Lupi, cani lupo, ibridi e randagi, tutti frullati nel mixer della disinformazione

Foto di un lupo che guarda in camera ripresa da Angelina Iannarelli in Abruzzo

Lupi, cani lupo, ibridi e randagi, tutti frullati nel mixer della disinformazione. Perchè quando si parla di lupo la sua leggenda galoppa ben oltre la realtà. Un lupo si avvicina alle case e subito diventa "emergenza lupi", un lupo confidente arriva a mordere dei bimbi, come accaduto a Noicattaro. Ogni episodio diventa la conferma che i lupi sono troppi. Un altro lupo, catturato nei dintorni di Cremona, diventa il "lupo Gianni", una sorta di mascotte alimentata dalle persone. Ma, una volta catturato, "Gianni" si è rivelato quasi certamente un cane, con tanto di microchip. Senza dimenticare i tanti cani lupo cecoslovacco, i CLC, che, se lasciati vagare senza controllo, diventano sui social pericolosi predatori, senza che lo siano realmente.

La leggenda del lupo è diventata la sua condanna. Alimentata per interesse, gonfiata dalle notizie false e nutrita con la paura che alberga in molte persone sin dai tempi di Cappuccetto Rosso. La fama del lupo getta sull'inconsapevole protagonista della leggenda una luce sinistra. Eppure i casi conclamati di morsicatura, perché, per fortuna, non si è mai andati oltre a questo, sono pochissimi e nella quasi totalità dei casi sono situazioni che hanno avuto come protagonisti lupi confidenti. Restano troppi, invece, i casi in cui i cani abbiano provocato lesioni a un essere umano, cominciando dagli animali familiari per finire con i randagi.

Negli ultimi 16 anni, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Animals (Fatal Dog Attacks in Italy (2009–2025): The Urgent Need for a National Risk Registry) ci sono stati 56 attacchi mortali alle persone. Non si è trattato di lupi (se così fosse li avremmo probabilmente già sterminati), ma la responsabilità è dei cani, randagi oppure di animali familiari non custoditi correttamente. Eppure non mi sembra che si sia mai alzata una voce che richieda la messa al bando dei cani. Il motivo è semplice: la richiesta sarebbe tanto stupida quanto tremendamente impopolare. E la politica, lo sappiamo bene, è sempre molto attenta al consenso, quello che poi si traduce in voti.

Il focus sul pericolo andrebbe spostato dai lupi ai cani, randagi e non, che spesso sono il frutto avvelenato della nostra cultura

Il lupo è un predatore, un animale selvatico potenzialmente pericoloso in grado di causare lesioni in una persona. Nessuno lo nega e per questo è importante che stia dove deve stare: fuori dai centri abitati, lontano dall'uomo e dai suoi rifiuti. Servono norme e sanzioni severe nei confronti di chi alimenta gli animali selvatici, per profitto, calcolo o banale stupidità. Ma anche contro chi non controlla i suoi cani, andando a incrementare vagantismo e randagismo, ibridazione fra cani e lupi, ma anche pericoli per persone e animali. Spostiamo il focus, attribuendo le colpe a chi le ha davvero e il gioco potrebbe essere fatto! Smettendo di far credere all'opinione pubblica che la vita della gente sia in pericolo per colpa dei lupi. Considerando che la realtà, dati alla mano, dimostra che si rischia molto di più ad attraversare un bosco durante la stagione della caccia, che non frequentando luoghi dove si possano incontrare lupi o orsi.

Il randagismo è un problema alimentato dalla pessima gestione degli animali domestici. I cani randagi possono rappresentare un pericolo per l'incolumità delle persone e attestano il fallimento della gestione pubblica sul contenimento del problema. E non si dica che la responsabilità del numero dei cani vaganti sia vada ricercata nel fatto che abbiamo smesso di uccidere i randagi. Il cuore della questione sta nella mancata educazione al rispetto degli animali e della regole, endemica in una parte della nostra popolazione. Vi siete mai chiesti come mai, in caso di predazioni di animali al pascolo, si facciano i test del DNA per accertare che siano stati uccisi dai lupi? Perché potrebbero essere stati uccisi dai cani randagi, come spesso avviene, nessuno paga!

Gli allevatori lo sanno bene, ma non puntano il dito contro i randagi: hanno il lupo come capro espiatorio. Senza essere costretti a attaccare i politici proprio per la pessima gestione del randagismo. Così vengono continuamente invocati gli abbattimenti, si creano alleanze fra mondo agricolo e mondo venatorio e si punta il dito contro chi i lupi li difende. Ma chi difende i lupi, in realtà, difende l'ambiente e la necessità di coesistere, rifiutando scorciatoie insensate. Abbattere una parte dei lupi non ridurrà le predazioni sugli animali, mentre la prevenzione è l'unica via maestra, con recinti elettrificati, cani da guardiania e vigilanza dei pastori.

