Così parlo Lupo Blu, un libro di Elisabetta Dami per far conoscere ai ragazzi il mondo dei lupi, ma non soltanto

Così parlò lupo blu

Così parlò Lupo Blu è un libro per ragazzi che non vuole soltanto essere avvincente, ma si propone di dare spunti di riflessione. Parlando di principi, di diritti e anche delle inevitabili difficoltà che fanno parte della vita di ogni essere vivente. Elisabetta Dami è la persona giusta per svolgere al meglio il compito di realizzare un libro con queste caratteristiche. Dopo aver dedicato la sua vita alla letteratura per ragazzi, creando uno dei topi più famosi del mondo letterario: Geronimo Stilton.

Ma la sua passione per il mondo naturale e la voglia di difenderlo e farlo conoscere l’ha portata, anche, a impegnarsi nel sociale, ricoprendo per anni la carica di consigliera all’interno del WWF Italia. In uno dei suoi tanti viaggi Elisabetta è stata adottata dal Clan del Lupo, un sodalizio creato dalla tribù Cherokee che le ha riconosciuto il ruolo di “storyteller” del mondo naturale, assegnandole il nominativo di Usti Waya (Piccolo Lupo). Da questo incontro è nato “Così parlo Lupo Blu”, una storia “diversa”, considerando che il protagonista è un lupo che non vuole cacciare.

Il racconto della vita nel branco, dell’importanza suprema che riveste per tutti i suoi membri, è un messaggio sul valore dello stare insieme, che davvero costituisce il punto di forza, in una famiglia, come in un gruppo di amici o in un branco di lupi.

Lupo Blu è con una zampa nel mondo reale e con le altre in quello della fantasia

Allora mia madre strappo una rosa selvatica (racconta Lupo Blu nel libro) e, tenendola delicatamente tra le zanne, la posò sull’erba davanti a noi. “Vieni. Osserva questo fiore dai petali profumati, è così bello. Se stacchi un petalo, il fiore conserva la sua bellezza, ma il petalo… che cos’è da solo? Tienilo a mente Figlio: il Fiore è il Branco. E tu sei un petalo. Come puoi pensare di vivere lontano dal tuo Fiore?”.

Ma, se un petalo senza fiore è nulla, è vero anche che ogni petalo ha il diritto di fare le sue scelte, che spesso non corrispondono a quelle della convenienza, ma solo a quelle che ci vengono dettate dal nostro sentire, da come siamo fatti. Certo un branco di lupi è un gruppo rassicurante, dove i suoi membri rappresentano una famiglia. Molto simile a quella umana, molto più di quanto noi uomini siamo portati a credere, a causa dei pregiudizi verso tutti i predatori ma anche dei luoghi comuni sulle capacità di sentire e di provare sentimenti degli animali. Credendo e sbagliando che tutti i loro comportamenti siano soltanto motivati da puro istinto, senza né emozioni né ragionamento.

Lupo Blu è un lupo diverso da tutti gli altri del suo branco, perché ha altre idee per il suo futuro che lo porteranno a percorrere strade inaspettate. Con il coraggio di cambiare quello che sembra essere un destino segnato, immutabile, per un lupo, ma anche con la consapevolezza della difficoltà del percorso e con la paura di non potercela fare. Con grande rispetto e attenzione verso l’amicizia, che nel libro vedrà risvolti inaspettati e inattesi che porteranno il giovane lettore a chiedersi quanto importante sia il tempo trascorso con gli amici.

L’amicizia è un valore importante da trasmettere ai giovani

“Ciò che abbiamo oggi è la nostra amicizia, ma non ci è dato sapere quando e come si trasformerà” Il nostro futuro è vago e inafferrabile come il Vento dell’Est. E il senso dell’amicizia è proprio questo: vivere insieme con gioia ogni momento, librandoci in equilibrio tra la bellezza di oggi e il mistero di ciò che sarà domani”.

