Orsi in Trentino: serve ragionamento, non basta il cuore per cambiare le cose

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Orsi in Trentino: serve ragionamento, non basta il cuore per cambiare le cose e farsi contare nelle piazze è sempre un errore strategico, se non si è in grado di riempirle. La polarizzazione delle scontro è diventata più funzionale alla strategia elettorale e governativa di Fugatti, che non alla tutela reale degli orsi. Usando schemi di comunicazione diversi nei contenuti, ma troppo simili nell’esporre le ragioni degli schieramenti, si cerca di infiammare le piazze, spesso con risultati molto deludenti. Per questo occorre saper coniugare cuore e cervello, seguendo una linea etica basata su una realtà meno emotiva e più tecnica.

Non basta gridare “orsi liberi” perché questo slogan non è aderente alla realtà. Un fatto che potrà non piacere ma che rappresenta una certezza per quanti si occupano di orsi, compresi i tecnici che sono stati da sempre contrari a questa politica delle catture. Gli orsi catturati e tenuti in cattività per un tempo medio/lungo non potranno essere mai rilasciati sul territorio libero. Per questo il punto dovrebbe essere quello di impedire che altri animali facciano la stessa fine, considerando gli errori commessi e evitando di ripeterli. Raffinando i ragionamenti e le argomentazioni: la semplificazione dei concetti aiuta i politici a governare, non le buone idee a camminare sulle proprie gambe.

Quanti stanno dalla parte degli orsi hanno necessità di essere credibili, di riuscire a attrarre e convincere grazie a solidi argomenti e non certo a sentimenti spesso debordanti. La comunicazione emotiva funziona poco oramai anche sui social e, per uscire dalle stanze dell’eco che riempiamo solo di chi già è schierato, occorrono altre modalità di comunicazione. Accompagnate da minor aggressività verbale, perché se l’insulto pare gratificare chi lo pronuncia è dequalificante per chi legge. Mancano argomenti e allora volano insulti, qyuesta è la conclusione di molti lettori.

Orsi in Trentino, serve ragionamento per raccontare alla pubblica opinione cosa non è stato fatto da chi si lamenta

Per spiegare il fallimento della politica del Trentino nella gestione degli orsi, reintrodotti per scelta politica e questo non va dimenticato, occorre mettere in fila gli errori. In modo da illustrare le ragioni che hanno portato alla situazione attuale.

Gli errori della politica, dall’inizio del progetto a oggi:

  • Mancata informazione e formazione: i trentini non hanno ricevuto le corrette informazioni per consentire alle persone di condividere il territorio con gli orsi;
  • Diffusione di informazioni prive di contenuto scientifico: gli orsi non sono troppi perché la loro diffusione è legata alle risorse del territorio e non possono essere “politicamente” in sovrannumero;
  • Mancata messa in sicurezza dei rifiuti: non aver ancora adottato i cassonetti dei rifiuti alimentari a prova d’orso abitua i plantigradi a cercare cibo dove non dovrebbero. Questa abituazione è causa di una colpa grave delle amministrazioni pubbliche;
  • Omessa chiusura temporanea di alcuni sentieri durante la primavera, come avviene in Abruzzo, per evitare possibili incidenti e proteggere uomini e animali;
  • Mancato rispetto del divieto di foraggiamento e uso di esche olfattive: occorre controllare che non sia sparso cibo in zone vicine all’abitato e far rispettare anche ai fotografi e alle agenzie escursionistiche, il divieto di utilizzare esche olfative per attirare i plantigradi;
  • Mancato rispetto della buona pratica di tenere i cani al gunzaglio durante le escursioni e diffondere l’uso del campanellino sullo zaino per chi fa escursioni in solitaria, sanzionando chi non rispetta i divieti già vigenti;
  • Utilizzo di strategie di comunicazione basate sulla paura, per convincere la popolazione di essere in pericolo a causa dei predatori e assenza di comunicazione comparativa, per relativizzare la paura verso i grandi carnivori.