Servono sanzioni per chi rende confidenti i selvatici

Abbiamo addomesticato i lupi con il cibo, addestriamo gli animali con il condizionamento alimentare, usiamo premi e premietti per ottenere l'ubbidienza dei domestici ma poi neghiamo che il problema sia il cibo. Gli animali selvatici si avvicinano alle case non perché cerchino compagnia, ma solo perché i nostri paesi sono spesso come dei piccoli chioschi che regalano cibo a costo energetico basso. Gli animali sono opportunisti come gli uomini: cacciare causa maggior dispendio di energie e rischi rispetto a molte altre possibilità che noi gli serviamo su un piatto d'argento.

Chi vede gli abbattimenti come unica possibile soluzione propone un metodo che non funzionerà. Proprio come non servirà protestare per la cattura di un lupo divenuto confidente, perché questo non agevola la coesistenza. La natura ci insegna che è l'equilibrio la chiave del successo e noi umani abbiamo il dovere di cercare sempre quale sia la strada migliore da percorrere. Nel nostro interesse perché il pianeta si salverebbe molto più facilmente senza la nostra ingombrante presenza.

Lupo, antilupo, lupisti e lupologi

Lupo, antilupo, lupisti e lupologi

Lupo, antilupo, lupisti e lupologi: soltanto lui, il predatore per eccellenza, riesce a creare tanti conflitti fra gli uomini. La società degli umani si polarizza di fronte ai lupi, fra quanti ne restano affascinati per il ruolo svolto in natura e altri che lo vedono come una piaga, un disastro, un animale da amare, un pericolo da sterminare un cartoon disneyano. Certo al lupo di questo fastidioso squittìo degli uomini interessa poco, se non per le conseguenze delle campagne di odio, che portano a gravi episodi di bracconaggio.

L'uccisione di Osso, il cane di Michele Serra, ha riacceso le braci di un conflitto mai sopito e che, forse, mai si sopirà. Da una parte il partito di Serra, che ha sostenuto il suo diritto di lasciare il cane libero, affermando che se i lupi sono troppi vanno "regolati", sottointendendo una pesante cura a base di piombo. Dall'altra una variegata coalizione pro lupo, con motivazioni molto diverse che vanno dall'improbabile idea disneyana al riconoscimento, per il lupo, di un ruolo fondamentale. Il terzo fronte, per semplificare, è il peggiore: quello che raggruppa quanti, con varie declinazioni di sub-pensiero, vorrebbero sterminare tutti i lupi. Un raggruppamento, quest'ultimo, senza capacità di ascolto e senza volontà di comprensione. Ottusi senza possibilità di redenzione.

Raccontare l'importanza del lupo per l'equilibrio degli ecosistemi sarebbe cosa molto semplice, che però richiede una volontà di ascolto. Dalla parte di chi vuole offrire al lupo un sempiterno riscatto sin dai tempi di Cappuccetto Rosso a chi pensa che gli abbattimenti siano l'unica soluzione alle predazioni dei lupi. La scienza però, quella con la "S" maiuscola, non è addomesticabile come l'opinione pubblica e basa le sue "convinzioni" sulla base di dati. L'equilibrio naturale è basato sull'eterno conflitto fra predatori e prede che, senza l'intervento dell'unico predatore ottuso -l'uomo- , fa sì che ogni specie contribuisca senza prevalere. Semplice, ma non banale!

Lupo, antilupo, lupisti e lupologi: per coesistere serve conoscenza e buona informazione

Purtroppo o per fortuna non basta la passione o la creazione di una tifoseria per aver ragione, per poter entrare in competizione con la scienza. I problemi si possono risolvere solo e soltanto quando si crea la volontà di capire. I lupi non sono caratteri scappati da un cartoon di Disney e non sono nemmeno creature demoniache da esorcizzare con riti religiosi (accade anche questo). I lupi non sono né buoni, nè cattivi: sono lupi, animali che per vivere predano e che, senza averne alcuna consapevolezza, mantengono l'ambiente in equilibrio. Il bello del lupo è proprio quello di fare solo il lupo. Pensate come sarebbe bello se Trump volesse fare soltanto il presidente degli Stati Uniti, senza mettere a ferro e fuoco il mondo.

