muove decine di milioni di euro, come in ogni altro ambito commerrciale, esistono allevatori scrupolosi e pessimi mercanti.

Certo sarebbe corretto separare i piani, basandosi su etica e competenza. Difficile poter promuovere razze canine, accettando contributi da chi gestisce (spesso male) il settore dei cani di razza, tutelando nel contempo i cani senza padrone: si genera un conflitto di interesse eticamente poco accettabile. Personalmente consiglierei a Brambilla di stare lontana dal mondo degli allevatori e dei commercianti. Comprendendo in questo novero anche alcuni veterinari, specie se per decenni hanno importato e venduto animali selvatici di varie specie.

La corretta informazione sui diritti degli animali passa dalla competenza e dal rispetto

La conoscenza degli animali e la tutela dei loro diritti non può e non deve passare attraverso la spettacolarizzazione del nostro rapporto con gli animali. Le specie selvatiche, ad esempio, devono essere maneggiate il meno possibile, non possono essere accarezzate e esibite come fossero cuccioli del proprio cane. Non possono essere i bambini a occuparsi di esseri viventi così delicati e complessi come le specie selvatiche, per non trasmettere un messaggio tanto fuorviante quanto scorretto. Vedere accarezzare una volpe o un capriolo, sapendo quanto sia facile stimolarne l'imprinting, fa davvero male in qualsiasi contesto questo avvenga e in particolare in un CRAS.

Fare divulgazione è un lavoro meraviglioso, che richiede però competenza e conoscenza e che non prevede, in alcun modo, l'abbattimento delle barriere che ci devo essere fra uomini e selvatici. Ogni volta che noi sbagliamo il comportamento, il modo o anche semplicemente il tono nel comunicare le attività apriamo la via a comportamenti scorretti e indesiderati. L'amore per gli animali è un sentimento vuoto se non è coniugato al rispetto e alla conoscenza e, su questo tema, vorrei vedere un crescente impegno di tutte le associazioni.

Non è più possibile continuare a raccontarsi cose nei corridoi senza avere il coraggio e la coerenza di dirle in pubblico. Questo accade nel mondo degli allevatori, dei commercianti, dei veterinari ma anche in quello avverso e sarebbe tempo di dirlo. Per far correggere comportamenti e insegnamenti sbagliati, per rispetto del ruolo e della mission di persone e associazioni. Tempo di dire basta, senza passar sopra a comportamenti gravi solo per spirito di squadra, quando alcuni comportamenti creano danni a battaglie che richiedono etica e professionalità. Basta referendum inventati per farsi pubblicità, basta salvataggi mirabolanti che terminano sempre con una pressante richiesta di quattrini, basta con protagonismi di reali e supposti influencer.

Difendere i diritti di non ne ha richiede coraggio e coerenza

Quanti difendono i diritti degli animal, se vogliono ottenere risultati, devono poter essere credibili per poter condurre una battaglia sacrosanta. Per riuscire a convincere nel difendere i temi etici serve coerenza, senza la quale si è destinati a ottenere soltanto consensi effimeri. Non si tratta di comprendere e giusticare i sempre possibili errori di percorso commessi in buona fede, si tratta di far modificare alcuni comportamenti dannosi. Aumentando la coerenza a scapito della convenienza.

Non si può applaudire quando Giulia Innocenzi riesce a scoprire gli altarini di ENCI senza avere poi il coraggio di chiudere il cerchio su altri temi nel campo opposto. Non è una questione di politica e nemmeno una questione di opinioni: ci sono comportamenti che vanno in direzione contraria a etica, tecnica, conoscenza scientifica e corretta informazione. Quando ci accorgiamo che il re è nudo occorre avere il coraggio e la coerenza di affermarlo senza paura.

Il bulldog inglese e Zlatan Ibrahimović: storia senza lieto fine de “Il bandito (il cane) e il campione”

bulldog inglese Zlatan Ibrahimović

Il bulldog inglese e Zlatan Ibrahimović: una storia che potrebbe essere raccontata partendo dal titolo di una famosa canzone di Francesco De Gregori. Dove il bandito (voce del verbo bandire) è il cane, appartenente a una razza che i veterinari chiedono di non riprodurre, e il campione Ibra, che vince anche per la scarsa attenzione ai diritti animali. Ma si sa che le star spesso si preoccupano più di soddisfare i propri bisogni che di essere degli esempi.