Un libro dolce amaro che non nasconde nulla delle difficoltà della vita, non ammorbidisce gli spigoli che questa riserva, ma cerca di dare qualche spunto per capire l’importanza del coraggio, del rispetto delle regole, ma anche della capacità di cambiarle quando pensiamo che non facciano per noi. Con la coscienza che in ogni lupo, ma anche in ogni uomo, ci siano due spiriti opposti in perenne combattimento fra di loro:Ricorda, dentro di te esistono due lupi: il crudele Lupo d’Ombra e il generoso Lupo di Luce. Chi vince vuoi sapere? La loro lotta è la tua vita…”

Rizzoli libri – rilegato – 173 pagine – 16 Euro

Ibridi di lupo e cattiva informazione: il pericolo cresce quando sembra essere autorevole

ibridi lupo cattiva informazione

Ibridi di lupo e cattiva informazione uniti possono creare inutili allarmi, specie se a fare affermazioni infondate sono persone apparentemente titolate a farlo. Troppo spesso i media rilanciano informazioni che generano inutile allarmismo e, soprattutto, sono destituite di fondamento, considerando che non sono riconosciute dalla comunità scientifica. Una di queste falsità, che trova spesso spazio sugli organi di informazione, è che i lupi ibridi siano più pericolosi di quelli puri. Un’affermazione fatta senza basi scientifiche, non confermata da episodi oggettivi e quindi da ritenere falsa.

Cani falchi tigri e trafficanti

Un avvistamento di lupi a Potenza Picena, nel maceratese, ha scatenato allarmi, articoli di stampa utili solo a diffondere il panico e poi, dulcis in fundo, un testo ripreso da moltissimi giornali online dove si sottolinea che occorre lasciare la parola agli esperti. Leggendo però gli articoli e facendo una breve ricerca si capisce che non si tratta di esperti di lupi. Si trova un sito internet aggiornato al 2019, nel quale uno degli esperti racconta di varie attività in ambito naturalistico, occupandosi anche di falconeria e di allontanamento dei piccioni.

Insomma nulla che lo possa collocare come studioso della vita dei lupi. Il secondo “esperto” risulterebbe essere un biologo marino, che svolge la sua attività prevalentemente per creare progetti europei. Senza nulla togliere al suo sapere sembra che sia più un lupo di mare, che uno studioso di lupi. Eppure entrambi redigono un documento sui predatori, che gira evidentemente per le redazioni e viene ripreso da varie testate. Affermando anche cose condivisibili, sino a quando non parlano di ibridi fra cani e lupi o di un lupo “addomesticato”.

Ibridi di lupo e cattiva informazione possono dare vita a fantasmi che esistono solo nella penna di chi li descrive

Fare divulgazione naturalistica spesso significa dare voce a chi fa ricerca sul campo, a chi svolge la sua attività in un settore specifico. Questo significa anche poter fare affermazioni che sono state validate dagli studiosi, che sono un patrimonio di conoscenza comune. L’errore è in agguato quando non ci si sa fermare per tempo.

Pericolosi e spesso scambiati per lupi, sono gli “Ibridi”, meglio conosciuti come “cani-lupo”, che, più adattati alla presenza dell’uomo, appaiono meno timorosi e più aggressivi; anche su questi animali si sta effettuando da tempo un monitoraggio; tuttavia le analisi effettuate dagli Enti preposti hanno individuato nel Lupo (Canis Lupus Italico) la specie presente nel territorio di Potenza Picena, escludendo, appunto, gli Ibridi.

Estrapolato dall’articolo “Polini (zoologo) e Dernowski (biologo) intervengono sulla presenza dei lupi: “Ma il lupo è buono o cattivo?” pubblicato sul Cittadino di Recanati e da altri

Iniziamo col dire che i cani lupo riportano alla mente Rin Tin Tin e non certo un ibrido fra un lupo e un canis lupus familiaris. Al di là dell’imprecisione, magari infelice, quello che è certo è che quanto affermato non risponde al vero. E non è dato di sapere su che basi gli enti preposti abbiano mai stabilito che si tratti di lupi puri e non di ibridi, stante che non si citano esami del DNA. Non sono riportate aggressioni verso umani da più di due secoli, come confermano gli esperti, né di lupi, né di ibridi fr cani e lupi. Gli studi, passati e in corso, non hanno determinato una maggior pericolosità dei soggetti ibridi, se non quella per il patrimonio genetico dei lupi.

I lupi ibridi non sono più pericolosi e neanche sono in grado di prevenire i terremoti, come un altro esperto disse in TV

Ognuno che faccia il divulgatore, per passione o per mestiere, dovrebbe parlare di ciò che conosce. Riferendo certezze scientifiche e evitando pericolose scivolate verso affermazioni a effetto, che peraltro danneggiano l’immagine in modo talvolta irreparabile. In effetti se i lupi avessero la capacità giuridica di stare in giudizio credo che sarebbero molti i procedimenti giudiziari per calunnia e diffamazione. E si può affermare, senza tema di smentita, che sarebbero vinti a mani basse.