L'allevatore che invoca gli abbattimenti, come unica soluzione possibile per poter lasciare gli animali al pascolo senza controllo, è lo stesso che poi si lamenterà dell'eccessivo numero di ungulati. Senza ammettere che i lupi scelgono per convenienza, non per far danno. un vitello incustodito è una preda più facile di un cinghiale. Al suo posto, facendo la spesa al supermercato, cosa scegliereste fra un prodotto di qualità scontato della metà e un altro, con identico contenuto proteico, venduto a prezzo pieno? Abbattere i lupi altera gli equilibri, proteggere il bestiame costa ma funziona: qual'è la scelta più giusta?

I lupi non sono troppi, non perché io li abbia contati personalmente, ma perchè in natura il concetto di troppi non esiste e non resiste nel tempo. Le specie animali presenti sul territorio sono, come dato medio nel tempo, quelle che quel territorio riesce a mantenere complessivamente. Quindi, al di là dei fastidi e dei problemi di noi umani, i lupi sono nel numero giusto per i territori e a noi converrebbe rispettarli. Il controllo umano delle altre specie animali non funziona perché non è efficiente come quello dei predatori. Un lupo non preda il primo cinghiale che passa, sceglie quello che potrà dargli minori problemi: un soggetto malato, ferito, deperito sarà la sua prima scelta. Che non coinciderà mai con quella del cacciatore.

I lupi non sono un totem ambientalista ma una presenza necessaria alla conservazione

Se vogliamo guardare al collettivo dobbiamo smettere di guardare nelle nostre tasche: siamo tanti, troppi, perché siamo l'unica specie che si riproduce senza tener conto delle risorse. Abbiamo, quindi, l'obbligo di capire che l'equilibrio del pianeta rappresenta un costo e un limite necessario alla nostra speranza di sopravvivenza. Difendere la biodiversità è l'unico modo efficace di difendere la nostra specie, i nostri figli e il loro futuro.

Questo non significa che non si possa rimuovere un esemplare pericoloso, troppo confidente o aggressivo verso le persone. Ma questa deve essere considerata un'eccezione, un comportamento di prevenzione visto come l'ultima scelta, non la consuetudine. Chi pensa che la rimozione o gli abbattimenti rappresentino l'unica strada per la coesistenza dimostra di non aver imparato nulla dai fallimentari modelli di gestione.

Dai cinghiali alle nutrie, dalle cornacchie ai piccioni, passando per cormorani e scoiattoli grigi. Sugli abbattimenti ci campano in troppi, senza che qualcuno si metta di traverso dicendo che non servono a nulla, se non a riempire le tasche di pochi che ricevono contributi per gestirli, università comprese.

E smettiamola di dire che tutti quelli che si mettono di traverso sugli abbattimenti sono solo animalisti isterici. Smettiamola di alzare barricate, sediamoci a un tavolo, simbolicamente, per trovare una modalità di coesistenza non solo perseguibile ma utile alla nostra specie. Siamo uomini e come tale provvisti di una smisurata arroganza, di poca prudenza e incapaci, troppo spesso, di scelte utili alla collettività e non solo ai propri interessi.

Meno tutele per il lupo in Europa: non è più una specie particolarmente protetta

Meno tutele per il lupo in Europa

Il lupo è una specie che a livello europeo non è ancora uscita dal tunnel del pericolo di estinzione, mentre in Italia se non è in pericolo scientificamente lo è quantomeno culturalmente. Grazie a un'opera costante di demonizzazione che, sfruttando i crediti di vecchie leggende, riesce a far breccia in un'opinione pubblica ancora abbastanza distratta su queste tematiche. Una platea apparentemente polarizzata fra quanti i lupi li difendono a prescindere, sempre in lotta con quanti li odiano a prescindere, senza avere concrete motivazioni. Ma se le ali vivono in perenne agitazione sul lupo, buona parte degli italiani non si appassiona, sbagliando, a questi temi.

Meno tutele per il lupo in Europa significa ammazzare la coesistenza, concetto fantastico ma ancora immaturo

Meno tutele per il lupo in Europa, con conseguente apertura verso gli abbattimenti, non significa, comunque, caccia libera al predatore che resta pur sempre protetto. Questo provvedimento però mina la coesistenza, senza peraltro contribuire a una risoluzione nella direzione auspicata da allevatori e cacciatori. Saranno infatti possibili limitati prelievi del lupo, modulati sulla base della consistenza della popolazione e degli attacchi agli animali da reddito. Una condizione che non accontenterà gli allevatori e i cacciatori, che cercheranno di forzare sempre più la mano al politico di turno.