I giornali hanno dato con grande rilievo la notizia che il famoso calciatore Zlatan Ibrahimović sia andato a visitare un allevamento di bulldog. Per acquistare un cucciolo, proprio di una razza brachicefala al centro di grandissime polemiche. Non soltanto da parte dei difensori dei diritti degli animali, ma degli stessi veterinari. Che chiedono di arrivare a un'estinzione dolce delle razze dei cani che non respirano. Maltrattati da una genetica sempre più esasperata.

Zlatan Ibrahimovic
Immagine tratta dal sito web de Il Resto del Carlino

Il bulldog inglese è un cane con mille problemi di salute, che vanno dalla difficoltà di respirare a quella di partorire, motivo per cui quasi sempre le nascite avvengono con il taglio cesareo. Per non parlare delle mille altre patologie che affliggono l'esistenza di questo cane, sacrificato sugli altari, spesso bizzarri, dell'estetica. Con grande indifferenza verso la costante sofferenza provata da questi animali e senza minimamente voler ascoltare le prese di posizione sempre più frequenti dei veterinari.

Il bulldog inglese e Zlatan Ibrahimović, calciatore e cacciatore già al centro di mille polemiche per passioni sempre meno condivise

Ci sono persone che approfittano della loro popolarità per essere degli esempi, altre che si accontentano di essere molto popolari e molto ricchi. Sul fronte del rispetto degli animali e di una visione ecologista certo non spicca Ibrahimović, che non sembra preoccuparsi troppo delle critiche, per essere anche un amante della caccia. Del resto non è un cacciatore come gli altri, visto che non va a caccia in riserva ma si compra diverse riserve di caccia, il che fa per lui evidentemente una bella differenza. Nessun problema neanche sulla scelta dei cani, assolutamente sereno nel dare un cattivo esempio.

Del resto sui cani brachicefali, quelli che non respirano e che sono da decenni maltrattati geneticamente, si trova in buona compagnia. Con altri personaggi famosi molto amati dal grande pubblico, come Chiara Ferragni e Federica Pellegrini, Volti noti che probabilmente non riflettono sul danno compiuto, stimolando le scelte che hanno portato il bulldog francese a essere il cane più richiesto. Nonostante le oramai costanti e pressanti richieste dei veterinari di vietarne per sempre la riproduzione, per evitare animali fatti nascere per diventare dei malati cronici.

Appare chiaro che vi sia una netta prevalenza dell'estetica sull'etica e che questo comporti delle conseguenze nei nostri rapporti con gli animali. Mancando una cultura del rispetto sui loro diritti minimi, sulle problematiche di salute indotte o sulle conseguenze della cattività tutto diventa possibile. Quando non si cerca di intercettare le motivazioni, di capire perché è sbagliato acquistare cani che non respirano (e non solo), l'unico parametro diventa il "mi piace". Che si traduce in "lo voglio perché anche Ibra ha un bulldog", così basta un selfie ed il gioco è fatto.

Il maltrattamento genetico dovrebbe essere considerato un crimine, con l'aggravante della premeditazione

Non è un'esagerazione ma la presa d'atto di una realtà: continuare a riprodurre cani portatori di patologie che rendono la loro vita difficile è un atto crudele. Che andrebbe perseguito perché compiuto per motivi abietti e futili, con l'intento di assicurarsi un profitto ignorando la sofferenza causata agli animali. Una questione che sia Ibra che Federica Pellegrini dovrebbero poter capire con facilità, avendo fondato il loro successo in buona parte proprio sul buon funzionamento dei loro polmoni. Un bulldog non potrà mai essere un atleta, non potrà mai correre a perdifiato mentre andrà incontro a problemi di ogni genere.

La foto del calciatore più famoso del momento con un cucciolo di bulldog avrà sicuramente generato un picco di richieste. Un'operazione di marketing per l'allevamento che le ha pubblicate sui social, un colpaccio anche per chi vende questi cani sulla rete. Il peggio del peggio perché almeno i cani di razza hanno degli standard da rispettare per avere un pedigree, ma su internet ci sono spesso solo cani somiglianti. Cani che non possono avere pedigree, che non sono di razza e che hanno ancor più tare genetiche dei loro blasonati sosia. Un vero disastro per il benessere degli animali.