I giornali, anche quelli online, dovrebbero fare molta più attenzione a quello che pubblicano, perché se già fanno inorridire le affermazioni da “bar dello sport” dei social, quelle sui giornali sono inaccettabili. Esiste un obbligo di verifica, un limite alla decenza spesso travalicato da titoli studiati per fare sensazione, per raccogliere click. Esiste un dovere di fare informazione in modo corretto, leale e veritiero, senza assecondare il padrone di turno (e sui lupi il mondo venatorio e quello agricolo ne san qualcosa). Non perché si è iscritti a un ordine professionale, che potrebbe contare davvero poco, ma per dignità personale.

L’informazione su orsi e lupi è fondamentale: prendiamo esempio dal Parco d’Abruzzo

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L’informazione su orsi e lupi è fondamentale per far conoscere questi animali, ma anche per creare le condizioni di serena convivenza. Un residente e un turista correttamente informati possono, infatti, fare una grande differenza. Garantendo che tutti possano usufruire del nostro patrimonio naturalistico in modo intelligente. Evitando comportamenti avventati che possano mettere in pericolo sia le persone che gli animali. Un concetto semplice nella sua narrazione, talvolta più complesso nell’applicazione. In modo particolare, nel territorio del Parco D’Abruzzo, con i turisti e i fotografi improvvisati.

Nel caso del Parco d’Abruzzo (PNALM) la formazione dei residenti risulta essere molto meno importante considerando che, a differenza dei trentini, i locali convivono da sempre con orsi e lupi. Comprendendo che la loro presenza rappresenta un importante volano per l’economia locale, che compensa anche piccoli disagi. Che peraltro se da disagi si trasformano in danni sono sollecitamente indennizzati dall’Ente Parco, come oramai per fortuna avviene in molte zone d’Italia. Per questo in Abruzzo il problema è più sentito sulla componente turistica, che deve comprendere che nel parco esistono dei limiti.

Guidando l’area protetta in modo molto determinato, il direttore del PNALM, Luciano Sammarone, non si è fatto scrupoli -in un anno come questo che ha visto una presenza eccezionale di turisti- a emettere ordinanze localizzate di chiusura. Di sentieri e vie d’accesso ai luoghi maggiormente frequentati soprattutto dagli orsi, che rappresentano il simbolo del Parco non per caso, essendo anche gli animali più amati dai turisti.

L’informazione su orsi e lupi è il punto di partenza, ma il punto d’arrivo è il rispetto delle regole

Per ottenere il rispetto delle regole ci vuole la mano ferma anche con quei turisti che immaginano un’area protetta come se fosse un parco di divertimenti. Mettendo in pericolo tutta una serie di equilibri fondamentali, fondamentali per una corretta gestione. Con turisti che per ottenere una foto mettono in atto veri e propri accerchiamenti, mettendo gli orsi in serio pericolo.

L’altra ragione per la quale l’alta affluenza turistica ha comportato qualche problema all’ecosistema del Parco è legato al livello non sempre adeguato di consapevolezza con cui molti visitatori si sono avvicinati al nostro territorio.” racconta Sammarone “Tante, troppe volte durante la scorsa estate ho sentito persone che parlavano del Parco come una sorta di Gardaland, ovvero un “parco giochi” in cui trascorrere del tempo, senza però essere pienamente consapevoli dei valori ecologici ed ambientali che vengono custoditi nel nostro territorio.”

Un comportamento che talvolta peggiora quando gli orsi sconfinano fuori dai limiti del Parco, portandosi nella zona di rispetto. Come ha fatto quest’estate l’orsa Amarena con i suoi quattro cuccioli. In questo caso la direzione del Parco deve poter sempre contare sulla collaborazione degli amministratori locali e sull’attività di Carabinieri Forestali e Guardiaparco, che non riescono però a essere ovunque.

Quest’anno la storia dell’orsa Amarena con i suoi 4 cuccioli ha fatto letteralmente esplodere il fenomeno del bearwatching” mi racconta il direttoree siamo stati costretti a intensificare i controlli arrivando a mettere in campo fino a 3 pattuglie al giorno di guardaparco e carabinieri forestali, riscontrando grande attenzione alle limitazioni introdotte dai sindaci da parte dei residenti e molta meno da turisti e visitatori.

Il livello di attenzione dei residenti verso il loro capitale naturale è un atto d’amore ma anche di riconoscenza

La cultura degli abruzzesi è molto diversa da quella dei trentini, che per decenni hanno potuto vivere in una montagna priva di grandi carnivori, fatta eccezione per una piccola comunità di orsi che viveva sul massiccio del Brenta. Sino a quando non è stato deciso di reintrodurre orsi sloveni, grazie ai finanziamenti europei. In un territorio molto antropizzato, con un’attenzione non così spiccata all’ecoturismo.