Per contro l'idea di coesistenza non fa ancora parte a pieno titolo del nostro bagaglio culturale, facendo si che nei predatori si veda più un potenziale pericolo che una risorsa. Questo grazie a campagne di demonizzazione dei lupi e degli altri predatori e alla persistenza di ideologie che promuovono l'uomo come padrone assoluto del pianeta. Dimenticando che non potremmo mai vivere sulla Terra senza la presenza di tutte le altre specie animali e vegetali che la popolano.

Il messaggio che passa, quindi, non solo è sbagliato, falso e fuorviante ma arriva anche in un periodo nel quale le attenzioni collettive dovrebbero muoversi in tutt'altra direzione. Il declassamento del lupo, con i conseguenti abbattimenti dell'animale totem della biodiversità, servirà a ribadire il concetto che sia sempre necessario doversi difendere dalla natura. L'uomo sembra non aver ancora capito che deve se vuole sopravvivere deve difendersi principalmente da se stesso, unica specie irrazionale che popola il pianeta. Una specie che tanto sa, ma ben poco capisce.

Abbattere le specie al vertice della catena alimentare è scientificamente una causa di squilibri

Se non ci facessimo condizionare dalla sindrome del nemico e dalle proteste di cacciatori e agricoltori capiremmo quanto l'abbattimento dei predatori sia uno sbaglio. Si decide di contenere i lupi quando, grazie alla cattiva gestione faunistica modulata sui cacciatori, abbiamo alimentato incredibili squilibri nelle popolazioni di ungulati. Cosa facciamo noi per cercare di ritornare a un situazione di equilibrio? Decidiamo di abbattere il predatore d'elezione degli ungulati, primo assoluto in efficienza e ottimo bioregolatore di queste popolazioni. Operazione decisamente poco lungimirante.

La questione lupo, inoltre, deve tenere ben presente una situazione nazionale che vede al governo le formazioni politiche più filovenatorie di sempre. Quei partiti che vedono nel mondo agricolo e in quello venatorio il loro bacino elettorale più fedele, quello che, infatti, sta scambiando voti con concessioni. Vedremo quanto sarà concreto il pericolo che la questione "predatori" sfugga di mano, aprendo le porte a una gestione faunistica ancora peggiore di quella attuale. Non resta che attendere gli sviluppi per avere le conferme che già immaginiamo, senza necessità di compiere particolari sforzi di fantasia.

Notizie sui lupi fuori controllo, fra allarmismi e fantasie

Notizie sui lupi fuori controllo

Notizie sui lupi fuori controllo, fra allarmismi e fantasie fatte circolare ad arte al solo scopo di creare allarme nelle comunità. Una strategia volta a creare disinformazione, moltiplicando le fonti in cui si parla di pericolo per le persone e non soltanto per gli animali. Un comportamento che, oltre a procurare allarme sociale, contrasta con l'obbligo deontologico per i giornalisti di fare informazione veritiera, che nemmeno gli ordini cercano di promuovere fra gli iscritti. In questo modo il lettore che poco sa di scienza e natura e facile preda di allarmismi in stile Cappuccetto Rosso.

JESI - Avvistamenti di lupi in città, ma anche nel resto della Vallesina fino addirittura alla costa. Cresce la paura, tanto che ogni giorno sono tantissime le segnalazioni al 112 e ai carabinieri forestali. Per fortuna nessuno è stato mai attaccato o, peggio, divorato. Questo perché i lupi non vedono l’uomo come una preda. E finché sarà così, non ci saranno situazioni di criticità tali da richiedere un intervento di dissuasione o trappolamento (che comunque deve essere autorizzato dal Ministero dell’Ambiente su parere tecnico dell’Ispra-Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale). 

Dal Corriere Adriatico del 22 gennaio 2025

Secondo il Corriere dell'Adriatico è solo grazie a una fortuita casualità che nessuno sia stato ancora attaccato o peggio "divorato". In un paese che sembrerebbe invaso dai lupi, che oramai fanno tremare le gambe all'intera valle. Un po' come scrivere che è stata scoperta una bisca gestita da lupi e che il capobranco è stato arrestato insieme ai suoi sodali per associazione per delinquere. Continuando di questo passo, senza un'informazione equilibrata, sarà sempre più difficile avere notizie realistiche, che non abbiano scopi diversi dalla libera informazione.

Notizie sui lupi fuori controllo, gettate sulle prime pagine dei media per raccontare di una natura pericolosa

Le notizie false corrono molto più veloci di quelle vere e, su determinati argomenti, non corrono ma volano. Rinfocolando vecchie paure mai sopite che più che dalle cronache ci vengono dalle favole. Eppure la verità sarebbe molto più rassicurante della fantasia, desterebbe meno allarme e contribuirebbe a far crescere una cultura naturalistica indispensabile. I lupi non sono stati gettati dagli elicotteri dagli ambientalisti, da 150 anni non ci sono notizie di attacchi mortali di lupi agli uomini e, non ultimo, i lupi non sono esseri crudeli assettati di sangue. Dati di fatto non soggetti a smentite, che potrebbe comprendere chiunque abbia una minima idea della catena alimentare.