Bulldog francese senza pelo: l’ultima frontiera del maltrattamento genetico destinata a un mercato fuori controllo

Bulldog francese senza pelo
Foto tratta da un profilo social pubblico

Bulldog francese senza pelo offresi, per accontentare clienti che cercano cani sempre più particolari, senza preoccuparsi del loro benessere. Recentemente il giornale britannico The Guardian ha pubblicato un articolo proprio sui bulldog nudi, prevedendo che questa possa diventare una nuova moda. In questi anni, grazie anche alla complicità di famosi influencer, questa razza è diventata una delle più popolari sul mercato dei pet, nonostante i molti problemi. Animali che soddisfano i canoni estetici di chi li acquista, ma che purtroppo non soddisfano alcun criterio che possa fargli condurre una vita normale.

Sembra che questa nuova forma di maltrattamento genetico, che purtroppo non viene ancora considerato un crimine contro gli animali, venga dalla Cina. Dove già esiste da secoli una razza di cane nudo, che però non ha avuto successo fuori dall'Oriente, se non per un mercato fortunatamente molto piccolo. Con il bulldog francese il rischio è che questo fenomeno possa prendere piede e già una cucciolata è nata proprio nel Regno Unito. Destando ulteriori grida d'allarme dei veterinari britannici, che già da tempo chiedono di vietare l'allevamento delle razze brachicefale.

La richiesta dei veterinari è rimasta come spesso accade inascoltata e così, anziché dirigersi verso un divieto, si è aggiunta una nuova sofferenza. Sembra che sul bulldog francese si siano concentrati i difetti peggiori, per accontentare clienti che spesso non vogliono avere un cane, ma un bimbo a quattro zampe. Chi compra queste razze con il muso sempre più schiacciato, gli occhioni grandi che conferiscono un aria da eterno cucciolo, difficilmente cerca davvero un cane. Cerca di possedere un essere vivente che soddisfi esteticamente i bisogni emotivi, assicurando nel contempo il possesso di uno status symbol. Decidere di dividere la cita con un cane è davvero un'altra cosa.

Bulldog francese senza pelo per soddisfare i bisogni dei clienti allergici, degli stravaganti, degli esibizionisti senza criterio

I cani brachicefali per la conformazione del loro muso sono animali che fanno fatica a respirare. Più il muso è schiacciato e più una funzione vitale come il respiro risulta compromessa. La conseguenza è che questi cani non possono condurre una vita normale, sono spesso soggetti a subire operazioni chirurgiche per migliorare la respirazione. Animali che patiscono in ogni stagione della loro vita, a causa di una selezione delle caratteristiche fisiche peggiori fatta in nome dei desiderata dei loro padroni.

Ora a queste caratteristiche estreme sembra potersi aggiungere anche la varietà senza pelo, quasi che per il cane fosse un impiccio e non rappresentasse una necessità. Il pelo funge da isolamento, un fattore particolarmente importante in un cane che a causa della conformazione fisica teme tantissimo il caldo. Ma avere la pelliccia protegge anche la cute dalle scottature, che possono avere effetti veramente gravi. Secondo i veterinari queste razze sono già soggette a una serie infinita di patologie. Che colpiscono dagli occhi alla colonna vertebrale, senza aver bisogno di essere portatori di ulteriori problematiche.

Quando si assiste a reiterate alterazioni delle caratteristiche di un animale, finalizzate esclusivamente a compiacere chi lo acquista compromettendone la qualità della vita, questo deve essere classificato come maltrattamento. Non deve essere considerato come un capriccio della moda, perché altera le caratteristiche fisiche di un animale causando gravi sofferenze. Se venisse compreso questo semplice concetto cambierebbe radicalmente anche il modo con cui osserviamo questi animali, e soprattutto chi li possiede. Che sarebbero visti proprio con lo stesso biasimo che oggi la maggior parte delle persone prova guardando una persona che indossa una pelliccia.