Questo ha portato a una serie infinita di scontri fra orsi e popolazione. Che prima li voleva, pensando però di poter vivere come avevano sempre fatto, senza condividere il territorio. Questo è il grande problema che ha generato costanti problematiche, orsi morti, captivazioni e infiniti processi penali e amministrativi fra l’amministrazione e le associazioni. Un problema che non si risolverà se i trentini non riusciranno a capire che la presenza dei grandi carnivori è una realtà che può produrre grandi vantaggi. Legati anche a una corretta gestione faunistica garantita proprio dai predatori.

Trump svende l’Alaska alle società petrolifere con l’ultimo colpo di coda a danno dell’ambiente

Trump svende l'Alaska

Trump svende l’Alaska, mettendo in atto l’ultimo colpo di coda prima di abbandonare la Casa Bianca. Sembra incredibile che dopo aver autorizzato la distruzione della foresta di Tongass, sempre in Alaska, voglia infliggere una nuova ferita all’ambiente. Probabilmente per compensare le industrie petrolifere che hanno sostenuto la campagna per la sua rielezione. Questa volta nel mirino presidenziale c’è un’altra importante area protetta dello stato: lArctic National Wildlife Refuge.

cani falchi tigri e trafficanti

L’area protetta è stata istituita nel 1960 in una zona nord orientale dell’Alaska. Vasta 78.000 chilometri quadrati ospita una grande varietà di vegetazione tipica della tundra artica e molte specie animali. Lupi, orsi, caribù, moltissime specie di rapaci inseriti in un ecosistema ben preservato. Sino alla sconvolgente decisione del presidente Trump, che a pochi giorni dal suo trasloco dalla Casa Bianca, ha deciso di mettere in vendita le autorizzazioni alle trivellazioni.

Questa decisione non è casuale in quanto va in direzione contraria alle dichiarazioni del nuovo presidente Biden. Che si era detto fortemente contrario a concedere autorizzazioni per attività petrolifere nell’Artico. Con questa mossa a sorpresa Donald Trump ha probabilmente inteso ripagare i lobbisti petroliferi per il sostegno. Sapendo che per il nuovo presidente sarà più difficile invalidare le scelte già rese operative.

Ma se Trump svende l’Alaska alle società delle energie fossili questo sarà un duro colpo per l’ecosistema artico

L’idea del presidente più aggressivo nei confronti dell’ambiente della storia americana è quello di mettere all’asta le concessioni. Che renderanno utilizzabili per le trivellazioni oltre 6.000 chilometri quadrati dell’area protetta, con tutto quello che questo comporterà in termini ambientali. Una vera aggressione considerando la necessità di creare le infrastrutture che consentano l’effettiva attivazione delle trivellazioni.

Le compagnie petrolifere e del gas, guidate da Energy Transfer Equity, Koch Industries e Chevron, danno circa l’80% delle loro donazioni politiche a candidati repubblicani e conservatori. Il più grande beneficiario di gran lunga è Donald Trump, che ha ricevuto direttamente più di 2 milioni di dollari da questo settore nell’ultimo anno, esclusi i soldi incanalati attraverso comitati di azione politica segreti .

Tratto dall’articolo di Jonathan Watts pubblicato il 17/11/2020 su The Guardian

Un presidente che non si preoccupa del futuro del suo paese e dell’intero pianeta in un periodo come questo dovrebbe andare sotto processo. Specie quando appare chiaro che le scelte operate sono soltanto per esclusivo interesse personale, non certo per quello dei cittadini americani. Che per fortuna hanno scelto di mandare a casa The Donald.

L’attacco all’Arctic National Wildlife Refuge compromette una zona importante come l’Artico, già sofferente per i cambiamenti climatici

Per gli ambientalisti locali questa apertura alle industrie delle energie fossili è il peggiore degli incubi possibili. Come raccontano in un video (in inglese)

Ora bisogna solo sperare che qualcosa si frapponga nei piani dell’oramai ex presidente USA, impedendo che un’area naturalistica importante venga data in concessione ai petrolieri. Per ricercare nuovi giacimenti di quelle energie fossili che il mondo dovrebbe abbandonare al più presto, spostandosi verso le fonti rinnovabili.