La convivenza con gli animali selvatici è una necessità per l’uomo

Occorre, inoltre, fare comunicazione positiva nei confronti delle persone, evitando di criminalizzare tutti gli abitanti del Trentino. Ci sono persone che vogliono vivere in una provincia attenta alla conservazione dell’ambiente e alla convivenza con gli animali. Accusare tutti i trentini di essere dei mostri non agevola certamente il rapporto, che spesso viene visto come il comportamento ostile di un cittadino, mai entrato in un bosco. Per essere credibili, da qui nasce l’attenzione e la propensione all’ascolto, occorre esporre idee che siano più articolate e complesse degli slogan.

Per questo parlare per slogan non solo è inutile, ma risulta controproducente. Tutti noi siamo portati a sentire con attenzione solo le opinioni esposte da persone che le argomentano, senza semplificare tutto e senza ridurre il rapporto uomo/orso a un cartoon. La convivenza impone delle regole e delle limitazioni, che in fondo non sono molto diverse nemmeno nei rapporti umani. La nostra vita è scandita da regole e divieti, nati per agevolare la convivenza. Dai semafori alle isole pedonali, dai limiti di velocità alla raccolta differenziata per evitare conflitti le società impongono regole. Anche per la convivenza con gli animali selvatici servono ragionamenti e regole.

L’incidente occorso a Andrea Papi è stato terribile per tutti, un episodio che avremmo voluto che non accadesse mai. Ma partire da un incidente per chiedere l’abbattimento degli orsi è un errore frutto di una valutazione grossolana. Che può essere comprensibile per i suoi famigliari, che risulta poco realistica, se valutiamo quali siano le cause di morte per incidente anche solo in Trentino. Se passasse questo ragionamento bisognerebbe chiudere strade e autostrade, vietando piste da sci e escursioni in montagna.

La montagna uccide eppure questa sfida è considerata accettabile

Ogni giorno ognuno corre un pericolo, che si materializza solo quando il danno avviene. Ma che non cambia le nostre vite, considerando che nel solo 2022 ci sono state ben 504 vittime solo in montagna (dati del Corpo nazionale Soccorso Alpino e Speleologico). Siamo così sicuri che tutto il problema dei residenti in qualsiasi lembo del paese siano davvero gli animali selvatici? Quali sono le ragioni che portano a minimizzare i danni e le morti causate dall’Ilva di Taranto, solo per fare un esempio, ma a enfatizzare il rischio orsi?

Eppure i trentini dovrebbero temere più la strage compiuta ogni anno dai pesticidi, con nove milioni di morti premature ogni anno nel mondo, che non gli orsi. Per questo è importante fare divulgazione e informazione.

Gli effetti dei pesticidi sulla salute umana. Nove milioni di morti premature ogni anno, circa 385 milioni di casi di avvelenamento acuto non intenzionale da pesticidi in tutto il mondo e circa 11.000 decessi. Questi i numeri di una pandemia nascosta generata per la massimizzazione dei profitti dell’industria dell’agricoltura intensiva. Lavoratori agricoli, donne in gravidanza e bambini sono i soggetti più a rischio di esposizione ai pesticidi sia in maniera acuta, sia cronica con effetti a breve e a lungo termine. I bambini sono particolarmente vulnerabili all’esposizione ai pesticidi a causa della loro fisiologia, del comportamento e dell’esposizione prenatale. Sui feti e neonati la tossicità dei pesticidi risulta amplificata rispetto agli adulti.

Tratto da Repubblica – La pandemia silenziosa dei pesticidi

Orsi del Trentino, deportazione di massa possibile secondo il ministro dell’ambiente

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Orsi del Trentino, deportazione di massa possibile secondo il ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto, secondo quanto comunicato dopo una riunione congiunta con PAT e ISPRA. Un’ipotesi quella della deportazione che si potrebbe definire fantasiosa, visto che non si capisce come, ma soprattutto dove, potrebbero essere traslocati gli orsi in esubero. Passa quindi un concetto di gestione del progetto basato sui numeri dei plantigradi e non sulla pacifica convivenza.