Il giornalista difende il diritto all’informazione e la libertà di opinione di ogni persona; per questo ricerca, raccoglie, elabora e diffonde con la maggiore accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico interesse secondo la verità sostanziale dei fatti;

Se l'articolo 2 del testo unico dei doveri del giornalista fosse correttamente applicato ci si troverebbe con un numero tale di procedimenti disciplinari da far esplodere gli ordini. Ma la sua mancata applicazione crea disordine sociale, cattiva informazione e alterazione dei presupposti della civile convivenza. Questo è il motivo per cui personalmente ho sempre rifiutato di iscrivermi all'Ordine dei Giornalisti, che non tutela la professione e nemmeno i cittadini.

Credo che non sia più possibile passare sopra a un'informazione distorta. Specie quando questa avviene non sui social, ma tramite testate giornalistiche credibili, che ricevono finanziamenti pubblici per esistere. Testate che dovrebbero rispettare deontologia e leggi, con direttori responsabili capaci di fare il loro mestiere. Che non è quello di accontentare inserzionisti e politici ma quello di dare informazioni corrette ai cittadini. Compiendo il loro lavoro, dirigendo testate che fanno informazione, non disinformazione.

The Wolf Within (Il lupo dentro di noi)

The Wolf Within

The Wolf Within, un docufilm romantico che racconta il lupo in Italia, aprendo le porte a uno degli animali più divisivi della nostra fauna. Il lupo, infatti, crea passioni e alimenta conflitti. A causa di paure ataviche, spesso surreali, con la politica che soffia sul fuoco, brandendolo come un'arma di consenso elettorale. Una scelta scellerata, messa in atto a danno del lupo che anziché essere visto per quello che, un predatore apicale, viene demonizzato senza ragione.

Il docufilm è stato realizzato grazie all'impulso dell'associazione "Io non ho paura del lupo", con sponsor di livello come Patagonia, per cercare di far conoscere il lupo. In un momento in cui si parla di far partire gli abbattimenti, di ridurne il numero per limitare le predazioni, senza contare l'espansione del fenomeno del bracconaggio. Eppure il lupo dovrebbe essere visto come una sorta di salvatore degli equilibri, al pari di orsi e altri grandi predatori come la lince. In un momento in cui le popolazioni di ungulati hanno bisogno di essere controllate.

Perché il lupo non è solo un predatore, non è solo il nemico dei pastori che lasciano incustoditi gli animali al pascolo. Il lupo è un eccezionale bioregolatore, che ottiene ottimi risultati nel controllo di cinghiali, cervi e altri ungulati. Per accettarne la presenza occorrerebbe, però, prima di tutto saper eliminare i pregiudizi, che permeano la nostra cultura. Retaggi di favole come "Cappucceto Rosso", ma anche di suggestioni diffuse dal cristianesimo che gli hanno appicicato l'etichetta di cattivo per eccellenza. Ma non esistono animali "cattivi", un sentimento questo che appartiene in esclusiva alla nostra specie.

The Wolf Within cerca di rimettere le leggende al loro posto, senza addomesticare la realtà

Compito primario di un docufilm dovrebbe essere sempre quello di fare disinformazione, affrontando gli argomenti più scottanti a favore o contro il lupo. Questo è un compito che The Wolf Within assolve appieno, dando voce ai lupi, ma anche a pastori e cacciatori. Dando voce alle conoscenze scientifiche, grazie al racconto di Mia Canestrini, e all'importanza di una corretta divulgazione come ci ricorda Daniela D'Amico del PNALM. Il territorio del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è infatti un bellissimo laboratorio culturale, che promuove la coesistenza in un territorio dove orsi e lupi non sono mai scomparsi.

Del resto la divulgazione, pulita e senza eccessi, è il tratto distintivo dell'associazione Io non ho paura del lupo, che da anni opera per promuovere coesistenza e convivenza. Il consiglio è quello di andare a vedere il film, possibilmente al cinema dove il grande schermo riesce a farci entrare negli splendidi panorami del nostro bellissimo paese. Dalla Lunigiana all'Abruzzo The Wolf Within porta lo spettatore, quasi per mano, nei boschi, in un viaggio in compagnia dei lupi e dei loro ululati.