Trump ancora contro l’ambiente, autorizza la sfruttamento della foresta di Tongass per fini elettorali

Trump ancora contro l'ambiente

Trump ancora contro l’ambiente, a pochi giorni da quella che il mondo ambientalista spera sia la sua uscita di scena come presidente degli Stati Uniti. Con un’azione irresponsabile ma anche inopportuna, considerando che arriva a pochi giorni dalle elezioni presidenziali. Messa in atto nel suo esclusivo interesse per raccogliere consensi, in un momento in cui i sondaggi lo danno come perdente.

cai falchi tigri e trafficanti

Sotto il profilo ambientale Donald Trump è stato uno dei peggiori, se non il peggiore, presidente degli Stati Uniti. Secretando dati sulla tutela ambientale, negando i cambiamenti climatici e cercando di monetizzare l’ambiente senza seguire alcuna regola di buona gestione e prudenza. Invece di valorizzarlo per renderlo una risorsa permanente per gli americani e il mondo, ma autorizzando a sfruttarlo con una visione di corto periodo.

L’ultimo atto presidenziale, sperando che sia davvero quello finale, è stato quello di consentire lo sfruttamento della foresta di Tongass, in Alaska. Un’importante area naturale, situata in uno Stato scarsamente popolato, che era stata protetta nel 2001, al tempo del presidente Clinton. Quando l’emergenza ambientale era più lontana dal venir identificata come “LA” priorità. Eppure oggi, a pochi giorni dalle elezioni americane le cose sono cambiate.

Le azioni del presidente Trump sono ancora contro l’ambiente, nonostante manchino pochi giorni alle elezioni

La foresta di Tongass era stata protetta in modo quasi integrale, riconoscendole un grande valore naturalistico e di mitigazione ambientale. Erano stati posti sotto tutela oltre 58.000 acri di territorio, vietando costruzione di strade e abbattimento di alberi. In un ambiente che ospita la maggior popolazione di aquile calve conosciuta al mondo, ma anche orsi, lupi e salmoni selvaggi. Un patrimonio indispensabile alle comunità locali, che hanno visto crescere in modo rilevante l’ecoturismo.

La superficie arborea di Tongass assorbe l’8% di C02 del valore complessivo assorbito da tutte le foreste nazionali degli Stati Uniti. Avendo la maggior superficie boscata di ogni singola foresta americana, tanto da essere definita il polmone verde degli USA. Almeno sino al 28 di ottobre quando il presidente ha firmato un provvedimento che toglieva la protezione su Tongass. Autorizzando disboscamenti e costruzione di nuove strade per agevolarli. Con la maggioranza dei pregiati alberi abbattuti che prenderà la strada dell’Oriente.

“Tongass è l’Amazzonia americana”, ha detto in una dichiarazione Adam Kolton, direttore esecutivo dell’Alaska Wilderness League. “Questa mossa voluta dal presidente per eliminare le protezioni e le strade della foresta nazionale più grande e biologicamente ricca della nostra nazione è una calamità per il nostro clima, per la fauna selvatica e per l’economia delle attività ricreative all’aperto del sud-est dell’Alaska”.

Tratto dall’articolo pubblicato su “The Guardian”

Il provvedimento del presidente Trump è stato pubblicato il 28 ottobre, a una manciata di giorni dalle elezioni presidenziali

Uno statista deve prendere posizioni importanti per il futuro del suo paese. Mentre Donald Trump ha dimostrato di perseguire maggiormente i suoi interessi piuttosto che quelli del popolo americano. Il rischio che lo sfruttamento della foresta di Tongass inizi immediatamente, per impedire le attività legali o politiche che possano ostacolarlo, è molto concreto. Sono troppi, infatti, gli interessi economici che saranno generati da questo provvedimento.

La distruzione di un’ecosistema avviene sempre in tempi molto, molto più rapidi di quelli necessari alla sua ricostruzione. L’abbattimento di alberi per costruire strade forestali per la vendita del legname pregiato riuscirà a alterare gli equilibri di Tongass. E questo potrebbe succedere in tempi davvero molto brevi, con il rischio che molte specie animali perdano per sempre luoghi vitali per la loro esistenza. Una eventualità che evidentemente poco preoccupa il presidente Trump, sicuramente più preoccupato dalle se sorti personali in caso di mancata rielezione.

L’unica speranza per l’intero pianeta è che questi leader, che negano i cambiamenti climatici e contribuiscono a distruggere i loro paesi escano di scena. Da Donald Trump a Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, questi presidenti rappresentano un grave pericolo non solo per le loro nazioni, ma per il futuro dell’umanità tutta.