Da quanto emerge dalle comunicazioni appare chiaro come si voglia scaricare sull’orso ogni responsabilità, sacrificandolo sull’altare della difesa di una gestione pessima. Senza fare una valutazione sulle responsabilità della Provincia Autonoma di Trento che ha completamente omesso di fare informazione e educazione. Un brutto precedente, considerando anche il coinvolgimento di quello che una volta era il ministero dell’ambiente, che aggiunge nuove indicazioni sulla modalità di tutela faunistica scelte da questo governo.

Questo tipo di gestione ambientale sembra più mutuato dal gioco del Risiko che da reali competenza sul problema affrontato. Come dimostra l’idea di far autorizzare lo spray urticante anti orso per darlo in dotazione alle forze dell’ordine! Sembra una barzelletta ma questa decisione emerge chiaramente dal comunicato stampa della PAT, che riporta questa decisione come innovativa. Ignorando che questo tipo di dotazione sarewbbe decisamente utile agli escursionisti piuttosto che ai poliziotti, come avviene in altre parti del mondo.

Orsi del Trentino a rischio di deportazione oppure utili strumenti per creare disinformazione?

Escludendo che possa essere la sola incompetenza a gestire il flusso di informazioni che stanno circolando in questi giorni sul tema orsi, speculando su una disgrazia probabilmente evitabile, cosa resta? La volontà di utilizzare un momento di tensione, creato dall’incidente, per potersi sottrarre alle responsabilità politiche di un fallimento, che non è certo imputabile agli orsi. Sono anni che la giunta guidata da Maurizio Fugatti non muove un dito per agevolare la convivenza pacifica fra uomini e orsi. Stimolando nei trentini la diffidenza verso gli orsi, senza creare le condizioni per vivere il territorio in sicurezza, comprendendo l’importanza dell’orso.

Il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, ha incontrato questa mattina il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti. (…) Il presidente Fugatti ha evidenziato al Ministro la necessità di portare il progetto di reintroduzione dell’orso in Trentino, risalente al 1999, al suo obiettivo originario. Il ministro ha confermato la piena collaborazione del Ministero dell’Ambiente e ha raccomandato al presidente Fugatti la massima condivisione con Ispra delle procedure che porteranno all’individuazione dei soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi per l’uomo, già responsabili di atteggiamenti aggressivi, nei confronti dei quali il presidente della Provincia ha la facoltà di adottare misure di abbattimento.

Tratto dal comunicato stampa della Provincia Autonoma di Trento

Dalla riunione emergono le due linee principali: abbattimenti e trasloco degli orsi in esubero verso una destinazione tanto sconosciuta quanto di improbabile realizzazione. Il fatto sorprendente, seppur non nuovo, è che il ministero dell’ambiente sia schierato inopinatamente dalla parte dell’amministrazione trentina. Andando contro a ogni logica di tutela ambientale che vede nell’insegnamento alla convivenza il principale strumento di protezione. Ministro che quando parla di ipotesi come quella di traslocare gli orsi dovrebbe indicare, per serietà politica, anche dove pensa di poterli trasferire. La storia di questi orsi è iniziata con una favola per svoltare in tragedia e ora qualcuno sembra volerla far finire in farsa.

L’informazione su orsi e lupi è fondamentale: prendiamo esempio dal Parco d’Abruzzo

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L’informazione su orsi e lupi è fondamentale per far conoscere questi animali, ma anche per creare le condizioni di serena convivenza. Un residente e un turista correttamente informati possono, infatti, fare una grande differenza. Garantendo che tutti possano usufruire del nostro patrimonio naturalistico in modo intelligente. Evitando comportamenti avventati che possano mettere in pericolo sia le persone che gli animali. Un concetto semplice nella sua narrazione, talvolta più complesso nell’applicazione. In modo particolare, nel territorio del Parco D’Abruzzo, con i turisti e i fotografi improvvisati.