Dove non arrivano sensibilità e riprovazione deve poter arrivare una norma che vieta la commercializzazione di questi animali

Quando gli acquirenti sembrano non capire che un cane non è un oggetto con un fine estetico, mentre il mercato degli animali maltrattati geneticamente cresce a dismisura, pare evidente la necessità di cambiare strada. Quando il buon senso sembra essere perdente occorre imboccare una via normativa, che impedisca riproduzione e commercio di razze maltrattate geneticamente. Fino ad arrivare a un'estinzione dolce di tutte quelle razze create dall'uomo senza rispettare le loro necessità fisiologiche.

Da decenni si alzano voci che spiegano i maltrattamenti subiti dagli animali a muso schiacciato. Allarmi che non vengono ascoltati, proprio come non sono tenuti in considerazioni i consigli per non alimentare il traffico di cuccioli della tratta. Inutile quindi sperare in un'autoregolamentazione di questo settore, visto che il fallimento di questo percorso è definitivo e netto. Il legislatore deve rivedere in modo complessivo le norme che riguardano il benessere animale, estendendo il campo della tutela a fattispecie che ora non sono contemplate.

Prima che per le strade delle grandi città inizino a riempirsi di bulldog francesi glabri, senza poter prevedere che cos'altro si inventeranno commercianti e allevatori per sfruttare al meglio ogni nuova nicchia di mercato.

Contro i cani che non respirano i veterinari britannici chiedono una riflessione alle celebrità che li acquistano

cani che non respirano

Per i cani che non respirano veterinari inglesi lanciano la campagna #HealtOverLooks per far conoscere le sofferenze a cui queste razze vanno incontro. Cercando di coinvolgere i personaggi pubblici perché riflettano prima di acquistare questi cani e, soprattutto, non li pubblicizzino. Creando lo spiacevole effetto emulazione che tutti ben conosciamo, che porta le persone a volere lo stesso cane del loro beniamino.

cani falchi tigri e trafficanti

Da sempre i veterinari britannici rappresentano un esempio da seguire per i loro colleghi europei, che sono poco impegnati sul fronte dell'informazione degli acquirenti. Mentre in Gran Bretagna vengono addirittura organizzate campagne alle quali viene chiesto ai cittadini di partecipare per diffonderle. Contribuendo così a rendere anche l'opinione pubblica coinvolta su temi così importanti. Consapevoli che molte volte il parere di un veterinario su un argomento così particolare, ma anche tecnico, sia della massima importanza.

Anche in Italia purtroppo abbiamo molti personaggi noti che comprano queste razze e le pubblicizzano sui loro social. Per questo carlini e bulldog inglesi e francesi sono le razze più richieste, e purtroppo più trafficate. Sommando così i maltrattamenti genetici a quelli derivanti dalle condizioni di allevamento tipiche dei cani della tratta dei cuccioli.

Cani che non respirano e acquirenti che non riflettono: il benessere degli animali viene prima della lor estetica

La prima domanda che una persona dovrebbe farsi quando decide di dividere la sua vita con un animale dovrebbe essere: ma starà bene, potrò fargli fare una buona vita? Ma questo accade in una parte di potenziali custodi di animali non proprio così diffusa. In modo particolare quando il cane viene scelto seguendo esclusivamente criteri estetici, che lo rendono "figo", invidiabile, desiderato. Una sorta di status symbol.

Sui cani che non respirano occorre che anche in Italia si crei una coalizione che coinvolga tutte le associazioni di protezione e i veterinari, per arrivare a modificare il mercato. Facendo capire che questi cani fanno fatica a vivere, sono davvero belli da morire. E questo non è solo un modo di dire, ma una realtà che riguarda molte razze di animali.

Occorre includere l'allevamento di queste razze nel reato di maltrattamento, seppur genetico, degli animali per arrivare quanto prima a vietarlo

Quando la comprensione e l'informazione non raggiungono i risultati desiderati occorre cambiare rotta. Trasformando una raccomandazione in un divieto e una forma di allevamento in un reato. Portando a estinzione dolce queste razze e impedendo che possano essere legalmente allevate. Non abbiamo certo necessità di creare sempre nuove forme di maltrattamento per venire incontro alle richieste di un pubblico che non vuole vedere la sofferenza.