Nel caso del Parco d’Abruzzo (PNALM) la formazione dei residenti risulta essere molto meno importante considerando che, a differenza dei trentini, i locali convivono da sempre con orsi e lupi. Comprendendo che la loro presenza rappresenta un importante volano per l’economia locale, che compensa anche piccoli disagi. Che peraltro se da disagi si trasformano in danni sono sollecitamente indennizzati dall’Ente Parco, come oramai per fortuna avviene in molte zone d’Italia. Per questo in Abruzzo il problema è più sentito sulla componente turistica, che deve comprendere che nel parco esistono dei limiti.

Guidando l’area protetta in modo molto determinato, il direttore del PNALM, Luciano Sammarone, non si è fatto scrupoli -in un anno come questo che ha visto una presenza eccezionale di turisti- a emettere ordinanze localizzate di chiusura. Di sentieri e vie d’accesso ai luoghi maggiormente frequentati soprattutto dagli orsi, che rappresentano il simbolo del Parco non per caso, essendo anche gli animali più amati dai turisti.

L’informazione su orsi e lupi è il punto di partenza, ma il punto d’arrivo è il rispetto delle regole

Per ottenere il rispetto delle regole ci vuole la mano ferma anche con quei turisti che immaginano un’area protetta come se fosse un parco di divertimenti. Mettendo in pericolo tutta una serie di equilibri fondamentali, fondamentali per una corretta gestione. Con turisti che per ottenere una foto mettono in atto veri e propri accerchiamenti, mettendo gli orsi in serio pericolo.

L’altra ragione per la quale l’alta affluenza turistica ha comportato qualche problema all’ecosistema del Parco è legato al livello non sempre adeguato di consapevolezza con cui molti visitatori si sono avvicinati al nostro territorio.” racconta Sammarone “Tante, troppe volte durante la scorsa estate ho sentito persone che parlavano del Parco come una sorta di Gardaland, ovvero un “parco giochi” in cui trascorrere del tempo, senza però essere pienamente consapevoli dei valori ecologici ed ambientali che vengono custoditi nel nostro territorio.”

Un comportamento che talvolta peggiora quando gli orsi sconfinano fuori dai limiti del Parco, portandosi nella zona di rispetto. Come ha fatto quest’estate l’orsa Amarena con i suoi quattro cuccioli. In questo caso la direzione del Parco deve poter sempre contare sulla collaborazione degli amministratori locali e sull’attività di Carabinieri Forestali e Guardiaparco, che non riescono però a essere ovunque.

Quest’anno la storia dell’orsa Amarena con i suoi 4 cuccioli ha fatto letteralmente esplodere il fenomeno del bearwatching” mi racconta il direttoree siamo stati costretti a intensificare i controlli arrivando a mettere in campo fino a 3 pattuglie al giorno di guardaparco e carabinieri forestali, riscontrando grande attenzione alle limitazioni introdotte dai sindaci da parte dei residenti e molta meno da turisti e visitatori.

Il livello di attenzione dei residenti verso il loro capitale naturale è un atto d’amore ma anche di riconoscenza

La cultura degli abruzzesi è molto diversa da quella dei trentini, che per decenni hanno potuto vivere in una montagna priva di grandi carnivori, fatta eccezione per una piccola comunità di orsi che viveva sul massiccio del Brenta. Sino a quando non è stato deciso di reintrodurre orsi sloveni, grazie ai finanziamenti europei. In un territorio molto antropizzato, con un’attenzione non così spiccata all’ecoturismo.

Questo ha portato a una serie infinita di scontri fra orsi e popolazione. Che prima li voleva, pensando però di poter vivere come avevano sempre fatto, senza condividere il territorio. Questo è il grande problema che ha generato costanti problematiche, orsi morti, captivazioni e infiniti processi penali e amministrativi fra l’amministrazione e le associazioni. Un problema che non si risolverà se i trentini non riusciranno a capire che la presenza dei grandi carnivori è una realtà che può produrre grandi vantaggi. Legati anche a una corretta gestione faunistica garantita proprio dai predatori.

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